[2076] Otto Morena, Hist. Laudens., tom. 6 Rer. Ital.
[2077] Abbas Urspergensis, in Chron.
[2078] Radevicus, de Gest. Frider. I, lib. 2, c. 52.
[2079] Cardin. de Aragon., in Vita Alexandri III, P. I, tom. 3 Rer.
Italic.
[2080] Sire Raul, Histor., tom. 6 Rer. Ital.
[2081] Johann. de Ceccano, Chron. Fossae novae.
[2082] Otto Morena, Hist. Laud., tom. 6 Rer. Italic. Sire Raul, in
Histor.
[2083] Otto de S. Blasio, in Chron.
[2084] Hugo Falcandus, in Histor. Romualdus Salernit., in Chron., tom. 7
Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCLXI. Indizione IX.
ALESSANDRO III papa 3.
FEDERIGO I re 10, imperad. 7.
L'anno fu questo in cui, accordatisi insieme _Lodovico VII_ re di
Francia ed _Arrigo II_ re d'Inghilterra, pubblicamente riconobbero per
vero pontefice romano _Alessandro III_. Al qual fine fu celebrato un
copioso concilio in Tolosa, dove si decretò, non doversi ammettere se
non questo papa. Non avea lasciato l'imperador _Federigo_ di tentare di
tirar nel suo partito con varie lettere que' due monarchi[2085], ed
intervennero anche i suoi ambasciatori e quei dell'antipapa al suddetto
concilio; ma nulla poterono ottenere. Ritornò in quest'anno a Roma papa
Alessandro[2086], e solennemente quivi consecrò la chiesa di santa Maria
nuova. Ma perciocchè non sapea trovar se non pericoli, e una continua
inquietudine in quella stanza a cagione del troppo numero degli
scismatici e della potenza dell'antipapa; e perchè inoltre scoprì le
male intenzioni di que' Romani che si fingevano tutti suoi, ma
segretamente favorivano Ottaviano, si ritirò di nuovo nella Campania.
Quivi dimorò sin verso il fine dell'anno. Considerando poi che, a
riserva di Orvieto, Terracina, Anagni e qualche altra terra, tutto il
resto del patrimonio di San Pietro da Acquapendente sino a Ceperano era
stato occupato dai Tedeschi e dagli scismatici, col parere del sacro
collegio prese la risoluzione di passare nel regno di Francia, usato
rifugio de' papi perseguitati. Concertato dunque l'affare con Guglielmo
re di Sicilia, che gli fece allestir quattro ben armate galee, e
lasciato prima per suo vicario in Roma _Giulio vescovo_ di Palestrina,
era per imbarcarsi in Terracina, quando, insorto all'improvviso un vento
rabbioso, disperse que' legni, e poco mancò che non li fracassasse negli
scogli. Risarcite le galee suddette, e preparatane alcun'altra, negli
ultimi giorni dell'anno s'imbarcò il papa coi cardinali, e per la festa
di sant'Agnese pervenne a Genova[2087], dove fu con somma divozione ed
allegria accolto da quel popolo, che niun pensiero si mise del suo
contravvenire agl'impegni contrarii dell'Augusto Federigo. Nel dì 17 di
marzo si portò l'esercito milanese all'assedio di Castiglione[2088],
terra situata nel contado di Seprio, e cominciò coi mangani a
tempestarla di pietre, e ad accostarsi coll'altre macchine. Erano
stretti forte i Castiglionesi; ma ebbero maniera di spedire un messo
all'imperadore per chiedergli soccorso. Venuto a Lodi, non perdè egli
tempo ad ammassar quante genti potè di Parmigiani, Reggiani, Vercellesi,
Novaresi e Pavesi, e di varii principi d'Italia. Con questo esercito
andò ad accamparsi sopra il fiume Lambro; nè di più vi volle, perchè i
Milanesi, conoscendo la risolutezza di questo principe, dato il fuoco a
tutti i mangani, gatti e all'altre macchine di guerra, lasciassero in
pace Castiglione, e se ne tornassero a Milano. Diede poi Federigo il
guasto a quante biade potè del contado di Milano. Le sue premure intanto
portate in Germania per ottener gagliardi rinforzi di gente, affin di
domare l'ostinato popolo di Milano, furono cagione che molti principi
calassero in Italia con assaissime schiere d'armati. Fra i quali si
distinsero _Corrado conte_ palatino del Reno, fratello d'esso
imperadore, _Federigo duca_ di Suevia figliuolo del fu re Corrado, il
lantgravio cognato d'esso Augusto, il figliuolo del re di Boemia.
_Rinaldo_ cancelliere e arcivescovo eletto di Colonia condusse più di
cinquecento uomini a cavallo. Altri vescovi, marchesi e conti vennero
anche essi ad aumentare l'armata. Con questo gran preparamento sul fine
di maggio Federigo marciò alla volta di Milano fin sotto le mura, e fece
tagliar ne' contorni per quindici miglia un'infinita quantità di biade,
alberi e viti. Di là passò a Lodi, dove nel dì 18 di giugno tenuto fu un
conciliabolo dall'antipapa Vittore, e vi intervennero _Pellegrino
patriarca_ d'Aquileia, _Guido_ eletto arcivescovo di Ravenna, _Rinaldo_
eletto di Colonia, gli arcivescovi di Treveri e Vienna del Delfinato, e
molti vescovi ed abbati. Furono ivi lette le lettere dei re di
Danimarca, di Norvegia, Ungheria e Boemia, e di diversi arcivescovi e
vescovi, che diceano di voler tenere per papa esso Vittore, e di
approvar quanto egli avesse determinato nel conciliabolo suddetto. In
essa raunanza fu pubblicata la scomunica contra di _Oberto arcivescovo_
di Milano, e de' vescovi di Piacenza e Brescia, e de' consoli di Milano
e di Brescia.
