[2632] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[2633] Anonymus Casinens., in Chron. Richardus de S. Germano.
[2634] Roland., lib. 1, cap. 9. Gerard. Maurisius, tom. 8 Rer. Ital.
[2635] Parisius de Cereta, Chron. Veron., tom. 8 Rer. Italic.
[2636] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.
[2637] Arnold. Lubec., lib. 7, cap. 6.
[2638] Abbas Urspergens., in Chron.
[2639] Arnol. Lubec., Chron., lib. 7, cap. 6. Albert. Stad., ad annum
1207.
[2640] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
[2641] Guichenon, Histoire de la Mais. de Savoye, tom. 3.
Anno di CRISTO MCCVIII. Indizione XI.
INNOCENZO III papa 11.
Vacante l'imperio.
Già il tutto era disposto per la riconciliazione ed esaltazione del _re
Filippo_; già avea egli spedito i suoi ambasciatori a PAPA INNOCENZO III
per la confermazione dei capitoli accordati coi legati apostolici:
quando un funesto accidente scompigliò e rovesciò tutti questi
disegni[2642]. Soggiornava il re Filippo in Bamberga, raunando un
potente esercito contra del _re Ottone_, oppur contra di _Waldemaro re_
di Danimarca, collegato d'esso Ottone. Trovandosi alla sua corte Ottone
palatino conte di Witelspach, uomo facinoroso, sdegnato con esso Filippo
per alcune cagioni, e specialmente per non aver potuto impetrare da lui
in moglie _Cunigonda_ di lui figliuola, benchè ne fossero seguiti gli
sponsali o le promesse: nel giorno in cui s'era Filippo fatto salassare
ad amendue le braccia, chiese udienza per parlargli. Ammesso nella
camera del re, sguainato il ferro, con un sol colpo vibrato alla testa,
lo stese morto a terra. Sbrigato poi con altri colpi da chi voleva
arrestarlo, e salito co' suoi nei preparati cavalli, felicemente si mise
in salvo. Quest'orrido eccesso, commesso nel dì 21 di giugno, oppure nel
seguente, si tirò dietro la detestazione di tutti, e massimamente del re
Ottone, che nulla ebbe che fare nella risoluzion presa da questo
assassino. Tornò bensì in vantaggio di esso Ottone l'altrui iniquità;
perciocchè, tenuta una dieta ad Alberstad, quivi con unanime consenso
dei principi fu di nuovo eletto re de' Romani e di Germania. Poscia in
un altro più solenne parlamento congregato in Francoforte nella festa di
san Martino, non solamente ricevette le regali insegne, ma conchiuse
ancora un altro importante affare, cioè di prendere in moglie _Beatrice_
figliuola dell'ucciso re Filippo, la quale gli portò poi in dote
trecento cinquanta castella, e gli altri allodiali della casa di Suevia,
quasichè per nulla si contasse allora _Federigo II re_ di Sicilia,
nipote d'esso Filippo. Così per tutta la Germania rifiorì la pace e la
tranquillità; e papa Innocenzo, dopo aver detestato l'assassinio fatto a
Filippo, rivolse tutto il suo studio e le sue carezze in favore del re
Ottone. Attese dal suo canto anche Ottone a guadagnarsi gli animi de'
principi già suoi avversarii, con rinunziare particolarmente alle
pretensioni sue sopra quegl'immensi Stati, de' quali era stato spogliato
a' tempi di Federigo Barbarossa il duca _Arrigo Leone_ suo padre.
Per vendicarsi dell'affronto ricevuto nell'anno addietro in Verona dagli
emuli suoi, _Azzo VI, marchese_ d'Este[2643] congregò un potente
esercito di Lombardi, Romagnuoli e della marca di Verona, e massimamente
ebbe in suo aiuto il comune di Mantova. Con queste forze entrato in
Verona, s'impadronì di qualche fortezza. In aiuto della fazione
contraria dei Montecchi accorse Eccelino da Onara, soprannominato poi il
Monaco, con un buon corpo di gente. Vennero anche i Vicentini fino alle
porte, per desiderio di metter pace; ma guerra vi fu, e si venne a
battaglia nella Braida di Verona, in cui, dopo ostinato combattimento e
strage di molti, la vittoria si dichiarò in favore del marchese.
