NOTE:

[2361] Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.

[2362] Bullar. Casinens., tom. 2, Constit. CIII.

[2363] Puricell., Monum. Basilic. Ambr.

[2364] Sigonius, de Regno Ital. lib. 15.

[2365] Villani, Istor. lib. 5, cap. 12.

[2366] Annales Senens., tom. 15 Rer. Ital.

[2367] Hieronymus Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.

[2368] Sicard., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.

[2369] Martin. Polonus, in Chron. Radulph. de Diceto et alii.

[2370] Pagius, in Crit. Baron.

[2371] Saxius, in Notis ad Sigon., de Regno Ital., lib. 6.

[2372] Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Ital.

[2373] Niceta Choniates, in Histor.

[2374] Sicard., in Chron.

[2375] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.

Anno di CRISTO MCLXXXVI. Indizione IV.

URBANO III papa 2.

FEDERIGO I re 35, imper. 32.

ARRIGO VI re d'Italia 1.

Continuò anche _Urbano III_ papa la sua dimora in Verona: il che si

raccoglie dalle di lui lettere scritte in quella città nel dì 12 di

gennaio dell'anno presente, pubblicate dal cardinal Baronio[2376], e da

due bolle che si leggono nel Bollario casinense[2377]. Venne a Milano il

_re Arrigo_ primogenito dell'imperador _Federigo_, e colà parimente fu

condotta _Costanza_ zia di _Guglielmo II_ re di Sicilia, che si trovava

allora in età d'anni trentuno; nè mai fu monaca, come chiaramente

dimostrò il suddetto cardinal Baronio. Per attestato di Gotifredo da

Viterbo[2378], che con questo racconto dà fine alla sua Cronica, furono

celebrate le nozze di questi principi presso Milano nel palazzo contiguo

alla basilica di santo Ambrosio, con incredibil magnificenza e concorso

di nobiltà, e coll'assistenza dell'_imperador Federigo_ nel dì 27 di

gennaio. Gotifredo, monaco di san Pantaleone, lasciò scritto che esso

Augusto celebrò il santo Natale in Milano, e che _in octava Epiphaniae

nuptias filii sui opulentissime cum magna poene cunctorum procerum

frequentia apud Ticinum agit_[2379]. Ma merita qui più fede il suddetto

Gotifredo da Viterbo, perchè italiano, e perchè scrittore di cose da sè

vedute, che ciò riferisce avvenuto in Milano. Anche Sicardo

contemporaneo[2380], oltre ad Ottone da san Biagio[2381] e a Galvano

Fiamma[2382], asserisce lo stesso. E però molto meno è da ascoltare

Arnoldo da Lubeca, dove scrive che la solennità di quelle nozze fu data

_in confinio Papiensium et Mantuanorum_[2383]: che è un evidente errore

a chiunque sa che Pavia non confina con Mantova. Frate Francesco Pipino

dell'ordine dei predicatori aggiugne una particolarità, cioè che

l'imperador Federigo nel precedente anno _mense julio cum aliquot

Theutonicis et Lombardis perrexit Apuliam, accepturus filiam regis

Willielmi_ (dee dire _Rogerii_) _Constantiam nomine, Henrico filio suo

in uxorem_[2384]. Però probabile è che Federigo nell'anno addietro dalla

Toscana passasse ai confini del regno, detto oggidì di Napoli, per

trattar più da vicino della pace e delle nozze di Costanza col re

Guglielmo. Soggiugne il Pipino: _Pro cujus dote recepit ultra centum

quinquaginta somarios, auro, argento, palliis et aliis pretiosis

jocalibus onustos. Praefatam igitur Constantiam hyeme sequenti, de mense

scilicet februarii_ (januarii) _anno Incarnationis dominicae MCLXXXVI,

idem Henricus cum maximis solemnitatibus desponsavit uxorem, et ambos

idem imperator coronis regalibus insignivit._ Lo stesso vien confermato

dalla Cronica di Piacenza, sì per l'andata di Federigo verso la Puglia,

come ancora per la dote. _Et habuit ex ea plusquam CL equos oneratos

auro et argento, et samitorum, et palliorum, et grixiorum, et variorum,

et aliarum bonarum rerum_[2385]. Attesta anch'egli che Costanza passò

per Piacenza, _eundo Mediolanum, ubi dicto anno desponsata fuit per

dominum Henricum regem, et ipsi jugales ibi coronati fuerunt_. Il

medesimo abbiam dalla Cronica di Parma[2386]. E perciocchè i Cremonesi

non intervennero a quella suntuosa funzione, l'ebbe sì forte a male

Federigo, che, trovati dei pretesti, li mise al bando dell'imperio. Il

Sigonio[2387], seguitando un po' troppo confidentemente Galvano

Fiamma[2388], scrisse che nell'anno 1184 il re Arrigo ricevette la

corona ferrea in santo Ambrosio di Milano. Lo stesso Fiamma altrove,

cioè nella Cronica maggiore manoscritta, ci vien dicendo che Arrigo e

Costanza _fuerunt coronati in sancto Ambrosio et in Modoetia_.

