NOTE:

[2422] Abbas Urspergens., in Chron. Otto de Sancto Blasio, in Chron.

Chronograph. Saxo, Godefrid. Monachus et alii.

[2423] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[2424] Bernard. Thesaurar., Hist., cap. 170.

[2425] Tronci, Annal. Pisan.

[2426] Roger. Hovedenus, in Chron.

[2427] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[2428] Baron., in Annalib. ad hunc annum.

[2429] Antiquit. Ital., Dissert. XLII, pag. 783.

[2430] Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. CCVII.

[2431] Sicard., in Chron.

Anno di CRISTO MCLXXXIX. Indiz. VII.

CLEMENTE III papa 3.

FEDERIGO I re 38, imper. 35.

ARRIGO VI re d'Italia 4.

Nella festa di san Giorgio di questo anno, cioè nel dì 23 d'aprile,

_Federigo imperadore_ diede principio alla sua spedizion verso Oriente,

conducendo seco il suo figlio _Federigo_ (e non già Corrado, come pensò

il padre Pagi) duca di Suevia, con assaissimi altri principi, e circa

trenta mila cavalli, oltre alla fanteria. Arnoldo da Lubeca[2432] fa qui

una sparata grande, con dire, che giunto Federigo al fine dell'Ungheria,

si trovò avere un esercito di cinquanta mila cavalli, e di altri cento

mila combattenti. Sicardo[2433] non gli dà se non novanta mila soldati,

fra' quali dodici mila cavalli. Passò Federigo per l'Ungheria, ben

accolto da quel re e dalla regina sua moglie, e sofferti molti incomodi

per la Bulgheria, poi s'inoltrò verso la Romania. Avendo conceputo dei

sinistri sospetti di questa poderosa armata _Isacco Angelo_ imperador

de' Greci, fra il quale ancora, se vogliam credere ad alcuni autori, e

Saladino sultano de' Saraceni passava stretta intelligenza ed amicizia,

trattenne e maltrattò il vescovo di Munster e il conte di Nassau,

ambasciatori a lui inviati; e spedì soldatesche per impedire il

passaggio di Federigo Augusto, il cui figliuolo Federigo, principe di

raro valore, sbaragliò chiunque se gli oppose. Diede per questo l'armata

tedesca il sacco dovunque passò; ma finalmente lasciati in libertà gli

ambasciatori, e dati dal greco imperadore gli ostaggi richiesti, si

quetò il rumore. Furono nondimeno cagione cotali sconcerti che l'armata

imperiale dovette svernare in Grecia, ma senza mai fidarsi de' Greci,

che sotto mano manipolavano la rovina de' Latini. Se lo imperador

Federigo non veniva dissuaso da' suoi principi, voleva ben egli farne

vendetta con mettere l'assedio a Costantinopoli. Erasi intanto riaccesa

la guerra tra _Filippo re_ di Francia ed _Arrigo re_ di

Inghilterra[2434]. Tanto si adoperarono allora _Giovanni_ da Anagni

cardinale legato della santa Sede, e varii arcivescovi e vescovi, che in

fine si ristabilì nella vigilia di san Pietro la pace fra loro: laonde

cominciarono a prepararsi per compiere il voto di Terra santa. Ma venuto

a morte da lì a poco il re Arrigo, a lui succedette nel regno _Riccardo_

già duca d'Aquitania, suo primogenito, il qual poscia prese l'impegno

d'eseguir ciò che il re suo padre, prevenuto dalla morte, avea lasciato

imperfetto. Essendo già concorsa a Tiro da tutte le parti d'Italia una

tal copia di combattenti, che non potea più capire in Tiro, e nascendo

ogni dì dei disordini, _Guido re_ di Gerusalemme condusse questo popolo

all'assedio di Tolemaide, ossia di Accon, o di Acri, a cui fu dato

principio nel mese d'agosto. Sicardo scrive che v'intervenne coi Pisani

il loro arcivescovo, legato apostolico, e vi arrivò anche una

grossissima nave fabbricata dai Cremonesi, e ben armata di loro gente.

