NOTE:

[2750] Martin. Polonus, Chron. Pontific.

[2751] Labbe, Concilior., tom. 11.

[2752] Antiquit. Ital., Dissert. LXV.

[2753] Antiquit. Ital., Dissert. LXIX.

[2754] Raynaldus, in Annal. Eccl.

[2755] Antiquit. Ital., Dissert. LXVII.

[2756] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Italic.

[2757] Memor. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Ital.

[2758] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2759] Gualvan. Flamma, in Manip. Flor., cap. 248.

[2760] Sigon., de Regn. Ital., lib. 16.

[2761] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.

[2762] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2763] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.

[2764] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.

[2765] Memoriale Potest. Regiens., tom. 3 Rer. Italic.

[2766] Annal. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCXVII. Indizione V.

ONORIO III papa 2.

OTTONE IV imperadore 9.

Venne in quest'anno a Roma _Pietro conte_ d'Auxerre, pretendente della

corona imperiale di Costantinopoli[2767]. Ogni di più andavano

prevalendo agli odiati Latini i Greci, che aveano per loro capo Teodoro

Comneno. Nel dì 9 d'aprile fu egli con gran gloria e solennità coronato

imperadore d'Oriente da papa _Onorio III_ nella chiesa di san Lorenzo.

Confermò questo efimero Augusto a _Guglielmo marchese_ di Monferrato, e

a _Demetrio_ di lui fratello il regno di Salonichi, tuttavia posseduto

da questi principi. Io punto non mi affaticherò a seguitare gl'infelici

suoi passi in Oriente. Passò pel Mediterraneo in quest'anno una possente

crociata di cristiani incamminata verso l'Egitto; e _Andrea re_

d'Ungheria con altri principi e con un copiosissimo esercito marciò

anch'esso a quella volta. Non ommise diligenza veruna in tempi di tanto

bisogno papa _Onorio_ per rimettere la pace fra i popoli dell'Italia. A

questo fine, per attestato del Continuatore di Caffaro[2768], inviò a

Genova _Ugolino_ cardinale e vescovo d'Ostia, che fu poi papa Gregorio

IX, personaggio di raffinata prudenza, per condurre quel popolo a far

pace coi Pisani. S'obbligarono i Genovesi di stare a quello che avesse

decretato il pontefice. Altrettanto fecero i Pisani: il che aprì la

strada, dopo tanti anni di guerra, alla concordia fra quelle due emule

città. Abbiamo ancora dal medesimo scrittore contemporaneo che in

quest'anno, _ob multas discordias, quae vertebantur inter civitates

Lombardiae, quum multae religiosae personae se intromitterent de pace et

concordia componenda, tandem auxilio Dei inter Papiam, Mediolanum,

Placentiam, Terdonam et Alexandriam pax firma fuit, et firmata mense

junii_. Restò bensì viva la guerra fra essi Milanesi e Cremonesi.

Leggesi nella Cronica di Cremona[2769] che nell'anno presente i

Cremonesi, assistiti di forze dai Parmigiani, Reggiani e Modenesi,

andarono a fronte dell'esercito milanese, il quale col rinforzo dei

Piacentini, Comaschi, Novaresi, Vercellini ed Alessandrini, era giunto

fin presso a Zenevolta. La loro comparsa produsse il mirabil effetto

d'indurre i Milanesi a ritirarsi in fretta. Ascoltisi ora Galvano dalla

Fiamma là dove scrive[2770] che in quest'anno i Milanesi col carroccio

andarono sul Cremonese, s'impadronirono di Ruminengo e di Zenevolta,

presero il carroccio de' Cremonesi, fecero anche prigione il vescovo di

Cremona con innumerabili Cremonesi. Mandò il podestà di Cremona a

minacciarli, ma non osò uscire della città. Dopo altri fatti l'armata

milanese passò ai danni de' Parmigiani. E finalmente i Pavesi per la

terza volta giurarono di ubbidire ai Milanesi. Noi non siam tenuti a

credere tutto a Galvano Fiamma, adulatore non rade volte della patria

sua. Merita ben più fede il Cronista Piacentino[2771], il quale, dopo

aver detto che i Piacentini coi lor collegati furono a dare il guasto al

territorio di Cremona, aggiugne che i Pavesi dall'una parte, e i

Milanesi e Piacentini dall'altra fecero compromesso delle lor differenze

nel podestà di Piacenza, il quale sentenziò che i Milanesi rilasciassero

Vigevano ai Pavesi per dieci anni, e che ai Piacentini restassero alcune

ville. Negli Annali vecchi di Modena[2772] è bensì scritto che nell'anno

presente riuscì ai Bolognesi di prendere al comune di Modena le castella

di Bazzano, San Cesario e Nonantola, e di sottomettere tutta la

Romagnuola; ma fuor di sito è una tal memoria, essendo succeduti tal

fatti molto più tardi.

Diedero in quest'anno principio i crociati alle lor imprese in Egitto.

Gran copia di Veneziani, Genovesi e Pisani, e d'altre città d'Italia

intervenne a quella gloriosa impresa. Dalle memorie che rapporta il

Rinaldi[2773] si scorge che _Guglielmo marches_e di Massa (e perciò di

casa Malaspina) era stato padrone del giudicato di Cagliari in Sardegna.

Morto lui, una sua figliuola ereditò quegli Stati, e ne prese il

possesso di consenso de' popoli _suscepto baculo regali, quod est signum

confirmationis in regnum_. Da lì a non molto, per mettere fine alle

guerre che erano state in addietro fra quel giudicato e l'altro di

Arborea, ella sposò il giudice d'essa Arborea, oggidì Oristagni. I

Pisani, che pretendevano il dominio della Sardegna, giunti colà un

giorno con una squadra di navi, obbligarono la marchesana di Massa e il

marito a giurar loro fedeltà, e a prendere da essi l'investitura col

gonfalone. Col tempo i Pisani cominciarono ad usurpar quelle

giurisdizioni, e a farla quivi da padroni assoluti: per lo che la

marchesana fece ricorso a papa Onorio, implorando il suo aiuto. Per

attestato del Dandolo[2774], in questo anno il patriarca d'Aquileia, per

delegazione del papa, rimise pace fra i Veneziani e Padovani, che erano

in rotta per l'accidente occorso nel giuoco di Trivigi. Ma

Rolandino[2775] non s'accorda con questa notizia, scrivendo egli che

anche nell'anno 1220 durava la nemicizia fra quelle due repubbliche.

Siccome costa dalle bolle da me date alla luce[2776], in quest'anno papa

_Onorio III_ diede l'investitura della marca di Guarnieri, cioè di

Ancona, ad _Azzo VII_ marchese d'Este, benchè giovinetto,

coll'annoverare cadauna città di quella marca.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 233 / 277 题