[1872] Cardin. de Aragon., in Vit. Lucii II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.
[1873] Godefr. Viterbiensis, in Pantheo.
[1874] Baron., in Annal. Ecclesiast.
[1875] Cardin. de Aragon., in Vit. Eugenii III.
[1876] Otto Frisingensis, de Gestis Friderici, lib. 2, cap. 20.
Guntherus, in Ligur., lib. 3.
[1877] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 31.
[1878] Card. de Aragon., in Vit. Eugenii III, P. I, tom. 3 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCXLVI. Indizione IX.
EUGENIO III papa 2.
CORRADO III re di Germania e d'Italia 9.
Poca quiete trovò in Roma il pontefice _Eugenio_. Troppo erano
esacerbati gli animi del popolo romano contra quello di Tivoli[1879].
Accecati da quest'odio, tuttodì il tormentavano, perchè si smantellasse
la nemica città; nè potendo egli reggere a tanta petulanza e fastidio,
si ritirò di là dal Tevere, forse in castello Sant'Angelo, che era
tenuto dagli altri figliuoli di Pier Leone suoi fedeli. L'Anonimo
Casinense[1880] sotto all'anno 1145, che è, secondo noi, il 1146, non so
come, scrive che papa Eugenio _pacem cum Romanis reformans, muros
tiburtinae civitatis destrui praecepit_. A me non si rende credibile
questo fatto, perchè se il pontefice fosse giunto ad accordar questa
pretensione ai Romani, non avrebbono essi continuata la guerra ai
Tiburtini, nè papa Eugenio avrebbe abbandonata Roma, siccome fece
nell'anno presente, per sottrarsi all'indiscretezza e alle violenze de'
Romani. Infatti egli si partì assai disgustato da Roma. Il troviamo in
Sutri nel dì 25 di aprile[1881]. Per attestato di altri, se ne andò
poscia a Viterbo, poscia a Siena, e, secondo le Croniche accennate dal
Tronci[1882], di là venne alla sua patria Pisa. Dall'Anonimo Casinense
sappiamo[1883] che egli si portò anche a Lucca, probabilmente per
istabilir, se potea, la pace fra quelle due repubbliche. Valicato poi
l'Apennino, se è vero ciò che scrive il Sigonio, passò alla città di
Brescia, dove diede una bolla _X kalendas septembris_, in cui scrive al
popolo di Bologna di avere intimato ai Reggiani e Parmigiani di non
porgere aiuto ai Modenesi contra la badia di Nonantola: e perchè non
aveano ubbidito, col consentimento de' cardinali, del patriarca
d'Aquileia e di molti vescovi, avea privato le loro città della dignità
episcopale. Temo io che questa bolla appartenga agli anni posteriori.
Dalle Croniche di Piacenza abbiamo ch'egli fu in quella città, e di là
s'inviò alla volta di Francia. Non si può ben accertare se vivente papa
Lucio II, oppur sotto il presente papa Eugenio III, i nuovi senatori di
Roma scrivessero al _re Corrado_, appellato _re de' Romani_, una lettera
a noi conservata da Ottone da Frisinga[1884]. Gli significavano di avere
ristabilito il senato, come era a' tempi di Costantino e di Giustiniano;
di essere a lui fedeli, e di faticare indefessamente coll'unica mira di
esaltare la di lui dignità e persona, nulla più desiderando che la
venuta di lui a prendere la corona imperiale. L'avvisavano che i
Frangipani e i figliuoli di Pier Leone (eccetto che il loro fratello
Giordano) e Tolomeo con altri erano dichiarati in favore del papa, e
tenevano castello Sant'Angelo per impedire la coronazion d'esso Corrado,
ma che essi rifabbricavano e fortificavano Ponte Molle in di lui
servigio. Aggiunsero che il papa e il re di Sicilia tenevano ad una,
andando d'accordo in non volere Corrado in Italia, e molto meno in Roma;
ed è ben probabile che Ruggieri anche da questa parte s'ingegnasse di
contrariare alla venuta di Corrado, le cui armi poteano rinnovar la
scena disgustosa dell'imperadore Lottario. Scriveano essi Romani, oltre
