NOTE:

[2540] In Vita Innocentii III, num. 5.

[2541] Innocent. III, lib. 1, Epist. 577.

[2542] Otto da S. Blasio. Abbas Urspergens. Godefridus Monachus.

Arnoldus Lubecensis.

[2543] Rogerius Hovedenus.

[2544] Fridericus Monach.

[2545] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2546] Vita Innocentii III, P. I, tom. 3 Rer. Ital.

[2547] Antiquit. Ital., Dissert. XLIX.

[2548] Rolandin., Histor., lib. 1, cap. 8.

[2549] Godius, in Histor., tom. 8 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXCIX. Indizione II.

INNOCENZO III papa 2.

Vacante l'imperio.

Benchè molti odiassero in Sicilia, Puglia e Calabria il picciolo _re

Federigo II_, prole di chi avea spogliato quel regno di tante vite e di

tanti tesori; pure s'erano essi quetati al riflettere che loro tornava

meglio l'avere un re proprio, e massimamente dappoichè pareva ch'egli

non potesse aspirare alla Germania, del cui dominio disputavano allora

_Filippo_ ed _Ottone_. Ciò non ostante, sopravvennero a quel regno altri

non pensati guai, che l'afflissero molto e per lungo tempo[2550].

Marquardo, cacciato dalla marca d'Ancona, si ridusse in Puglia, nè sì

tosto ebbe intesa la morte dell'imperadrice _Costanza_, che, raunato un

esercito di Tedeschi e d'altri suoi aderenti e scapestrati, sfoderò la

sua pretensione di voler assumere il baliato, cioè la tutela del

fanciullo Federigo, a lui lasciata dall'imperadore Arrigo VI nell'ultimo

suo testamento. Era costui anche animato e spronato con occulta

intelligenza dal _re Filippo_ zio paterno di Federigo. Passò dunque,

dopo aver prese alcune castella, ad assediare la città di San Germano

sul principio di quest'anno, e impadronitosene, l'abbandonò al sacco de'

suoi, per animarli a maggiori imprese. La guarnigione dei soldati con

buona parte de' cittadini ebbe la fortuna di potersi ritirare a Monte

Casino[2551]. Fu per otto dì assediato quel sacro luogo dal Marquardo, e

forse giugnea costui a compiere le sue sacrileghe voglie, se la mano di

Dio non rompeva i suoi disegni. Era nel dì 15 di gennaio, festa di san

Mauro abbate, sereno il cielo. Sorse all'improvviso un fiero temporale,

misto di vento, gragnuola e pioggia, che rovesciò tutte le tende degli

assedianti, i quali, forzati a cercare scampo colla fuga, lasciarono

indietro tutto lo equipaggio, e inseguiti perderono anche molta gente.

Papa _Innocenzo III_, attentissimo a questi affari, siccome quegli che

era risoluto di difendere il re Federigo alla sua cura commesso, mise

anch'egli insieme un buon esercito, per distornare i progressi di

Marquardo, che mostrò di pentirsi, e tanto seppe fare, che indusse il

papa ad assolverlo dalle censure, nè stette poi molto a tradirlo. O

prima o dopo questa simulata concordia fece costui varie scorrerie per

la Puglia; mise a sacco la città d'Isernia; prese, o tentò d'occupar

varie altre terre; e si ridusse infine a Salerno, città affezionata al

suo partito. Aveva egli con precedente trattato indotti i Pisani a

fornirlo di una buona flotta di legni, e questi appunto li trovò

preparati in Salerno, quantunque papa Innocenzo, con iscrivere a Pisa

più lettere, si fosse studiato di divertire quel popolo dall'aiutar

questo perfido. Imbarcatosi dunque esso Marquardo su questa armata, fece

vela alla volta della Sicilia, dove era desiderato e aspettato dai

Saraceni, abitanti tuttavia con libertà di coscienza e di rito in

quell'isola, per timore che il papa si servisse di questa favorevol

congiuntura per iscacciarli fuori del regno. L'avea ben preveduta questa

lor ribellione Innocenzo, e ne avea scritto anche ad essi per tenerli in

dovere; ma a nulla servì. Che l'andata di Marquardo in Sicilia

succedesse nel novembre di quest'anno, lo raccolgo da una lettera d'esso

pontefice[2552], scritta a tutti i conti e baroni di Sicilia _VIII

kalendas decembris_. E però non sussiste ciò che scrive Odorico

Rinaldi[2553], con dire che riuscì in quest'anno a Marquardo di occupar

Palermo col palazzo regale, mediante una composizione seguita col conte

Gentile di Palear, lasciato ivi custode del re Federigo da Gualtieri

gran cancelliere del regno. Vero è che ciò si legge nella Cronica di

Riccardo da San Germano; ma ciò è detto fuor di sito, e forse questa è

una giunta fatta da qualche ignorante alla sua Cronica. Tale fors'anche

è il leggersi quivi poco innanzi che Diopoldo conte, cioè la man destra

di Marquardo, _a Guilielmo Casertae comite captus est, et quamdiu vixit,

eum tenuit vinculatum. Sed, eo mortuo, Guilielmus filius ejus, accepta

filia ejus in uxorem, liberum dimisit illum_. Bisognerà ben dire che

quel conte di Caserta mancasse presto di vita, perchè noi troviam da lì

a poco lo stesso Diopoldo in armi. Ciò che veramente succedette in

Sicilia, lo diremo all'anno seguente.

