NOTE:

[2404] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Italic. Bernard. Thesaurar.,

Histor., tom. 7 Rer. Ital. Guillelm. Nangius, in Chron. Chron.

Acquicinct. apud Pagium. Chron. Reicherspergense.

[2405] Antiquit. Italic., Dissert. XXVI.

[2406] Arnold. Lubec., lib. 3, cap. 18.

[2407] Gervas. Tiberiens., in Chron.

[2408] Hugo Antissiodor. Ptolomaeus Lucensis, Neubrig. et alii.

[2409] Rogerius Hovedenus, in Annalib.

[2410] Baron., in Annal. Eccl.

[2411] Leibnitius, Prodr. ad Cod. Jur. Gent.

[2412] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3 in Episcop. Pisan.

[2413] Annal. Genuens., lib. 5, tom. 6 Rer. Ital.

[2414] Pagius, in Critic. ad Annal. Baron.

[2415] Chron. Pisan., apud Ughellium, tom. 3 Ital. Sacr.

[2416] Annal. Genuens., lib. 3.

[2417] Bernardus Guidonis, P. I, tom. 3 Rer. Ital.

[2418] Saxius, in Not. ad Sigon. de Regno Ital.

[2419] Gualvanus Fiamma, in Manip. Fior.

[2420] Bernard. Thesaurar., Chron., cap. 165.

[2421] Antiquit. Ital., Dissert. XXX, p. 907 et seq.

Anno di CRISTO MCLXXXVIII. Indiz. VI.

CLEMENTE III papa 2.

FEDERIGO I re 37, imper. 34.

ARRIGO VI re d'Italia 3.