a ciò, essere seguita concordia fra il papa e lo stesso Ruggieri (ciò
sembra indicare lo accordo fatto da papa Lucio II nell'anno 1144), per
cui il pontefice avea conceduto a Ruggieri _virgam et annulum,
dalmaticam et mitram atque sandalia, et ne ullum mittat in terram suam
legatum, nisi quem Siculus petierit_: il che viene interpretato dai
Siciliani per un indizio della decantata lor monarchia. _Et Siculus
dedit ei multam pecuniam pro detrimento vestro, et romani imperii._ Ma
il re Corrado niun conto fece di tale rappresentanza, assai informato
del sistema delle cose e del buon cuore del papa; anzi venuti a lui due
legati pontificii, l'uno de' quali era _Guido_ Pisano cardinale e
cancelliere della santa romana Chiesa, per la rinnovazion degli antichi
privilegii, con tutto onore gli accettò, e concedè quanto chiedevano. Si
trova nell'anno 1147 cancelliere d'essa romana Chiesa Guido cardinale;
ma non so dire se sia lo stesso. Abbiamo dalla Cronica di Fossa
Nuova[1885] sotto questo anno che _Romani venerunt super Tiburim, et
multos ex eis decollaverunt_. Anche i Genovesi[1886] fecero pruova del
lor valore contro de' Saraceni dominanti in Minorica, e corsari di
professione. Armarono ventidue galee, e molte altre navi con assai
macchine militari e castelli di legname. Generale di questa flotta fu lo
stesso Caffaro, che diede principio agli Annali di Genova. Sbarcati
nell'isola Minorica fanti e cavalli, diedero il guasto al paese, fecero
molti prigioni, presero la città, e la distrussero, ma dopo averne
cavato un ricco bottino. Di là passarono ad Almeria, città marittima
della Spagna nel regno di Granata, e postole l'assedio, cominciarono a
flagellarla con petriere, gatti, ed altre macchine usate in questi
tempi. Veggendosi in mal punto quegl'infedeli, fecero istanza per tregua
o pace. Fu per la tregua accordato che pagassero cento tredici mila
marabotini, e ne pagarono venticinque mila in quella notte. Stando i
Genovesi a vedere e numerare il danaro, ebbe agio il re d'Almeria di
salvarsi in due galee col resto della somma accordata. Creò il popolo
d'Almeria la seguente mattina un altro re, che ratificò la promessa
antecedente; ma perchè non la mantenne nel tempo prescritto, i Genovesi
fecero quanto di male poterono al di fuori della città, ed accostandosi
il verno, se ne tornarono con trionfo in patria.
Non potea star quieto in questi tempi _Ruggieri re_ di Sicilia, principe
agitato dallo spirito de' conquistatori. Giacchè non potea stendersi
dalla parte di Roma, per non disgustare il papa; nè verso la marca
d'Ancona, per non tirarsi addosso lo sdegno del re _Corrado_, determinò
di portar la guerra addosso ai Mori di Africa. Pertanto con possente
flotta sbarcò su quelle coste, assalì la città di Tripoli, nido di
corsari; e tuttochè la trovasse forte per sito, per buone mura e torri,
pure, dopo aver presa l'isola delle Gerbe, a forza d'armi s'insignorì di
quella città, con trucidar quanti v'erano alla difesa, e condurre le lor
donne schiave in Sicilia. Il padre Pagi[1887] riferisce questo fatto
all'anno presente. Secondo Roberto dal Monte[1888], ed anche per
attestato dell'Anonimo Casinense[1889], tal conquista si dovrebbe
attribuire all'anno precedente 1145. Altri poi ne parlano all'anno 1147,
come ha Noveiro scrittore arabo, citato da esso Pagi; e questa è forse
la più verisimil opinione. Veramente per la cronologia della Sicilia in
questi tempi a noi mancano lumi sicuri. Pensa il suddetto Pagi che
appartenga all'anno 1148 la guerra del re Ruggieri contra di _Manuello
imperador_ de' Greci, e a quell'anno veramente ne parla Roberto dal