Nel dì 7 di agosto tornò Federigo coll'armata vicino a Milano. Venne
avviso al lantgravio, al duca di Boemia e al conte palatino, che i
consoli di Milano desideravano d'abboccarsi con loro. Ricevute le
sicurezze, vennero i consoli; ma dai soldati dell'eletto arcivescovo di
Colonia, che nulla sapeva del concertato, furono presi in viaggio.
Portata questa nuova ai Milanesi, disperatamente si mossero per
ricuperare i consoli, ed attaccarono battaglia. Saputone il perchè, que'
principi, che aveano data la parola, montarono in tanta collera, che se
non s'interponeva l'imperadore, aveano risoluto d'ammazzare
quell'arcivescovo. Andò innanzi il conflitto, in cui Federigo,
dimenticata la sua dignità, la fece da valoroso soldato; gli fu anche
morto il cavallo sotto, e ne riportò una leggera ferita. Soperchiati in
fine dall'eccessivo numero de' nemici, furono obbligati i Milanesi a
retrocedere in fretta, inseguiti sino alle fosse e porte della città,
con lasciar molti di loro uccisi sul campo, e prigioni ottanta
cavalieri, e dugento sessantasei fanti, che furono menati nelle carceri
di Lodi. Finì poscia Federigo di dare il guasto alle biade, agli alberi
e alle viti del distretto di Milano, con torre a quel popolo ogni
sussistenza. E perciocchè stando in Pavia non avrebbe potuto impedire il
trasporlo de' viveri di Piacenza a Milano, determinò di passare il verno
in Lodi coll'Augusta _Beatrice_, col figliuolo del duca Guelfo, e col
_duca Federigo_ suo cugino, e diede il congedo a varii altri signori,
che tornarono in Germania. Succederono in questo anno altre novità in
Sicilia[2089]. Ebbe licenza Matteo Bonello, uccisore del perfido Maione,
di ritornarsene a Palermo, dove fu ricevuto con tale applauso ed onore
dalla nobiltà e dal popolo, che ne concepì gelosia il _re Guglielmo_. Si
servirono di tal occasione i vecchi amici e le creature di Maione, per
accrescere in mente del re i sospetti contra del medesimo Bonello,
quasichè le sue linee tendessero ad usurpar la corona. Di ciò avvedutosi
il Bonello, formò egli una congiura per veramente deporre dal trono
l'incapace re, e di mettere in suo luogo il picciolo di lui figliuolo,
cioè il _duca Ruggieri_. Prima di quel che si voleva, e in tempo che il
Bonello era a far de' preparamenti fuor di Palermo, prese fuoco la
cospirazione. Sforzarono i congiurati il palazzo, si assicurarono del re
Guglielmo, ed esposero il duca Ruggieri alle finestre per farlo
acclamare re. Ma si trovò discorde il popolo, i più approvando, ma altri
disapprovando l'operato da essi. E massimamente si opposero i vescovi e
gli altri ecclesiastici, con ricordare a tutti l'obbligo de' sudditi, e
a' vassalli il giuramento prestato. Perciò prevalse il partito di chi
volea libero il re, e furono obbligati que' congiurati a rilasciarlo,
dopo aver ottenuta la sicurezza di poter uscire liberi fuori della
città. Fu così barbaro Guglielmo, se pure è vero ciò che se ne conta,
che presentatosegli davanti l'innocente figliuolo Ruggieri, già
acclamato re, con un calcio il fece cadere a terra, in guisa che da lì a
non molto spirò l'ultimo fiato in braccio della stessa infelice sua
madre. Ma Romoaldo Salernitano[2090] ne attribuisce la morte ad una
saetta gittata in quel tumulto, che il percosse presso un occhio con
ferita mortale. Perseguitò dipoi il re Guglielmo i baroni congiurati; e
questi misero sottosopra tutta la Sicilia. Fece cavar gli occhi a Matteo
Bonello; assediò Botera, ed, entratovi, tutta la fece diroccare. Intanto
essendo rientrato in Puglia _Roberto conte_ di Loritello[2091], mise in
rivolta molte di quelle terre e città fino a Taranto. Ma sopravvenuto il
re Guglielmo col suo esercito, ripigliò Taranto e tutto il perduto: il
che si tirò dietro l'allontanamento dal regno d'esso conte Roberto e
d'altri baroni, i quali si rifugiarono presso lo imperador Federigo.
Tutte queste scene ed altre, ch'io tralascio, son diffusamente narrate
da Ugone Falcando. In questo anno i Genovesi[2092] stabilirono i patti
del commercio con _Lupo_, chiamato da essi re di Spagna, ma che, secondo
il Mariana, non fu se non re di Murcia. Altrettanto fecero col re di
Marocco, e spedirono a Gerusalemme per ricuperare i loro diritti nelle
città di Terra Santa.