All'incontro il cardinal Baronio[2389] e il Puricelli[2390] credono

seguita cotal coronazione nell'anno 1185. Ma s'imbrogliano poi tali ed

altri scrittori in assegnare l'arcivescovo di Milano che gli desse la

corona, adducendo alcuni _Algisio_, altri _Uberto_, ed altri _Milone_.

La verità si è, che il re Arrigo e Costanza sua moglie furono coronati

in quest'anno correndo il mese di gennaio, come si ricava dai sopra

allegati autori. Ascoltisi Rodolfo da Diceto[2391]: _Inter Henricum,_

dice egli, _regem teutonicum et Constantiam filiam Rogeri siculi regis,

amitam vero Guillielmi regis siculi, generi regis Anglorum, matrimonium

celebratum est: sexto kalendas februarii viennensis archiepiscopus

Fredericum imperatorem romanum Mediolani coronavit_: cioè colla corona

del regno di Borgogna. _Eodem in die aquilejensis patriarcha coronavit_

(cioè colla corona del regno d'Italia) _Henricum regem teutonicum, et ab

ea die vocatus est Caesar. Quidam episcopus teutonicus coronavit

Constantiam, amitam Willelmi regis siculi_ (cioè come regina della

Germania). _Haec acta sunt in monasterio sancti Ambrosii_, e non già in

Monza. All'arcivescovo di Milano apparteneva il dar la corona ferrea al

nuovo re d'Italia. E perciocchè allora papa Urbano III riteneva tuttavia

come arcivescovo quella chiesa, nè volle, per dissapori già insorti tra

lui e l'imperadore, intervenir a quella funzione, Gotifredo patriarca di

Aquileia, uomo arditissimo, e persona assai mondana, senza riguardo al

papa si usurpò quel diritto, e conferì al re Arrigo la corona del regno

d'Italia. Per questa sua prosunzione fu sì egli, come gli altri vescovi

assistenti a quella coronazione, sospeso dai divini uffizii da papa

Urbano. Ne abbiamo l'attestato presso l'autor della Cronica

acquicintina, che narrando le dissensioni nuovamente nate fra papa

Urbano e Federigo Augusto, così ne parla: _Praecipue quod patriarcha

aquilejensis, et quidam episcopi interfuerunt, absque consensu papae,

coronationi Henrici regis die quadam solemni in Italia: quos omnes papa

a divino suspendit officio_[2392]. Ci ha conservati Arnoldo da

Lubeca[2393] gli altri capi delle querele di papa Urbano contra di

Federigo imperadore. Lamentavasi in primo luogo ch'egli indebitamente

occupasse il patrimonio della contessa Matilda, da lei donato alla

Chiesa romana. Poscia che l'imperadore, venendo a morte qualche vescovo,

entrasse in possesso de' beni di quelle chiese, con fare lo spoglio in

danno intollerabile dei vescovi successori. In terzo luogo, che, col

pretesto di toglier le badesse scandalose, occupasse le rendite de'

monisteri, e non ne sostituisse altre di miglior professione. Eravi

anche lite per cagione del nuovo arcivescovo di Treveri, e per le decime

possedute od usurpate dai laici. Di più non ne dico per non diffondermi

troppo; ma si può ben credere che una delle cose che maggiormente

amareggiava l'animo del pontefice e de' cardinali, fossero le nozze di

Costanza col re Arrigo, ben conoscendo essi le mire di Federigo sopra un

regno spettante alla Chiesa romana, senza averne egli ricercato

l'assenso del sommo pontefice, e prevedendo i guai che ne poteano

venire, e che vennero in fatti all'Italia per questa alleanza.

Lo sdegno conceputo dall'imperador Federigo contra de' Cremonesi, e

maggiormente fomentato dai Milanesi, il condusse quest'anno ai loro

danni. Con tutte dunque le forze d'essi Milanesi, de' Piacentini,

Bresciani ed altri popoli, ostilmente passò nel territorio di Cremona

sul principio di giugno, prese varie terre e castella; e trovato

Castel-Manfredo, poco dianzi fabbricato da' Cremonesi, che facea

resistenza, ne intraprese l'assedio, e superatolo colla forza, lo

distrusse. Fu in tale occasione ch'egli concedette ai Milanesi varie

castella poste fra i fiumi Adda ed Oglio, cioè Rivolta, Casirate,

Agnanello ed altri. Il diploma di tal concessione, da me dato alla luce,

si vede scritto in quest'anno _in territorio cremonensi, in destructione

castri Meimfredi, quinto idus junii_[2394]. Veggendosi perciò a mal

partito i Cremonesi, cominciarono a trattar d'accordo, e a questo fine

spedirono all'imperadore un personaggio a lui noto, cioè _Sicardo_ loro

vescovo, il quale così efficacemente si adoperò, che rimise in grazia di

lui il suo popolo. Così ne parla nella sua Cronica lo stesso Sicardo:

