NOTE:

[2659] Abbas Urspergensis, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron., et

alii.

[2660] Gerard. Maurisius, Hist. tom. 8 Rer. Ital.

[2661] Annales Veteres Mutinens., tom, 11 Rer. Italic.

[2662] Otto de S. Blasio, in Chron.

[2663] Gualvan. Flamm., in Manip. Flor., cap. 244. Corius, Bossius, et

alii.

[2664] Tristan. Calcus, Histor. Mediolan.

[2665] Johan. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

[2666] Otto de S. Blasio, in Chron., Arnold. Lubec. Godefridus Monach.

Matthaeus Paris. Histor. Angl.

[2667] Abbas Urspergens., in Chron. Jordanus, in Chron.

[2668] Richard. de S. Germ., in Chron.

[2669] Albericus Monachus, in Chronic. Appendix ad Robert. de Monte.

[2670] Gerard. Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital. Memor. Potest.

Regiens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2671] Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Italic.

Anno di CRISTO MCCX. Indizione XIII.

INNOCENZO III papa 13.

OTTONE IV imperadore 2.

Trovavasi l'imperadore Ottone tuttavia in Toscana _XIII kalendas

februarii_ dell'anno presente, ciò apparendo da un suo diploma dato ad

_Azzo VI marchese d'Este apud Clusinam civitatem_[2672]. Intorno al qual

documento è da avvertire che il saggio pontefice Innocenzo negli anni

addietro, attento a ricuperar dalle mani de' Tedeschi gli Stati della

Chiesa romana, standogli forte a cuore la marca d'Ancona, perchè non

avea forze bastevoli per ricuperare e sostener quel paese alla sua

divozione, lo concedette con investitura al suddetto marchese d'Este,

ben conoscendo di che valore egli fosse dotato. Abbiamo di ciò la sicura

testimonianza di Rolandino[2673] storico di questo secolo. Ma avendo

l'Augusto Ottone IV preteso che quello Stato appartenesse all'imperio,

giudicò meglio il marchese Azzo di prenderne l'investitura anche da esso

imperadore, e forse con tacito consenso del pontefice, acciocchè non si

annidasse in quel dominio qualche persona mal affetta alla santa Sede.

Ottone dunque l'investì di quella marca, che abbracciava allora le città

d'_Ascoli, Fermo, Camerino, Osimo, Ancona, Umana, Iesi, Sinigaglia,

Fano, Pesaro, Fossombrone, Cagli e Sassoferrato_. Viene ivi chiamato

_cognatus noster Azzo marchio estensis_ da Ottone, perchè amendue

discendeano dal marchese _Azzo III_, comune stipite della linea di

Germania e dell'italiana. Un altro diploma d'esso Ottone, dato in

Foligno nel dì cinque di gennaio, ho io quivi accennato. Presso

l'Ughelli[2674] un altro se ne legge, dato _apud Pratum_ in Toscana

_VIII idus februarii_. Era esso Augusto _apud Imolam III calendas

aprilis_, come costa da un altro suo diploma riferito dal medesimo

Ughelli[2675]. Trasferitosi anche a Ferrara, quivi pubblicò un editto

contro gli eretici paterini, ossia gazari, mettendoli al bando

dell'imperio, coll'intimar pene gravissime contra dei medesimi. Il suo

diploma, da me pubblicato[2676], fu dato _Ferrariae VIII kalendas

aprilis_ del presente anno. Probabilmente in questa congiuntura ch'egli

pacificò insieme il suddetto Azzo VI marchese di Este e _Salinguerra_

competitori nella signoria di Ferrara[2677]. _Imperator praedictus venit

Ferrariam, et pacem fecit inter marchionem estensem et dominum

Salinguerram_: così è scritto nella vecchia Cronica Estense. Altrettanto

abbiamo dagli antichi Annali di Modena[2678]. Passò dipoi l'imperadore

Ottone a Milano, dove furono da lui spediti nel mese d'aprile tre

diplomi accennati dal signor Sassi[2679]. Ch'egli si trattenesse in

quelle parti, e si trovasse in Piacenza nel mese di giugno, in Cremona,

in Alba, in Brescia e in Vercelli, apparisce da altri suoi diplomi. Che

parimente egli soggiornasse vicino a Pavia nel dì 17 agosto dell'anno

presente, si raccoglie da un altro suo diploma presso il suddetto

Ughelli nel catalogo de' vescovi di Parma. Tenne anche un parlamento in

essa città di Parma[2680]. Era antico l'odio di Ottone, perchè erede

della casa de' Guelfi, contra di _Federigo II_ re di Sicilia, erede

della casa ghibellina di Suevia. Crebbe questo alla pubblica notizia

ch'esso Federigo aspirava all'imperio, anche prima della coronazion di

Ottone. E giacchè s'erano stranamente imbrogliati gli affari fra esso

Ottone e _papa Innocenzo_, che gran parzialità mostrava per Federigo,

Ottone, senza voler far caso che il regno di Sicilia da tanto tempo

dipendeva dalla sovranità dei soli romani pontefici, sconsigliatamente e

contra de' giuramenti si lasciò trasportare a dichiarar la guerra al

medesimo Federigo, e ad invadere i di lui Stati di qua dal Faro. Abbiamo

da Rigordo[2681] che egli aveva ancora occupato _castra et munitiones,

quae erant juris beati Petri, Aquapendens, Radicofanum, Sanctum

Quiricum, Montem Flasconis, et fere totam Romaniam_. Intanto egli ebbe

dei segreti negoziati in Puglia col conte Diopoldo tante volte nominato

di sopra, e il guadagnò col dargli l'investitura del ducato di Spoleti.