Giunservi ancora molti legni de' Genovesi[2435] con buona copia di

combattenti, desiderosi di segnalarsi in quelle contrade per la fede

cristiana. Ma non andò molto che l'esercito de' fedeli mutò faccia,

perchè di assediante divenne assediato. Colà accorse Saladino con una

formidabil armata, e piantò il campo contra de' cristiani, i quali

perciò si trovarono ristretti fra la città e il nemico esercito, e in un

miserabile stato. Evidente si scorgeva il pericolo di restar quivi tutti

vittima delle sciable nemiche: sì picciolo era il numero loro in

confronto dell'innumerabil oste de' Saraceni[2436], se non che

all'improvviso comparvero dalla Frisia e dalla Danimarca cinquanta

vascelli, e trentasette dalla Fiandra, che sbarcarono un buon rinforzo

di gente e di viveri, e rincorarono a maraviglia il campo cristiano, il

quale seguitò costantemente a tenere il suo posto, ancorchè ogni dì

convenisse aver l'armi in mano, e difendere dagli assalti nemici le

linee e i trincieramenti, coi quali s'erano fortificati.

Perchè intanto durava in Lombardia la guerra fra i Piacentini e

Parmigiani[2437], _Pietro_ e _Siffredo_ cardinali legati della santa

Sede s'interposero, e fecero seguir pace tra loro, compresovi il

marchese Malaspina. Una terribil mutazione di cose accadde nel presente

anno in Sicilia, che riuscì anche di sommo danno all'Italia tutta e

all'armi cristiane in Levante. Nel dì 16 di novembre[2438] venne a morte

_Guglielmo II_ re di Sicilia, soprannominato il Buono, in età di soli

trentasei anni, principe pio, principe glorioso, e padre de' suoi

popoli, i quali perciò in dirotti pianti si sciolsero, non tanto per la

perdita del bene presente, quanto per la previsione de' mali avvenire,

perch'egli non lasciava dopo di sè prole alcuna. Secondo le promesse e i

patti del matrimonio di _Costanza con Arrigo VI re_ di Germania e

d'Italia, dovea succedere nel regno essa Costanza. Scrive ancora il

Cronografo Acquicintino[2439] che Guglielmo prima di morire dichiarò suo

figliuolo ed erede il medesimo re Arrigo. Ma si sa dall'Anonimo

Casinense[2440] ch'egli morì senza far testamento. Certo non è da

mettere in dubbio che Costanza fosse stata dinanzi riconosciuta per

erede presuntiva di quella corona, mentre sappiamo che lo stesso

Tancredi, a cui toccò il regno, avea con altri giurata fedeltà alla

medesima regina Costanza. Ma i Siciliani abborrivano di andar sotto di

principe straniero, che, per cagion degli altri suoi Stati, poteva

trasportare altrove la corte. Apprendevano ancora come duro e barbarico

il governo dei Tedeschi d'allora; nè s'ingannavano. Però somma fu la

confusione di que' vescovi, conti e ministri in tal congiuntura. Scrive

il suddetto Anonimo che dopo la morte del re vennero alle mani i

cristiani coi Saraceni abitanti in Palermo (e ve n'era ben qualche

migliaio), in guisa che degli ultimi fu fatta grande strage, e il resto

venne obbligato a ritirarsi ad abitar nelle montagne. Il perchè non si

sa. Trovavasi in grave perplessità quella corte, e convocato il

parlamento de' baroni, _Gualtieri arcivescovo_ di Palermo, per cui opera

erano seguite le nozze di Costanza con Arrigo, sostenne il loro

partito[2441]. Ma il gran cancelliere Matteo da Salerno prevalse

coll'altro, il quale, giacchè vi restava un rampollo maschio de'

principi normanni, a questo credea dovuta la corona, per benefizio

ancora del regno. Vi si aggiunse ancora l'autorità e il maneggio, se non

palese, almeno segreto della corte di Roma, affinchè non si unissero

quegli Stati in chi era re d'Italia e doveva essere imperadore; e tanto

più vi s'interessò il pontefice, dacchè senza riguardo della sua

sovranità altri volea disporre di quel regno. Fu dunque spedita gente a

Lecce a chiamar _Tancredi conte_ di quel paese, col notificargli la

risoluzione presa di volerlo per re. Era Tancredi figliuolo di _Ruggieri

duca_ di Puglia, cioè del primogenito del re Ruggieri, ma nato fuor di

matrimonio da una nobil donzella, che molti nondimeno crederono sposata

da lui. Sotto il re Guglielmo fu detenuto prigione. Fuggitone si

ricoverò in Costantinopoli. Dopo la morte d'esso re zio se ne tornò in

Puglia, ben veduto dal re _Guglielmo II_ suo cugino, la cui morte aprì a

lui l'adito alla corona. E n'era degno per le sue belle qualità, perchè

signore d'animo sublime e di molta prudenza[2442], e che alle virtù

politiche accoppiava ancora un amor distinto alle lettere, e sapeva

anche le matematiche, l'astronomia e la musica: cosa rara in questi

tempi. Ma al di lui merito mal corrispose la fortuna, siccome vedremo.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 205 / 277 题