NOTE:

[2286] Cardin. de Aragon., in Vit. Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer.

Italic.

[2287] Romualdus Salernit., in Chron., tom. 7 Rer. Italic.

[2288] Anonymus Casinensis, tom. 4 Rer. Italic.

[2289] Johan. de Ceccano, in Chron. Fossaenovae.

[2290] Apud Pagium, in Crit. Baron., ad hunc an.

[2291] Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III.

[2292] Antiquit. Ital., Dissert. XI, pag. 633.

[2293] Caffari, Annal. Genuens., lib. 3.

[2294] Gualv. Flamma, in Manipul. Flor.

[2295] Otto de S. Blasio, in Chron.

[2296] Godefridus Monachus, in Chron.

[2297] Bernard. Guidonis, in Vit. Alexandri III.

[2298] Arnold. Lubec., Chron. Slav., cap. 24 aut 29.

[2299] Puricell., Monum. Basilic. Ambr., n. 573.

[2300] Chron. Cremonens., tom. 7 Rer. Ital.

[2301] Anonym., Hist. Hierosolymit.

Anno di CRISTO MCLXXIX. Indizione XI.

ALESSANDRO III papa 21.

FEDERIGO I re 28, imper. 25.

Per saldare affatto le piaghe lasciate dal lungo scisma nella Chiesa di

Dio, lo zelantissimo _papa Alessandro_ avea intimato un concilio

generale nell'anno presente (e non già nel 1180, come alcuno ha creduto)

sul principio di marzo nella basilica lateranense[2302], coll'intervento

di più di trecento arcivescovi e vescovi, e di una sterminata

moltitudine d'altri ecclesiastici e laici. Vi furono fatti ventisette

canoni, ne' quali fu riformata la disciplina ecclesiastica; provveduto

alla simonia; scomunicati gli eretici albigensi (ancor questi erano

manichei), che si andavano sempre più dilatando in Tolosa e ne' suoi

contorni; e dato buon sesto a molte chiese che aveano patito non poco

durante lo scisma. Al medesimo concilio, secondochè scrisse Roberto dal

Monte[2303], intervenne ancora _Burgundio pisano_, uomo in questi tempi

dottissimo non meno nella latina che nella greca lingua. Delle di lui

fatiche letterarie accuratamente ha parlato il celebre padre don Guido

Grandi abbate camaldolese, e pubblico lettore di Pisa. Due diete in

questo anno tenne l'imperador Federigo in Germania, l'una in Wormazia,

l'altra in Maddeburgo; e cercando pur le vie di sfogar la sua vendetta

contra di _Arrigo il Leone_ duca di Sassonia e di Baviera, invitò quanti

principi potè a muovere delle querele, e fino accuse di tradimento

dell'imperio contro di lui. Perlochè il citò a rispondere in

giudizio[2304]. Il duca, poco fidandosi de' consiglieri e giudici

dell'imperadore, non volle comparire. Ottenne da Federigo un'udienza

privata, e si studiò di placarlo nella miglior maniera che potè. Gli

disse Federigo che il consigliava di pagare cinque mila marche alla sua

camera; che in questa maniera il farebbe rientrare nella grazia de'

principi. Parve dura al duca una tal dimanda, e senza volerne far altro,

se n'andò. Gli costò ben caro il non essersi appigliato a questo

consiglio. Tornò l'arcivescovo di Colonia a portar la guerra ne' di lui

Stati; e il duca sopportò con pazienza anche questo nuovo insulto senza

fargli resistenza. Sono parole di Gotifredo monaco di san Pantaleone a

questo anno: _Christianus moguntinus episcopus capitur a Marvio Ferrei

Montis_[2305]. Scorretta è la parola Marvio, e facilmente s'intende che

lo storico avrà scritto _Marchione_. Ma in che luogo e perchè questo

arcivescovo fosse preso dal marchese di Monferrato, questo restò nella

penna dello scrittore. Roberto dal Monte ne parla fuor di sito, cioè

all'anno 1180, se pur egli non usò l'era pisana. Abbiam veduto all'anno

precedente che questo guerriero arcivescovo per guadagnarsi l'affetto

del papa, contra di cui avea tanto operato in addietro, fece guerra alla

nobiltà di Viterbo, che non volea sottomettersi al dominio temporale del

papa. Erano sostenuti que' nobili da _Corrado_ figliuolo del marchese di

Monferrato, e in lor soccorso venne ancora l'oste de' Romani. Seguitando

quella rissa, l'arcivescovo di Magonza dovette restar prigione del

suddetto Corrado. Ma per buona ventura Buoncompagno, storico di questi

tempi, qui ci somministra lume, con dire[2306] che _Conradus Marchio

Montisferrati cum praefato cancellario_ (cioè col suddetto Cristiano

arcivescovo) _commisit praetium juxta Camerinum, in quo eum super quadam

rupe prope arcem, quae dicitur Pioragum, cepit, ipsumque apud

Aquampendentem detinuit non modico tempore catenis ferreis religatum.

