[2738] Abbas Ursperg., in Chron., Johann. de Ceccano, Chron.
Fossaenovae. Richard. de S. Germano, et alii.
[2739] Labbe, Concilior., tom. 11, P. I.
[2740] Godefridus Monachus, in Chron.
[2741] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2742] Roland., lib. 4, cap. 15. Monachus Patavinus, in Chron.
[2743] Raynaldus, in Annal. Eccles. ad hunc ann., num. 39.
[2744] Roland., lib. 1, cap. 14.
[2745] Paris. de Cereta, tom. 8 Rer. Ital.
[2746] Ricordano Malaspina, Istor., cap. 104.
[2747] Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 104.
[2748] Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.
[2749] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCXVI. Indizione IV.
ONORIO III papa 1.
OTTONE IV imperadore 8.
Le premure d'_Innocenzo III_ papa pel soccorso di Terra santa erano
incessanti. Conoscendo egli quanto potesse influire al bene di quegli
affari la potenza de' Genovesi e Pisani, provveduti di tanti legni e
gente brava specialmente in mare[2750], si doleva forte della discordia
e guerra che da tanti anni bolliva fra queste due nazioni. Determinò
dunque di portarsi in persona in sito, dove potesse trattar di pace fra
loro. Ma pervenuto a Perugia, quivi cadde malato, e l'infermità fu sì
grave, che il rapì da questa vita nel dì 6 di luglio dell'anno presente.
Mancò in lui uno de' più abili e gloriosi pontefici che sieno seduti
nella cattedra di san Pietro: gran giurisconsulto, gran politico, che
all'esperienza grande da lui mostrata nel governo spirituale aggiunse
l'ingrandimento temporale della Chiesa romana, con procurar nello stesso
tempo quello de' suoi parenti. Ma a questo insigne pontefice non
mancarono censure, facili ad uscir della penna di chi si consiglia colla
propria passione ed interesse. Ai grandi avvenimenti che furono sotto il
suo pontificato, tra' quali specialmente è da riporre l'essere caduta in
mano de' Latini la città di Costantinopoli con buona parte del greco
impero, si dee aggiugnere la nascita di due insigni ordini religiosi,
che illustrarono poi e tuttavia illustrano la Chiesa di Dio, cioè de'
Predicatori, istituito da San Domenico, e dei Minori, fondato da san
Francesco d'Assisi. Ci son di quelli che li credono confermati dal
medesimo papa Innocenzo III; il che non mi sembra ben fondato.
Nell'universale concilio lateranense IV, tenuto nel precedente anno, fu
stabilito così al capo tredicesimo[2751]: _Nenimia religionum diversitas
gravem in Ecclesia Dei confusionem inducat, firmiter prohibemus, ne quis
de cetero novam religionem inveniat. Sed quicumque voluerit ad
religionem converti, unam de approbatis assumat_. Però è ben vero che
sotto Innocenzo ebbe principio l'uno e l'altro di questi due ordini sì
benemeriti della Chiesa[2752], ma quello de' Predicatori non ebbe
bisogno di conferma, perchè San Domenico scelse la regola de' canonici
regolari, e per molto tempo que' religiosi ritennero il nome di
canonici, assumendo col tempo quello di Predicatori. L'altro de' Minori,
in considerazione della mirabil vita del suo istitutore, e delle sante
sue regole, fu veramente approvato da papa _Onorio III_, del quale ora
son per parlare. In luogo dunque del defunto _Innocenzo III_ fu nel
seguente giorno eletto sommo pontefice Cencio cardinale de' santi
Giovanni e Paolo, di nazione Romano, che, secondo le mie conghietture,
quel medesimo fu che ci ha lasciato il libro de' censi della Chiesa
romana, da me dato alla luce[2753]. Assunse il nome di _Onorio III_,
pontefice anche egli di gran vaglia[2754], il quale fu poi consecrato
nel dì 11 d'agosto. E perciocchè tuttavia durava la guerra de' Milanesi
e Piacentini contra de' Pavesi, senza voler ascoltare consigli di pace,
esso pontefice, in vigore di un decreto del suddetto concilio
lateranense, scomunicò di nuovo i rettori di Milano e Piacenza, e
pubblicò l'interdetto in quelle città. Diede ancora in governo al comune
di Modena alcune delle terre, delle quali Salinguerra era stato
investito dal suo predecessore.