Più non ci essendo chi tenesse in briglia le emule città di Lombardia,

ed ita per terra la dianzi forte lega de' Lombardi, ripigliarono esse

più che prima le armi l'una contro dell'altra. Fra i Parmigiani e

Piacentini gran discordia era insorta a cagione di Borgo San Donnino.

Apparteneva quella nobil terra, non so ben dire se alla città di Parma,

oppure ai marchesi Pelavicini (oggidì Pallavicini) in questi tempi.

Arrigo VI Augusto ultimamente l'aveva impegnata ai Piacentini per due

mila lire imperiali. Guerra ne venne per questo. Abbiamo da _Sicardo

vescovo_ di Cremona[2554], allora vivente, che nel presente anno, e fu

di maggio, con grande sforzo di gente si portarono essi Piacentini

all'assedio del borgo suddetto. Negli Annali Piacentini[2555] e

Bresciani[2556] ciò è riferito all'anno precedente. Ma è più sicuro

l'attenersi a Sicardo, con cui va d'accordo la Cronica di Parma[2557].

In aiuto de' Piacentini accorsero i Milanesi, Bresciani, Comaschi,

Vercellini, Astigiani, Novaresi ed Alessandrini. Ebbero i Parmigiani

dalla loro parte le forze de' Cremonesi, Reggiani e Modenesi. Il

Malvezzi nella Cronica di Brescia scrive[2558] che anche i Pavesi e i

Bergamaschi inviarono gente in favore di Parma. Per alquanti giorni

durarono le offese dei collegati contra di Borgo San Donnino; ma

indarno, perchè stava alla difesa di quella terra un buon corpo di

animosi combattenti: il che indusse i Piacentini e collegati e battere

la ritirata. Allora i Parmigiani in armi coi lor confederati diedero

alla coda dell'armata nimica, e la fecero camminar di buon trotto sino

ai confini di Piacenza. Quivi i Piacentini e Milanesi, voltata faccia,

s'affrontarono con chi gl'incalzava. Duro fu il combattimento, da cui si

sbrigarono con gran perdita i primi; e maggiore ancora sarebbe stato il

danno, se non giugnevano a tempo i Bresciani in loro aiuto. Circa

dugento cavalieri piacentini rimasero prigioni, e furono condotti nelle

carceri di Parma. Scrivono ancora gli antichi storici che i Piacentini

uniti ai Milanesi andarono coll'oste a Castelnuovo di bocca d'Adda, e

v'ebbero cattivo mercato. Se questo sia un fatto diverso dall'altro, nol

so dire. Negli Annali di Piacenza è riferito sotto un differente anno.

Credo ben falso che di quel castello s'impadronissero, come lasciò

scritto Galvano Fiamma[2559]. Sicardo e i suddetti Annali di Piacenza

dicono il contrario. Abbiamo inoltre dal medesimo Sicardo che in

quest'anno _Veronenses Mantuanos discumfecerunt, ex eis innumeram

multitudinem captivantes_. Il che vien confermato da Parisio da

Cereta[2560], il quale notò il luogo del conflitto, cioè _in capite

pontis Molendinorum de Mantua_, oggidì Ponte Molino. E questi aggiugne

che nell'anno presente andarono gli stessi Veronesi a fabbricare il

castello d'Ostiglia sul Po. Nè si dee tralasciare che papa Innocenzo

III, avvertito della rabbiosa gara che passava fra i Piacentini e

Parmigiani a cagion di Borgo San Donnino, scrisse lettere all'abbate di

Lucedio, _V kalendas maii_[2561], incaricandolo di unirsi

coll'arcivescovo di Milano e coi vescovi di Vercelli, Bergamo, Lodi,

ec., per indurre a concordia questi popoli, con adoperar le scomuniche

contra de' renitenti. Da essa lettera apparisce che i medesimi popoli

_universam Lombardiam commoverunt ad arma, et alteri cum universis

fautoribus suis, alteris et omnibus eorum complicibus generale proelium

indixerunt_. Secondochè scrive Ottone da San Biagio[2562], passarono in

quest'anno dall'Italia in Germania, venendo da Terra santa, _Corrado

arcivescovo_ di Magonza e _Bonifazio marchese_ di Monferrato, con

commessione avuta dal papa di trovar ripiego allo sconvolgimento della

Germania per l'elezione e guerra dei due re Filippo ed Ottone.

Riuscirono inutili i lor negoziati, perchè Ottone troppo abborriva il

depor le insegne regali.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 215 / 277 题