NOTE:

[2470] Anonymus Casinens., Chron., tom. 5 Rer. Ital. Johan. de Ceccano,

Chron. Fossaenovae.

[2471] Richardus de S. Germano, in Chron.

[2472] Malveccius, in Chron. Brixian.

[2473] Bernardus Thesaurar., Hist., cap. 177.

[2474] Sicard., in Chron.

[2475] Alberic. Monachus, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.

[2476] Pipinus, Chron., lib. 2, cap. 26, tom. 9 Rer. Italic.

[2477] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXCIII. Indizione XI.

CELESTINO III papa 3.

ARRIGO VI re 8, imperad. 3.

Continuò ancora in quest'anno la confusione in Puglia e in Terra di

Lavoro[2478]. Bertoldo generale dell'imperadore cogli altri uffiziali

cesarei, coll'abbate di Monte Casino, che, dimentico dei canoni, era

divenuto guerriero, e coi conti di Fondi e di Caserta, prese varie

castella. Ingrossò l'armata con tutti coloro che teneano la parte

dell'imperadore, di modo che quantunque venisse di qua del Faro il _re

Tancredi_ con un grosso esercito, non lasciò di tener la campagna, anzi

di andar a fronte dell'armata nemica a Monte Fuscolo. Erano inferiori

molto di forze i cesarei; eppure si astenne Tancredi di venire a

battaglia, perchè i suoi gli rappresentarono andarvi del suo onore,

s'egli, essendo re, si cimentava con chi non era par suo. Assediò

Bertoldo il castello di Monte Rodone. Una grossa pietra scagliata da un

mangano lo stritolò. Nel generalato succedette a lui Corrado

Moscaincervello, che, impadronitosi di quel castello, non lasciò vivo

alcuno degli abitanti. All'incontro il re Tancredi riacquistò la rocca

di sant'Agata, Aversa, Caserta ed altre terre; e sentendosi poi

aggravato da febbri, si ridusse verso il fine dell'anno in Sicilia, dove

restò trafitto da inesplicabil dolore per la morte che gli rubò sul fior

degli anni il primogenito suo, cioè il re _Ruggieri_. Questo colpo quel

fu che sul principio dell'anno seguente fece tracollar la sanità

dell'infelice _Tancredi_, il qual tenne dietro al figliuolo, e riempiè

di pianto la Sicilia tutta, ben prevedendo ognuno le sinistre

conseguenze di perdite cotanto inaspettate. Lasciò egli sotto la tutela

della regina _Sibilla_ sua moglie il secondogenito suo, cioè _Guglielmo

III_, erede piuttosto di lagrimevoli disavventure, che della corona

reale e di un bellissimo regno. Miracolo è che, secondo l'uso dei

fallaci umani giudizii, niuno susurrò che questi principi fossero stati

aiutati a sloggiare dal mondo. Siccome osserva il cardinal

Baronio[2479], incitato _papa Celestino III_ in quest'anno da replicate

forti lettere della regina d'Inghilterra _Eleonora_, madre del _re

Riccardo_, che era prigione in Germania, finalmente s'indusse a

minacciar le censure contra _Leopoldo duca_ d'Austria, e contra dello

stesso _imperadore Arrigo_, se non mettevano in libertà il fatto

prigioniere, con trasgredire i capitoli e giuramenti della crociata. Ho

detto anche Arrigo Augusto, perchè anche egli volle essere a parte di

quella preda, con aver fissata la massima di ricavarne un grossissimo

riscatto. Adduceva egli quella gran ragione, che un re non dovea star

nelle carceri di un duca, e però o colle minacce o colle promesse di

parte del guadagno, fatte al duca medesimo, gliel trasse di mano, con

divenir egli principale in quest'affare, e con accusare dipoi Riccardo

di varii insussistenti reati, fra i quali entrò il preteso

assassinamento del marchese Corrado. Fu dunque proposto a Riccardo, se

bramava la libertà, un enorme pagamento di danaro. A queste disavventure

del re inglese una più dolorosa si aggiunse, perchè _Filippo re_ di

Francia, sentiti in tal occasione più vigorosi i consigli dell'interesse

che dell'onore, uscì armato in campagna, e cominciò ad occupar gli Stati

che Riccardo possedeva di qua del mare.

Abbiamo dalla Cronica Cremonese[2480] che fu guerra in quest'anno fra i

Milanesi e Lodigiani. Aveano questi tirata una fossa dalla lor città

sino al Lambro. Dovette ciò dispiacere ai Milanesi, i quali perciò

venuti coll'esercito sul Lodigiano, la spianarono, bruciarono un tratto

di paese, e condussero prigioni molti Lodigiani. Galvano Fiamma[2481] di

ciò parla all'anno precedente, ma il Malvezzi[2482] ne scrive sotto il

presente. Secondo questi autori, i Cremonesi collegati coi Lodigiani, e

accampati nel territorio d'essi, si diedero a far delle scorrerie nel

distretto di Milano. Uscirono in campagna anche i Milanesi, e diedero

loro battaglia. Nel conflitto si sparse voce che venivano i Bresciani:

laonde i Cremonesi pensarono più a fuggire che a combattere. Restò in

mano de' Milanesi il loro carroccio. Ma son da ricevere con gran

riguardo tali notizie, perchè Galvano Fiamma troppe altre cose narra o

favolose, o accresciute oltre al dovere. Era stato podestà di Bologna

nell'anno precedente _Gherardo_ degli Scannabecchi vescovo di quella

città[2483], e con lode aveva esercitato quel principesco uffizio.

Continuò anche nel presente; ma più non piacendo il governo suo, furono

ivi di nuovo creati i consoli; e perchè il vescovo non volea dimettere

il comando, si fece una sollevazione contra di lui, per la quale fu

assediato il palazzo episcopale, colla morte di molti. Il vescovo,

fuggito per una cloaca travestito, ebbe la fortuna di mettersi in salvo.

Genova anch'essa provò i mali effetti della discordia civile[2484].

Tutto dì vi si commettevano omicidii e ruberie; e l'una famiglia dalla

sua torre facea guerra all'altra. Durò questo infelice stato di cose

fino all'anno seguente, in cui, fatto venir da Pavia Oberto da Olevano

per loro podestà, questi, siccome persona di gran cuore e prudenza,

diede buon sesto a tanti disordini. Era incorso nella disgrazia

dell'imperadore Arrigo, e posto anche al bando dell'imperio, il popolo

di Reggio di Lombardia, perchè avea costretto molti castellani

dipendenti dall'imperio a giurar fedeltà e ubbidienza al loro comune:

cosa praticata in questi tempi anche da altre città. Li rimise Arrigo in

sua grazia nell'anno presente con diploma[2485] dato _Wirceburc XIV

kalendas novembris, Indictione XI_ (indizione che non si doveva mutare

nel settembre); ma con aver prima i Reggiani assoluto da' giuramenti

que' vassalli imperiali, e restituiti i luoghi occupati. Passavano delle

differenze fra i Bolognesi e Ferraresi. Furono in questo anno composte

nel dì 10 di marzo nella villa di Dugliuolo, come costa dallo strumento

da me pubblicato altrove[2486].

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 209 / 277 题