[1895] Anonymus Casin., tom. 5 Rer. Ital.
[1896] Sugerius, in Vita Ludovici.
[1897] Otto Frisingensis, in Chron, lib. 1, cap. 44 de Gestis Frider.
[1898] Guichenon, Histoire de la Maison de Savoye, tom. 1.
[1899] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1900] Otto Frisingens., lib. 1.
[1901] Romualdus Salernit., in Chron., lib. 1.
[1902] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1903] Sandoval., in Vita Alphonsi VII.
[1904] Pagius, ad Annal. Baronii.
[1905] Anonymus Casinensis, in Chron. Hugo Falcandus, Hist.
[1906] Matth. de Griffonibus, tom. 18 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXLVIII. Indiz. XI.
INNOCENZO III papa 4.
CORRADO III re di Germania e d'Italia 11.
Nella quaresima di quest'anno tenne papa _Eugenio_ un gran concilio
nella città di Rems[1907], dove furono pubblicati molti canoni spettanti
alla disciplina ecclesiastica, e fu chiamata all'esame la dottrina di
_Guiberto vescovo_ di Poitiers. Dopo il concilio andò il pontefice a
visitar le insigni badie di Cisterzio e di Chiaravalle, e poscia s'inviò
di ritorno in Italia. Si truova egli nel dì 7 di luglio in Cremona, dove
confermò i privilegii della badia di Tolla, e nel dì 15 di luglio in
Brescia, secondochè si ricava da altra sua bolla[1908] e da una sua
lettera scritta al clero romano[1909]. Girolamo Rossi[1910] rapporta un
suo breve, dato in Pisa nel dì 10 di novembre _Indictione XII,
Incarnationis dominicæ MCXLIX, pontificatus domini Eugenii papæ III,
anno quarto_. Qui è l'anno pisano e la nuova Indizione cominciata nel
settembre. Però appartenendo quel documento all'anno presente, in cui
correva l'anno quarto del suo pontificato, vegniamo in cognizione che
esso papa visitò nel viaggio la sua patria Pisa. Un'altra simile bolla
da lui data nella stessa città di Pisa _XIIII kalendas decembris,
Indictione XII, Incarnationis dominicae anno MCXLVIII_, ho io
pubblicato[1911]. Ma dovrebbe essere lo stesso anno in tutte e due.
Nella di lui vita[1912] altro non si legge se non che, terminato il
concilio, _ad urbem suam, et commissum sibi populum, ductore Domino,
incolumis remeavit_. Ma o non entrò, oppure non si fermò in Roma.
L'Anonimo Casinense[1913] scrive ch'egli venne a Viterbo. E da Romoaldo
Salernitano abbiamo che il suo soggiorno fu in Tuscolo ossia Tusculano.
Erano tuttavia sconcertati gli affari fra lui e il popolo romano.
Intanto dopo la perdita d'innumerabil gente il _re Corrado_ imbarcatosi
arrivò nella settimana di Pasqua a Tolemaide, appellata allora Acon.
Altri de' suoi pervennero a Tiro e Sidone[1914]. E _Lodovico re_ di
Francia anch'egli, dopo avere perduta buona parte de' suoi, verso la
metà di quaresima giunse ad Antiochia. Unitisi questi due principi fra
le città di Tiro e di Tolemaide, per tre dì assediarono Damasco, ed
aveano presa la prima cinta delle mura; ma per frode de' principi
cristiani d'Oriente, ossia de' Templari ed Ospitalieri, convenne
ritirarsene[1915]. Fu anche risoluto l'assedio di Ascalona, e vi
stettero sotto parecchi giorni: senza frutto nondimeno, perchè la città
era fortissima, ed entro stava il miglior nerbo de' Saraceni, nè mai
vennero le milizie promesse da Gerusalemme. Però, dopo avere i due
monarchi infelicemente gittato tempo, danaro e gente, senza alcun
profitto della cristianità d'Oriente, troppo discorde, troppo data
all'interesse e ai piaceri, ad altro non più pensarono che a
ritornarsene alle loro contrade. In questa spedizione caduto infermo
_Amedeo conte_ di Morienna, terzo di questo nome presso gli storici
della real casa di Savoia, finì di vivere nell'isola di Cipro. Il
Guichenon[1916] colla sua solita franchezza rapporta la di lui morte
all'anno seguente; ma che questa avvenisse piuttosto nel presente, si
raccoglie da Bernardo di Guidone, là dove scrive[1917]: _Amedeus comes
Marianensis_ (cioè _Maurianensis_) _in Cypro insula obiit_, con
raccontare dipoi gli assedii di Damasco e d'Ascalona, certamente
succeduti in quest'anno. Ad Amedeo succedette nel dominio _Umberto III_
di lui figliuolo. In quest'anno da _Raimondo conte_ di Barcellona tolta
fu ai Mori di Spagna l'importante città di Tortosa; e quantunque sia qui
mancante la storia di Caffaro genovese, pure altronde si sa che i
Genovesi ebbero mano in quella conquista, e ne riportarono per
ricompensa il dominio della terza parte di quella città, oppure il terzo
della preda. Per quanto s'ha dagli antichi Annali di Modena[1918], nel
primo giorno di luglio _tota civitas Mutinae casu combusta fuit_.