[2164] S. Thomas Cantuariensis, lib. 2, ep. 66, edit. Lupi.
[2165] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[2166] Sire Raul, in Histor. tom. 6 Rer. Ital.
[2167] Otto de S. Blasio, in Chron.
[2168] Guichenon, Histoire de la Mais. de Savoye, tom. 1.
[2169] Ughell., Ital. Sacr., tom. 4 in Archiepisc. Taurinens.
[2170] Godefridus Monachus, in Chron.
[2171] Johann. Sarisberiensis, in Epist.
[2172] Continuator Acerbi Morenae.
[2173] Cardin. de Aragon., in Vit. Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer.
Italic.
[2174] Otto de S. Blasio, in Chron.
[2175] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
[2176] Sire Raul, Hist., tom. 6 Rer. Ital.
[2177] Continuat. Caffari, Annal. Genuens., lib. 3, tom. 6 Rer. Ital.
[2178] Antiquit. Ital., Dissert. XLVIII.
[2179] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Italic.
[2180] Caffari, Annal. Genuens., lib. 2.
[2181] Cardinal. de Aragon., in Vit. Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer.
Italic.
[2182] Johannes de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2183] Romualdus Salernit., in Chron., tom. 6 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCLXIX. Indizione II.
ALESSANDRO III papa 11.
FEDERIGO I re 18, imper. 15.
Spese l'imperador Federigo in Germania l'anno presente in istabilire ed
ingrandire i suoi figliuoli[2184]. Nelle feste di Pentecoste tenne una
gran dieta in Bamberga, dove comparvero i legati dell'antipapa Callisto.
In essa di comune consenso de' principi fece eleggere re di Germania e
d'Italia il suo primogenito _Arrigo_, e coronarlo per mano di _Filippo
arcivescovo_ di Colonia. Al secondo de' suoi figliuoli, cioè a
_Federigo_, giacchè era mancato di vita _Federigo duca_ di Suevia,
chiamato di Rotimburgo, l'Augusto imperadore diede quel ducato. Rimasto
senza eredi il vecchio duca _Guelfo_ della linea estense di Germania,
per la morte del figliuolo accaduta nell'anno 1167 in Italia, aveva egli
dichiarato suo erede _Arrigo il Leone_ duca di Baviera e Sassonia, suo
nipote, di tutti i suoi Stati e beni posti nella Suevia, a condizione di
ricavarne una buona somma di danaro. Ma procrastinando il duca Arrigo di
pagare, figurandosi che per l'età avanzata dello zio la morte gli
risparmierebbe un tale sborso, il duca Guelfo rinunziò tutto a Federigo
Augusto, che pagò il danaro pattuito. A _Corrado_ suo terzogenito
conferì poi il ducato della Franconia con altri beni. Al quartogenito
_Ottone_ diede il regno d'Arles, ossia della Borgogna. L'ultimo suo
figliuolo _Filippo_ era allora in fasce. Altri acquisti, annoverati da
Ottone da San Biagio, fece Federigo per ben arricchir la sua prole; e in
quest'anno ancora s'impadronì dell'arcivescovato di Salisburgo, facendo
colare quanti mai potè de' feudi delle chiese in essi suoi figliuoli, e
comperando ed acquistando diritti e beni, ovunque poteva. La Sicilia
nell'anno presente, correndo il dì 4 di febbraio, soffrì un fierissimo
eccidio per un orribile tremuoto che desolò varie città[2185]. Quella
sopra tutto di Catania, città allora ricchissima, tutta fu rovesciata a
terra colla morte di circa quindici mila persone, e del vescovo (uomo
per altro cattivo, e salito in alto colla simonia) e di quasi tutti i
monaci, senza che vi restasse una casa in piedi. La stessa disavventura
provò la nobil terra di Lentino. Danneggiata di molto restò anche
Siracusa con assai altre castella. Negli Annali Pisani[2186] sta scritto
che _a Catania usque ad Plassa undecim inter civitates et castella et
villas cum multis hominibus in via et agro oppressis a dicto terraemotu
perierunt_. Attesero i Cremonesi a cignere di buone mura la loro
città[2187]. Nè riposavano i Milanesi in fabbricar case, e fortificare
la rinata loro città. Degno è d'attenzione ciò che ha Niceta
Coniate[2188]: cioè che _Manuello_ imperador de' Greci per l'apprensione
dell'armi di Federigo Augusto, massimamente dappoichè questi aveva
tentato di torgli Ancona, somministrò grossi aiuti, cioè di danaro, ai
Milanesi, affinchè rifabbricassero la loro città, e si mettessero in
istato di poter far fronte ad un imperadore che meditava la rovina di
tutti. Certo è che Manuello era in lega col papa, col re di Sicilia e
coi Lombardi contro di Federigo. Abbiamo anche da Galvano Fiamma[2189],
che le pie donne di Milano venderono tutti i loro anelli e gioielli, per
impiegarne il prezzo nella riedificazione della chiesa metropolitana di
santa Maria. Guerra fu in quest'anno nella Romagna[2190]. Aveano i
Bolognesi, assistiti da' Ravegnani, assediata la città di Faenza.
Ricorsero i Faentini per soccorso, ai Forlivesi, che accorsi ed
attaccata battaglia verso il fiume Senio, misero in rotta il campo
bolognese, con farvi quattrocento prigioni. Il Ghirardacci rapporta
questa sconfitta de' suoi, ma pretende che i Bolognesi fossero iti in
aiuto de' Ravegnani lor collegati, a' danni dei quali s'erano portati i
Faentini e Forlivesi. Veniva in questi tempi agitata da interne guerre
civili la città di Genova[2191]. Tanto si adoperò _Ugo arcivescovo_
unito coi consoli, che si conchiuse concordia e pace fra i cittadini.
Seguitando intanto la guerra già incominciata fra i Pisani e Lucchesi,
perchè i primi s'erano fatti forti coll'aiuto de' popoli della
Garfagnana e Versiglia, richiesero gli altri di aiuto i Genovesi, che
non mancarono di accorrere per sostenerli. Si trattò poscia di pace, ma
senza che potessero venire ad accordo alcuno. Per questa cagione
continuarono i Pisani e Genovesi a farsi guerra gli uni agli altri in
mare, prendendo chi potea più legni de' nemici.