[2941] Raynald., in Annal. Eccles.
[2942] Cardin. de Aragon., in Vita Gregorii IX.
[2943] Raynaldus, in Annal. Eccles.
[2944] Dandul., in Chron., tom. 11 Rer. Ital.
[2945] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2946] Rolandin., Chron., lib. 3, cap. 5.
[2947] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2948] Roland, lib. 3, cap. 6. Paris de Cereta. Chron. Veron. Monachus
Patavinus, et alii.
[2949] Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 264. Annales
Mediolanenses, tom. 16, Rer. Ital.
[2950] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Italic.
[2951] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.
[2952] Sigon., de Regn. Ital., lib. 17.
Anno di CRISTO MCCXXXII. Indizione V.
GREGORIO IX papa 6.
FEDERIGO II imperadore 13.
Nel gennaio dell'anno presente attese l'imperador _Federigo_ in Ravenna
a segreti maneggi per domare, se era possibile, le città lombarde
confederate contra di lui. Suoi intimi consiglieri furono Eccelino da
Romano e Salinguerra da Ferrara, capi de' Ghibellini; nè mancarono essi
di attizzarlo contra di _Azzo VII_ marchese d'Este, capo de' Guelfi, il
quale non si lasciò già vedere alla corte. Poi dopo la seconda domenica
di quaresima s'imbarcò esso Augusto per andare ad Aquileia[2953], e
quivi abboccarsi col re suo figliuolo, giacchè questi non s'era voluto
arrischiare a passar per la Valle di Trento, dove erano prese le Chiuse.
O fosse di sua spontanea volontà, oppure che qualche burrasca di mare
l'obbligasse a cangiar cammino, egli passò per Venezia, dove fu
magnificamente accolto, e concedè varie esenzioni nel regno di Puglia e
di Sicilia a quel popolo. Visitò la basilica di san Marco, e vi lasciò
dei superbi regali ornati d'oro e di pietre preziose. Un suo diploma
dato in Venezia nel marzo di quest'anno si legge nel Bollario Casinense.
Passò dipoi ad Aquileia, dove il _re Arrigo_ suo figliuolo venne a
trovarlo con alcuni principi di Germania. E quivi celebrò la santa
Pasqua. È da stupire come Ricobaldo storico ferrarese[2954], il quale
asserisce d'essere stato presente nell'anno 1293 in Padova alla
miracolosa guarigione di un muto nato, alla tomba di santo Antonio, e
però fiorì nel secolo presente, scrivesse che nel precedente anno
Federigo imprigionò esso suo figliuolo. Altrettanto s'ha dal Monaco
Padovano[2955] più antico di Ricobaldo. Noi vedremo che ciò succedette
solamente nell'anno 1235. Notano gli storici milanesi[2956] che i legati
già spediti dal papa per trattar della pace coi Lombardi andarono per
trovar Federigo in Ravenna. Egli, saputa la lor venuta, se n'andò a
Venezia. Colà si portarono anch'essi, ed egli, prima che arrivassero,
passò ad Aquileia. Perciò, credendosi burlati o sprezzati da lui, se ne
tornarono, senza far altro, al papa. Si trasferì dipoi Federigo circa la
festa dell'Ascensione per mare in Puglia, e nel cammino prese alcuni
corsari che infestavano l'Adriatico. Due cattive nuove gli giunsero in
quest'anno. L'una fu, che Giovanni da Baruto occupò in Soria
l'importante città d'Accon, ossia d'Acri, che era d'esso imperadore. Il
maresciallo Riccardo, lasciato ivi per governarla, andò contra di lui, e
restò sconfitto. L'altra fu, che nel mese d'agosto il popolo di Messina,
trovandosi angariato da Riccardo da Montenegro giustiziere per
l'imperadore, fece nel mese suddetto una sollevazion contra di lui; e
l'esempio di questa città servì per far tumultuare anche Siracusa,
Catania, Nicosia ed altre terre di Sicilia. Era duro sopra i popoli il
governo di Federigo; la voleva d'ordinario contro le loro borse, e per
poco si veniva al confisco. Di belle leggi andava egli pubblicando; ma
le sue gabelle, dazii, contribuzioni ed angherie faceano gridar tutti.
In quest'anno ancora i Romani, più che mai accaniti contro la città di
Viterbo, uscirono in campagna, e, dopo aver dato il guasto al paese, se
ne tornarono a casa. Ma venne fatto anche ai Viterbesi di prendere per
tradimento un castello appellato Vetorchiano, che era de' Romani; ed
avuto che l'ebbero, non tardarono a smantellarlo tutto. N'ebbero gran
rabbia i Romani; e siccome attribuivano al pontefice Gregorio la colpa
di tutto, come quegli che non voleva lasciar distruggere Viterbo; così,
mentre egli soggiornava in Rieti, mossero l'armi loro per fargli
dispetto, e giunsero sino a Montefortino, con disegno di assalire la
Campania romana ubbidiente ad esso papa. Per fermar questo loro
attentato, papa Gregorio spedì loro tre cardinali suoi deputati, che
conchiusero un accordo con esso popolo romano; e convenne sborsare una
buona somma di danaro, acciocchè se ne ritornasse a casa quell'armata sì
poco rispettosa al suo legittimo signore. Trattò in quest'anno il papa
di pace fra l'imperadore e le città collegate di Lombardia: al qual fine
queste ultime inviarono i loro agenti ad esso papa, mentre dimorava in
Anagni; ma nulla si dovette conchiudere, per le diffidenze che passavano
fra le parti.
