NOTE:

[2921] Vita Gregor. IX, P. I, tom. 3 Rer. Italic. Richardus de S.

Germano.

[2922] Godefrid. Monachus, in Chronico.

[2923] Card. de Aragon., Vita Greg. IX, P. I, tomi. 3 Rer. Ital.

[2924] Richardus de S. Germano, in Chronic.

[2925] Raynaldus, Annal. Ecclesiast.

[2926] Alberic. Monachus, in Chronic.

[2927] Roland., Chron., lib. 3, cap. 1.

[2928] Monac. Palavinus, in Chron.

[2929] Paris de Cereta, Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.

[2930] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[2931] Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 163.

[2932] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

[2933] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.

[2934] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.

[2935] Caffari, Annal. Genuens.

[2936] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2937] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[2938] Guichenon, Histoire de la Mais, de Savoye, tom. 1.

[2939] Chron. Bononiens. Chron. Senense.

[2940] Ptolom. Lucens., in Annal. Eccl.

Anno di CRISTO MCCXXXI. Indiz. IV.

GREGORIO IX papa 5.

FEDERIGO II imperadore 12.

Tanto il pontefice _Gregorio_, quanto l'imperador _Federigo_[2941],

mirando con incredibil dispiacere i progressi che andava facendo

l'eresia de' paterini e di altre sette di manichei per l'Italia,

pubblicarono rigorosissimi editti contra di questi pestilenti uomini che

infestavano la Chiesa cattolica. Circa questi tempi nella città di

Perugia[2942], in cui la nobiltà e il popolo per cagion del governo

aveano in addietro avute non poche risse e liti fra loro, la discordia

tramontò gli argini, e toccò ai nobili l'uscir di città. Si diedero poi

questi a far quanto di male potevano al territorio; e il popolo anche

egli faceva altrettanto e peggio contra di essi. Con paterno zelo

accorse papa Gregorio al bisogno dell'afflitta città, con ispedir colà

il cardinal _Giovanni dalla Colonna_, il quale con tal efficacia si

adoperò, che, calmato il furor delle parti, ridusse in città una buona

somma di danaro per la riparazion dei danni. In questo anno parimente

contro la mente del pontefice i Romani fecero oste a' danni de'

Viterbesi nell'aprile e nel maggio, e obbligarono quei di Montefiascone

di dar sicurtà di non prestar loro aiuto. Prese dipoi l'imperador

Federigo la protezion di Viterbo, e vi spedì Rinaldo da Acquaviva suo

capitano con un buon corpo di milizie per difesa di quella città.

Dovette essere il papa che fece questo trattato, ed impegnò Federigo in

favor de' Viterbesi; imperocchè i Romani, dacchè n'ebbero l'avviso,

imposero, in odio del papa, una grave contribuzione di danaro alle

chiese di Roma. Cadde in quest'anno dalla grazia di Federigo _Rinaldo_,

appellato duca di Spoleti, quel medesimo che tanto avea fatto per lui in

danno della Chiesa romana. Federigo fu de' più accorti e maliziosi

principi che mai fossero. Probabilmente gli nacque sospetto che costui

tenesse segrete intelligenze colla corte di Roma[2943]; e infatti

s'impegnò forte il papa per la sua liberazione. Ora Federigo, preso il

pretesto di fargli rendere conto della passata amministrazione del

regno, nè potendo Rinaldo trovar cauzione idonea, il fece imprigionare,

con ispogliarlo di tutti i suoi beni; dal che prese motivo Bertoldo di

lui fratello di ribellarsi e di fortificarsi in Intraduco. In quest'anno

ancora pubblicò esso imperadore la determinazion sua di tenere una dieta

del regno d'Italia in Ravenna, la qual città era allora governata

dall'arcivescovo di Maddeburgo, conte della Romagna, e legato imperiale

di tutta la Lombardia. Ora, desiderando egli che v'intervenisse anche il

_re Arrigo_ suo figliuolo coi principi della Germania, pregò il

pontefice Gregorio d'interporre i suoi uffizii, affinchè le città

collegate di Lombardia non impedissero la venuta del figliuolo e dei

Tedeschi in Italia. Non lasciò il papa di scrivere per questo; ma sì

egli che i Lombardi, assai conoscendo il naturale finto ed ambizioso di

Federigo, e poco fidandosi di lui, seguitarono a star cogli occhi

aperti, e in buona guardia per tutti gli accidenti che potessero

occorrere.

