[2500] Conrad. Abbas Urspergens., in Chron.
[2501] Bullar. Casinens., tom. 2, Const. CCXVIII.
[2502] Arnol. Lubec, lib. 4, cap. 20.
[2503] Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.
[2504] Johann., de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2505] Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom 6 Rer. Italic.
[2506] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
[2507] Sigon., de Regno Ital., lib. 15.
[2508] Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 621.
[2509] Ibidem, Dissert. L.
[2510] Chron. Cremonense, tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXCVI. Indizione XIV.
CELESTINO III papa 6.
ARRIGO VI re 11, imperad. 6.
Per le crudeltà loro usate dall'imperadore Arrigo andavano tutto di i
Siciliani e Pugliesi, massimamente di nazione normanna, meditando
rivoluzioni; e verisimilmente accaddero non poche sollevazioni e
sconcerti in quelle contrade, delle quali ci dan qualche barlume, ma non
già una chiara notizia, gli antichi storici. A tali avvisi lo spietato
Arrigo (ne è incerto il tempo) fece cavar gli occhi agi' innocenti
ostaggi che erano in Germania, fuorchè a _Niccolò arcivescovo_ di
Salerno. Or mentre si trovava esso Arrigo in Germania, fu gagliardamente
sollecitato da papa _Celestino III_ a portare soccorsi in Terra santa.
Ci è permesso di credere che si prevalesse egli di questa occasione per
muovere i popoli della Germania a prendere l'armi, col fine di valersene
egli prima a gastigare i popoli di Sicilia e Puglia, siccome avea fatto
nell'anno 1194, in cui sappiamo ch'egli si servì d'alcune migliaia di
pellegrini crociati, che erano in viaggio verso la Soria, per conquistar
la Puglia e Sicilia. Infatti raunò una possente armata. Ma prima di
muoversi alla volta d'Italia, tenne una general dieta[2511], in cui
tanto si adoperò, che indusse que' principi ad eleggere re de' Romani e
di Germania il suo figliuolo _Federigo II_, ancorchè appena giunto
all'età di due anni, e non per anche battezzato. Ciò fatto, venne in
Italia. Egli si truova in Milano _secundo idus augusti_, come consta da
un suo diploma, dato, nell'anno presente, presso il Puricelli[2512].
Poscia il vediamo in Piacenza _VI idus septembris_, ciò apparendo da un
altro suo diploma pubblicato dal Campi[2513]. Da tre altri, che si
leggono nel Bollario Casinense[2514], impariamo ch'egli era in Monte
Fiascone _XIII kalendas novembris_, e in Tivoli _XVI kalendas
decembris_. Per attestato di Giovanni da Ceccano[2515], nell'ultimo
giorno di novembre arrivò a Ferentino, e vi dimorò sette giorni,
mostrando, secondo il suo finto animo, pensieri di pace e di equità. Se
n'andò poscia a Capoa, nelle cui prigioni trovò il valoroso, ma
sfortunato _Riccardo conte_ di Acerra, che poco prima, nel voler fuggire
per prevenir l'arrivo d'esso Augusto, tradito da un monaco bianco, cadde
nelle mani di Diopoldo uffiziale cesareo[2516]. Il fece giudicare, e poi
tirare a coda di cavallo pel fango di tutte le piazze, e finalmente
impiccar per li piedi, finchè morisse; nè il suo cadavero fu rimosso
dalla forca, se non dappoichè giunse la nuova della morte d'esso Augusto
nell'anno seguente. Dopo la festa del Natale s'incamminò verso la
Sicilia. Essendo in questo mentre mancato di vita senza figliuoli
_Corrado_ suo fratello duca di Alemagna, ossia di Suevia[2517], diede
quel ducato all'altro suo fratello _Filippo_, dianzi dichiarato duca di
Toscana, e mandollo a prenderne il possesso: il che fu da lui volentieri
eseguito, con tener una corte solenne in Augusta nell'agosto dell'anno
presente. Abbiamo ancora da Riccardo di San Germano che Arrigo, prima di
giugnere in quelle contrade, anzi stando in Germania, avea spedito il
vescovo di Vormacia per suo legato in Italia. Andò questo prelato a
Napoli col guerriero abbate di Monte Casino, e con molte squadre di
soldati italiani e tedeschi, _et imperiale implens mandatum, Neapolis
muros et Capuae funditus fecit everti_. Per assicurarsi di quel regno,
altro ripiego non volle adoperar questo Augusto, che quello del rigore e
terrore, duri maestri del ben operare. Coi benefizii e non colla
crudeltà si guadagnano i cuori de' popoli.