Exivit demum de carcere, et quum consuetam duceret vitam, mors eum

Tusculani conclusit. Et tunc illum poenituit de commissis, quum non

potuit amplius lascivire_. Parleremo a suo tempo della morte di questo

scandaloso prelato.

Ma giacchè s'è fatta menzione di un figliuolo del marchese di

Monferrato, esige quella nobilissima casa italiana che io qui accenni

alcune illustri sue parentele, per le quali si rendè essa tanto celebre

non meno in Occidente che in Oriente. Il marchese di Monferrato, di cui

s'è più volte udito il nome di sopra, aderente costantissimo di Federigo

Augusto, era _Guglielmo_, principe di gran senno e valore. Questi, per

attestato di Sicardo[2307], fu stretto parente d'esso Federigo, perchè

ebbe per moglie _Giuditta_ sorella di _Corrado III_ re di Germania e

d'Italia, che gli procreò cinque figliuoli maschi, cioè _Guglielmo,

Corrado, Bonifazio, Federigo e Rinieri_. Avvenne, che ito in Terra santa

_Guglielmo_ il primogenito, soprannominato _Longaspada, Baldovino_ il

Lebbroso re di Gerusalemme, innamorato della di lui gagliardia, bravura

ed avvenenza, doti unite ad una grande nobiltà, gli diede per moglie

_Sibiglia_ sua sorella, e la contea di Joppe in dote. Da Bernardo

Tesoriere[2308] egli vien chiamato _Bonefacii illustris marchionis

Montisferrati filius_, ma con errore. Sicardo ne sapea più di lui. Morì

Sibiglia poco più di un anno dipoi, con avergli generato un figliuolo, a

cui fu posto il nome di _Baldovino_. Questi, dopo la morte di esso re

Baldovino suo zio materno, fu dichiarato re di Gerusalemme, ma mancò di

vita in tenera età. Anche _Manuello_ Comneno imperador di

Costantinopoli, pel gran credito in cui era in questi tempi la casa di

Monferrato, fece sapere al marchese Guglielmo seniore, che gli mandasse

uno de' suoi figliuoli, perchè desiderava di dargli una sua figliuola,

cioè _cira Maria_, ossia _donna Maria_, per moglie, cioè quella stessa

che fu promessa dianzi a _Guglielmo II_ re di Sicilia, ma che egli non

potè poi avere, e neppur potè ottenere l'Augusto Federigo per _Arrigo_

suo primogenito. In que' tempi due figliuoli d'esso Guglielmo marchese,

cioè _Corrado e Bonifacio_, erano ammogliati. _Federigo_ vestiva l'abito

clericale, e poi fu creato vescovo d'Alba. Colà dunque mandò Guglielmo

il minore de' suoi figliuoli, cioè Rinieri, giovane di bellissimo

aspetto, a cui l'Augusto greco diede la destinata moglie, e per dote la

corona del regno di Tessalonica, ossia di Salonichi, porzione la più

nobile di quell'imperio dopo Costantinopoli, perciocchè l'altiera

figliuola, per testimonianza di Roberto dal Monte[2309], protestò di non

voler marito che non fosse re. Furono celebrate quelle nozze con gran

solennità, per attestato di Guglielmo Tirio[2310]. Benchè Roberto ne

parli all'anno 1180, si scorge nondimeno appartenere questo fatto

all'anno presente, perchè succeduto nell'anno del concilio III

lateranense. Benvenuto da san Giorgio scrive[2311] che Giordana, sorella

del suddetto Rinieri, fu data in moglie ad Alessio imperadore, figliuolo

del suddetto Manuello Comneno imperadore. Ma è contraria alla storia una

tal notizia, perchè Alessio in età di tredici anni, e in questo medesimo

anno, prese unicamente per moglie _Agnese_ figliuola di _Lodovico VII_

re di Francia, la quale sopravvisse al marito. Del resto le prodezze de'

principi della casa di Monferrato in Levante tali furono, che il nome

loro con gloria penetrò dappertutto. Nel dì 13 d'aprile dell'anno 1178,

secondochè scrive il Dandolo[2312], terminò i suoi giorni _Sebastiano

Ziani_ degnissimo doge di Venezia, ed ebbe per successore _Aureo_, ossia

_Orio Mastropetro_, eletto dai voti concordi del popolo. Ma seguitando a

dire il Dandolo che _eodem anno Alexander papa lateranense congregavit

concilium_, ed essendo certo che tenuto fu in quest'anno esso concilio,

può nascere sospetto che al presente, e non al precedente anno

appartenga la morte dell'un doge e la creazione dell'altro. Se si ha a

credere alle storie di Bologna[2313], la città d'Imola in quest'anno fu

presa dai Bolognesi, che ne spianarono le fosse, e ne condussero in

trionfo le porte a Bologna. Ma ciò non s'accorda nel tempo con altre

storie.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 195 / 277 题