Monte[1890]. Ma non è sicura la cronologia di quell'autore. Mette egli
nello stesso anno 1148 la presa d'Almeria in Ispagna, e le conquiste
fatte da esso re Ruggieri nelle coste d'Africa; e pur vedremo che tali
avventure son da riferire all'anno seguente 1147. Nè potendosi credere
che Ruggieri in uno stesso anno guerreggiasse contro i Greci e contro i
Mori d'Africa, m'induco io a credere che in questo anno egli ostilmente
entrasse nel dominio greco. Con tale opinione meglio si accorda Ottone
Frisingense, che narra dipoi fatti accaduti nell'anno 1147. Una Cronica
del monistero della Cava[1891] mette essa guerra contro i Greci sotto lo
stesso anno 1147; ma quivi ancora sono scorretti i numeri per colpa de'
copisti, e si conosce che l'autore avrà scritto 1146, perchè, dopo aver
narrata l'assunzione di papa Eugenio nel 1145, racconta al seguente anno
la guerra della Grecia. Il motivo d'essa fu che passava da lungo tempo
nemicizia fra gli Augusti greci e il re Ruggieri, pretendendo sempre
gl'imperadori d'Oriente che i Normanni indebitamente ritenessero in lor
potere la Sicilia, ed ingiustamente avessero tolto all'imperio greco
molte città di Puglia e Calabria. Tentò _Giovanni Comneno_ imperadore,
padre di _Manuello_, di far lega contra di Ruggieri col _re Corrado_,
siccome abbiamo da Ottone Frisingense[1892]. _Pietro Polano_ doge di
Venezia ne era mediatore, e venne anche per questo un'ambasceria de'
Greci in Germania. Ruggieri, per quanto scrive Roberto del Monte, mandò
anch'egli i suoi ambasciatori a Costantinopoli per ottener la pace; ma
questi furono messi in prigione ad onta del diritto delle genti. Da tale
affronto irritato forte il re Ruggieri, spedì, a mio credere, nell'anno
presente una poderosa flotta nella Dalmazia e nell'Epiro, comandata da
valorosi capitani. Sbarcarono essi in Corfù, e con astuzia
s'impadronirono di quella città e di tutta l'isola. Lasciato ivi un buon
presidio, e continuato il viaggio, saccheggiarono dipoi la Cefalonia,
Corinto, Tebe, Atene, Negroponte, ed altri paesi del greco
imperio[1893]. Non si può dire l'immensità della preda d'oro, d'argento
e di vesti preziose che ne asportarono i vincitori Normanni. Alcune
migliaia di Greci, nobili e plebei, donne e fanciulli, ed anche Giudei,
furono condotti prigioni in Sicilia, e servirono a popolar molti luoghi
che scarseggiavano di gente. Soprattutto notabil fu l'accortezza
politica del re Ruggieri, il quale fece prendere tutti quanti gli
artefici che lavoravano in quelle parti drapperie di seta, e li fece
trasportare a Palermo. Prima non si lavoravano se non in Grecia e in
Ispagna gli sciamiti e le stoffe di varii colori di seta, con oro ancora
tessute. Costavano un occhio a chi degl'Italiani ne voleva. Da lì
innanzi fu introdotta in Sicilia questa bell'arte, che poi col tempo si
diffuse per altre parti della nostra Europa, e rendè men caro il prezzo
di sì fatte tele. Ugone Falcando[1894], scrittore di questo secolo, ne
fa una vaga descrizione, come di cosa rara, nel principio dell'opera
sua. E tale fu il guadagno che riportarono i Greci dalla nemicizia col
re Ruggieri. Trovavansi in cattiva positura gli affari di Terra Santa in
questi tempi, massimamente dappoichè gli infedeli aveano tolto a'
Cristiani la nobil città di Edessa in Soria. Ora per la zelante
eloquenza di _san Bernardo_ nell'anno presente _Lodovico VII_ re di
Francia e _Corrado III_ re di Germania presero la croce, e si
obbligarono di marciare nell'anno seguente con grandi forze, e
coll'accompagnamento di copiosa nobilità in Levante, a militare contra
de' nemici del nome cristiano.