Fuggirono i Montecchi, e si fecero forti nelle rocche di Garda e di
Peschiera. Le lor torri e case in Verona furono diroccate, e da lì
innanzi il marchese Azzo col conte di San Bonifazio signoreggiò, finchè
ebbe vita, in quella città. Ho ben io raccontato questo avvenimento
sotto l'anno presente colla scorta di Rolandino[2644]. Ma Parisio da
Cereta[2645] mi par più degno di fede, perchè scrittor veronese, e non
men antico dell'altro. Questi lo riferisce all'anno 1207, e ci assicura
che quel conflitto accadde nel dì 29 di settembre, festa di san Michele.
Scrive ancora Rolandino che il suddetto Eccelino, padre del crudele
Eccelino, restò prigione del marchese, che il trattò con gran cortesia
ed onorevolezza, e infine, donatagli la libertà senza riscatto, il fece
nobilmente accompagnare fino a Bassano. E quivi Rolandino prorompe in
lode di questi tempi, ne' quali sì buon trattamento si faceva ai nemici
prigionieri, laddove cinquanta anni dappoi ogni sorta di crudeltà si
cominciò a praticar contra di essi. Gherardo Maurisio, scrittore
parzialissimo della casa d'Eccelino, scrive ch'egli ebbe la fortuna di
salvarsi co' suoi dopo la rotta suddetta; e che avendo poi il marchese
Azzo messo l'assedio alla fortezza di Garda, e ridottala a tale, che già
alla guarnigione erano mancati i viveri, Eccelino con alcune schiere
d'armati raunati in Brescia comparve all'improvviso sotto Garda, e la
fornì di vettovaglie per un anno: sicchè fu obbligato il marchese a
ritirarsi. All'incontro abbiamo dal poco fa mentovato Parisio che Garda
fu presa dal marchese, e condotti prigioni ad Este quei difensori: il
che vien anche asserito da Andrea Dandolo[2646].
Qui non si fermò l'attività e il valore del marchese d'Este. Venuto a
Ferrara con grande sforzo di genie, ne cacciò _Salinguerra_ capo de'
Ghibellini. E allora fu che il popolo di Ferrara, per mettere fine alle
interne sue turbolenze, determinò di mettersi nelle braccia d'un solo, e
di proclamare per suo signore il marchese. Fu eseguito il pensiero, e
data a lui una piena balia sopra quella città e suo distretto con uno
strumento che si legge nelle Antichità Estensi[2647]. Di questo suo
dominio in Ferrara abbiamo anche la testimonianza di Gherardo Maurisio.
Negli Annali antichi di Modena[2648] è scritto che Salinguerra, cacciato
da Ferrara, si ricoverò in Modena. E merita riflessione che il predetto
marchese Azzo fu il primo, per quanto io sappia, che acquistasse
principato in città libere per volere de' cittadini, acciocchè
cessassero gli abbominevoli effetti delle fazioni e guerre civili: il
che servì poscia d'esempio ad altre per fare lo stesso. Venivano allora
così fatti principi considerati come capi delle repubbliche, perchè
tuttavia restava il nome e l'autorità d'esse repubbliche. La lega fatta
dallo stesso marchese colla città di Cremona, nelle suddette Antichità
Estensi si può leggere. E d'un'altra stabilita col popolo di Ravenna
parla Girolamo Rossi[2649]. Ricuperò ancora il marchese la fortezza di
Peschiera, e quivi caduti nelle sue mani i Montecchi, li mandò nelle
carceri d'Este. A quell'assedio intervennero i Veronesi e Mantovani coi
loro carrocci. Truovasi poi nei suddetti Annali di Modena che in questo
anno il popolo modenese andò in aiuto de' Mantovani, perchè loro si era
ribellata Suzara. Secondo la Cronica di Reggio[2650], all'assedio di
quella terra furono i Mantovani, il marchese d'Este, i Modenesi e
Cremonesi. Ma sopraggiunti i Reggiani coi loro collegati, si sciolse
quell'assedio. Quali fossero questi collegati, si raccoglie dagli Annali
di Modena, nei quali è scritto sotto il presente anno: _Bononienses cum
suo carroccio. Imolenses, et Faventini iverunt in servitio Regiensium
