[1943] Peregrin., in Not. ad Anonym. Casinens.
[1944] Romualdus Salern., in Chron.
[1945] Carusi, P. II, lib. 2, Istor. di Sicilia.
[1946] Otto Frisingens., de Gest. Frider. I, lib. 1, cap. 62.
[1947] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1948] Johann. de Ceccano, Chron. Fossae Novae.
[1949] Baron., in Annales Ecclesiast.
[1950] San Bernard. de Consid., lib. 3, cap. 3.
[1951] Annales Placentini, tom. 16 Rer. Ital.
[1952] Ricobaldus, in Pomario.
[1953] Antiquit. Italic., Dissert. LVI.
Anno di CRISTO MCLII. Indizione XV.
EUGENIO III papa 8.
FEDERIGO I re di Germania e d'Italia 1.
Nel dì 9 di giugno dell'anno presente era _papa Eugenio_ in Spagna, come
costa da una sua bolla data in favore di _Richilda badessa_ dell'insigne
monistero di santa Giulia di Brescia, da me data alla luce[1954]. E fin
qui era durata la discordia de' Romani con esso pontefice, il quale per
lo più a motivo di maggior quiete e sicurezza era dimorato fuori di
Roma. San Bernardo scrivendo in questi tempi al medesimo papa il quarto
libro _de Consideratione_, parve che predicesse il fine di questa
briga[1955]: _Quid tam notum saeculis_, dice egli, _quam protervia et
fastus Romanorum? Gens insueta paci, tumultui assueta; gens immitis et
intractabilis usque adhuc, subdi nescia, nisi quum non valet resistere.
En plaga: tibi incumbit cura haec, dissimulare non licet. Ridens me
forsitan, fore incurabilem persuasus. Noli diffidere_. In fatti per
attestato dell'Anonimo Casinense[1956], il cui anno 1151 si dee
intendere per l'anno presente, papa Eugenio, stabilito un accordo coi
Romani, rientrò pacificamente in Roma nel dì 11 d'ottobre. Anche Roberto
del Monte[1957] in quest'anno scrive: _Eugenius papa cum Romanis pace
facta urbem ingreditur, ibique cum eis hoc anno primitus commoratur_.
Giovanni da Ceccano[1958] aggiugne, ch'egli entrò in Roma nel dì 6 di
settembre. Lo stesso abbiamo da Romoaldo Salernitano[1959], il quale
attesta che Eugenio fu con sommo onore ricevuto dai senatori e da tutto
il popolo romano. Poscia con tante limosine e benefizii si guadagnò il
cuore d'esso popolo, che quasi comandava a bacchetta nella maggior parte
della città: _Et nisi esset mors aemula quae illum cito de medio rapuit,
senatores noviter procreatos populi adminiculo usurpata dignitate
privasset_. Era nell'anno addietro cominciata una gran guerra fra i re
dell'Africa. Seppe bene profittarne il _re Ruggieri_[1960]. Inviò egli
colà nel presente anno, se pur non fu nel susseguente, la sua armata
navale, a cui venne fatto d'insignorirsi della città d'Ippona, oggidì
Bona, e di altre terre in quella costa di Barberia. Ch'egli ancora
prendesse Tunisi, lo attesta Roberto del Monte, secondo l'edizione del
padre Dachery nello Spicilegio. Ma è da dolersi perchè la storia non ci
abbia dato un più distinto ragguaglio di tali imprese. Certo è, che
avendo poco prima i Mori Naassamoniti, abitanti verso Fez e Marocco,
strangolato il re loro, s'impadronirono delle due Mauritanie: e poscia
stendendo le conquiste verso Oriente, distrussero il regno de' Zeridi
colla presa della città di Bugia, minacciando con ciò la Sicilia, Puglia
e Calabria. Ma fece vedere a costoro il re Ruggieri che non gli metteano
paura le loro bravate. Abbiamo dagli Annali Piacentini[1961], che in
questo anno il popolo di Piacenza prese a' Parmigiani il castello di
Medesana, e lo distrusse: e perciocchè dovette seguir qualche accordo
fra loro, in cui ebbero i Cremonesi gran mano, affinchè Parma
restituisse i prigioni di Piacenza, in segno di gratitudine i Piacentini
cedettero ad essi Cremonesi Castelnuovo di Bocca d'Adda. Un fiero
incendio devastò tutto Borgo S. Donnino, a riserva della chiesa
