[2302] Labbe, Concilior., tom. 10. Baron., in Annal. Eccl. Pagius, in
Crit. ad Annal. Baron.
[2303] Robert. de Monte, in Chron.
[2304] Arnold. Lubec., in Chron. Slav., cap. 24 aut 29.
[2305] Godefr. Monach., in Chron.
[2306] Buoncompagn., de obsidione Ancon., cap. 25, tom. 6 Rer. Ital.
[2307] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[2308] Bernard. Thesaurar., de acquisit. Terr. sanct., cap. 138.
[2309] Robert. de Monte, in Chron.
[2310] Guillelm. Tyrius, lib. 22, cap. 4.
[2311] Benvenuto da S. Giorgio, Storia del Monferrato, tom. 23 Rer.
Ital.
[2312] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[2313] Cronica di Bologna, tom. 18 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCLXXX. Indizione XIII.
ALESSANDRO III papa 22.
FEDERIGO I re 29, imperad. 26.
Peggioravano sempre più gli affari de' cristiani in Oriente per la gran
potenza e valore di Saladino sultano dell'Egitto: e però in quest'anno
papa _Alessandro III_ scrisse lettere compassionevoli ai re di Francia e
d'Inghilterra, e a tutti gli altri principi e vescovi della cristianità
per muoverli a recar soccorso a quel regno, maggiormente ancora posto in
pericolo per l'infermità della lebbra del valoroso _re Baldovino_.
Rapporta queste lettere il cardinal Baronio[2314]. Mancò di vita in
quest'anno _Lodovico VII_ re di Francia, a cui succedette _Filippo
Augusto_. Questo novello re, e parimente _Arrigo II re_ d'Inghilterra,
mossi dalle esortazioni del santo padre, s'impegnarono di somministrar
de' gagliardi soccorsi a così pio bisogno. L'anno fu questo, in cui la
linea germanica degli Estensi da un altissimo stato fu precipitata al
basso dall'ira di _Federigo imperadore_. Uno de' principi più gloriosi
dell'Europa era _Arrigo il Leone_ per le tante imprese da lui fatte, che
si possono leggere nella Cronica slavica di Elmoldo e di Arnoldo abbate
di Lubecca. Tale era la sua potenza, che dopo i re non v'era principe
che l'uguagliasse, perchè possessore dei ducati della Sassonia e
Baviera, più vasti allora che oggidì, e di Brunswich e Luneburgo, e
d'altri paesi che io tralascio. Ma egli incorse nella disgrazia di
Federigo, perchè non volle aiutarlo a mettere in catene l'Italia, e a
sostenere lo scandalo degli antipapi: il che fu bensì la salute
dell'Italia e della Chiesa, ma egli ne pagò il fio, perchè cadde sopra
di lui tutta la rovina che era destinata per gl'Italiani. Arnoldo da
Lubecca[2315], Ottone da San Biagio[2316], Corrado abbate
Urspergense[2317] ed altri raccontano i motivi dello sdegno di Federigo,
con qualche diversità bensì, ma nella sostanza convengono che Federigo
nell'anno 1175, abbisognando di grossi soccorsi della Germania per
vincere pure l'izza sua contra de' Lombardi, fece venire a Chiavenna il
duca Arrigo suo cugino, cioè il solo che in questi tempi, non meno per
la sua riputazione in fatti di guerra, che per la gran potenza e per le
molte ricchezze, potea raddrizzare la sua declinante fortuna. Venne il
duca; adoperò Federigo quante persuasioni potè per tirarlo in Italia. Si
scusò Arrigo per essere vecchio e consumato dalle fatiche; esibì genti e
danaro, ma per la sua persona stette fermo in dire che non potea
servirlo. Allora Federigo (tanto gli premeva questo affare), con
inginocchiarsegli a' piedi, si figurò di poter espugnare la di lui
ripugnanza. Sorpreso e confuso da atto tale il duca, l'alzò tosto di
terra, ma neppure per questo s'arrendè ai voleri di lui. Ecco il reato
del duca Arrigo, di cui finalmente giunse a Federigo il tempo di farne
vendetta.
