NOTE:

[2451] Chron. Reicherspergens. Anonymus Casinens. Necrolog. Casinense.

[2452] Arnold. Lubecensis, lib. 4, cap. 4.

[2453] Rogerius Hovedenus, in Annal.

[2454] Chron. Reicherspergens.

[2455] Abbas Urspergens., in Chron.

[2456] Godefridus Monachus, in Chron.

[2457] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[2458] Ricardus de S. Germano.

[2459] Anonymus Casinens., in Chron.

[2460] Arnold. Lubec., lib. 4, cap. 5.

[2461] Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6, Rer. Ital.

[2462] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.

[2463] Arnold. Lubec., lib. 4, cap. 6.

[2464] Richardus, de S. Germano.

[2465] Sicard., in Chron. Arnoldus Lubecens. Abbas Urspergens.

Godefridus Monachus. Bernard. Thesaur. et alii.

[2466] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[2467] Gualvanus Flamm., in Manipul. Flor.

[2468] Jacopus Malveccius, in Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Ital.

Annales Placentini, tom. 16 Rer. Italic.

[2469] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXCII. Indizione X.

CELESTINO III papa 2.

ARRIGO VI re 7, imperad. 2.

Avea l'_imperadore_ Arrigo lasciato per castellano della rocca d'Arce

Diopoldo suo uffiziale[2470]. Costui nel mese di gennaio messa insieme

un'armata di Tedeschi, e delle terre della Campania e di Roma, assediata

la città di San Germano, la costrinse alla resa, e diede il sacco non

meno ad essa, che ad altre terre da lui conquistate, facendo dappertutto

quanto male gli suggeriva la sua crudeltà ed avarizia. Da ciò mosso il

re Tancredi, giudicò meglio di venire egli in persona ad assistere a'

suoi interessi di qua dal Faro. Giunse fino a Pescara, e riuscitogli di

riporre sotto la sua ubbidienza buona parte del paese, e di mettere a

dovere _Riccardo conte_ di Celano, se ne tornò poscia in Sicilia. Fu

assediato dalle sue truppe San Germano, ma inutilmente, perchè difeso da

Arnolfo monaco, decano di Monte Casino. Rimandò poscia l'imperadore in

Italia con un corpo d'armati _Roffredo abbate_ di quell'insigne

monistero, il quale tutto s'era dato a lui, con ordine a _Bertoldo

conte_ di marciare con quanta gente potea in compagnia di esso abbate

verso Terra di Lavoro. Riccardo da San Germano[2471] ciò riferisce

all'anno seguente. Fermossi Bertoldo in Toscana, e diede la gente

all'abbate, che fece molta guerra in quelle parti, e con Diopoldo

s'impadronì d'Aquino, e stese le sue scorrerie fino a Sessa. Lo stesso

Bertoldo nel mese di novembre anch'egli comparve, ed acquistò Amiterno e

Valva, ed occupò i contadi di Molise e di Venafro. Perchè il re Tancredi

e il conte di Acerra suo cognato non si opponessero agli avanzamenti di

questi uffiziali cesarei, la storia nol dice. Abbiamo dal Malvezzi[2472]

che in quest'anno l'imperadore Arrigo, dimorando in Germania, confermò

ed aumentò i privilegii al comune di Brescia. Leggesi presso quello

storico il cesareo diploma, in cui si veggono obbligati i Bresciani ad

aiutar l'imperadore a mantener l'imperio _in Lombardia, Marchia,

Romandiola, et specialiter terram quondam comitissae Mathildis_. Di

grandi prodezze fece in quest'anno Riccardo re d'Inghilterra, tuttavia

dimorante in Oriente, benchè con poco frutto di quella cristianità. Fra

l'altre imprese, non essendo giunto a tempo per soccorrere la città di

Jafet vinta per assedio da Saladino, ebbe l'ardire d'entrarvi dentro con

pochi dei suoi, dove fece strage di quegl'infedeli, finchè, seguitato da

tutti i suoi, interamente la ricuperò. Rifabbricò varie città, diede

anche una rotta all'immenso esercito di Saladino. Era così temuto nelle

contrade dei Saraceni il nome di questo re per le sue bravure[2473], che

le donne saracene, per far paura ai piccioli figliuoli, lor diceano:

_Viene il re Riccardo_. Un grand'eroe sarebbe stato, se a tanta bravura

avesse aggiunto la moderazion dell'animo, che in lui difficilmente si

trovava. Ma gli sconcerti del suo regno il richiamavano a casa. Propose

dunque che si creasse un generale dell'armata cristiana, che portasse

anche il titolo di re[2474]. Concorrevano alcuni in _Guido_ già re di

Gerusalemme, altri in _Arrigo conte_ di Sciampagna; ma i più si

dichiararono in favore di _Corrado marchese_ di Monferrato e signore di

Tiro, di cui ci fanno questa dipintura Corrado abbate Urspergense e

Bernardo il Tesoriere: _Fuit autem idem marchio Conradus armis strenuus;

ingenio et scientia sagacissimus; animo et facto amabilis; cunctis

mundanis virtutibus praeditus; in omni Consilio supremus, spes blanda

suorum; hostium fulmen ignitum; simulator et dissimulator in omni re;

omnibus linguis instructus; respectu cujus facundissimi reputabantur

elingues._ Era solamente tacciato per aver tolta in moglie la

principessa _Isabella_, vivente ancora Unfredo suo marito, stante il non

credersi legittima la dissoluzion del loro matrimonio. Ma che? Trovavasi

in Tiro questo sì illustre principe nel dì 24 di aprile, quando gli

furono presentate le lettere coll'avviso della sua assunzione; e in

quello stesso giorno, secondochè abbiam da Sicardo, tolta gli fu da due

sicarii con varie coltellate la vita. Si divulgò l'atroce caso. Chi

l'imputava al suddetto Unfredo; altri ne faceano autore il re Riccardo,

che veramente lo ebbe sempre in odio, perchè dichiarato parziale di

Filippo re di Francia[2475]; e questa voce corse per tutto l'Occidente.

Altri scrittori poi convengono in credere che il vecchio della montagna,

signore di un tratto di paese chiamato degli Assassini, i cui sudditi

mirabilmente eseguivano tutti i di lui ordini senza far conto della lor

vita (onde poscia venne il nome d'_assassino_ in Italia per denotare un

sicario), lo avesse fatto proditoriamente levare dal mondo in vendetta

d'aver Corrado tolta ad alcuni mercatanti d'esso vecchio una gran somma

di danaro senza volerla restituire. Appena udita la morte del valoroso

marchese, il re Riccardo, entrato in nave, corse a Tiro, e tre giorni

dopo quella brutta scena obbligò la regina _Isabella_, benchè fosse

gravida, e benchè contra sua voglia, a sposare il suddetto conte di

Sciampagna _Arrigo_, nipote del medesimo Riccardo, a cui conferì anche

il titolo di re: cose tutte che servirono a maggiormente accrescere i

sospetti della morte di Corrado contra dello stesso re Riccardo.

Stabilita poi con Saladino una tregua di cinque anni s'imbarcò Riccardo,

e, dato l'ultimo addio alla Palestina e Soria, sciolse le vele verso

l'Occidente[2476]. Battuto da una fiera tempesta, fu spinto per

l'Adriatico verso Aquileia, dove sbarcato con pochi, prese quella via

che potè. Ebbe difficoltà di scampare dagli uomini del conte di Gorizia,

che gli presero alcuni de' suoi. Passando poi per le terre di _Leopoldo

duca_ d'Austria, benchè travestito, venne per sua mala fortuna, o per

tradimento d'alcuno de' suoi famigli, riconosciuto all'osteria da chi lo

avea veduto in Oriente, e ne fu portato l'avviso al duca, il quale spedì

tosto nel dì 20 di dicembre gente armata a prenderlo, e il confinò in

una sicura prigione. Non era già Leopoldo della gloriosa famiglia

austriaca, la quale dopo la morte dell'ottimo Carlo VI imperador de'

Romani, torna a rifiorire in Maria Teresa regina d'Ungheria e Boemia,

sua figlia. Era egli poc'anzi tornato da Accon, dopo avere bravamente

militato in quelle parti, ed avea, al pari di tant'altri, in quella

occasione ricevuti non pochi strapazzi dal violento re inglese, principe

che in alterigia e in isprezzar tutti sopravanzava chiunque si fosse.

Venne il tempo di farne vendetta, benchè ciò fosse contro i privilegii

della crociata; e parve che Dio permettesse questo accidente per

umiliarlo, ed anche per punirlo, se pur egli fu reo della morte del

marchese Corrado. Gran rumore cagionò ancor questo fatto per tutta la

cristianità; e chi l'approvò, e chi sommamente lo disapprovò, perchè

egli infine era benemerito della crociata, e vi aveva impiegato gente e

tesori non pochi. Diede fine nell'anno precedente ai pensieri

secolareschi _Aureo_, ossia _Orio Mastropetro_ doge di Venezia[2477],

con ritirarsi nel monistero di santa Croce a far vita monastica. In

quest'anno nel dì primo di gennaio in luogo suo fu eletto doge _Arrigo

Dandolo_, personaggio de' più illustri e benefici che s'abbia mai avuto

quell'inclita repubblica.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 208 / 277 题