Determinò in quest'anno il _re Federigo II_ di chiamare in Germania
l'unico suo figliuolo _Arrigo_, già dichiarato re di Sicilia, benchè
fosse in tenera età, per ottenergli l'amore de' principi tedeschi, e
forse anche per sospetto di qualche rivoluzione in Sicilia, durante la
sua lontananza. Venne da Palermo questo fanciullo re, accompagnato
dall'arcivescovo di Palermo, sino a Gaeta per mare. Ch'egli passasse per
la Toscana e per Lucca, si può arguire dagli Atti del comune di Modena
da me pubblicati[2755]. Imperciocchè Frogieri podestà di Modena cogli
ambasciatori d'essa città, cioè con Gherardo Rangone, Aldeprando Pico ed
altri, andò a riceverlo con un corpo d'armati sino allo spedale di San
Pellegrino, che era l'ultimo luogo della giurisdizione di Modena, e
condottolo per le montagne sino al ponte di Guiligua, il consegnò ivi
agli ambasciatori di Reggio e di Parma. Anche la _regina Costanza_ sua
madre per altra via s'incamminò verso la Germania. Le Croniche di
Bologna[2756] e di Reggio[2757] attestano ch'ella passò per quelle città
nell'anno presente. Riccardo da San Germano[2758] differisce l'andata
sua sino all'anno 1218. Abbiamo poi da esso Riccardo che in quest'anno
_Diopoldo duca_ di Spoleti, volendo passare travestito a cavallo di un
asino in Puglia, tradito e scoperto, fu preso in vicinanza del Tevere, e
consegnato al senatore di Roma, che il mise in prigione. L'onnipotente
forza della pecunia servì poscia a liberarlo. Per quanto s'ha da Galvano
Fiamma[2759], in quest'anno i Milanesi irritati per le censure
pontificie, pretendendo che fossero nulle od ingiuste, maggiormente
esercitarono la rabbia loro contra de' Pavesi. Presero e distrussero
varie loro castella; misero l'assedio ad Arena (non già ad Arona, come
sta scritto nel testo del Sigonio[2760]), ma non poterono averla.
Tornarono anche a spogliar la Lomellina. Tace poi questo autore ciò che
si legge nella Cronichetta di Cremona[2761]: cioè che il popolo
cremonese, collegato de' Pavesi, neppur egli stette colle mani alla
cintola in questi tempi. Col guasto e col fuoco distrusse le terre de'
Milanesi e Cremaschi ne' contorni dell'Adda. Lo stesso danno recò a un
tratto del Piacentino. Prese e smantellò Ponte Vico: se pure non è
scorretto questo nome. Azzuffatosi poi l'esercito loro con quel dei
Piacentini presso a Montile fra Ponte Vico e Piacenza, lo sconfisse, e
molti prigioni condusse a Cremona. Gelò sì forte in quest'anno il Po,
che le carra e le bestie vi passavano sopra, e seccarono perciò le viti.
La Cronica di Piacenza[2762] conferma il danno recato da' Piacentini e
Milanesi collegati al distretto di Pavia, coll'incendio di molte
castella, e soggiugne in fine: _Eodem anno fuit praelium de Pontenurio_.
Questa battaglia di Pontenura è spiegata dalla Cronica di Parma[2763].
Ivi dunque si legge che l'oste parmigiano andò sino a Ponte Nura sul
Piacentino, e vi si fece una baruffa colla peggio d'essi Piacentini.
Poscia nel dì 30 di settembre ebbero battaglia i Parmigiani con parte
de' Piacentini, Lodigiani, Cremaschi e Milanesi vicino al medesimo ponte
verso Fontana, e fecero molti prigioni: al qual combattimento
intervennero pochi Cremonesi. Nelle Croniche di Bologna[2764], di
Reggio[2765] e Cesena[2766] è scritto che in quest'anno nel dì 14 di
giugno ebbero i Cesenati dai Riminesi una mala percossa, con lasciare in
man loro mille e settecento prigionieri. Implorato l'aiuto dei
Bolognesi, due mesi dappoi questi con grande sforzo di gente, rinforzati
anche dalla cavalleria e dagli arcieri di Reggio, assediarono il
castello di Sant'Arcangelo per sei settimane. La Cronica Bolognese
racconta che lo presero per forza, con dare il guasto a tutto il paese
intorno. Di questo acquisto non parla la Cronica di Reggio, più antica
dell'altra, e neppur gli Annali di Cesena. Quel che è certo, costrinsero
i Riminesi a rendere tutti i prigioni. Non par già certo che i Cesenati
allora promettessero ubbidienza al comune di Bologna.