[2624] Richardus de S. Germano.
[2625] Anonymus Casinens., in Chron.
[2626] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4, tom. 6 Rer. Ital.
[2627] Godefridus Monachus, in Chron. Alberic. Monachus, in Chron.
[2628] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.
[2629] Saxius, in Not. ad Sigon., de Regno Ital.
[2630] Annal. Veter. Mutin., tom, 11 Rer. Ital. Rubens, Hist. Ravenn.,
lib. 6.
[2631] Paris. de Cereta, Chron. Veronense, tom. 8 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCVII. Indizione X.
INNOCENZO III papa 10.
Vacante l'imperio.
Era in grande auge di gloria e di potenza _Bonifazio marchese_ di
Monferrato, perchè re di un bel regno, cioè di Salonichi e della
Tessalia. All'udire[2632] che i Saraceni aveano assediata Satalia,
benchè non di sua giurisdizione, non potè contenersi il suo valore
dall'accorrere in aiuto de' cristiani. Ma, venuto a battaglia con
quegl'infedeli, ferito da una saetta avvelenata, diede gloriosamente
fine alla sua vita. Restarono di lui due figliuoli maschi, _Guglielmo_,
che fu marchese di Monferrato, e _Demetrio_, a cui toccò la corona del
regno tessalico. Soggiornava in Salerno il conte Diopoldo[2633], mal
soddisfatto de' suoi emuli che governavano la Sicilia, e probabilmente
anche della corte di Roma. Insorsero dissapori fra lui e i Napoletani, e
si venne a decidere col ferro la loro contesa. Rimasero disfatti i
Napoletani, con gravissima loro perdita di gente. Fra gli altri prigioni
vi restò Giffredo da Montefuscolo, che era loro generale. Essendo
prevaluta in Verona la fazione de' Guelfi, per fortificarla maggiormente
si studiarono essi di avere per loro podestà in quest'anno _Azzo VI
marchese_ d'Este: uffizio ben volentieri accettato da lui, perchè
l'andare per podestà nelle città libere d'allora si chiamava _andare in
signoria_, cioè andar a fare il principe in quelle città[2634]. Unitosi
dunque col _conte Bonifazio_ da San Bonifazio, nobile e potente signore
tanto in Verona che nel suo distretto, cominciò il marchese ad esercitar
con vigore il suo governo. Ma i Montecchi esiliati, ai quali troppo
dispiaceva la patita depressione, collegatisi col marchese _Bonifazio d
Este_, zio d'esso Azzo, e alieno da lui per liti civili, e con Eccelino
da Onara, padre del crudele Eccelino, e non già del conte Bonifazio da
San Bonifazio, come per qualche errore de' copisti si legge nella
Cronica di Parisio da Cereta[2635], furtivamente introdotti una notte in
Verona, costrinsero il marchese Azzo ad abbandonar la città. Allora fu
che anche _Salinguerra_, capo de' Ghibellini in Ferrara, scopertosi
intrinseco amico di Eccelino, cacciò da quella città tutti gli aderenti
del marchese Azzo, e senza lasciar più luogo a lui, cominciò a farla da
signore di Ferrara. Ma che non andasse impunita l'insolenza di costoro,
lo vedremo all'anno seguente. Ritirossi il marchese alla terra della
Badia, e negli altri suoi Stati, dove attese a far gente. Parla di
questo fatto anche la Cronica Estense[2636], con aggiugnere che
Salinguerra prese in quest'anno ai Ravennati la grossa terra d'Argenta,
e, consegnatala alle fiamme, se ne tornò trionfalmente a Ferrara con
assaissimi prigioni. Fin l'anno addietro _papa Innocenzo III_, che vedea
in gran declinazione gli affari del _re Ottone_ in Germania, ricevute
che ebbe lettere di gran sommessione dal _re Filippo_[2637], siccome
personaggio provveduto di una buona bussola per sapere con vantaggio
navigare secondo i venti, cominciò a parlar dolce con esso Filippo; e,
spediti in quest'anno in Germania due cardinali legati, diede ordine che
si trattasse di pace. V'ha chi scrive[2638] essersi questa conchiusa con
obbligarsi il re Filippo di dare una sua figliuola per moglie al re
Ottone col ducato della Suevia. Altri niegano che seguisse accordo
alcuno; e giacchè non si potè ottener altro, i legati stabilirono una
tregua d'un anno, e fecero depor l'armi a Filippo. Ciò non
ostante[2639], papa Innocenzo diede mano ad un accomodamento proprio con
Filippo, disposto a dargli la corona dell'imperio, tuttochè avesse già
riconosciuto Ottone per legittimo re de' Romani. Racconta Corrado abbate
Urspergense d'avere inteso da persone veridiche che Filippo si guadagnò
l'animo del pontefice colla promessa di concedere in moglie a Riccardo
fratello d'esso papa, già fatto conte, una sua figliuola, e di dargli in
dote la Toscana, Spoleti e la marca d'Ancona. Probabilmente queste
furono dicerie de' fautori del re Ottone, oppure di coloro che
facilmente fanno gl'interpreti de' gabinetti de' principi. Per altro non
dimenticò mai questo pontefice, in mezzo ai pubblici affari, i privati
della propria casa. Sparsasi poi per l'Italia la nuova del favorevol
ascendente del re Filippo, non perde tempo _Azzo VI marchese _ d'Este ad
inviar deputati in Germania, per ottener la conferma delle appellazioni
della marca di Verona, cioè di Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Trento,
Feltre e Belluno, e l'investitura di cinque ville poste nel territorio
di Vicenza, per sè e per la principessa _Alisia_ sua moglie. Leggonsi
questi due diplomi, spediti in Argentina _XIV kalendas julii_, nelle
Antichità Estensi[2640]. Un altro diploma, con cui Filippo concede in
feudo a _Tommaso conte_ di Savoia nel dì primo di giugno alcune
castella, mentre stava in Basilea, si legge presso il Guichenon[2641].