maggiore. Maggiori avventure furono quelle della Germania nell'anno
presente. Già si preparava il _re Corrado_ per venire in Italia a
prendere la corona imperiale[1962], risoluto insieme di far guerra al re
Ruggieri in vigor della lega e del concerto fatto coll'imperador de'
Greci suo cognato. S'era egli trasferito a Bamberga con pensiero di
tenere ivi una gran dieta, quando venne a battere alle sue porte
l'inesorabil morte. Mancò egli di vita nel dì 15 di febbraio dell'anno
corrente. Scrive Ottone da Frisinga, essere corsa allora voce, ch'egli
fosse stato aiutato ad uscire del mondo da alcuni medici del re
Ruggieri, che, fingendo d'aver paura di quel re, s'erano rifugiati in
Germania. Erano allora veramente in gran credito i medici della scuola
di Salerno, e consultati da varie parti. Nè già è inverisimile che
l'accorto Ruggieri avesse tentato per questa esecrabil via di liberarsi
da un dichiarato nemico, la cui possanza quella sola era che dava a lui
una fondata apprensione. Tuttavia in simili casi i sospetti e le dicerie
del popolo sono a buon mercato. Allorchè Corrado vide in pericolo la sua
vita, trattò coi principi di chi gli dovesse succedere. Gli restava
bensì un figliuolo per nome _Federigo_, ma di età picciola, nè atta al
governo. Però saggiamente consigliò che eleggessero _Federigo_,
appellato poscia _Barbarossa_ a cagion del colore della sua barba,
figliuolo di _Federigo_ il _Guercio_ duca di Suevia suo fratello; al
quale consegnò le insigne reali, e vivamente raccomandò il tenero suo
figliuolo. Fu data sepoltura al di lui corpo in Bamberga, vicino alla
tomba del santo imperadore Arrigo. Tenutasi poi la gran dieta del regno
nel dì 4 di marzo in Francoforte, quivi restò a comuni voti eletto re ed
imperadore futuro il suddetto Federigo. Degno è di osservazione, che a
tale elezione ebbero parte tutti i principi della Germania, per
attestato di Ottone vescovo di Frisinga, che uno fu di que' principi; il
che fa conoscere quanto sia mal appoggiata l'opinione di chi pensa tanto
prima istituito il collegio de' sette elettori; del che ho parlalo anche
io altrove[1963]. Nè a quella dieta mancarono principi e baroni
italiani. _Non sine quibusdam ex Italia baronibus_, scrive il suddetto
Frisingense. E Amando[1964] segretario del medesimo Federigo racconta,
che _multi illustres heroes ex Lombardia, Tuscia, Januensi, et aliis
Italiae dominiis_, etc. _convenerunt in urbe francofurtensi_, etc., per
eleggere il nuovo re. Più importante ancora è un'altra osservazione
fatta dal medesimo Frisingense[1965], zio dello stesso Federigo, cioè
che il motivo principale per cui convennero i voti di tutti i principi
nella persona di Federigo, fu quello di pacificare ed unire insieme le
due potenti e famose famiglie di Germania, cioè la _ghibellina_ e la
_guelfa_. Della prima era erede e capo lo stesso _Federigo Barbarossa_;
dell'altra il _duca Guelfo VI_, e _Arrigo Leone duca_ di Sassonia, suo
nipote.
Era nato Federigo, siccome ho detto, da Federigo duca di Suevia, e da
_Giuditta_ figliuola d'_Arrigo il Nero_ estense-guelfo, padre del
suddetto Guelfo VI duca: per conseguente veniva ad esser Guelfo zio
materno del re Federigo, e il duca di Sassonia Arrigo Leone suo cugino.
Unendosi dunque in un solo principe il sangue d'amendue le sopraddette
insigni famiglie, si credette che cesserebbe da lì innanzi la nemicizia
ed animosità mantenuta fra loro tanti anni addietro. Ecco le parole del
Frisingense: _Duae in romano orbe apud Galliae Germaniaeve fines famosae
familiae hactenus fuere: una Henricorum de Guibelinga, alia Guelforum de
Altdorfio: altera imperatores, altera magnos duces producere solita.