Gli appose che passasse intelligenza fra esso duca e il papa e i
Lombardi, nemici dell'imperio. Mi maraviglio io che non saltasse fuori
ancora, esser egli stato guadagnato dall'imperador di Costantinopoli,
perchè essendo ito il medesimo duca Arrigo nell'anno 1172, oppure 1173,
per sua divozione al santo Sepolcro, ricevette immensi onori dappertutto
dove passò, ma specialmente alla corte del greco Augusto. In somma
citato più volte, senza ch'egli volesse comparire alla dieta tenuta in
Geylinhusen da Federigo verso la metà di quaresima[2318], fu posto al
bando dell'imperio, e dichiarato decaduto da tutti i suoi Stati. Diede
incontanente l'imperadore il ducato di Baviera ad _Ottone conte
palatino_ di Witelspach, da cui discende la nobilissima casa del
regnante duca ed elettore di Baviera, oggidì imperador de' Romani.
Investì del ducato della Sassonia _Bernardo conte_ di Anhalt, e della
Westfalia ed Angria _Filippo arcivescovo_ di Colonia. Si difese poi per
quanto potè generosamente il duca Arrigo, ma furono tanti e sì poderosi
i suoi nemici, e massimamente dacchè lo stesso Federigo congiunse con
loro l'armi sue, che restò interamente spogliato di que' ducati, senza
che nè il re d'Inghilterra suocero suo, nè alcun altro principe
movessero una mano per aiutarlo. Tuttavia rimasero a lui gli Stati di
Brunswich e Luneburgo, oggidì pur anche posseduti da' suoi nobilissimi
discendenti, che a' dì nostri seggono ancora sul trono della gran
Bretagna. Diede fine alla sua vita nel settembre di quest'anno _Manuello
Comneno_, glorioso imperador de' Greci, ed ebbe per successore _Alessio_
suo figliuolo, principe infelice, perchè nell'anno 1183 da _Andronico_
tiranno fu barbaramente levato dal mondo. Per la morte di Manuello,
scrive il Continuatore di Caffaro[2319], _Christianitas universa ruinam
maximam et detrimentum incurrit_. Cominciarono inoltre ad andare di male
in peggio gli affari temporali dell'imperio orientale per le iniquità,
per le dissensioni e per la debolezza de' successori Augusti. Già
dicemmo creato antipapa un certo Landone col nome d'Innocenzo III,
dappoichè l'altro antipapa Callisto, ossia Giovanni abbate di Struma,
pentito, era ricorso alla misericordia di papa _Alessandro III_. Abbiamo
dall'Anonimo Casinense[2320] che costui nell'anno presente _apud
Palumbariam cum sociis captus, ad Cavas est in exsilium deportatus_.
Altrettanto s'ha da Giovanni da Ceccano, che scrive[2321]: _Lando
Sitinus falso papa dictus, captus ab Alexandro papa, et illaqueatus est,
et apud Caveam cum complicibus suis in exsilium ductus est_. E nella
Cronica Acquicintina si legge[2322] che Alessandro papa comperò dal
fratello dell'antipapa Ottaviano la Palombara, dove dimorava Landone, e
l'ebbe in questa maniera nelle mani: con che cessarono una volta tutte
le reliquie dello scisma. Scrive ancora il suddetto Giovanni da Ceccano,
che, traboccato dagli argini il fiume Tevere, inondò non poca parte di
Roma: dal che nacque una fiera epidemia che infestò gravemente quella
gran città, ed insieme Terra di Lavoro. Roberto dal Monte scrive
anch'egli un'importante particolarità sotto il presente anno[2323], ma
che, per mio avviso, appartiene al precedente: cioè che il re di Marocco
potentissimo principe, perchè signoreggiava tutta la costa dell'Africa
sul Mediterraneo, e a lui ubbidivano anche i Saraceni di Spagna, mandava
a marito ad un altro re saraceno una sua figliuola. S'incontrarono le
navi che la conducevano nella flotta di Guglielmo II re di Sicilia, che,
fatta prigione questa principessa, la condusse a Palermo. Una sì
riguardevol preda servì per ristabilir la pace fra quei due potentati.
Guglielmo restituì al re padre la figliuola; e il re di Marocco a quel
di Sicilia le due città di Africa, ossia Mahadia e Siviglia, situate in
Africa. Nulla di questo s'ha dalle vecchie storie di Sicilia. Abbiamo
bensì dall'Anonimo Casinense che nel seguente anno 1181 _Dominus noster
rex fecit treguam apud Panormum cum rege Maxamutorum usque ad decem
annos, mense augusti_.