NOTE:

[1879] Otto Frisingensis, lib. 7.

[1880] Anonymus Casinens., tom. 5 Rer. Ital.

[1881] Johann, de Ceccano, Chron.

[1882] Tronci, Memor. Istor. di Pisa.

[1883] Anonymus Casinensis, tom. 5 Rer. Ital.

[1884] Otto Frising., de Gestis Friderici, lib. 1, cap. 28.

[1885] Johann. de Ceccano, tom. 1 Ital. Sacr.

[1886] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.

[1887] Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.

[1888] Robert. de Monte, Chron.

[1889] Anonymus Casin., tom. 5 Rer. Ital.

[1890] Robert. de Monte, Append. ad Sigebert.

[1891] Chron. Cavense, tom. 7 Rer. Ital.

[1892] Otto Frisingens. lib. 1, cap. 23 de Gestis Federici I.

[1893] Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1894] Hugo Falcandus, de calamit. Sicul., tom. 7 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXLVII. Indizione X.

EUGENIO III papa 3.

CORRADO III re di Germania e d'Italia 10.

In quest'anno, principalmente per promuovere l'affare importante della

crociata, passò in Francia il buon _papa Eugenio_[1895]. Fu ad

incontrarlo il _re Lodovico_ VII a Dijon, e insieme poi celebrarono la

santa Pasqua in Parigi. Dopo la Pentecoste esso re andò a prendere alla

chiesa di san Dionigi, secondo i riti d'allora, il bordone e la

scarsella da pellegrino[1896], e la bandiera appellata Orofiamma, e si

mosse con gran comitiva di prelati e baroni, e col suo esercito andò ad

imbarcarsi per passare in Oriente. Fra gli altri seco condusse[1897] _de

Italia Amedeum taurinensem fratremque ejus Guilielmum marchionem de

Monte Ferrato avunculos suos_. Come fossero fratelli questi due

principi, quando si sa che la real casa di Savoia era ben diversa da

quella de' marchesi di Monferrato, non si comprende. Probabile è ciò che

il Guichenone[1898] immaginò, cioè che fossero fratelli uterini. Sarebbe

da desiderare che ci fossero rimaste in maggior copia antiche memorie o

notizie di questi tempi, per meglio intendere quali Stati possedessero,

e quai personaggi avessero quelle due nobilissime famiglie. E per conto

del suddetto _Guglielmo marchese_ di Monferrato, non voglio tacere

ch'egli ebbe per moglie una sorella del re Corrado, attestandolo Sicardo

vescovo di Cremona[1899], che fiorì sul fine di questo secolo, là dove,

parlando del medesimo Corrado, scrive: _Cujus soror marchioni Guilielmo

de Monte-Ferrato, nomine Julitta, fuit matrimonio copulata, ex qua

quinque filios genuit eximiis meritis, hac serie describendos, scilicet

Guilielmum, Conradum, Bonifacium, Fredericum, et Raynerium, quorum

diversa fuere dona fortunæ._ Questa pare la prima volta che i marchesi

di Monferrato portarono le loro armi in Oriente per la fede di Gesù

Cristo, dove poi si acquistarono tanta gloria e possanza, siccome

andremo vedendo. Poco prima il re Corrado s'era messo in arnese per

marciare anch'egli in Oriente[1900]. Tenne una general dieta in

Francoforte, dove fece dichiarare re il fanciullo _Arrigo_ suo

figliuolo. Colà comparve il giovane _Arrigo Leone_ guelfo-estense, duca

di Sassonia, con fare istanza d'essere reintegrato nel ducato della

Baviera, tolto a suo padre e dato ad Arrigo figliuolo di Leopoldo, con

pretenderlo a sè dovuto per diritto di eredità. Con sì buone parole

trattò di questo affare il re, che indusse il giovanetto principe a

sospendere questo interesse sino al suo ritorno da Terra Santa. Adunque

dopo l'Ascensione il re Corrado imprese il viaggio d'Oriente con un

immenso esercito. Andarono specialmente in compagnia di lui il suddetto

_Arrigo_ duca di Baviera, _Ottone_ vescovo di Frisinga, fratello uterino

del medesimo re Corrado, e storico nobilissimo di questi tempi, e

_Federigo_ iuniore suo nipote, che fu poi imperadore. Suo padre

_Federigo duca_ di Suevia, non avendo che questo figliuolo, per troppo

affanno di vederlo condotto via, da lì a non molto diede fine a' suoi

giorni. Pacificatosi ancora il _duca Guelfo_, zio paterno del duca di

Sassonia, col re Corrado, e presa la croce, andò anch'egli in questa

sacra spedizione. Arrivò il re Corrado col suo innumerabil esercito a

Costantinopoli, dove _Manuello Comneno_, che aveva per moglie una

sorella della regina _Geltruda_, e però suo cognato, gli usò di molte

finezze e fece dei gran regali. Ma a chi non è nota la fede de' Greci?

Promise assaissimo quell'imperadore, e massimamente dei viveri, ma nulla

attenne[1901]. Anzi, dacchè quel terribil nuvolo di crociati fu passato

oltre allo Stretto, niuna furberia lasciò intentata per farli perire,

mantenendo anche intelligenza coi Turchi. Io non mi fermerò punto nel

racconto di queste infelici avventure, perchè nulla spettanti alla

storia d'Italia, e lascerò che i lettori consultino sopra ciò gli

scrittori della guerra santa. Felice all'incontro fu un'altra crociata

di Franzesi e Spagnuoli contra de' Saraceni di Spagna, fatta in

quest'anno. Vi accorsero dall'Italia i Pisani, ma principalmente i

Genovesi[1902] con una poderosissima flotta. Capitatane in quelle parti

anche un'altra che andava in Terra Santa, diede mano a far quelle

conquiste. Presero Lisbona, Baeza ed altre città. La mira di quella

sacra lega soprattutto era la città di Almeria, perchè infame

ricettacolo di corsari. Se crediamo agli Annali di Genova, è dovuta al

popolo genovese la gloria dell'espugnazione di quella città, nel cui

castello rifugiatisi venti mila Saraceni, si riscattarono a forza d'oro.

Ma gli storici spagnuoli[1903] ci assicurano che a quell'impresa

intervennero anche _Alfonso re_ di Spagna, il re di Navarra, ed altri

popoli di quelle contrade e di Francia. Ottone Frisingense scrive che

Almeria e Lisbona erano città _in sericorum pannorum opificio

praenobilissimæ_. In quest'anno ancora il re di Sicilia _Ruggieri_ portò

di nuovo la guerra in Africa contra de' Mori. Abbiamo detto che

nell'anno precedente egli conquistò Tripoli. Forse in quest'anno ciò

avvenne. Nel quale certamente pare ch'egli, continuando le conquiste,

come scrive Noveiro storico arabo citato dal padre Pagi[1904], si

impadronì di Mahadia, chiamata Africa dall'Anonimo Casinense[1905], di

Safaco, di Capsia e d'altre terre in quella costa di Barberia, con

renderle tributarie alla sua corona. Secondo le croniche di Bologna, in

quest'anno[1906] quella città patì un fierissimo incendio nella

settimana santa. Sì nel secolo precedente che nel presente s'ode la

medesima disavventura di altre città, specialmente nella Lombardia;

segno che molte doveano essere le case con tetto coperto di _scindule_,

cioè di assicelle di legno, usate molto una volta, e facili a comunicar

l'una all'altra il fuoco, oltre ad altre case coperte di paglia, siccome

ho dimostrato nelle Antichità italiane.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 163 / 277 题