[2642] Arnold. Lubecensis, lib. 7, cap. 14. Otto de S. Blasio. Abbas
Urspergens. Godefridus Monachus.
[2643] Gerardus Maurisius Hist., tono. 8 Rer. Ital.
[2644] Roland., lib. 1, cap. 9.
[2645] Paris. de Cereta, Chron., tom. 8 Rer. Ital.
[2646] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2647] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
[2648] Annal. Veter. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[2649] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6. Parisius de Cereta, in Chron.,
tom. 8 Rer. Ital.
[2650] Memoriale Potest. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
[2651] Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[2652] Anonymus Casinensis, in Chron.
[2653] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2654] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2655] Gualv. Flamma, in Manipul. Flor., cap. 241.
[2656] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.
[2657] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.
[2658] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCIX. Indizione XII.
INNOCENZO III papa 12.
OTTONE IV imperadore 1.
Solennizzò in quest'anno con dispensa pontificia _Ottone IV_ re de'
Romani in Wirtzburg le sue nozze con _Beatrice_ figliuola del _re
Filippo_ ucciso[2659]. Aveva egli messo al bando dell'imperio _Ottone_
conte palatino di Witelspach uccisore del medesimo, e confiscati i di
lui Stati, con distribuirli a varie persone. Questi nell'anno presente
colto da Arrigo di Calendin maresciallo, restò con più ferite tolto dal
mondo. Inviò in Italia _Volchero_ patriarca d'Aquileia a riconoscere i
diritti imperiali, e a disporre le città per la sua venuta. Sopra di che
è da leggere il Sigonio. Acconciò egli intanto tutti i suoi affari con
_papa Innocenzo III_, per poter passare a Roma, e ricevere la corona
imperiale. Tutto quanto seppe dimandare il pontefice, fu
liberalissimamente accordato e promesso da lui, mentre era nella città
di Spira, con obbligarsi di restituire alla Chiesa romana _tutta la
terra di Radicofani sino a Ceperano, la marca d'Ancona, il ducato di
Spoleti, la terra della contessa Matilda, la contea di Bertinoro,
l'esarcato di Ravenna, la Pentapoli, e tutto quanto era espresso in
molti privilegii d'imperadori e re dai tempi di Lodovico Pio_. Ciò
fatto, Ottone, dopo aver celebrata in Augusta la festa de' santi
Apostoli Pietro e Paolo, con forte esercito per la valle di Trento calò
in Italia. Passò l'Adige sopra un ponte fabbricato dai Veronesi[2660],
da' quali pretese e ricevette la rocca di Garda. Furono a pagargli il
tributo de' loro ossequii _Azzo VI marchese_ d'Este, ed Eccelino da
Onara, fra' quali passavano nimicizie, ed, altercando insieme, si
sfidarono alla presenza d'esso re. Curioso è quanto racconta il Maurisio
dell'incontro di questi due emuli, e della cura ch'ebbe Ottone di
pacificarli, e de' sospetti poi conceputi di loro. Ne ho parlato nelle
Antichità Estensi. Ordinò egli al marchese di rimettere in libertà i
prigioni; e fu ubbidito. Venne Ottone verso Modena[2661], e si attendò
nel distretto di Spilamberto. Indi, per testimonianza di Ottone da San
Biagio[2662], passò a Bologna, dove concorsero tutti i principi e
deputati delle città d'Italia, e vi fu fatta gran corte e festa. Di là
portossi a Milano, ricevuto con gran pompa ed allegria da quel popolo.
In tale occasione gli storici milanesi scrivono[2663] che esso re prese
nella basilica di santo Ambrosio la corona del regno d'Italia, nè per
tal funzione volle chiedere o ricevere quella contribuzion di danaro
che, secondo il costume, si pagava dai popoli. Tristano Calco[2664]
differisce all'anno seguente la di lui coronazione italica: il che
sembra poco verisimile, l'uso essendo stato che la corona del regno
d'Italia precedentemente alla romana si conferisse. Ma certo non
sussiste il dirsi da Galvano Fiamma, che Ottone fosse coronato nel
_sabato_ santo di quest'anno, perchè egli non era per anche disceso in
Italia; e tal asserzione può piuttosto persuaderci l'opinione del
Calchi, che riferisce la di lui coronazione in Milano al sacro giorno di
Pasqua dell'anno susseguente. Dopo aver quivi dato ordine agli affari
del regno d'Italia, si rimise in viaggio il re Ottone, e, passato
l'Appennino, per tutta la Toscana fu ben veduto ed accolto. Trovò a
Viterbo papa Innocenzo[2665], che l'aspettava; e concertata con lui la
coronazione romana, e confermati i giuramenti, continuò il viaggio alla
volta di Roma coll'esercito suo, accresciuto di molte migliaia
d'Italiani, e andò ad accamparsi nelle vicinanze di san Pietro, cioè
della basilica vaticana. In essa poi dalle mani di papa Innocenzo III
ricevette l'imperial corona e benedizione. Il giorno di sì solenne
funzione è controverso fra gli storici[2666]. Alcuni la scrivono fatta
nel dì 27 di settembre, giorno di domenica, altri nella seguente
domenica, giorno 4 d'ottobre. Non ho io trovato finora lumi bastanti per
decidere questo dubbio, parendomi nulladimeno più probabile la seconda
opinione. Accompagnò Ottone colla corona in capo il pontefice sino alla
porta di Roma fra la gran calca delle sue truppe, e tornossene dipoi al
suo padiglione.
