[2602] Pipinus, in Chron. Bononiens., tom, 9 Rer. Ital. Sicard., in
Chron. Godefridus Monachus, in Chron.
[2603] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Italic.
[2604] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2605] Richardus de S. Germano, in Chron.
[2606] Caffari, Annal. Genuens., lib. 4.
[2607] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.
[2608] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.
[2609] Annales Veteres, Mutinens., tom. 11, Rer. Ital.
[2610] Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.
[2611] Alberic. Monachus, Trium Font., in Chron.
[2612] Antichità Estensi, P. I, cap. 39.
Anno di CRISTO MCCV. Indizione VIII.
INNOCENZO III papa 8.
Vacante l'imperio.
Terminò in quest'anno _Gualtieri conte_ di Brenna la carriera del suo
vivere[2613]. Passava il suo valore in temerità. Essendo consigliato da
chi gli volea bene di aver più guardia a sè stesso, diede una risposta
da Guascone, con dire prosuntuosamente che i Tedeschi armati non
oserebbono di assalire Franzesi disarmati. Non andò molto che ne fece la
pruova. Aveva egli messo l'assedio al castello di Sarno, entro cui
rinserrò il conte Diopoldo, e se ne stava con poca guardia. Accortosene
Diopoldo, una mattina per tempo co' suoi in armi andò a fargli una
visita, ma non da amico; e trovato lui co' suoi, che nudi agiatamente
dormivano fra le morbide piume, ne fece un macello. Il conte ferito da
più saette e lancie, condotto prigione nel castello, da lì a pochi
giorni spirò l'anima, lasciando gravida la moglie sua, chiamata da Rocco
Pirro Alteria, o Albiria, figliuola del già re Tancredi, la quale, dopo
aver partorito un figliuolo, in cui fu ricreato il nome del padre, passò
alle seconde nozze con Jacopo conte di Tricarico. _Giovanni conte_ di
Brenna suo fratello fu dipoi creato re di Gerusalemme. Sbrigatosi
Diopoldo da questo bravo avversario, e tornatosene vittorioso a Salerno,
dove teneva in suo potere la torre maggiore, prese molti Salernitani, e
come traditori li punì a suo talento. Infausto riuscì l'anno presente
anche ai Latini signoreggianti in Costantinopoli[2614]. Portatosi lo
imperador _Baldovino_ all'assedio di Andrinopoli, fu quivi preso vivo
dai Bulgari, e poi barbaramente ucciso. In luogo suo fu alzato al trono
_Arrigo_ suo fratello. Per attestato del Continuatore di Caffaro[2615],
_Bonifazio marchese_ di Monferrato e re di Tessaglia, ossia di
Salonichi, si portò all'assedio di Napoli di Malvasia e di Corinto, dove
tuttavia signoreggiava quell'Alessio che tirannicamente aveva usurpata
la corona del greco imperio. Il fece prigione colla moglie e col
figliuolo, e li mandò in una nave di Porto Venere sino a Genova. Di ciò
avvisato _Guglielmo marchese_ suo figliuolo, corse immantenente a
Genova, e, presi questi illustri prigionieri, seco li condusse in
Monferrato. Confessa nulladimeno Sicardo vescovo di Cremona che in
quest'anno il suddetto marchese Bonifazio _a Graecis et Blachis_
(Bulgari erano costoro) _multa passus est_; e che la fortuna nell'anno
presente favorevole fu ai Greci, contraria ai Latini. In quest'anno
ancora, conoscendo il suddetto marchese di non poter tenere l'isola di
Candia, ne fece vendita ai Veneziani per mille marche d'argento, e tanti
poderi, che rendessero dieci mila perperi di entrata ogni anno. Lo
strumento si legge presso Benevento da San Giorgio[2616]. Si rodevano
intanto i Pisani per cagion di Siracusa, tolta loro da' Genovesi, e per
ansietà di ricuperarla, fecero in quest'anno un grande armamento, ed
ebbero soccorso dal conte Rinieri e da altri Toscani. Con queste forze
andarono a mettere l'assedio a Siracusa, e la strinsero per tre mesi e
mezzo. Mossesi allora _Arrigo conte_ di Malta con quattro galee ben
armate, e, venuto a Messina, vi trovò alcune navi de' Genovesi, ed altre
ne unì per soccorrere quella città. Dichiarato generale di quella
flotta, da Messina passò alla volta di Siracusa. Gli vennero incontro i
Pisani con dodici galee ed altri legni, ed attaccarono battaglia, ma con
lor danno; perchè, a riserva di cinque galee di Lombardi che presero la
fuga, l'altre vennero in potere de' Genovesi. Uscito anche di Siracusa
Alemanno conte di quella città, diede addosso ai Pisani ch'erano in
terra, e li mise in rotta, con prendere le bandiere, tende e bagaglio
del campo loro. Succedette questo fatto nel lunedì avanti alla Natività
del Signore.
