[2672] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
[2673] Roland., Chron., lib. 1, cap. 10.
[2674] Ughel., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Pistoriens
[2675] Ughel., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Parmens.
[2676] Antiquit. Ital., Dissert. LX.
[2677] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2678] Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[2679] Saxius, in Not. ad Sigonium, de Regn. Italic.
[2680] Chron. Parmense, tom. 11 Rer. Ital.
[2681] Rigord., de Gest. Philip. Reg. Franc.
[2682] Sigon., de Regno Ital., lib. 16.
[2683] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Italic.
[2684] Godefr. Monach. Albertus Stad. Richardus de S. Germano. Rigordus.
Sicardus et alii.
[2685] Richardus de S. Germano, in Chron. Johan. de Ceccano, Chron.
Fossaenovae.
[2686] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.
[2687] Annales Veteres Mutinens., tom. 6 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCCXI. Indizione XIV.
INNOCENZO III papa 14.
OTTONE IV imperadore 3.
Venuta la primavera, continuò l'imperadore _Ottone_ le conquiste nel
regno siciliano di qua dal Faro[2688]. Sottomise a' suoi voleri tutta la
Puglia, la Terra di Lavoro, e quasi interamente la Calabria, ed arrivò
fino a Taranto. Abbiamo dall'Abbate Urspergense[2689] che papa
_Innocenzo III_, desideroso pur d'estinguere questo fiero incendio,
avea, durante il verno, mandato innanzi e indietro a Capoa l'abbate di
Morimondo, per indurre alla pace, o a qualche aggiustamento, Ottone,
contentandosi piuttosto di patir del danno negli Stati, che di
permettere la rovina del _re Federigo_. Ma indarno andarono i messi e le
proposizioni d'accordo. Ubbriacato Ottone dalla ridente fortuna, tutto
rigettò, perchè persuaso di poter oramai balzare dal trono il giovinetto
re[2690]. Infatti i Saraceni di Sicilia segretamente gli fecero sapere
che prenderebbono l'armi per lui. Abbiamo anche dagli Annali
Pisani[2691] che in aiuto di esso Augusto furono armate in Pisa quaranta
galee, le quali andarono fino a Procida, credendo di potere trovar quivi
l'imperadore. In somma si disponeva Ottone IV a passare in Sicilia, e
pareano in total decadenza gli affari del re Federigo II, quando ecco
scoppiare una terribil mina, da Ottone non preveduta. Tanto seppe fare
il non dormiglioso papa Innocenzo, col favore ancora di _Filippo re_ di
Francia, che indusse molti vescovi della Germania non solamente a
pubblicar la scomunica contra di Ottone, e a dichiararlo decaduto, ma
ancora a trattar di eleggere in suo luogo re de' Romani Federigo II. In
questa lega concorsero _Siffredo arcivescovo_ di Magonza, legato
apostolico, l'arcivescovo di Treveri, il lantgravio della Turingia, il
re di Boemia, il duca di Baviera, il duca di Zeringhen, ed altri vescovi
e principi. Soffiò non poco in questo fuoco anche il suddetto re di
Francia Filippo, che, per aver tolta la Normandia al re d'Inghilterra,
non potea tollerar le prosperità di Ottone Augusto, parente strettissimo
e collegato coll'Inglese. Gotifredo monaco scrive che questi principi si
raunarono in Bamberga, e fu proposta l'elezion di Federigo; ma che, non
accordandosi fra loro, restò sospeso il colpo. L'arcivescovo di Magonza
bensì pubblicò dappertutto le censure contra di Ottone: dal che presero
motivo _Arrigo conte_ palatino del Reno, fratello d'esso Ottone, e il
duca del Brabante e i nobili della Lorena di dare un terribil guasto al
territorio di Magonza. Nella Cronica di Fossanuova[2692], e presso
Alberico[2693], Sicardo[2694] ed altri, si legge che seguì di fatto
l'elezion di Federigo in Germania. Sembra almen certo che intanto que'
principii sollecitassero il pontefice a spignere in Germania il
giovinetto Federigo. Quel che è certo, furono cagione questi disgustosi
avvisi che Ottone tagliasse il corso alle sue vittorie in Puglia, e ai
disegni di portar la guerra in Sicilia, e cominciasse a pensare alla
propria casa, a cui era attaccato il fuoco. Congregati dunque i baroni
di quelle contrade, raccomandò loro la costanza nella sua fedeltà, virtù
per altro poco conosciuta da quegli instabili popoli; e, preso da loro
congedo, venne nel mese di novembre in Lombardia per impedire a Federigo
il passaggio in Germania. I Pisani[2695], ch'erano iti fino a Napoli in
aiuto di lui colle lor quaranta galee, non sentendone più nuova, se ne
tornarono, senza far altro, al loro paese. Venuto l'Augusto Ottone in
Lombardia[2696], tenne in Lodi un parlamento, per esaminar qual conto
egli potesse fare degli animi e de' soccorsi di questi popoli. Trovò che
il pontefice avea già preoccupato più d'uno contra di lui. _Estensis
enim marchio jam cum Papiensibus et Cremonensibus, et Veronensibus
consensit summi ponteficis foedus inire contradictionis_; sono parole di
Sicardo allora vescovo di Cremona. Infatti nè il marchese d'Este, nè i
deputati di Pavia, Cremona e Verona vollero intervenire a quella dieta.
Ma i Milanesi, siccome quelli che amavano forte la casa estense-guelfa
dei duchi di Sassonia, e odiavano la ghibellina dei duchi di Suevia, da
cui tanti mali aveano ricevuto, larghe promesse fecero all'Augusto
Ottone, e gli altri non mancarono di dargli buone parole[2697]. Avea il
pontefice Innocenzo solennemente confermata nel giovedì santo la
scomunica contra di lui. Poscia mise l'interdetto a Napoli e a Capoa,
perchè aveano comunicato con lui. Scrisse contro i Pisani, i Bolognesi
ed altri che favorivano lo scomunicato Augusto. In questi tempi
l'indefesso marchese d'Este _Azzo VI_ coll'aiuto de' Cremonesi[2698]
ricuperò Ferrara, e ne cacciò Ugo da Guarnasio, lasciato ivi per podestà
da esso Ottone. Che anche Salinguerra mutasse aria in tal congiuntura,
se non è certo, è almen credibile. Troviamo parimente presso papa
Innocenzo menzione della presa di Ferrara, fatta dal marchese d'Este, in
una lettera scritta in quest'anno _VII idus junii_[2699]. In Cremona la
parte del popolo di città nuova, non potendo reggere alla forza di quei
della città vecchia, restò abbattuta e spogliata de' suoi averi. Tanto
ancora si industriò in questi tempi Eccelino da Onara, signor di
Bassano, che ottenne dall'imperadore il governo della città di
Vicenza[2700]: il che fu il primo gradino, che portò dipoi il crudele
Eccelino da Romano suo figliuolo alla potenza che vedremo.