[2125] Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer.
Ital.
[2126] Neubrig., lib. 2, cap. 17 Hist.
[2127] Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[2128] Otto de S. Blasio, in Chron. Abbas Urspergens. in Chron.
[2129] Chron. Reicherspergense ad hunc annum.
[2130] Johann. de Ceccano, Chron. Fossaenovae.
[2131] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Italic.
[2132] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[2133] Acerbus Morena, Hist. Laudens., tom. 6, Rer. Ital.
[2134] Sire Raul, tom. 6 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCLXVI. Indizione XIV.
ALESSANDRO III papa 8.
FEDERIGO I re 15, imper. 12.
Assalito da grave infermità in questo anno _Guglielmo re_ di Sicilia,
stette languente per due mesi[2135], e chiamato a sè _Romoaldo
arcivescovo_ di Salerno, che dilettavasi forte della medicina, arte
allora di gran credito in quella città, ne ascoltò bene i consigli, ma
seguitò poi a regolarsi a modo suo. Veggendosi poscia ridotto
all'estremo, fatti chiamare nella sua camera i prelati, i baroni e i
ministri della sua corte, dichiarò alla loro presenza per suo successore
nel regno _Guglielmo II_ suo maggior figliuolo, al quale, per essere di
età tuttavia incapace del governo, diede per tutrice e governatrice del
regno la _regina Margherita_ sua moglie e madre del giovinetto re,
assegnandole tre consiglieri di Stato. Dichiarò ancora principe di Capoa
_Arrigo_ altro suo figliuolo; e dopo avere scusata la sua passata
condotta, e pregati tutti della lor fedeltà verso la sua prole, nel mese
di maggio cessò di vivere. _Septimo die intrantis mensis madii_, ha il
testo di Romoaldo. Ma nel Necrologio casinense è notata la di lui morte
_idibus maii_. I tanti sconcerti succeduti durante il suo regno per la
sua disapplicazione[2136], lasciandosi egli reggere dalla canaglia dei
suoi eunuchi, e per la sua crudeltà e mala condotta che gli tirò addosso
tante ribellioni, fecero restare il suo nome in abborrimento e
maledizione. Si applicò tosto la regina a guadagnarsi l'amore de'
sudditi, col far aprire le carceri, richiamar dall'esilio un buon numero
di nobili banditi o fuggiti, e minorar le gabelle. Non lasciarono
veramente di fare un'irruzione sopra varie terre della Puglia[2137] i
vecchi ribelli _Andrea conte_ di Rupecanina e _Riccardo_ dall'Aquila,
dappoichè ebbero intesa la morte del re; ma con poco loro profitto, e
finì in un fuoco di paglia il lor tentativo. Due giorni dopo la morte
del padre, oppure più tardi, come vuole il Falcando, con gran solennità
nella cattedral di Palermo fu coronato il nuovo re _Guglielmo II_, e
somma comparve l'allegrezza del popolo, che sperava giorni più lieti
sotto di lui; nè cotali speranze andarono fallite. Da lì a qualche tempo
restò liberata la Sicilia da un mal arnese, cioè da Gaito Pietro eunuco,
principal ministro e camerlengo di quella corte. Costui nato Saraceno,
dopo aver preso il sacro battesimo, ritenne sempre in cuore l'antica sua
superstizione; e natogli sospetto che gli emuli suoi tramassero contro
la di lui vita, imbarcatosi una notte, e seco portando un gran tesoro,
se ne fuggì al re di Marocco. _Manuello_ Comneno imperador de' Greci,
dacchè seppe assunto al trono Guglielmo II, gli spedì ambasciatori per
rinnovare il trattato di pace, e mosse anche parola di dargli per moglie
l'unica sua figliuola. Fu ben confermata la pace, e andarono innanzi e
indietro ambasciatori e lettere per trattare di quel matrimonio, ma
nulla infine si conchiuse di questo per varii politici intoppi. Tornò in
quest'anno nel mese di novembre in Italia l'_imperador Federigo_ con un
fiorito esercito. Passò per la Val Camonica, perchè i Veronesi doveano
aver preso e ben fortificato il passo della Chiusa, e venne ad
accamparsi vicino a Brescia. Lo scrittor della vita di papa Alessandro
dice[2138], che, quantunque egli avesse conceputo grand'odio contro i
Lombardi, nè si fidasse di loro, pure, chiudendo in petto la sua
fierezza, si mostrò amorevole e cortese verso chiunque si presentò
all'udienza sua. Non così parla Sire Raul[2139], autore più informato di
questi affari. Diede Federigo il guasto a molte castella e ville del
Bresciano, sino alle fosse della città, e costrinse que' popoli a dargli
sessanta ostaggi de' principali e più ricchi, i quali furono inviati a
Pavia. Devastò ancora la pianura di Bergamo, e sen venne a Lodi, dove
tenne un gran parlamento di Tedeschi e Lombardi. S'erano messi gli
afflitti popoli della Lombardia in isperanza di sollievo per l'arrivo
dell'Augusto sovrano[2140] e però a folla comparvero colà grandi e
piccioli, chi colle croci in mano, e chi senza, chiedendo pietà.
