[2720] Sicard., in Chron. Alber. Monac., in Chron.
[2721] Monach. Patavinus, in Chron.
[2722] Gualv. Flamm., in Manipul. Flor. cap. 246.
[2723] Sigonius, de Regno Ital., lib. 16.
[2724] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom 6 Rer. Ital.
[2725] Paris. de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Ital.
[2726] Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.
[2727] Antichità Estense, P. I, cap. 41.
[2728] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2729] Roland., lib. 1, cap. 12. Monachus Patavin., in Chron. Antichità
Estensi, P. I, cap. 41.
[2730] Chron. Estense, tom 15 Rer. Ital. Gerardus Maurisius, Hist., tom.
8 Rer. Italic.
[2731] Malvecius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
[2732] Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCCXIV. Indizione II.
INNOCENZO III papa 17.
OTTONE IV imperadore 6.
Succedette in quest'anno una famosa battaglia campale fra l'imperadore
_Ottone_ e _Filippo re_ di Francia[2733]. Si trovarono a fronte i due
potentissimi eserciti nel dì 27 di luglio a Ponte Bovino, e vennero alle
mani. Dalla parte di Ottone militavano le forze del re d'Inghilterra, i
duchi del Brabante e di Limburgo, e i conti di Fiandra e di Bologna. Il
fiore dei Franzesi col duca di Borgogna era nella altra parte. Lungo
tempo durò l'ostinato combattimento, e infine i Franzesi riportarono una
piena vittoria, con far moltissimi prigioni di conto, e grosso bottino.
Questa disgrazia diede il crollo agl'interessi dell'imperadore Ottone,
che da lì innanzi stentò a sostenersi in piedi. Se vogliamo prestar fede
a Galvano Fiamma[2734], in quest'anno i Milanesi vogliosi di vendicarsi
de' Cremonesi, per la rotta ricevuta nel precedente anno, con potente
sforzo andarono sino a Zenevolta. S'incontrarono coi Cremonesi, e
menarono così ben le mani, che li sconfissero e presero il loro
carroccio. In pruova di ciò il Fiamma cita la Cronica di Sicardo. Ma
giusto fondamento c'è di sospettare immaginaria e finta questa rotta de'
Cremonesi. Ne' due testi, dei quali mi sono servito per pubblicar la
Cronica di Sicardo, nulla di ciò si legge. Nulla nelle Croniche di
Cremona, Piacenza, Parma ed altre, che, dopo aver parlato sì chiaramente
della vittoria riportata dai Cremonesi all'anno precedente, se questa
gran percossa data loro dai Milanesi sussistesse, ne avrebbero anche
esse fatta menzione. Aggiugne esso Fiamma che, entrati i Milanesi nella
Lomellina de' Pavesi, vi espugnarono varie castella. Questo potrebbe
stare. Abbiamo bensì dalla Cronica di Cremona che nell'anno presente i
Cremonesi fecero oste sopra i Piacentini, con bruciar molto paese, e
prender alcune lor terre. Irritati anche i Modenesi[2735] per l'affronto
e danno loro inferito nell'anno precedente da un nipote di Salinguerra,
messo insieme un grosso esercito, con cui s'accoppiarono ancora i
Parmigiani, Mantovani e Ferraresi del partito di _Aldrovandino marchese_
d'Este, andarono a mettere l'assedio a Ponte Dosolo, ed, impadronitisi
di esso nella festa di san Martino, diedero alle fiamme e smantellarono
quel castello, con portarne a Modena in segno di vittoria la campana,
che fu posta nella torre maggiore, e adoperata dipoi a sonar nona. Somma
tranquillità godeva in questi tempi la città di Padova. Accadde che si
tenne gran corte, e si preparò un giuoco o spettacolo pubblico nella
città di Trivigi, descritto da Rolandino[2736]. V'intervenne da Venezia
e da Padova molta nobiltà dell'uno e dell'altro sesso. Nel combattimento
che si fece per prendere un finto castello, si appiccò lite fra i
Veneziani e Padovani, gareggiando tutti per aver la preminenza del
conquisto. Fu nella mischia stracciato un pezzo della bandiera di san
Marco portata dai Veneziani, e ne sorse tal rumore, che i presidenti al
giuoco lo fecero dismettere. S'ingrossò forte per questo accidente
l'odio dei Veneziani contra de' Padovani, in guisa che serrarono tutti i
passi delle mercatanzie, e andò poi più innanzi la briga. Le replicate
istanze di papa Innocenzo mossero nell'anno presente Aldrovandino
marchese d'Este a passare nella marca d'Ancona. N'era egli al pari di
suo padre stato investito dalla Sede apostolica. Ma sopraggiunta
l'immatura morte del padre, e per varii suoi scabrosi affari trovandosi
egli impegnato in Lombardia, i conti di Celano, fautori di Ottone
Augusto, s'erano impadroniti di quella contrada. Potè egli solamente ora
accudire a quel dominio. Impegnò tutti i suoi allodiali, e lo stesso
fratello suo _Azzo VII_ ai prestatori fiorentini per mettere insieme
delle grosse somme di danaro da far gente[2737]. Allorchè ebbe in pronto
un buon esercito, marciò verso quella marca, dove gli convenne un gran
coraggio per le molte opposizioni a lui fatte, parte dai popoli della
terra, e parte dai conti suddetti. Tuttavia diede loro varie rotte; ed
avea messo in buono stato quella signoria, quando la morte venne a
rompere tutte le di lui misure, come dirò all'anno seguente.