Abbiamo da Parisio da Cereta, autore della Cronica antica di
Verona[2957], che nel dì 14 d'aprile Eccelino da Romano, soggiornando in
Verona, fece prigione Guido da Rho podestà di quella città, e i suoi
giudici con tutta la famiglia. Dopo di che mandò a prendere da Ostiglia
un uffiziale dell'imperador Federigo, che non mancò di portarsi a quella
città. Da lì a pochi giorni comparvero ancora colà il conte del Tirolo e
due altri conti con cento cinquanta uomini a cavallo e cento
balestrieri, che presero il possesso di Verona a nome dell'imperadore.
Ricuperarono poi il castello di Porto, e rifabbricarono quel di Rivalta.
Allora i Mantovani, amicissimi della parte del conte Ricciardo da San
Bonifazio, e di fazione guelfa, ripresero l'armi contra dei Veronesi, ed
usciti in campagna col loro carroccio, presero il castello di Nogarola,
bruciarono varie ville del distretto veronese, cioè Ponte Passero,
Fragnano, Isolalta, Poverano, l'isola della Scala, ed altre non poche. I
partigiani del conte abbandonarono Nogara, con darla alle fiamme.
Eccelino da Romano coi Veronesi, avendoli colti nella terra di Opeano,
li mise in rotta, e ne fece prigionieri non pochi. Poi circa il fine
d'ottobre i Mantovani diedero il sacco alla villa di Cereta. Dall'altra
parte i Padovani s'impadronirono di Bonadigo, e totalmente lo
distrussero. Altrettanto fecero alla villa della Tomba. Venne anche in
lor potere il castello di Rivalta. Temo io che questi fatti nella
Cronica di Parisio sieno fuori di sito, perchè somigliano quei che ho
narrato all'anno 1230; se non che dalle lettere dell'imperador Federigo
si sa che egli si lamentava, perchè quasi sotto i suoi occhi, mentre era
in Ravenna, le città lombarde aveano fatta oste contra de' suoi fedeli.
Seguita a scrivere Parisio che in quest'anno Azzo VII marchese d'Este, e
Ricciardo conte di San Bonifazio, portatisi in aiuto di Biachino e
Guezello da Camino, nel dì 27 di luglio attaccarono battaglia col popolo
di Trivigi, e il misero in rotta, con far molti prigioni, i quali furono
condotti nelle carceri del marchese a Rovigo. Allora si mosse Eccelino
con cento uomini d'armi e con cento balestrieri in soccorso de'
Trivisani; ma null'altro succedette dipoi. Presero in quest'anno i
Sanesi[2958], condotti da Gherardo Rangone da Modena lor podestà, nel dì
28 di ottobre la terra di Montepulciano, e ne disfecero tutte le mura e
fortezze. Era quel popolo collegato co' Fiorentini; per la qual cosa
essi Fiorentini andarono a oste sopra i Sanesi, con dare il guasto a
parte del loro territorio, e prendere a forza d'armi il castello di
Querciagrossa, i cui abitanti furono condotti nelle carceri di Firenze.
Avendo i Lucchesi[2959] assediata Barga insieme coi Fiorentini, ebbero
una spelazzata dai Pisani, Bargheggiani e Cattanei della Garfagnana.
Avvertito l'imperador Federigo che i Genovesi[2960], non ostante il
divieto lor fatto, aveano preso per lor podestà Pagano da Pietrasanta
Milanese, diede ordine che dovunque si trovassero persone e robe di
Genovesi, fossero prese: il che fu eseguito. Gran tumulto nacque per ciò
in Genova. Chi teneva per l'imperadore, e chi voleva che si entrasse
nella lega di Lombardia contra di lui. Ma Federigo, meglio pensando che
non gli tornava il conto a disgustare un popolo sì allora potente in
mare, dopo qualche tempo ordinò che tutto fosse loro restituito. Grave
danno in quest'anno recarono anche in Lombardia le locuste, che
divoravano tutte l'erbe delle campagne: flagello continuato anche ne'
due seguenti anni. Dalla Cronichetta di Cremona[2961] abbiamo che nel
popolo di quella città si rinvigorì la divisione, e fu guerra civile fra
loro. Andarono essi Cremonesi in servigio de' Bolognesi: a qual fine,
non so. Fecero anche oste contra de' Mantovani, bruciarono parecchi
luoghi di quel contado, e presero e distrussero il ponte che i Mantovani
tenevano sul Po. In Milano[2962] si crearono sette capitani, cadaun de'
quali comandava a mille soldati a cavallo, e giurarono tutti di
sostenere la lor libertà contra dell'imperadore, e piuttosto di morire
in campo che di fuggire. Mandò in quest'anno il sultano d'Egitto a
donare a Federigo Augusto un padiglione di mirabil lavoro[2963], il cui
valore si fece ascendere a più di venti mila marche d'argento. Vi si
vedeva con ammirabil artificio il corso del sole e della luna, co' suoi
determinati spazii, indicanti con sicurezza l'ore del giorno e della
notte. Fu esso risposto in Venosa nel tesoro regale. E Federigo poscia
nel dì 22 luglio ad un solenne convito invitò gli ambasciatori d'esso
sultano e del Vecchio della Montagna, principe de' popoli detti
Assassini. Teneva Federigo buona corrispondenza con costui; e voce
comune correva che uno de' sudditi d'esso Vecchio, per ordine del
medesimo imperadore, avesse nell'anno precedente tolto di vita _Lodovico
duca_ di Baviera, caduto in disgrazia d'esso Augusto.