Esposero all'imperadore e a' suoi ministri ad una per una tutte le
avanie finora patite; e sul principio parve ch'egli se ne condolesse
forte, e fosse per farne risentimento. Ma i fatti dimostrarono che nulla
curava di tali doglianze. Allora la povera gente scorata affatto, si
vide come perduta, nè vi fu chi non credesse che l'imperadore fosse
d'accordo con quegl'inumani uffiziali. Si trasferì poi Federigo da Lodi
a Pavia, e quivi solennizzò la festa del santo Natale.
Rapporta il cardinal Baronio[2141] una lettera scritta da esso Augusto
ai cardinali: tale nondimeno è lo stile e il tenore di essa, che si può,
senza timor di fallare, tenere per un'impostura di qualche dottorello, o
monachetto scismatico di quell'età. Certo è bensì che il suddetto
imperador di Costantinopoli inviò in questo anno a Roma Giordano Sebasto
del suo imperio, figliuolo di Roberto già principe di Capoa[2142]. Portò
egli dei gran regali a papa _Alessandro III_, e due proposizioni di
grande importanza. Era la prima di riunir le due chiese latina e greca,
discordi fra loro da gran tempo. L'altra, che il papa restituisse la
corona dell'imperio romano agli Augusti greci, promettendo a questo fine
mari e monti; cioè tanto oro ed argento, e tanta copia di truppe da
ridurre all'ubbidienza l'Italia tutta. Troppo difficile affare, e degno
di gran posatezza parve quest'ultimo al saggio pontefice; tuttavia, non
volendo trascurar cosa alcuna, inviò coll'ambasciator suddetto in
Levante il vescovo d'Ostia e il cardinale de' santi Giovanni e Paolo,
principalmente per trattar della concordia, ed anche per iscorgere che
fondamento si potea far de' Greci per l'altro negozio. Più che mai
durando la gara tra i Pisani e Genovesi[2143] per cagion della Sardegna,
in questo anno ancora accaddero rappresaglie di varie navi, e fecero i
Pisani di molti prigioni. _Guglielmo marchese_ di Monferrato, non
contento di tante terre e castella che l'Augusto Federigo sottopose alla
di lui giurisdizione, mosse guerra anch'egli a Genova, e loro tolse le
castella di Palodi e di Otaggio. Spedì per questo il popolo di Genova i
suoi inviati all'imperadore Federigo, per rappresentargli l'aggravio lor
fatto dal marchese, e ne riportarono poco buone parole. Inoltre davanti
ad esso Augusto seguì un'altra fiera altercazione fra essi e quei di
Pisa. Imperocchè era dianzi riuscito a Genovesi di rendersi tributarii
in Sardegna i due giudicati d'Arborea e di Cagliari: laonde i Pisani,
investiti di quell'isola da Federigo, fecero istanza perchè fosse
interdetto a' Genovesi di mettervi piede. Reclamarono i Genovesi,
pretendendo che la Sardegna appartenesse loro, dacchè ne cacciarono il
re Musetto, e che l'imperadore non potesse investirne altri senza far
loro torto. Addussero fra l'altre ragioni che costumavano in segno del
lor dominio i Gaetani e Napoletani, ogni qual volta nell'andare in
Sardegna o per mercatanzia, o per sale, s'incontravano in legni
genovesi, di mandar loro uno scudo pieno di pesci, e due vasi di vetro
pieni di pesce, e due barili di vino. Fu rimessa la lite alla curia
imperiale, e intanto fu ordinato il rilascio de' prigioni genovesi, con
grande schiamazzo de' Pisani. Venne a morte nel dì 28 di marzo in
quest'anno nella città di Benevento _Oberto arcivescovo_ di Milano e
cardinale[2144], e in luogo suo fu consacrato da papa Alessandro nel dì
8 di maggio _Galdino_ già arcidiacono della chiesa milanese, cardinale
anch'esso, che per le sue rare virtù meritò poscia d'essere venerato
qual santo.