NOTE:

[2887] Antiquit. Ital., Dissert. XLVI, pag. 909.

[2888] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.

[2889] Raynaldus, in Annal. Eccl.

[2890] Richardus de S. Germano. Albert. Stadens. Matthaeus Paris. et

alii.

[2891] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2892] Abbas Urspergens., in Chron.

[2893] Roland., lib. 2, cap. 8.

[2894] Chronic. Veronense, tom. 8 Rer. Ital

[2895] Gerard. Mauritius, Hist. Antonius Godius, Chronic.

[2896] Annales Vetns. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

[2897] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCXXVIII. Indizione I.

GREGORIO IX papa 2.

FEDERIGO II imperadore 9.

Era forte irritato l'imperador _Federigo_ per la scomunica contra di lui

fulminata da papa _Gregorio_, che anche nell'anno presente fu confermata

nel giovedì santo, colla giunta di assolvere dal giuramento di fedeltà i

di lui sudditi, massimamente quei di Puglia e di Sicilia[2898]. Però

studiossi di farne vendetta, e guadagnò sotto mano molti nobili romani,

e specialmente i Frangipani, acciocchè fossero per lui contra del papa.

Aveano essi per cagion di Viterbo delle liti col medesimo pontefice.

Scoppiò la loro congiura nel terzo dì dopo Pasqua, e, sollevatosi il

popolo, tali ingiurie ed insolenze commisero, che fu obbligato Gregorio

a levarsi di Roma. Andò a Rieti, dove, intendendo che Federigo facea

contribuir anche gli ecclesiastici pel passaggio in Terra santa, spedi

lettere, con ordine di non pagare un soldo. Passò dipoi a Spoleti, e

andò a fissare il suo soggiorno in Perugia. Partorì l'imperadrice

_Jolanta_ in quest'anno in Andria di Puglia al marito Augusto un

principe maschio, a cui fu posto il nome di Corrado; ma ella stessa morì

di quel parto, compianta da tutti. Nell'aprile Federigo, raunati tutti i

prelati e i baroni del regno in Baroli, esposta la sua risoluzione di

passar oltremare, fece una specie di testamento, in cui dichiarò suo

successore ed erede il _re Arrigo_ suo primogenito, e, in mancanza di

lui, il secondogenito _Corrado_. Venuto poscia l'agosto, andò a

Brindisi, dove era unita la sua flotta, e quivi si imbarcò, ma non con

quell'apparato che conveniva ad un par suo ed era stato da lui promesso;

e, sciolte le vele al vento, navigò fino ad Accon, ossia Acri, dove

finalmente sbarcò. Aveva egli premesso nell'anno addietro Riccardo suo

maresciallo con cinquecento cavalieri, ed inviate lettere al soldano,

portale dall'arcivescovo di Palermo; e il soldano gli avea mandato in

dono un elefante, alcuni cammelli ed altri preziosi regali. Non senza

maraviglia dei lettori scrive il Rinaldi[2899] che papa Gregorio IX

spedì messi a Federigo per farlo ravvedere; ma ch'egli, più ostinalo che

mai, continuò in mal fare, saldo restando nella disubbidienza. Sicchè si

considerò delitto in lui non essere andato otre mare, e delitto ancora

l'andarvi. Il pretendere Federigo che vera e non finta fosse la sua

infermità, e che perciò ingiusta fosse la scomunica, cagione fu ch'egli

dispettosamente serrò gli orecchi alle esortazioni del pontefice, e

senza voler chiedere assoluzione, cercò di compiere il suo voto. Ora

certo è che egli in quest'anno passò verso Terra santa, e vi passò senza

avere ottenuta la liberazion dalla scomunica, con lasciare in Puglia e

Sicilia Rinaldo, chiamato duca di Spoleti, balio ossia governatore

generale del suo regno, siccome persona di cui molto si fidava. Circa

questi tempi il popolo romano[2900], uscito in campagna, diede il guasto

al territorio di Viterbo, e s'impadronì del castello di Rispampano. Non

lasciarono i Viterbiesi di fare anche essi quel maggior male che

poterono ai Romani. Andò papa Gregorio nel mese di luglio da Perugia ad

Assisi, dove celebrò la canonizzazione di _san Francesco_ istitutor de'

