NOTE:

[2767] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae. Richard. de S. Germano,

in Chron. Raynaldus, Annal. Eccl.

[2768] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.

[2769] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.

[2770] Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 250.

[2771] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Italic.

[2772] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.

[2773] Raynaldus, Annal. Eccles. ad hunc ann.

[2774] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[2775] Roland., Chron., lib. 2, cap. 1.

[2776] Antichità Estensi, P. I, cap. 42.

Anno di CRISTO MCCXVIII. Indizione VI.

ONORIO III papa 3.

OTTONE IV imperadore 10.

Dopo Pasqua cadde infermo in un suo castello chiamato Hartzburg

l'imperadore _Ottone IV_; ed, aggravandosi il male[2777], con gran

compunzione di cuore e molte lagrime chiese l'assoluzione dalla

scomunica, la quale, dopo aver egli promesso di stare a quanto gli fosse

ordinato dal sommo pontefice, gli fu conceduta dal vescovo d'Ildeseim.

Ricevuti poscia i sacramenti con tutta divozione, terminò la sua vita

nel dì 19 di maggio. Gotifredo monaco[2778] la mette al dì 15 di quel

mese. Il Continuatore di Caffaro[2779] _uno die ante Ascensionem

Domini_, cioè nel dì 23 di maggio. Ma il Meibomio sta per la prima

sentenza. Ne dovette ben intendere il _re Federigo_ la morte senza

rammarico. Una grande scossa fu questa alla nobilissima linea degli

Estensi in Germania, perchè sbrigato da questo competitore esso re

Federigo tolse il palatinato del Reno ad _Arrigo_ fratello del defunto

Ottone, senza far caso d'un accordo stabilito con lui, nè dell'avergli

esso Arrigo consegnate le insegne dello imperio dopo la morte del

fratello. Venne perciò a restar quella casa coi soli Stati di Brunsvic,

tuttavia da lei posseduti, coll'accrescimento ai nostri giorni d'altri

paesi, e della corona della gran Bretagna. Che in questo anno seguisse

la pace tra i Genovesi e Pisani, lo raccoglie il Rinaldi[2780] da un

diploma pontificio. Di questo parlano gli Annali di Genova solamente

all'anno precedente, e sono scritti da autori contemporanei. Abbiamo

bensì da essi Annali che in un congresso tenuto in Parma fra i deputati

di Venezia e quei di Genova restò conchiusa una pace di dieci anni fra

quelle due repubbliche. Lasciò scritto Riccardo da San Germano[2781] che

nell'anno presente d'ordine del _re Federigo II_, Diopoldo duca di

Spoleti fu preso da Jacopo da San Severino. Dovettero i non mai quieti

Romani inquietare in quest'anno il buon _papa Onorio_. Nel mese di

giugno si portò egli alla villeggiatura di Rieti. Nell'ottobre seguente

andò a Viterbo, e di là a Roma, _sed quum propter Romanorum molestias

esse Romae non posset, coactus est Viterbium remeare_.

Non avendo più che temere dalla parte di Pavia i Milanesi, dopo aver

unito alle armi sue quelle degli stessi Pavesi, de' Vercellesi,

Novaresi, Tortonesi, Comaschi, Alessandrini, Lodigiani e Cremaschi,

vennero fino a Borgo San Donnino, con disegno di farne un regalo ai

Piacentini[2782]. Trovarono quivi accampato l'esercito dei Cremonesi,

Parmigiani, Reggiani e Modenesi; e però, delusi delle loro speranze,

voltarono verso il Po. Arrivati verso Ghibello, i Cremonesi coi lor

collegati comparvero anche essi colà, e nel dì 6 di giugno presentarono

loro la battaglia. Durò questa dalla nona fino alla notte, e vi

restarono sconfitti i Milanesi. Molti d'essi furono condotti nelle

carceri di Cremona. La Cronica di Parma[2783] ha che questo fatto d'armi

seguì nel primo giovedì di giugno, e che i Reggiani non arrivarono a

tempo: laonde passò in proverbio _il soccorso dei Reggiani_. L'autore

della Cronica Piacentina altro non dice[2784], se non che seguì fra loro

in quest'anno una gran battaglia, e che i Milanesi s'impossessarono di

Busseto. Ma il vigilantissimo papa Onorio III, cui troppo dispiacevano

gli odii sanguinarii di questi popoli[2785], spedì anche ad essi

_Ugolino vescovo_ di Ostia e di Velletri suo cardinale legato. Tale fu

la di lui eloquenza e destrezza, che gli venne fatto di metter pace fra

i Milanesi e Piacentini dall'una parte, e i Cremonesi e Parmigiani

dall'altra. Ascoltiamo ora anche Galvano Fiamma[2786], il quale fuor di

sito, cioè all'anno 1219, scrive che, usciti in campagna i Milanesi coi

lor collegati, nel dì 6 di giugno presero il castello di Santa Croce. E

nel dì 17 di luglio assediarono i Cremonesi, Parmigiani, Reggiani e

Modenesi in un luogo inespugnabile appellato Gibello, e si venne ad un

fatto d'armi, in cui molti perirono dall'una e dall'altra parte. Nel

giorno appresso presero Busseto con trenta e più luoghi de' Cremonesi.

Ma alle preghiere degli ambasciatori di Bologna, che erano venuti a far

pace, si ritirarono dal Cremonese. Se Cremona possedesse allora tanti

luoghi di qua dal Po nol saprei dire. Ma Galvano quasi nulla parla della

pace suddetta, e neppur ben conobbe chi la maneggiò. Così si andavano

mordendo a guisa di cavalli sfrenati, e consumando le città della

Lombardia fra loro; ma il peggio era, quando s'introduceva la matta

discordia fra gli stessi abitatori d'una città. In quest'anno appunto,

in occasione della guerra suddetta, entrò la divisione fra i nobili e il

popolo di Piacenza; e prevalendo, come per lo più succedeva, la forza

del popolo, questo vergognosamente cacciò dal suo governo il podestà,

che era allora Guido da Busto Milanese[2787]. Peggio ne avvenne dipoi,

siccome vedremo. Ci riferiscono gli Annali di Cesena[2788] che in questo

anno i Faentini uniti coi Cesenati assediarono Imola. Temo io che agli

anni seguenti appartenga questa notizia, giacchè si aggiugne che

nell'anno seguente i Bolognesi la presero: il che accadde più tardi. E

tanto più perchè il Sigonio[2789] scrive che in quest'anno i Forlivesi

fecero guerra più che mai ai Faentini, i quali, veggendosi al disotto,

implorarono l'aiuto de' Bolognesi. Vollero questi tentar prima se la

loro autorità potea bastare ad estinguere quella guerra senza metter

mano all'armi. Spediti dunque ambasciatori a Forlì, fecero istanza che

fosse compromessa nel loro podestà ogni contesa di quelle città. E così

fu fatto. E il podestà pubblicò tosto una tregua, per conoscere con più

agio i motivi delle loro discordie.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 234 / 277 题