Molte altre prodezze e prese di ricche navi mercantili veneziane fatte
da esso Arrigo conte di Malta, e l'aiuto da lui prestato al conte di
Tripoli, si leggono negli Annali Genovesi. In questi tempi la pirateria,
ossia il fare il corsaro, era un mestiere che non dispiaceva neppure a
molti cristiani; e questo conte non era l'ultimo a praticarlo. All'udire
i Genovesi, erano corsari i Pisani, e lo stesso nome veniva dato da
altri ai Genovesi. Riuscì in quest'anno al popolo di Modena[2617] di
ridurre con amichevol trattato i capitani, cioè i nobili padroni di
terre e castella nel Frignano, a sottomettersi alla loro comunità, con
divenir cittadini di Modena, promettere di abitar in essa città qualche
mese dell'anno, e di militare, secondo le occorrenze, in aiuto del
comune. Così il distretto di Modena ripigliò gli antichi suoi confini, e
così andavano anche facendo le altre città libere d'Italia. Abbiamo da
Gerardo Maurisio che in quest'anno _venit studium scholarium in civitate
Vicentiae, et duravit usque ad potestariam domini Drudi_[2618], cioè
sino all'anno 1209. Antonio Godio[2619] anche gli attesta che nell'anno
presente _studium generale fuit in civitate Vicentiae, doctores que in
contrata sancti Viti manebant_. I primi ad istituire lo studio delle
leggi nel secolo undecimo o duodecimo furono i Bolognesi, e in quella
sola città durò per molti anni questo ornamento, con essersi a poco a
poco aggiunti anche i lettori di lettere umane, di filosofia e medicina.
Mirando poi gli altri popoli quanto onore e vantaggio venisse a Bologna
dal gran concorso degli scolari, s'invogliarono di nobilitar le loro
città con somigliante studio. Ciò specialmente fecero anche i Modenesi e
i Padovani: del quale argomento ho io trattato altrove[2620]. Era in
questi tempi capo della fazion ghibellina in Ferrara _Salinguerra_
figliuolo di Torello. Capo della guelfa tanto in quella città, che per
tutta la marca di Verona, era _Azzo VI marchese_ d'Este. Fra sì
contrarii genii ed impegni troppo era difficile che lungamente durasse
la concordia. In fatti, secondo la Cronica di Bologna[2621], nell'anno
presente il marchese Azzo, non gli piacendo che Salinguerra avesse
fortificata la Fratta, castello ne' confini dei suoi Stati, gliel prese
e lo dirupò: il che fu principio delle tante dissensioni che seguirono
poscia fra loro. La Cronica Estense[2622] parla di questo fatto all'anno
1189; ma fuor di sito, a mio credere, perchè solamente nell'anno
seguente fra questi due emuli si accese la guerra. Essendo mancato di
vita in Costantinopoli l'insigne doge di Venezia _Arrigo Dandolo_ nel dì
primo di giugno, portatane la funesta nuova a Venezia, si venne nel dì 5
d'agosto all'elezione d'un nuovo doge, e questa cadde nella persona di
_Pietro Ziano_[2623] conte d'Arbe, figliuolo del già doge _Sebastiano_.