NOTE:

[2184] Otto de S. Blasio, in Chron. Chronic. Reichersperg.

[2185] Hugo Falcandus, in Chron. Romualdus Salernitanus, in Chron., tom.

7 Rer. Ital.

[2186] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[2187] Sicard., in Chron., tom. 6 Rer. Ital.

[2188] Niceta, Histor., lib. 7.

[2189] Gualvan. Flamma, in Manipul. Flor.

[2190] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5. Sigonius, de Regno Ital., lib.

14. Ghirardacci, Istor. di Bologna, lib. 3.

[2191] Caffari, Annal. Genuens., lib. 2.

Anno di CRISTO MCLXX. Indizione III.

ALESSANDRO III papa 12.

FEDERIGO I re 19, imper. 16.

Tentò in quest'anno l'_imperador Federigo_ d'introdurre trattato di pace

con _papa Alessandro_ III dimorante tuttavia in Benevento[2192]. Spedì a

questo fine in Italia il vescovo di Bamberga _Everardo_, con ordine

d'abboccarsi col pontefice, ma di non entrare negli Stati del re di

Sicilia. Alessandro, che stava all'erta, e per tempo s'avvide ove

tendeva l'astuzia di Federigo, cioè a mettere della mala intelligenza

fra esso papa e i collegati lombardi, non tardò punto ad avvisarne la

lega, acciocchè gli spedissero un deputato per assistere a quanto fosse

per riferire il vescovo suddetto. Dappoichè fu questi venuto, si

trasferì il pontefice in Campania a Veroli, per quivi dare udienza al

legato cesareo. Voleva questi parlargli da solo a solo; il che

maggiormente accrebbe i sospetti di qualche furberia. Benchè con

ripugnanza, fu ammesso ad una segreta udienza, dove espose essere

Federigo disposto ad approvar tutte le ordinazioni da esso pontefice

fatte; ma intorno al papato, e all'ubbidienza dovuta al vicario di

Cristo, ne parlò egli con molta ambiguità, e senza osare di spiegarsi.

Comunicò papa Alessandro cotali proposizioni al sacro collegio e al

deputato della lega. La risposta ch'egli poi diede al vescovo Bamberga,

fu di maravigliarsi, come egli avesse preso a portare una siffatta

ambasciata, che nulla conteneva di quel che più importava. Che quanto ad

esso papa, egli era pronto ad onorare sopra tutti i principi Federigo, e

ad amarlo, purchè anch'esso mostrasse la filial sua divozione dovuta

alla Chiesa sua madre; e con questo il licenziò. Mentre il pontefice

dimorava in Veroli, i Romani pieni di rabbia contro l'odiata città di

Tuscolo, le faceano aspra guerra. Rainone signore di essa città,

veggendosi a mal partito, trattò d'accordo con Giovanni, lasciato

prefetto di Roma dall'imperador Federigo, e gli cedette quella città,

con riceverne in contraccambio Monte Fiascone e il borgo di San

Flaviano, senza farne parola col papa, da cui pure egli riconosceva

quella città, e con assolvere dal giuramento i Tuscolani, i quali si

crederono col nuovo padrone di esentarsi dalle molestie de' Romani. Ma

questi più vigorosamente che mai continuarono la guerra contra di essa

città, di maniera che quel popolo, fatto ricorso al papa, si mise sotto

il dominio e patrocinio di lui. Alla stessa corte pontificia tardò poco

a comparire il suddetto Rainone pentito del contratto, perchè quei di

Montefiascone vituperosamente l'aveano cacciato dalla lor terra; ed

anch'egli, implorata la misericordia del papa, fece una donazion della

terra di Tuscolo alla Chiesa romana: il che la preservò per allora

dall'ira e dalle forze del popolo romano. Rapporta il Guichenon[2193]

una bolla di papa Alessandro, dato in quest'anno _Laterani_ in favore

della badia di Fruttuaria. Non può stare, perchè il papa non fu in

questi tempi in Roma. Persistendo tuttavia Manuello imperador de' Greci

nel vano pensiero di ricuperar la corona imperiale di Roma, per farsi

del partito in quella città, mandò nel presente anno una sua nipote per

moglie di Ottone Frangipane[2194], la cui nobilissima famiglia era in

questi tempi attaccatissima al pontefice Alessandro. Fu essa condotta

con accompagnamento magnifico di vescovi e nobili greci, e con gran

somma di danaro a Veroli, dove il papa gli sposò: dopo di che Ottone

condusse la novella moglie a Roma. Ardevano i Bolognesi di voglia di

vendicarsi della rotta loro data nel precedente anno dai Faentini. Però

col maggior loro sforzo e col carroccio, che per la prima volta fu da

essi usato, s'inviarono contra della città di Faenza, e l'assediarono.

Il Ghirardacci scrive[2195] che sconfissero l'armata de' Faentini. Le

vecchie storie di Bologna[2196] parlano solamente dell'assedio; e di più

non ne dice Girolamo Rossi[2197], che mette all'anno seguente un tal

fatto, ed aggiugne, essersi uniti i Ravegnati ed Imolesi col popolo di

Bologna contra di Faenza. Concordano poi tutti gli autori in dire che

seguì la pace fra questi popoli, con essersi restituiti i prigioni ai

Bolognesi. Accenna il suddetto Rossi una battaglia accaduta in

quest'anno fra essi Faentini dall'una parte, e i Forlivesi e i Ravennati

dall'altra, colla sconfitta degli ultimi. Ma non s'intende come il

popolo di Forlì, ausiliario de' Faentini nel precedente anno fosse già

divenuto loro nemico. Oltre di che, non è molto da fidarsi degli storici

moderni, qualora mancano le croniche vecchie. Tre ambasciatori del greco

imperadore Manuello Comneno approdarono in quest'anno a Genova per

trattar di concordia con quel popolo[2198], portando con seco cinquanta

sei mila, oppur ventotto mila perperi (monete d'oro dei Greci); ma non

fu loro data udienza, se non dappoichè fu ritornato da Costantinopoli

Amico da Murta, ambasciatore d'essi Genovesi. Perchè si trovò gran

divario fra la esposizion d'Amico e quella de' legati greci, licenziati

questi senza accordo, si riportarono indietro i lor danari. Seguitò

ancora nell'anno presente la guerra fra i Pisani e i Lucchesi, colla

peggio degli ultimi, che rimasero sconfitti presso Motrone, e lasciarono

in poter de' Pisani una gran quantità di prigioni[2199]. Nè cessarono le

vicendevoli prede fra essi Pisani e i Genovesi per mare. Fra l'altre

prede, venne fatto ai Genovesi di prendere una nave, dove era Carone,

uno de' consoli pisani.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 186 / 277 题