Scrive il Sigonio[2682] di averla veduta, data _XIII kalendas

februarias_ dell'anno presente.

Tirò eziandio nel suo partito Pietro conte di Celano, potente signore in

quelle contrade. Studiossi inoltre di metter pace fra i Genovesi e

Pisani[2683], per aver aiuto da loro nella meditata impresa. A questo

fine, mentre era in Piacenza, chiamò colà i lor deputati; si fece

consegnare i prigioni dell'una e dell'altra parte, e intimò una tregua

fra loro dalla vicina festa di san Michele sino a due anni. Ciò fatto,

verso il principio di novembre s'incamminò con un possente esercito di

Tedeschi, Toscani e Lombardi alla volta della Puglia. Fin qui avea il

pontefice Innocenzo III adoperate esortazioni e minaccie per rimettere

in buon cammino questo principe; ma nulla avendo operato le parole, e

scorgendolo più che mai spinto dalla sua passione a perdere affatto il

rispetto alla santa Sede, venne finalmente ai fatti, cioè il dichiarò

scomunicato[2684]. L'intrepidezza di questo papa bastante era a fargli

prendere sì gagliarda risoluzione; ma non lasciò egli di misurar prima

anche le forze temporali, che potevano assisterlo in tal congiuntura.

Non lieve odio portavano i Romani ad Ottone: il che assicurava il

pontefice della loro aderenza e costanza. Faceva anche gran capitale

delle forze di Federigo II re di Sicilia, unitissimo seco di interessi.

Nè minore speranza fondava egli su quella di Filippo re di Francia

nemico di Ottone, alla cui esaltazione dianzi aveva egli fatto ogni

possibil contrasto. Sapeva inoltre papa Innocenzo quanto poteva

promettersi di molti de' più possenti principi della Germania; e ne

vedremo presto le pruove. Però al prudente e zelante pontefice non

mancavano i mezzi umani per sostenere i suoi atti. Ciò non ostante,

marciò l'Augusto Ottone in Puglia[2685], e, dalla parte di Rieti

entrato, s'avanzò a Marsi e a Comino, con riempiere di terrore quelle

contrade. Roffredo abbate di Monte Casino contro il parere de' suoi

monaci andò a trovarlo, e benignamente ricevuto ne riportò salvaguardie

per li suoi Stati. Celebrata la festa di san Martino vicino a Sora,

passò Ottone all'assedio della città d'Aquino, che fu valorosamente

difesa da Tommaso, Pandolfo e Roberto conti di quella città. Venne alle

sue mani Capoa col suo principato, datagli da Pietro conte di Celano.

Salerno gli fu consegnato da Diopoldo creato duca di Spoleti. Oltre ad

altre città, anche i Napoletani, per odio che portavano alla città

d'Aversa, spontaneamente se gli diedero, con attizzarlo poi a mettere

l'assedio a quella città. Durò questo sino alla Natività del Signore, e

vedendo Ottone di non poter più sussistere in campagna a cagion della

stagione, dopo aver fatta una composizione cogli Aversani, si ritirò ai

quartieri di verno in Capoa, dove attese a far fabbricar macchine da

espugnar le città. In tale stato erano gli affari di quelle parti. Fu in

quest'anno fieramente agitata la città di Cremona[2686] dalle civili

fazioni insorte fra il popolo della città nuova e quel della vecchia, e

si venne molte volte alle mani. Interpostosi il vescovo Sicardo,

restituì loro la pace, ma pace che, secondo il costume di que' tempi

sconcertati, ebbe corta durata. Una delle applicazioni del popolo di

Modena[2687] in quest'anno fu quella d'indurre l'abbate di Frassinoro,

che sulle montagne possedeva molte terre, a sottomettersi alla città per

godere del suo patrocinio. Così le città libere d'allora andavano

pelando i vescovi ed abbati, con intromettersi nelle loro giurisdizioni,

giugnendo in fine a liberarli dalla cura di que' temporali governi, ed

accrescendo in questa maniera il proprio distretto. Fabbricarono ancora

essi Modenesi il castello di Spilamberto. Vo io credendo che riducessero

quella terra in fortezza, poichè anche ne' tempi posteriori se ne truova

memoria.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 226 / 277 题