NOTE:

[2511] Godefridus Monachus, in Chron.

[2512] Puricellius, Monument. Basilic. Ambros.

[2513] Campi, Istor. di Piacenza, tom. 2.

[2514] Bullar. Casinens,, Constit. CCXX, et seq.

[2515] Johannes de Cercano, Chron. Fossaenovae.

[2516] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2517] Otto de S. Blasio, in Chron.

[2518] Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.

[2519] Sigonius, de Regno Ital., lib. 15.

[2520] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.

[2521] Antichità Estensi, P. I, cap. 36.

[2522] Richobald., in Pomario.

Anno di CRISTO MCXCVII. Indizione XV.

CELESTINO III papa 7.

ARRIGO VI re 12, imperad. 7.

Le più strepitose avventure dell'anno presente furono in Sicilia; ma per

disavventura non han voluto raccontarle per qualche politico riguardo

gli antichi scrittori italiani di quelle parti, che erano sudditi di

_Federigo II_ Augusto, figliuolo di _Arrigo VI_ imperadore. Più ne han

parlato gli scrittori inglesi e tedeschi, ma non senza mio timore

ch'essi lontani ingannati dalle dicerie, possano ingannare ancor noi.

Scrive adunque Arnoldo da Lubeca[2523] che, giunto in Sicilia l'Augusto

Arrigo, vi fu occupato da molte traversie e battaglie, perciocchè

constava del tradimento dell'imperadrice _Costanza_ sua moglie, e degli

altri nobili di quelle contrade. Perciò, raunata gran gente a forza di

danaro, d'essi congiurati ben si vendicò, dopo averli fatti prigioni. A

colui che era stato creato re contra di lui, fece conficcare in capo una

corona con acutissimi chiodi; altri nobili condannò alla forca, al fuoco

e ad altri supplizii. Poscia in un pubblico parlamento perdonò a

chiunque aveva avuta mano in quella cospirazione, e _talibus alloquiis

multam gratiam illius regni invenit, et de cetero terra quevit_. Che

l'imperadrice Costanza mirasse di mal occhio le crudeltà del marito

contra de' poveri siciliani, e massimamente del sangue normanno, si può

senza fatica credere, perchè era nata in Sicilia, e Normanna di nazione,

e si riconosceva anche obbligata alla famiglia di Tancredi, perchè sì

generosamente rimessa da lui in libertà. Finalmente suo era quel regno,

e non del marito, nè potea piacerle ch'egli lo distruggesse col macello

di tanta nobiltà, e con votarlo di tutte le ricchezze per portarle in

Germania. Ma non è mai credibile che, avendo ella un figliuolo, potesse

consentire che altri si mettesse in testa quella corona. Par dunque più

probabile che l'imperadrice fosse in sospetto al marito Augusto d'aver

parte in quelle sollevazioni, ma non già ch'ella ne restasse convinta. E

però convien sospendere la credenza in parte di quello che scrive

Ruggieri Hovedeno[2524], storico inglese, e perciò nemico d'Arrigo, con

dire che Arrigo prese i magnati della Sicilia, e parte ne imprigionò,

parte dopo varii tormenti fece morire. Aveva dianzi dato il ducato di

Durazzo e il principato di Taranto a Margarito, ossia Morgaritone,

grande ammiraglio. Questa volta il fece abbacinare ed eunucare. Per le

quali inumanità l'imperadrice Costanza fece lega colla sua gente contra

dell'Augusto consorte; e, venuta a Palermo, prese i tesori dei re suoi

antenati; dal che incoraggiti i Palermitani, uccisero gran copia di

Tedeschi. L'imperadore fuggendo si racchiuse in una fortezza, con

pensiero di ripatriare, se gli veniva fatto; ma i suoi nemici gli aveano

serrati i passi. Credane ciò che vuole il lettore. Sicardo storico

italiano[2525], e allora vivente, scrive che Margaritone fu accecato da

Arrigo nell'anno 1194, e non già nel presente. Che in Sicilia fossero e

congiure e rumori o nel precedente, o nel corrente anno, ammettiamolo

pure. Ma che Arrigo, ito colà con un'armata di sessanta mila combattenti

fosse ridotto in quello stato, non ha molto di verisimile. Meno ne ha

che la imperadrice a visiera calata impugnasse il marito. Riceva dunque

il lettore come meglio fondato il racconto di Gotifredo monaco, di cui

sono le seguenti parole all'anno presente: _Imperator in Apulia moratur.

