[2330] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2331] Anonymus Casinens., in Chron., tom. 5 Rer. Italic.
[2332] Gaufrid. Vosiens., in Chron. apud Labb.
[2333] Robertus de Monte, in Chron. Godefridus Monachus, in Chron.
Arnoldus Lubecensis, in Chron.
[2334] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.
[2335] Antichità Estensi, P. I, cap. 35.
[2336] Catalogus Potestatum Patav. post Rolandin.
Anno di CRISTO MCLXXXIII. Indizione I.
LUCIO III papa 3.
FEDERIGO I re 32, imper. 29.
Celebre è nella storia d'Italia l'anno presente per la pace finalmente
conchiusa fra l'_imperador Federigo_ e le città collegate della
Lombardia, Marca e Romagna. Già erano vicini a spirare i sei anni della
tregua conchiusa nell'anno 1177 in Venezia. E perciocchè premeva forte
al giovane _re Arrigo_, figliuolo di Federigo, di assicurarsi il regno
d'Italia, si crede ch'egli promovesse il trattato della concordia. Ben
verisimile nondimeno è che anche i Lombardi ne facessero destramente
muover parola alla corte. Trovavasi allora Federigo nella città di
Costanza, e, dato orecchio a chi gliene parlava, deputò _Guglielmo
vescovo_ d'Asti, il _marchese Arrigo_ soprannominato il Guercio, frate
Teoderico e Ridolfo camerlengo, che ne trattassero, dando loro
l'opportuna plenipotenza. Ma il popolo di Tortona, senza voler aspettar
gli altri della lega, nel dì 4 di febbraio del presente anno fece la
pace coll'imperadore, come costa dai documenti da me prodotti nelle
Antichità italiane[2337]. Fu dunque intimato il congresso della lega coi
deputati cesarei nella città di Piacenza, e in questo, che tenuto fu nel
dì 30 aprile, si abbozzò la desiderata concordia. Gli atti preliminari
tutti, per quanto ho io potuto, raccolti da varii archivii, si leggono
nelle suddette Antichità. Finalmente si conchiuse l'accordo; e portatisi
i deputati delle città a Costanza, quivi nel dì 25 di giugno l'Augusto
Federigo col re Arrigo suo figliuolo diede la pace all'Italia,
confermandola con un suo famoso diploma, che abbiamo ne' testi civili
_de Pace Constantiae_, ma scorretto non poco. Mi son io studiato di
levarne gli errori col confronto de' manuscritti. Le città che erano
prima contra l'imperadore son queste: _Milano, Brescia, Piacenza,
Bergamo, Verona, Vicenza, Padova, Trivigi, Mantova, Faenza, Bologna,
Modena, Reggio, Parma, Lodi, Novara, Vercelli, ed Obbizzo marchese
Malaspina_. Le città che tenevano la parte dell'imperadore, ivi
enunziate, sono _Pavia, Cremona, Como, Tortona, Asti, Alba, Genova e
Cesarea_. Sotto quest'ultimo nome venne la città d'_Alessandria_, la
quale, siccome da questi atti apparisce, staccatasi nel precedente marzo
dalla lega, al pari di Tortona, avea fatta una pace particolare
coll'imperadore, ma con obbligazione di deporre il nome primiero, odiato
da Federigo, e di chiamarsi _Cesarea_. Il Sigonio[2338] e il
Ghilino[2339] rapportano il diploma e le condizioni della pace degli
Alessandrini. Ma se non prima, dappoichè cessò di vivere esso Federigo,
quella città ripigliò il nome d'_Alessandria_, che dura tuttavia. Ne'
preliminari si truova fra i principi della parte dell'imperadore _comes
de Savolia_: il che fa conoscere che l'oggidì real casa di Savoia si era
molto prima amicata coll'Augusto Federigo. Non furono ammesse a questa
pace, probabilmente perchè non inviarono i loro agenti, _Imola, il
castello di San Cassiano, Bobbio, la Pieve di Gravedena, Feltre,
Belluno, Ceneda e Ferrara_, alle quali fu riserbata la grazia
dell'imperadore, se nel termine di due mesi si accordassero coi
Lombardi, oppure coll'imperadore. Ancorchè _Venezia_ fosse dianzi nella
lega, pure d'essa non si vede menoma menzione in questi trattati, perchè
non era città del regno d'Italia. Non mi fermerò io a specificare i
capitoli della pace suddetta, perchè son fra le mani di tutti i
letterati. Basterà solamente accennare che le città suddette restarono
in possesso della libertà e delle regalie e consuetudini, ossia dei
diritti che da gran tempo godevano, con riservare agl'imperadori l'alto
dominio, le appellazioni e qualche altro diritto. Che le appellazioni
della marca di Verona fossero concedute ad Obizzo marchese d'Este, e ad
_Azzo VI_ suo figliuolo, lo vedremo fra poco.
Incredibil fu l'allegrezza di tutta la Lombardia per questa pace,
mediante la quale si stabilì coll'approvazione imperiale la forma di
repubblica in tante città con governo sì diverso da quello de'
precedenti secoli. I Piacentini in loro parte pagarono dieci mila lire
imperiali all'imperadore, e mille a' suoi legati[2340]. Verisimilmente
sudarono anche le borse dell'altre città. Duravano intanto le
controversie fra _papa Lucio_ e i Romani, i quali, non deponendo la
memoria dei danni patiti nella guerra contra di Tuscolo, ossia
Tuscolano, in quest'anno, conceputa speranza d'impadronirsene, coll'oste
loro andarono all'assedio di quella città[2341]. Ma inutile riuscì lo
sforzo loro. Trovavasi forse non lungi da quelle parti _Cristiano
arcivescovo_ di Magonza, ed avvisato dal pontefice di questo insulto
fatto ad una sua terra dai Romani, vi accorse tosto con un'armata di
Tedeschi. Non aspettarono già i Romani l'arrivo di lui, e bravamente si
ritirarono; ma Cristiano cominciò a devastare il lor territorio, ed era
per far peggio, se colpito da una malattia in Tuscolo non fosse passato
al tribunale di Dio a rendere conto della sua vita troppo aliena dal
sacro suo carattere. Secondo il solito, in casi tali, corse qualche voce
che i Romani l'avessero aiutato a far questo viaggio. Certo è che egli
si meritò da Roberto dal Monte il seguente elogio[2342]: _Anno 1182_
(dee essere 1183) _Christianus moguntiensis archiepiscopus obiit, qui se
non habebat secundum morem clericorum, sed more tyranni, exercitus
ducendo, et Brebansones_ (cioè i soldati borgognoni). _Multa mala fecit_
(prima dell'anno 1177) _Ecclesiae romanae, et hominibus sancti Petri, et
quibusdam civitatibus Longobardiae, quae erant contrariae Imperatori
Alemanniae domino suo._ L'Anonimo Casinense scrive che in quest'anno
_Guglielmo II re_ di Sicilia nel dì 26 di gennaio venne a Monte Casino,
e nel dì seguente a Capoa. Intanto papa Lucio continuava il suo
soggiorno in Velletri, e, quivi stando, eresse, non già nell'anno 1182,
ma nel presente, in arcivescovato il regal monistero di Monreale in
Sicilia[2343], _nonis februarii, Indictione I, Incarnationis dominicae
anno MCLXXXII_. L'indizione prima indica l'anno presente, e quello dee
essere anno fiorentino.