minori, e tornossene dipoi a Perugia, dove la presenza sua servì a

quetar le civili discordie di quel popolo. Torna poi lo stesso Riccardo

da San Germano a parlar all'anno seguente della medesima canonizzazione,

come di funzione allora fatta. A quell'anno ancora ne parlano gli Annali

antichi di Modena[2901]. Abbiam dal medesimo storico che, lasciato

dall'imperador Federigo per governator generale del regno, essendosi

ribellati i signori di Popplito, fece esercito contra di loro, e li

spogliò di tutte le lor terre. Quindi, o perchè scoprisse che la corte

romana tenea mano a quelle ribellioni, oppure facea preparamenti per

invadere la Puglia, ovvero per sua propria malignità, o per ordini

segreti di Federigo, il quale per altro sostenne col tempo di non aver

ciò comandato, se con verità, Dio lo sa; Rinaldo, dico, dall'un canto

entrò coll'armi nella marca d'Ancona, e Bertoldo suo fratello fece

un'irruzione su quel di Norcia. Udito ciò, papa Gregorio pubblicò la

scomunica contra di Rinaldo; e veggendo ch'egli non desisteva per questo

dal far progressi nella Marca, essendo giunte le sue armi fino a

Macerata, determinò di ripulsar la forza colla forza, e di metter mano

all'armi temporali. Inviò dunque contra di Rinaldo _Giovanni re_ di

Gerusalemme, unito al _cardinal Giovanni_ dalla Colonna, con un buon

esercito di cavalieri e fanti. E perciocchè non bastava a farlo ritirare

dagli Stati della Chiesa, mise insieme un'altra armata, alla testa di

cui pose Tommaso da Celano e Ruggieri dall'Aquila, già banditi da

Federigo, con disegno di portar la guerra nel cuore del regno. Spedì

anche a Milano[2902] e all'altre città di Lombardia per aver soldati. I

Milanesi gli mandarono cento cavalieri; trenta i Piacentini. Riuscì in

quest'anno ad Eccelino da Romano[2903] di prendere con frode il castello

di Fonte, cogliendo in esso anche Guglielmo figliuolo di Jacopo da Campo

San Pietro. Fattene doglianze a Padova, quel popolo diede all'armi, e

col carroccio e con poderoso esercito andò fin sotto Bassano, avendo per

lor podestà e capitano Stefano Badoero Veneziano.

Questa mossa di gente fu cagione che la repubblica di Venezia spedisse

ambasciatori per trattar di concordia, e che la lite fosse rimessa nel

lor consiglio. Fecero istanza i Padovani per riavere il castello, come

era di dovere col fanciullo Guglielmo. Eccelino non volle far altro, e

convenne che gli ambasciatori se ne tornassero a Venezia malcontenti.

Erasi fatto monaco, e facea una vita da ipocrita, Eccelino da Onara,

padre del suddetto Eccelino da Romano e di Alberico, con iscoprirsi

infine eretico paterino. Questi scrisse tosto ai figliuoli che si

accomodassero, perchè non poteano per anche competere colla possanza de'

Padovani. Per questo, e per le esortazioni di varii amici, finalmente

s'indusse il superbo giovane Eccelino a rilasciare, ma con aria di

dispetto, l'occupato castello. Poco appresso, fatto egli cittadino di

Trivigi, seppe commuovere quel popolo contra dei vescovi di Feltre e

Belluno, in guisa che occupò ad essi quelle piccole città. I Padovani,

de' quali erano raccomandati quei vescovi, spedirono ambascerie per

distorre i Trivisani da quella oppressione. Poichè ne riportarono

solamente delle arroganti risposte, chiamati in aiuto loro il patriarca

d'Aquileia ed _Azzo marchese_ d'Este, e formata una bell'armata,

marciarono fin sotto le mura di Trivigi, prendendo e saccheggiando varie

terre. Finalmente, per interposizione di _Gualla vescovo_ di Brescia,

legato della santa Sede, e dei rettori della lega di Lombardia, tanto si

picchiò, che i Trivisani restituirono Feltre e Belluno, e tornò la

tranquillità in quelle parti. Non così avvenne ai Modenesi[2904]. Perchè

essi tenevano la parte dell'imperador Federigo, i Bolognesi fecero un

grosso esercito, con cui si unirono i rinforzi spediti dalle città di

Faenza, Imola, Forlì, Rimini, Pesaro, Fano, Milano, Brescia, Piacenza,

Forlimpopoli, Cesena, Ravenna, Ferrara, Firenze, e da altre città

lombarde[2905]. Assediarono essi Bolognesi il castello di Bazzano, che

era de' Modenesi, nel dì 4 di ottobre. Presero il castello di Vignola

nel dì 10 d'esso mese. Ma qui si fermò la loro fortuna. Uscirono in

campagna anche i Modenesi con tutte le forze de' Parmigiani[2906] e

Cremonesi. Forzarono alla resa il castello di Piumazzo, e lo distrussero

nel dì 14 del mese suddetto. Dopo avere in faccia de' nemici introdotto

in Bazzano un buon rinforzo di gente e di viveri, nel dì 15 diedero il

guasto al territorio bolognese sino al fiume Reno. Allora i Bolognesi

presso Santa Maria della Strada attaccarono una battaglia, in cui fu

molta mortalità dall'una parte e dall'altra. Nella Cronichetta di

Cremona[2907] è scritto che i Bolognesi furono rotti, e molti prigioni

menati a Cremona. Altrettanto ha la Cronica di Parma, da cui ancora

impariamo che in tal congiuntura furono liberati molti prigioni

modenesi, ed essere durato il combattimento dalla mattina sino alla

notte. Finalmente i Bolognesi nel dì 14 di novembre[2908] abbandonarono

l'assedio di Bazzano, con lasciar ivi tutte le lor macchine militari.

Venne dipoi l'esercito bolognese sino a Castelvetro, e quivi succedette

un altro fatto d'armi in cui di nuovo ebbe la peggio, e i Modenesi

condussero molti prigioni alla loro città. In quest'anno[2909] parimente

_Bonifazio marchese_ di Monferrato cogli Astigiani fece guerra agli

Alessandrini e al popolo di Alba, aiutato con gente e danaro dai

Genovesi. Colla mediazione de' Milanesi si quetò quella discordia.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 244 / 277 题