_Anno Domini MCLXXXVI imperator quoddam castrum Cremonensium, quod

Manfredi nomine vocabatur, omnino destruxit. Sed auctore Domino

per meum ministerium facta est inter imperatorem et cives meos

reconciliatio_[2395]. Si truova dipoi Federigo nel dì 22 di giugno in

Varese, nobil terra del Milanese, dove concedette un privilegio alla

badia del Mezzano, pubblicato dal Campi[2396]. Dopo queste imprese

Federigo se ne tornò in Germania, e fece tosto conoscere il suo mal

talento contra di papa Urbano[2397] con far serrar tutte le vie

dell'Alpi, acciocchè niuno dalla Germania potesse venire in Italia alla

santa Sede. Aveva egli anche lasciato al figliuolo Arrigo il governo

dell'Italia, e speditolo coll'esercito alla volta di Roma, per

maggiormente angustiare il papa, sulla speranza di ridurlo ai suoi

voleri. Per quanto vo io conghietturando, andava Arrigo d'accordo col

senato romano; laonde portò la guerra unito con essi Romani alle terre

che tuttavia si mantenevano sotto l'ubbidienza del romano pontefice. Ed

ecco quanto breve durata ebbe la pace di Venezia. Scrive Giovanni da

Ceccano[2398] che esso re in quest'anno soggiogò tutta la Campania, cioè

quella che apparteneva al romano pontefice, fuorchè la rocca di Fumone;

e assediò castello Ferentino per nove giorni. Altri gran danni recò

l'armata sua a quelle parti; ed egli restituì Ceperano a Riccardo

Reberi. Aggiugne, che i Romani sul principio di dicembre passarono nella

stessa Campania, diedero alle fiamme Monte Lungo, e dopo varii saccheggi

se ne tornarono a casa. Che il re Arrigo facesse delle altre ostilità in

quelle parti, lo raccolgo da uno strumento altrove da me

pubblicato[2399]. Abbiamo anche dalla Cronica acquicintina[2400], che

incontratosi il re Arrigo in un famiglio del papa che portava a Verona

una buona somma di oro e d'argento, gli tolse tutto, e fecegli anche

tagliare il naso in disprezzo del papa. Intanto non bastò ai Cremonesi

di aver acconciati i loro interessi coll'imperador Federigo; vollero

similmente assicurarsi del sole nascente, cioè del medesimo re Arrigo.

Speditagli adunque una ambasceria, ottennero anche da lui pace. Lo

strumento fu scritto in quest'anno, _qui fuit sextus intrante mense

julii. Actum sub temptorio regis Henrici feliciter, quando erat in

obsidione Urbis Veteris_. Fra i testimoni si conta _Otto Frangenspanem

praefectus Romae_. Altri deciderà se qui si parli dell'assedio

d'Orvieto, oppure di Civita vecchia. Il Sigonio dice Orvieto, e a lui mi

attengo anch'io. Accennai di sopra che le appellazioni della marca di

Verona furono appoggiate ad _Obizzo marchese_ d'Este. In confermazione

di ciò ho prodotto altrove[2401] due sentenze date dal medesimo

marchese, l'una in quest'anno _die Mercurii, qui fuit quarto idus

decembris_, dove si truova _marchio Opizo, commissis nobis per

imperatorem appellationibus totius Paduae, atque ejus districtus,_ ec.;

e l'altra nell'anno seguente 1187, proferita in Este, nella quale si

legge: _Ego Opizo marchio de Hest, vicarius et nuncius domni imperatoris

Federici, ad audiendas causas appellationum Veronae, et ejus

districtus,_ ec. In passando il re Arrigo nel mese di giugno di

quest'anno per la Toscana, avea ricevuto in sua grazia i Sanesi, ma con

rigorose condizioni, come apparisce dallo strumento da me dato alla

luce[2402]. Ma dovette quel popolo ingegnarsi, e verisimilmente con quel

segreto che ha tanta forza nel mondo, per ricuperare i perduti diritti;

e però sul fine d'ottobre, mentre esso re dimorava in _Cesena, VIII

kalendas novembris, Indictione V,_ ottennero da lui un diploma grazioso,

che si può leggere nelle mie Antichità italiane[2403].

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 202 / 277 题