[2733] Godefridus Monachus. Alberic. Monachus. Abbas Urspergens.
[2734] Gualvan. Flam., in Manip. Flor., cap. 147.
[2735] Chron. Parmanense, tom. 7 Rer. Ital. Annales Veteres Mutinens.,
tom. 11 Rer. Ital.
[2736] Roland., Chron., lib. 1, cap. 13.
[2737] Roland., Chron., lib. 1, cap. 15. Monachus Patavinus, in Chron.
Antichità Estensi, P. I, cap. 41.
Anno di CRISTO MCCXV. Indizione III.
INNOCENZO III papa 18.
OTTONE IV imperadore 7.
L'anno fu questo in cui lo zelantissimo papa _Innocenzo III_ celebrò uno
de' più insigni concilii generali che abbia tenuto la Chiesa di Dio,
cioè il lateranense quarto[2738]. Nel dì 11 di novembre gli fu dato
principio nella basilica lateranense, e v'intervennero più di
quattrocento tra patriarchi, arcivescovi e vescovi, e più di ottocento
abbati e priori. Furono quivi pubblicati[2739] non pochi decreti
spettanti al soccorso di Terra santa, agli eretici di questi tempi, che
faceano gran guasto e resistenza nel contado di Tolosa e nelle vicine
città; e fu anche trattato della disciplina ecclesiastica, che s'era
molto infievolita in sì torbidi tempi. Avendo preso in quel concilio i
Milanesi a difendere la parte dell'imperadore _Ottone_, il marchese di
Monferrato, siccome parente di _Federigo_, aringò forte in favore di
lui, ed ebbe maggior fortuna. Fra gli altri delitti di Ottone si contò
ancora, ch'egli avea chiamato Federigo il re dei preti. Ora è fuor di
dubbio che esso Federigo, per attestato di Gotifredo monaco[2740], fu in
quest'anno solennemente coronato re di Germania da _Siffredo
arcivescovo_ di Magonza, e legato apostolico in Aquisgrana. Sappiamo
altresì che, ad istanza del papa, egli prese la croce, e si obbligò a
militare in Terra santa. E perciocchè egli in quest'anno fece proclamar
re di Sicilia Arrigo suo figliuolo, non piacendo al pontefice che una
sola persona nello stesso tempo fosse imperadore e re di Sicilia, fu
astretto a rifare una solenne obbligazione al papa, che qualora egli
ottenesse la corona dell'imperio, immediatamente deporrebbe il governo
al re figliuolo, il quale lo riconoscerebbe dalla santa Sede. Poteva
allora chiedere papa Innocenzo III quanto voleva, che tutto largamente
si prometteva, per timore che si facesse giocar l'opposizione
dell'emulo. Vedremo a suo tempo qual memoria e cura di queste promesse e
giuramenti mostrasse lo stesso Federigo. Non è forse ben chiaro se il
papa, che avea barcheggiato finora per osservare dove andassero a
terminare gl'impensati accidenti della guerra, veramente in questo anno
confermasse l'elezion di Federigo: perciocchè, finchè visse Ottone mai
non si volle in Roma far l'ultimo passo di concedere a Federigo la
corona imperiale. Ma non mancano autori, e fra gli altri Riccardo da San
Germano[2741], che scrivono essersi Innocenzo apertamente dichiarato per
l'elezion di Federigo in re de' Romani.
Avea _Aldrovandino marchese_ d'Este colla prudenza, col valore e colla
liberalità ridotta quasi tutta in suo potere la marca d'Ancona[2742]. Ma
nel più bel fiore dell'età sua la morte il rapì, con essersi creduto che
i conti di Celano trovassero la maniera di farlo attossicare. Fu questo
un colpo di sommo svantaggio alla casa d'Este, perchè di maschi non
restò in essa se non _Azzo VII_ marchese d'Este, che cominciò ad
appellarsi anche marchese d'Ancona; ma in tenera età, nè capace per
anche di gareggiar co' suoi maggiori nelle imprese che esigono gran
cuore e senno. Conservò egli bensì gli Stati suoi aviti di Este, Rovigo
e dell'altre terre poste in un felicissimo paese; ma da lì a qualche
anno venne meno la sua autorità in Ferrara, perchè troppo vi crebbe
quella del ghibellino Salinguerra, siccome dirò a suo tempo. Seppe
questo volpone nell'anno presente con sì buone parole e promesse entrare
in grazia di papa Innocenzo (probabilmente dopo la morte del marchese
Aldrovandino), che ottenne da lui l'investitura delle terre che già
furono della contessa Matilda, ne' vescovati di Modena, Reggio, Parma,
Bologna ed Imola, con obbligarsi a servire in campagna coll'armi al
pontefice. L'atto e giuramento suo, prestato nel dì 7 di settembre, si
legge negli Annali ecclesiastici del Rinaldi[2743]. Andando innanzi,
vedremo la fedeltà di costui ai sommi pontefici. Fu cagione la discordia
insorta fra i Padovani e Veneziani, che i primi in quest'anno[2744]
passassero con grandi forze e preparativi verso Chioggia, ed
imprendessero l'assedio della torre di Baiba in tempo di autunno.
Sopravvennero tali pioggie, che furono obbligati a ritirarsi. Diedero
loro alla coda i Chioggiotti e Veneziani, e presero molti uomini, e non
poco del loro equipaggio. Assediarono anche i Reggiani coi Cremonesi
nell'anno presente il castello di Gonzaga, che era dei Mantovani[2745].
Ricorsero questi all'aiuto de' Veronesi, che non mancarono di uscire in
campo con loro. La venuta di questa armata fece risolvere gli assedianti
ad una pronta ritirata. Secondochè abbiamo da Ricordano Malaspina[2746],
per morte data in Firenze a Buondelmonte de' Buondelmonti, entrò in
quella città la divisione, e chi tenne alla parte dei Guelfi, e chi a
quella de' Ghibellini. Ricordano fa un catalogo delle nobili famiglie
che abbracciarono chi questa e chi quella fazione. Scrive Galvano
Fiamma[2747] essere entrati ancora in questo anno i Milanesi ostilmente
nella Lomellina de' Pavesi, con prendere per forza Garlasco, e menar via
gran quantità di bestie e mobili. Aggiugne, che, avendo essi fatta lega
con _Tommaso conte_ di Savoia, il quale personalmente venne con mille
cavalli in loro aiuto, si portarono all'assedio di Casale di
Sant'Evasio, terra nobile, che, venuta in loro potere nel dì 20
d'agosto, per aderire alle preghiere del popolo di Vercelli, fu da essi
disfatta da' fondamenti. Andarono poscia anch'essi in favor d'esso conte
nel Piemonte, ed obbligarono il marchese di Pimasio (se pure non è
scorretto questo nome) a cercar accordo col conte di Savoia. Scrive il
Sigonio[2748] che questo marchese fu quello di Monferrato. Mancò di vita
nel giugno dell'anno presente, e non già nel precedente, come lasciò
scritto Galvano Fiamma, _Sicardo_, uno de' più riguardevoli vescovi di
Cremona, di cui è restata una Cronica[2749] da me data alla luce.