A _Roberto_ imperador latino di Costantinopoli era succeduto _Baldovino_

suo figliuolo in età non per anche atta al governo. Veggendo i principi

latini di quell'imperio la necessità di avere un qualche valoroso

principe per loro capo da opporre alla potenza de' Greci[2944], che ogni

dì più cresceva, presero la risoluzion di dare in moglie al fanciullo

Augusto una figliuola di _Giovanni di Brenna_, già re di Gerusalemme,

con dichiarar lui vicario e governator dell'imperio, sua vita natural

durante. Gli diedero anche il titolo d'imperadore: il che si ricava

dalle lettere di papa Gregorio. Tutto lieto Giovanni per così

bell'ascendente, venne a Rieti ad abboccarsi col papa, e ad impetrar il

suo aiuto[2945]. Spedì anche a Venezia per aver tanti vascelli da condur

seco mille e dugento cavalli e cinquecento uomini d'armi. Preparato il

tutto, ed imbarcatosi, e ricuperate nel viaggio alcune provincie,

felicemente arrivò a Costantinopoli, dove, per attestato ancora del

Dandolo, fu coronato imperadore. Si provò in quest'anno un terribil

flagello di locuste in Puglia. Federigo, attentissimo a tutto, dopo

avere in questo medesimo anno pubblicate molte sue costituzioni pel buon

governo del suo regno, ordinò sotto varie pene che cadauno la mattina

prima della levata del sole dovesse prendere quattro tumoli di sì

perniciosi insetti, e consegnarli ai ministri del pubblico, che li

bruciassero: ripiego utilissimo, e da osservarsi in simili casi, non

ignoti a' giorni nostri. Passò nell'anno presente a miglior vita

_Antonio da Lisbona_ dell'ordine de' minori[2946], di cui abbiam parlato

di sopra. Tornato egli da Verona, si elesse per sua abitazione un luogo

deserto nella villa di Campo San Pietro, diocesi di Padova, con essersi

fabbricata una capannuccia sopra una noce, dove si pasceva della lettura

del vecchio e nuovo Testamento, con pensiero di scrivere molte cose

utili al popolo cristiano. Dio il chiamò a sè nel dì 13 di giugno, con

restare di lui un tal odore di santità, comprovata da molti miracoli,

che nell'anno seguente papa Gregorio IX, trovandosi nella città di

Spoleti, l'aggiunse al catalogo de' santi.

A proposito di Spoleti, non si dee ommettere che _Milone vescovo_ di

Beauvais, di cui s'è favellato di sopra, costituito governatore di quel

ducato dal papa[2947], non fu ricevuto da quel popolo. Il perchè raunato

un esercito, si portò a dare il guasto al distretto di Spoleti: il che

nondimeno a nulla giovò per far chinare il capo agli Spoletini.

Sommamente premeva ai Padovani[2948] e ad _Azzo VII_ marchese d'Este la

liberazione del conte Ricciardo da San Bonifazio, e degli amici

carcerati in Verona dalla parte ghibellina. Però fu spedito in Lombardia

Guiffredo, ossia Giuffredo da Lucino Piacentino podestà di Pavia, a

trattarne coi rettori della lega lombarda. Con tal occasione i Padovani

confermarono di nuovo essa lega. Ciò fatto, dall'un canto il popolo di

Padova col suo carroccio, e i Mantovani anch'essi col loro marciarono

sul territorio di Verona. Tra per questo movimento ostile, e per gli

efficaci uffizii dei rettori di Lombardia, finalmente s'indussero i

Ghibellini veronesi a mettere in libertà il conte Ricciardo cogli altri

prigioni: il che ottenuto, se ne tornarono gli eserciti alle loro città.