Ebbero in quest'anno i Genovesi per loro podestà Drudo Marcellino[2518],
uomo di petto, che con vigore esercitò la sua balia, non la perdonando a
malfattore alcuno, e gastigando tutta la gente inquieta; talchè rimise
in buono stato quella sì discorde città. Fra l'altre sue prodezze,
perchè molti cittadini contro i pubblici divieti aveano fabbricate torri
altissime, delle quali poi si servivano a far guerra ai lor vicini
nemici, intrepidamente le fece abbassare, riducendole tutte alla misura
d'ottanta piedi d'altezza. La continuata dissensione e guerra che in
questi tempi bolliva fra essi Genovesi e Pisani, dispiacendo al paterno
cuore di papa _Celestino III_, cagion fu ch'egli inviasse a Genova per
suo legato _Pandolfo cardinale_ della basilica de' dodici Apostoli, per
trattar di pace. Fra i deputati dell'una e dell'altra città alla
presenza di lui si tenne un congresso in Lerice sul principio d'aprile.
Questo, per cagion della vicina Pasqua, si sciolse senza frutto, e fu
rimesso ad altro tempo. Prevalendosi di tal dilazione i Pisani,
segretamente spedirono in Corsica uno stuolo di navi, credendosi di
poter levare il castello di Bonifazio ai Genovesi, ma lo ritrovarono ben
guernito. A questo rumore accorsero ancora i Genovesi con una bella
armata di mare, e andarono a sbarcare e a postarsi in Sardegna nel
giudicato di Cagliari, di cui era allora padrone il _marchese Guglielmo_
(di qual casa, io non so dire). Raunò questo marchese un esercito di
Sardi, Catalani e Pisani, per isloggiare i Genovesi; ma ne riuscì tutto
il contrario. Fu messo in fuga coi suoi, e la sua bravura gli costò
l'incendio del suo palagio e d'altri ancora. Dopo di che i Genovesi se
ne tornarono a Bonifazio. Tentarono un'altra volta i Pisani d'assediar
quel castello, ma indarno. Vennero anche a battaglia le flotte pisana e
genovese, ma con poco divario nella perdita. A quest'anno il
Sigonio[2519] e il Rossi[2520] riferiscono il matrimonio di _Azzo V_,
figliuolo di _Obizzo marchese_ di Este con _Marchesella_ degli Adelardi.
Ho io provato[2521] che molto prima di questi tempi dovettero accader
queste nozze: nozze di somma importanza per la linea estense d'Italia,
perchè aprirono alla nobilissima casa dei marchesi estensi la porta per
signoreggiare in Ferrara[2522]. Abbiam veduto di sopra all'anno 1174
qual fosse la potenza e riputazione di Guglielmo Adelardi,
soprannominato della Marchesella, per cui valore fu liberata Ancona
dall'assedio. Egli era principe della fazion guelfa in Ferrara; giacchè
erano nate e andavano crescendo le fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini.
Salinguerra figliuolo di Taurello, ossia Torello, era il capo dell'altra
fazione. Morto egli, e mancato parimente di vita Adelardo suo fratello,
e rimasta erede dell'immensa loro eredità Marchesella figliuola di
Adelardo, fu questa sposata al suddetto Azzo estense, acciocchè egli
sostenesse il partito de' Guelfi in quella città. Da lì innanzi i
marchesi d'Este, signori del Polesine di Rovigo, di Este, Montagnana,
Badia, e d'altre nobili terre, cominciarono ad aver abitazione in
Ferrara, e a far figura di capi della fazion guelfa non solo in essa
città, ma anche per tutta la marca di Verona, di modo che lo stesso era
dire la _parte marchesana_, che la _parte guelfa_.