Istae, ut inter viros magnos, gloriaeque avidos assolet fieri,
frequenter se se invicem aemulantes, reipublicae quietem multotiens
perturbarunt. Nutu vero Dei, ut creditur, paci populi sui in posterum
providentis, sub Henrico V factum est, ut Fridericus dux, pater hujus_
(di Federigo Barbarossa), _qui de altera, idest de regum familia
descenderat, de altera, Henrici scilicet Noricorum ducis filiam in
uxorem acciperet, ex eaque Fridericum, qui in praesentiarum est et
regnat, generaret. Principes ergo non solum industriam, ac saepe dicti
juvenis virtutem, sed etiam hoc, quod utriusque sanguinis consors,
tamquam angularis lapis, utrorumque horum parietum dissidentiam unire
posset, considerantes, caput regni eum constituere adjudicaverunt:
plurimum reipublicae profuturum praecogitantes, si tam gravis et diutina
inter maximos imperii viros, ob privatum emolumentum simultas, hac demum
occasione, Deo cooperante, sopiretur_. Ho voluto rapportar intero questo
passo, perchè esso è la chiave dell'origine delle famose fazioni
ghibellina e guelfa, che recarono ne' secoli susseguenti tanti travagli
e guai all'Italia. A questo lume svaniscono varie favole intorno a tale
origine, spacciate dai poco informati storici, essendo certo che per le
nimistà passate in Germania fra i re ghibellini e la linea dei duchi
estense-guelfa di Germania (le quali poi si rinnovarono, siccome vedremo
a suo tempo) presero piede in Italia queste maledette fazioni. Adunque
il nuovo re Federigo portatosi ad Aquisgrana, nel dì 9 di marzo fu ivi
solennemente coronato, e diede principio al suo governo con ispedire i
suoi legati a papa _Eugenio III_ e a tutta l'Italia, per notificare ad
ognuno la sua elezione, che fu accettata e lodata da tutti. Una delle
principali applicazioni ch'egli ebbe in questi principii, fu quella di
terminare amichevolmente la lite mossa da _Arrigo Leone_ estense-guelfo
duca di Sassonia, che pretendeva il ducato della Baviera, siccome
figliuolo ed erede del _duca Arrigo_ il Superbo, contra del _re Arrigo_
figliuolo di san Leopoldo, che ne era in possesso per concessione del fu
re Corrado III. Ad amendue fu assegnato il termine per addurre le loro
ragioni nel mese d'ottobre in Erbipoli, ossia in Wirtzburg.
Presentaronsi ancora a' piedi del novello re con assai lagrime _Roberto_
già _principe_ di Capoa, _Andrea conte_ di Rupecanina, ed altri signori
della Puglia, spogliati dal re Ruggieri de' loro Stati, chiedendo
giustizia ed aiuto. La determinazione di Federigo fu, che pazientassero
finchè egli calasse in Italia per venire a prendere la corona imperiale:
spedizione che restò fissata per l'anno 1154, e che, siccome vedremo,
diede principio ad infiniti sconcerti e guerre nella misera Italia.
Rapporta il cardinal Baronio[1966] la concordia stabilita in questo anno
fra papa Eugenio e il re Federigo per mezzo de' lor deputati. Federigo
si obbliga di non far pace nè tregua col popolo romano, nè con Ruggieri
re di Sicilia, senza il consentimento di esso Eugenio e de' pontefici
suoi successori, e di conservare e difendere tutte le regalie di san
Pietro; e all'incontro il papa promette di coronarlo imperadore, e di
aiutarlo secondo la giustizia. Ho riferito anch'io un diploma d'esso re
Federigo in conferma de' privilegii de' canonici di Vercelli[1967],
spedito in _Wirtzburg XV kalendas novembris anno Domini MCLII,
Indictione XV_. In quest'anno scrive il Sigonio[1968] che ebbe principio
la guerra fra i Parmigiani e Reggiani. Vennero i primi saccheggiando
fino al fiume Secchia. Accorsero i Reggiani, ma rimasero sconfitti colla
prigionia di molti, che nel dì dell'Assunzion della Vergine furono poi
rilasciati in camiciuola con un bastone in mano e uno scopazzone.
Passarono appresso i vittoriosi Parmigiani nel settembre fino a Borgo
San Donnino, e, presolo, ne fecero un dono alle fiamme. Di questi fatti
non veggo parola nei vecchi autori. Ma il Sigonio forse li prese da
qualche Cronica manoscritta esistente allora, e smarrita oggidì.