Ibi quosdam principes, qui in necem ejus conspirasse dicebantur,

diversis poenis occidit. Rumor etiam de eo ac de imperatrice Constantia

varia seminat, scilicet quod ipse in variis eventibus praeventus, etiam

in vitae periculo saepe constitutus sit; quod imperatricis voluntate

semper fieri vulgabatur_[2526]. Quetati i rumori della Sicilia, e

riconciliato l'imperadore Arrigo colla moglie, allora egli permise che

la gran flotta de' pellegrini, desiderosi di segnalarsi in Terra santa,

sciogliesse le vele, con aggiugnervi egli alcune delle sue squadre, e

dar loro per condottiere _Corrado vescovo_ di Wirtzburgo suo

cancelliere. Andarono, fecero alquante prodezze in quelle parti; più

ancora n'avrebbono fatto, se non fosse giunta la morte dell'imperadore,

che sbandò tutti i principi tedeschi, volendo ciascuno correre a casa,

per intervenire all'elezion del nuovo Augusto. Succedette essa morte

nella seguente forma, che si ha da Riccardo da San Germano[2527]. Fece

Arrigo venire a sè l'imperadrice Costanza sua moglie, e mentre essa era

nel palazzo di Palermo, Guglielmo castellano di Castro-Giovanni si

ribellò all'imperadore. Portossi in persona Arrigo all'assedio di quella

fortezza, e, quivi stando, fu preso da una malattia, a cagion della

quale condotto (per quanto s'ha da Giovanni da Ceccano[2528] e

dall'Hovedeno[2529]), a Messina, quivi terminò i suoi giorni nella

vigilia di san Michele, cioè nel dì 28 di settembre. Altri dicono nella

festa di san Michiele, altri nel dì quinto d'ottobre, e negli Annali

Genovesi[2530] la sua morte è riferita nell'ultimo dì di settembre.

Voce corse ch'egli morisse attossicato dalla moglie, a cui si

attribuiscono tutte le traversie patite dal marito; ma Corrado abbate

Urspergense la giustifica di tal taccia con dire: _Quod tamen non est

verisimile. Et qui cum ipso_ (Augusto) _eo tempore erant familiarissimi,

hoc inficiabantur. Audivi ego id ipsum a domno Conrado, qui postmodum

fuit abbas praemonstratensis, et tunc in saeculari habitu constitutus,

in camera imperatoris exstitit familiarissimus_[2531]. Non so io qual

fede meriti l'Hovedeno, allorchè scrive che Arrigo morì scomunicato da

papa _Celestino III_ per non avere restituito il danaro indebitamente

estorto a _Riccardo re_ d'Inghilterra, e perciò proibì il papa che se

gli desse sepoltura in luogo sacro, tuttochè l'arcivescovo di Messina

molto si adoperasse per ottenerlo. Aggiugne che lo stesso arcivescovo

venne da Roma per questo, e di tre cose fece istanza. La prima, che

fosse permesso il seppellire esso Augusto: al che rispose papa Celestino

di non poterlo concedere senza consentimento del re d'Inghilterra, e

restituito prima il maltolto. La seconda, che facesse ritirare i Romani

che aveano assediato Marquardo nella marca di Guarnieri, cioè d'Ancona:

il che dovette succedere dopo la morte dell'imperadore. E la terza, che

permettesse la coronazione del piccolo Federigo in re di Sicilia. Sono

sospetti gli scrittori inglesi in parlando di questo imperadore.

Nondimeno anche Galvano Fiamma[2532] lasciò scritto che egli morì

scomunicato. Quel ch'è più, vedremo che anche papa Innocenzo III il

pretese scomunicato da esso papa Celestino. Forse implicitamente si

pretendea incorso Arrigo nella scomunica per la violenza usata al re

d'Inghilterra; ma che espressamente fossero fulminate contra di lui le

censure, non si truova in altre memorie d'allora. All'incontro Ottone da

san Biagio, dopo aver notata la morte d'Arrigo in Messina, soggiugne:

_Ibidem cum maximo totius exercitus lamento cultu regio

sepelitur_[2533]. Sono ancora di Sicardo storico e vescovo, allora

vivente, le seguenti parole: _Anno Domini MCXVCII reversus imperator in

Italiam, in Sicilia mortuus est et sepultus_[2534]. E l'Abbate

Urspergense discorda bensì nel luogo della sepoltura, ma questa ce la dà

per certa, scrivendo[2535]: _Henricus imperator obiit in Sicilia, et in

ecclesia panormitana magnifice est sepultus_; nè alcun di essi parla di

scomunica. Comunque sia, la morte di questo Augusto fu sommamente

compianta dai Tedeschi, che l'esaltano forte, per avere stesi i confini

dell'imperio, e portati dalla Sicilia in Germania immensi tesori; ma

all'incontro essa riempiè d'allegrezza tutti i popoli della Sicilia, e

d'altri paesi d'Italia, che l'aveano provato principe crudele e

sanguinario, nè gli davano altro nome che di tiranno. Odasi Giovanni da

Ceccano[2536]:

_Omnia cum papa gaudent de morte tyranni._

_Mors necat, et cuncti gaudent de morte sepulti,_

_Apulus, et Calaber, Siculus, Tuscusque, Ligurque._

Certo è che la morte di questo principe portò una somma confusione nella

Germania, e si tirò dietro un fiero sconvolgimento e una gran mutazione

di cose anche in Italia, siccome andremo vedendo. Per lume intanto di

quel che poscia avvenne, considerabile è una notizia a noi conservata

dall'autore della vita di Innocenzo III papa[2537]. Scrive egli che dopo

la rotta data, siccome vedremo, nell'anno 1200 a Marquardo marchese di

Ancona, si trovò fra' suoi scrigni il testamento del suddetto imperadore

_Arrigo VI_, con bolla d'oro, che ora si legge stampato da me e da

altri. In esso ordinava egli che _Federigo Ruggieri_ suo figliuolo

riconoscesse dal papa il regno di Sicilia; e mancando la moglie e il

figliuolo senza erede, esso regno tornasse alla Chiesa romana. Che se il

papa confermasse al figliuolo Federigo l'imperio, in ricompensa si

restituisse alla Chiesa stessa tutta la terra della contessa Matilda, a

riserva di Medicina e di Argelata sul Bolognese. Ordinò ancora a

Marquardo, _ut ducatum ravennatem, terram Brictinori, marchiam Anconae

recipiat a domino papa, et romana Ecclesia, et recognoscat etiam ab eis

Medisinam et Argelata._ E mancando egli senza eredi, vuole che quegli

Stati restino in dominio della suddetta Chiesa. Una parola non vi si

legge del ducato di Spoleti. Solamente vi si dice che sia restituita al

papa tutta la terra da Monte Paile sino a Ceperano, siccome ancora Monte

Fiascone. Secondochè abbiamo da Parisio da Cereta[2538], i Veronesi in

questo anno attaccarono battaglia coi Padovani, assistiti da _Eccelino

da Romano_, e da _Azzo marchese_ d'Este, e li sconfissero colla morte di

molti. Questo Eccelino, per soprannome il Monaco, fu padre del crudele

_Eccelino da Romano_. Di questo fatto parla ancora Gherardo

Maurisio[2539], con dire che i Vicentini dopo una gran rotta loro data

dai Padovani e dal suddetto Eccelino, per cui restarono prigionieri più

di due mila d'essi, ricorsero per aiuto ai Veronesi, i quali con sì

formidabil armata entrarono nel Padovano, guastando e bruciando sino

alle porte di Padova, che atterriti i Padovani, altro ripiego non ebbero

per liberarsi da questo turbine, che di restituire tutti i prigioni: il

che fatto, ebbe fine la guerra. Ma questo avvenimento da Rolandino vien

riferito all'anno seguente, e in altri testi all'anno 1199. Un documento

da me prodotto nelle Antichità italiane forse ci fa vedere tuttavia

_duca di Toscana Filippo_ fratello dell'imperadore Arrigo. Esso fu

scritto nell'anno 1196 nel dì 30 d'agosto, correndo l'_Indizione XV_. Ma

perchè tale indizione spetta all'anno presente, però, o ivi dovette

essere l'anno 1197, ovvero s'ha da scrivere Indictione XIV, e sarà

veramente l'anno 1196.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 213 / 277 题