NOTE:

[2613] Richardus de S. Germano, in Chron. Vita Innocentii III, P. I,

tom. 3 Rer. Ital.

[2614] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital. Nicetas et alii.

[2615] Caffari, Annal. Genuens., tom 6 Rer. Ital.

[2616] Benvenuto da S. Giorgio, Storia del Monferrato.

[2617] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

[2618] Maurisius, Hist., tom. 8 Rer. Ital.

[2619] Godius, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.

[2620] Antiquit. Italic., Dissert. XLIV.

[2621] Chron. Bononiense, tom. 17 Rer. Ital.

[2622] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[2623] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCVI. Indizione IX.

INNOCENZO III papa 9.

Vacante l'imperio.

Dopo tanta opposizione fatta fin qui da Diopoldo conte tedesco a papa

_Innocenzo III_ in Puglia, costui finalmente cercò di rimettersi in

grazia d'esso pontefice[2624], con promettergli una totale ubbidienza e

sommissione, e specialmente per gli affari del governo del regno di

Sicilia. Fu dunque chiamato a Roma, ed ottenuta che ebbe l'assoluzion

dalle scomuniche, con licenza del sommo pontefice se ne tornò a Salerno.

Sperava Innocenzo col braccio di questo ministro di ristabilir la pace,

e insieme la sua autorità nella corte reale di Palermo. Passò infatti

Diopoldo, secondo l'Anonimo Casinense[2625], in quest'anno, oppure, come

ha Riccardo da san Germano, nell'anno seguente in Sicilia; e tanto si

adoperò con Guglielmo Capperone, che l'indusse a consegnare il

giovinetto _re Federigo_ nelle mani del cardinale legato. Ma Diopoldo si

trovò ben presto tradito. Fu sparsa voce ch'egli con sì belle apparenze

era dietro ad impossessarsi del re, e ad atterrare lo stesso Capperone e

Gualtieri gran cancelliere, che cozzavano da gran tempo fra loro.

Fondata, o immaginata che si fosse dai malevoli una tal diceria, la

verità è che, avendo Diopoldo preparato un convito per solennizzare la

pace fatta, contra di lui fu svegliata una sedizione, in cui preso, egli

andò a far delle meditazioni in prigione. Ma non vi si fermò molto,

perchè ebbe chi Io aiutò a fuggire; e fortunatamente uscito di Palermo,

si ricoverò di nuovo a Salerno. Allora il gran cancelliere giunse ad

aver in suo potere il re Federigo. Circa questi tempi _Bonifazio

marchese_ di Monferrato fu coronato re di Tessalia; ed abbiamo dal

Continuatore di Caffaro[2626] che in Genova furono armate quattro galee

per condurre a Costantinopoli una figliuola d'esso marchese, destinata

in moglie ad _Arrigo_ di Fiandra, nuovo imperador latino in quelle

parti. Proseguiva con calore l'astio e la guerra fra i due competitori

nel regno germanico, cioè tra Filippo di Suevia e Ottone

estense-guelfo[2627]. Ebbe una rotta in quest'anno il _re Ottone_: il

che indusse il popolo di Colonia ad accomodarsi col re Filippo. Trovossi

allora Ottone a mal termine, e, portatosi a Brunsvich, dopo aver dato

buon sesto a' suoi affari, passò in Inghilterra a chiedere soccorso al

_re Giovanni_ suo zio, e vi fu ricevuto con grande onore sì dal re, come

da tutti i baroni. Dopo esservisi trattenuto per qualche tempo, se ne

tornò in Germania, portando seco un gagliardo rinforzo di danaro. Verso

questi tempi i nobili, che soli governavano Brescia[2628], vennero fra

loro alle mani, e si sparse molto sangue: il che fu cagione che fu

richiamata in città quella plebe che n'era stata cacciata. Ma poca

durata in quella sconvolta città ebbe la pace. Sorse Alberto conte di

Casalalto, che aspirava al comando sopra gli altri, e si venne all'armi.

Coi suoi aderenti fu forzato a fuggirsene dalla città, e continuò dipoi

la guerra civile. Essendo mancato di vita in questo anno _Filippo_

arcivescovo di Milano, in luogo suo venne eletto _Uberto da Pirovano_,

il quale, secondo le pruove addotte dal signor Sassi[2629], fu insieme

cardinale della santa romana Chiesa. Terminò ancora i suoi giorni

_Alberto_ arcivescovo di Ravenna, ed ebbe per successore _Egidio_

vescovo di Modena[2630]. Entrò in quest'anno la discordia anche nella

città di Verona. _Bonifazio conte_, figliuolo di _Sauro_ conte di San

Bonifazio, che era chiamato conte di Verona, non già perchè la

governasse allora, ma perchè era discendente dagli antichi conti, o,

vogliam dire, governatori perpetui di quella città, siccome del partito

de' Guelfi, ebbe controversie[2631] coi Monticoli, ossia Montecchi,

potenti cittadini di Verona, di partito contrario. Nel di 14 di maggio

venute alle mani queste due fazioni, seguì un fiero conflitto; e

soccombendo i Monticoli, si sottrassero colla fuga al pericolo di

peggio. Furono in questa occasione bruciate le case loro, le botteghe

de' mercatanti e le case dei nobili dalla Carcere e di Lendenara.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 222 / 277 题