Cotanto ancora si maneggiarono i suddetti rettori, che nel dì 16 di

luglio seguì pace fra esso conte e i Montecchi suoi avversarii, nel

castello di San Bonifazio: pace nulladimeno simile all'altre di questi

tempi, cioè non diverse dalle tele de' ragni. Gli storici di

Milano[2949] scrivono, che volendo i Milanesi far vendetta della morte

del loro capitano Uberto da Ozino, inviarono l'esercito loro sotto il

comando di Ardighetto Marcellino a danni del marchese di Monferrato coi

rinforzi loro somministrati dalle città di Piacenza, Alessandria e

Novara. Formarono un ponte sul Po, presero il naviglio del marchese, e

le castella di Buzzala, Castiglione, Ostia, Ciriale e Civasso.

All'assedio di quest'ultima terra, colpito da una saetta il lor

capitano, terminò le sue imprese colla morte; e questo bastò perchè si

ritirasse a casa l'armata milanese. La venuta dell'imperador Federigo a

Ravenna, e l'aver chiamato in Italia il re Arrigo suo figliuolo

coll'armata tedesca, ingelosì sì fattamente i popoli collegati di

Lombardia, che, raunato un parlamento in Bologna, giudicarono maggior

sicurezza della lor libertà l'opporsegli, che il fidarsi delle di lui

parole. Ad istanza di Federigo, il sommo pontefice inviò dipoi per suoi

legati in Lombardia _Jacopo vescovo_ cardinale di Palestrina, e _Ottone

cardinale_ di San Nicolò in Carcere Tulliano, con incombenza di trattar

di pace. Non passò quest'anno senza disturbi civili in Piacenza[2950].

Ne fu cacciato Guiffredo da Pirovano Milanese lor podestà. Fu dipoi

concordato che la metà degli onori del governo si conferisse ai nobili,

e l'altra al popolo; il che fece rinvigorire gli antichi odii fra loro.

Abbiamo dai Continuatori di Caffaro[2951] che Federigo con sue lettere

fece intendere al comune di Genova la dieta generale del regno ch'egli

avea determinato di tenere per la festa d'Ognissanti in Ravenna, con

ordinare che vi mandassero i lor deputati. Si trovò l'imperadore prima

di novembre in quella città; ma restò differita sino al Natale la dieta

per cagione che i Lombardi non permettevano di passare in Italia ai

principi dello imperio. Vennero poi alcuni d'essi principi travestiti

par istrade non guardate, temendo dappertutto insidie da essi Lombardi.

Per attestato di Riccardo da San Germano, tenuta fu la dieta suddetta in

Ravenna con gran magnificenza; e la Cronichetta di Cremona ci fa sapere

che Federigo vi comparve colla corona in capo. In tal congiuntura fece

egli un giorno pubblicare un editto, comandando sotto rigorose pene che

niuna delle città fedeli al suo partito potesse prendere podestà dalle

città collegate contra di lui. Ebbero un bel dire i Genovesi di avere

eletto Pagano da Pietrasanta Milanese per loro podestà, nè poter essi

recedere dal giuramento prestato: nulla valsero le loro scuse e ragioni.

Tornati poscia a casa i deputati suddetti, vi fu gran dibattimento per

questo nel loro consiglio; ma infine vinse il partito di chi voleva quel

podestà per l'anno prossimo, e fu anche eseguito. Nè vo' lasciar di

riferire ciò che ha il Sigonio[2952], il quale l'avrà preso da qualche

vecchia storia. Cioè che Federigo diede un singolare spasso ai popoli in

Ravenna, coll'aver condotto seco un lionfante, dei leoni, de' leopardi,

de' cammelli, e degli uccelli stranieri, che, siccome cose rare in

Italia, furono lo stupore di tutti. Nulla di ciò ha il Rossi nella

Storia di Ravenna.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 247 / 277 题