Ma questa gran festa ed allegria mutò ben presto aspetto. Ossia, come
vogliono alcuni[2667], che accidentalmente venissero alle mani i Romani
coi Tedeschi a cagione di qualche danno o insolenza loro fatta; oppure,
secondo altri, che il popolo romano pretendesse quei grossi regali, che
da alcuni precedenti Augusti erano stati lor fatti nella coronazione
romana, e Ottone ricusasse di soddisfarli; certo è che seguì fra i
Romani e Tedeschi una calda baruffa, e la peggio toccò alle genti del
novello imperadore. _Non sine strage magna suorum_, dice Riccardo da San
Germano[2668]. Giordano ed Alberico monaco dei tre Fonti[2669]
amplificando, a mio credere, questo avvenimento, scrivono: _Multi de
Teutonicis occisi sunt, et plurimi damnificati, ita quod dictum est
postea, in illo bello mille centum equos amisisse imperatorem, praeter
homines occisos, et alia damna_. Non ci è fondamento bastante di credere
così gran perdita. Ma verisimilmente per questo accidente cominciò a
turbarsi la buona armonia fra il papa e l'imperadore, il quale, venuto
in Toscana, parte quivi e parte in Lombardia passò il verno seguente,
con aver licenziata la maggior parte dell'armata sua. Parmi ancora
credibile che non tardasse molto l'Augusto Ottone ad occupare o a non
restituire alcuni degli Stati della Chiesa romana, non ostante la
promessa e il giuramento da lui prestato. La storia è qui molto scarsa,
nè ci scuopre le cagioni tutte che produssero dipoi tanti sconcerti fra
la santa Sede e il suddetto imperadore. Sappiamo da tutti che papa
Innocenzo III accusò di usurpazione e perfidia Ottone; e che,
all'incontro, Ottone pretendeva di non operar contro il giuramento fatto
in favor del pontefice, con dire ch'egli prima avea nella sua
coronazione germanica giurato di conservare e ricuperare gli Stati e i
diritti imperiali. Si può credere che mettessero la zampa nel consiglio
imperiale i legisti politici, con rappresentare ad Ottone l'esempio de'
suoi predecessori, che aveano goduto il dominio di quegli Stati, e date
ne aveano le investiture: il che era stato praticato anche da _Arrigo I_
imperadore santo. Forse ancora chiamarono ad esame i diplomi delle
concessioni fatte ai papi dagli imperadori fin da' tempi di Lodovico Pio
sino a questi, con trovarvi delle difficoltà. Comunque sia, egli è fuor
di dubbio che grande strepito fece il pontefice contra di Ottone,
l'ammonì per mezzo dell'arcivescovo di Pisa, ma indarno sicchè giunse
infine ad atterrarlo, siccome vedremo. Più che mai seguitava intanto il
vigilantissimo papa a tenersi ben unito con _Federigo II_ re di Sicilia,
considerando il bisogno che potrebbe occorrere di quel principe, qualora
le speranze da lui concepute di Ottone IV rimanessero deluse. Fu egli
dunque che consigliò a Federigo di accasarsi; fu egli ancora mediatore
del matrimonio di lui con _Costanza_ figliuola del re d'Aragona. Nel
mese di febbraio del presente anno, essendo stata condotta questa
principessa a Palermo, con rara magnificenza se ne celebrarono le nozze.
Abbiamo da Gerardo Maurisio[2670] e da altri storici che in quest'anno
_Salinguerra_ capo de' Ghibellini in Ferrara, co' suoi aderenti seppe
far tanto, che rientrò in Ferrara, spogliò di quel dominio _Azzo VI
marchese_ d'Este, e cacciò in esilio tutti i di lui partigiani.
Trovavasi allora il marchese collo esercito suo accompagnato dai
Veronesi e Vicentini verso la Brenta, per passare alla distruzione della
nobil terra di Bassano, dove Eccelino da Onara nemico suo signoreggiava.
Erano anche in armi i Trivisani, per dar aiuto ad esso Eccelino. Arrivò
al marchese la nuova della perdita di Ferrara: allora precipitosamente
levò il campo e tornossene a Vicenza, ubbidiente in questi tempi ai suoi
cenni, e fu inseguito da Eccelino sino alle porte di quella città. Non
andò più innanzi questa briga, perchè, arrivato il re Ottone, che veniva
allora dalla Germania, ad Orsaniga, tanto il marchese che Eccelino
dovettero ire alla corte, siccome ho di sopra accennato. In
Cremona[2671] ancora nell'anno presente v'entrò la discordia. Il popolo
si divise in due fazioni: l'una teneva la città vecchia, e l'altra la
nuova, di modo che arrivarono nell'anno seguente cadauna delle parti ad
eleggere il suo podestà.