per burgos civitatis Mutinae_. Ed ecco come in questi tempi erano sempre
in armi e in moto i popoli della Lombardia, per opprimersi o difendersi
l'un l'altro. La lor libertà era un gran bene, ma insieme un gran male
la loro ambizione ed inquietudine. Se crediamo agli storici moderni
della Sicilia, Inveges, Pirro ed altri, il pontefice _Innocenzo III_
nell'anno presente per mare si portò a Palermo, e vi arrivò nel dì 30 di
maggio, per dar sesto agli affari del re Federigo. Sono favole, fondate,
a mio credere, sopra una lettera d'esso papa, in cui dice d'essere
_entrato nel regno_. Ma questa sua entrata altro non vuol dire, se non
ch'egli andò a Sora, ricuperata con altre terre in quest'anno dalla
tirannide degli uffiziali tedeschi, delle quali creò egli conte
_Riccardo_ suo fratello. Poscia se n'andò a San Germano e a Monte
Casino. Questo è tutto quello che di lui raccontano l'autore anonimo
della sua Vita[2651], l'Anonimo Casinense[2652] e Riccardo da San
Germano[2653]. Se il pontefice avesse fatto un viaggio fino in Sicilia,
siccome avvenimento tanto più considerabile, non l'avrebbono taciuto
quegli autori. Aggiungasi che esso Riccardo storico e Giovanni da
Ceccano[2654] minutamente descrivono i passi di questo pontefice, con
dire ch'egli nel dì 16 di giugno, uscito di Roma, andò ad Anagni, poscia
a Piperno, al monistero di Fossanuova, e nel dì 23 d'esso mese a San
Germano, dove tenne un parlamento coi baroni del regno per aiuto del re
_Federigo_, e per la pace di quelle contrade. Che luogo dunque resta
all'immaginato suo viaggio in Sicilia?
Racconta Galvano Fiamma[2655] che in quest'anno i Milanesi, udita
l'esaltazione di Ottone IV re, non più dubbiosa, gli spedirono
ambasciatori fino a Colonia, pregandolo di venire a ricevere la corona
del regno d'Italia. Duranti le discordie passate fra la nobiltà e la
plebe di Brescia, era venuta alle mani de' Cremonesi la terra di Ponte
Vico. Vollero i Bresciani ricuperarla, e la strinsero d'assedio. Si
mossero bensì i Cremonesi, con avere in aiuto il marchese d'Este; ma
sopraggiunti i Milanesi collegati de' Bresciani, misero in rotta il
campo cremonese, con far prigionieri quattrocento de' loro uomini a
cavallo; e Ponte Vico tornò in potere de' Bresciani. Nella Cronichetta
di Cremona[2656] è scritto di Assagito da San Nazario, potestà in
quest'anno di Cremona: _Hic suo tempore cepit Pontevicum, et suo tempore
perdidit_. Aveva _Arrigo conte_ di Malta[2657] fiancheggiato dai
Genovesi, tolta ai Veneziani l'isola di Creta, ossia di Candia,
nell'anno 1206. Inviarono in quest'anno i Veneziani una flotta contra di
lui; ma furono rotti, e restò prigione Rinieri Dandolo loro ammiraglio.
L'insigne storico veneto Andrea Dandolo[2658] differentemente parla di
questi affari: cioè che nell'anno 1206 fu spedito Rinieri Dandolo con
una armata di galee trentuna, il quale prese Leone Vetrano corsaro
genovese con galee nove di suo seguito; dal che nacque guerra fra i
Genovesi e Veneziani. Impadronissi ancora il suddetto Rinieri di Corfù,
Modone, Corone, Atene e d'altri luoghi. In questi tempi Arrigo chiamato
Pescatore, conte di Malta, colle forze de' Genovesi mise piede in
Candia, coll'impadronirsi di molto paese. Nell'anno 1207 l'armata veneta
giunta colà, ricuperò la capitale dell'isola, e mise in fuga il Maltese,
con prendergli quattro navi. Nell'anno presente, uscito in campagna esso
Rinieri Dandolo contra d'alcuni ribelli, ferito da una saetta in un
occhio, terminò i suoi dì, e fu seppellito nella città di Candia.
Seguitò poi la guerra coi Genovesi; ma pare che l'isola di Candia
restasse interamente sotto il dominio veneto. Ebbero anche i Veneziani
il possesso di Negroponte e di Cefalonia, ed infeudarono quei paesi per
lor minore fastidio ad alcuni nobili.