Le calamità di Terra santa quelle furono che quetarono in questi tempi

le differenze pullulate di nuovo fra i sommi pontefici e l'imperador

Federigo. Cessarono le ostilità per molti anni continuate fra il re

d'Ungheria e i Veneziani a cagion della Dalmazia. Si fece anche pace fra

i re di Francia e d'Inghilterra. In somma la religione, che tante volte

s'è veduta sotto i piedi dell'ambizione dei principi, questa volta restò

in molti paesi al disopra: tanto rimasero sbalorditi e compunti i

sovrani d'allora per la miserabil perdita di Gerusalemme, e per gli

immensi progressi di Saladino. D'altro allora non si parlava se non di

queste disavventure, e del loro rimedio. Aveva il pontefice _Clemente

III_, siccome quegli a cui più che ad ogni altro stava a cuore il

sussidio di Terra santa, spediti alle corti di tutti i principi della

cristianità varii cardinali legati per promuovere questo importante

affare[2422]. Comparvero due d'essi alla dieta generale tenuta

dall'_imperador Federigo_ in Magonza verso la metà della quaresima; e

perorarono così forte a nome del papa, che lo stesso Federigo Augusto

prese la risoluzione di andar egli in persona alla testa di una armata

in Levante. Già la pace regnava in Italia e Germania; lieve non era la

soma de' peccati di questo imperadore, de' quali bramava egli di far

penitenza con sagrificare il resto de' cadenti suoi giorni alla difesa

del cristianesimo. Vi entrò anche il desiderio della gloria, perchè egli

andando si teneva in pugno la liberazion di Terra santa. Però prese la

croce egli, e coll'esempio suo trasse alla risoluzion medesima _Federigo

duca_ di Suevia suo figliuolo, e una gran quantità di vescovi e

principi. Fu dunque intimata la spedizione nell'anno prossimo venturo, e

che intanto ognun si preparasse. Grandi guerre addietro erano state tra

_Filippo re_ di Francia ed _Arrigo re_ d'Inghilterra. Guglielmo

arcivescovo di Tiro, spedito dal papa, ed altri legati pontificii non

solamente condussero que' due monarchi alla pace, ma gl'indussero ancora

a prender la croce, e a promettere di passare in persona colle lor forze

in Terra santa. Predicata parimente la crociata per tutte le altre

provincie della cristianità, commosse i popoli alla sacra impresa. I

primi a portar colà dei soccorsi furono gl'Italiani, chiamati

dall'Abbate Urspergense _homines bellicosi, discreti, et regula

sobrietatis modesti, prodigalitatis expertes, parcentes expensis, quum

necessitas non incubuerit, et qui inter omnes gentes soli scripta legum

sanctione reguntur_. Sotto nome d'Italiani sono qui compresi i

Veneziani, i Lombardi, i Toscani e gli altri popoli di qua dal regno di

Napoli. Imperciocchè quanto a _Guglielmo II_ re di Sicilia e di Puglia,

spedì egli una flotta di dugento vele in soccorso della città di

Tiro[2423], che unita a quella di _Corrado marchese_ di Monferrato

liberò Tripoli dall'assedio di Saladino. Ma Sicardo[2424] con poca lode

parla de' Siciliani. Essendo stato in questo mentre rimesso in libertà

_Guido re_ di Gerusalemme da Saladino con varii nobili dianzi suoi

prigionieri, egli si animò a nuove imprese, giacchè gli giunse in

soccorso una flotta numerosa di Veneziani, sopra la quale era anche

l'arcivescovo di Ravenna _Gherardo_ col vescovo di Faenza. A questo,

secondo alcuni, s'unì l'altra de' Pisani, che era condotta dal loro

arcivescovo _Ubaldo_. Imperocchè allo zelantissimo papa Clemente III

riuscì in questo anno, col mezzo di due cardinali deputati, di rimettere

la pace fra essi Pisani e i Genovesi, come costa da una sua bolla

pubblicala dal Tronci[2425].

Ora il re Guido con questo possente rinforzo deliberò di far l'assedio

di Tolemaide, ossia di Accon, importante città marittima. Non giunse

però la flotta pisana, secondo il suddetto Sicardo, alla città di Tiro,

se non nell'anno seguente. In questo sì, trovandosi Tiro senza

vettovaglie, l'indefesso _marchese Corrado_ inviò la sua flotta navale

ad Azoto. Presa fu quella terra dai cristiani, fatto prigione

l'ammiraglio di Saladino con cinquecento soldati, liberati molti fedeli

dalla schiavitù. Ricco bottino e abbondanza di viveri fu riportata da

quelle vittoriose navi a Tiro, e Corrado col cambio di quell'ammiraglio

riebbe in libertà il _marchese Guglielmo_ suo padre. Perchè il mio

argomento nol richiede, non mi stenderò io molto a narrar quelle

strepitose avventure, bastandomi di solamente accennarle. A chi più ne

desidera, non mancano libri che diffusamente trattano dalla guerra

sacra. Mandò intanto l'imperadore Federigo in Levante a Saladino il

conte Arrigo di Dedi con lettere, nelle quali gl'intimava la restituzion

di Gerusalemme[2426]: altrimenti lo sfidava. Saladino se ne rise, e

seguitò a fare il fatto suo, con impadronirsi in quest'anno di varie

altre città. Con tutte le disgrazie di Terra santa non si calmarono in

quest'anno le discordie tra i Piacentini e Parmigiani[2427]. Vennero

questi due popoli ad un fatto d'armi, in cui restarono sconfitti i

Parmigiani col _marchese Maroello_ Malaspina in valle di Taro. Ma

rinforzati dipoi i Parmigiani dai Cremonesi, Modenesi e Reggiani,

andarono all'assedio della torre di Seno e di Castelnuovo, e dopo tre

giorni impadronitisi di quelle castella, le diruparono. Mosse intanto

parola di pace col senato romano il pontefice Clemente; e siccome egli

era lor concittadino, e i guai del cristianesimo venivano allora uditi

come una gran predica dell'ira di Dio; così trovò quel popolo disposto

all'accordo. Leggesi presso il cardinal Baronio[2428], e più compiuto

nelle mie Antichità italiche[2429], lo strumento della concordia

stabilita fra esso papa e i Romani nell'ultimo dì di maggio, ove si

veggono restituite al pontefice romano tutte le regalie, ma con aver

egli sacrificato allo sdegno implacabile de' Romani la città di Tuscolo

troppo vicina a Roma, ed anche Tivoli, con aver conservato il medesimo

senato, e accordate ad esso varie prerogative. Nulladimeno prima del

suddetto strumento papa Clemente era venuto a Roma, ricavandosi ciò da

una sua lettera scritta a _Guglielmo re_ di Scozia, e riferita dallo

stesso Baronio, come data _Laterani tertio idus martii, pontificatus

nostri anno primo_. Una sua bolla ancora s'ha nel Bollario Casinense,

data _XVI calendas junii, Indictione VI, pontificatus anno primo_[2430].

Era stato spedito in Germania dai Cremonesi _Sicardo_ lor vescovo[2431]

per impetrare la licenza di rifabbricare Castel-Manfredo. Senza poterla

ottenere se ne ritornò. In sua vece i Cremonesi fondarono Castel-Leone,

ossia Castiglione.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 204 / 277 题