NOTE:

[1839] Ligurin., de Gest. Friderici Primi, lib. 3.

[1840] Falco Beneventanus, in Chron.

[1841] Johan. de Ceccano, tom. 1, Ital. Sacr.

[1842] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.

[1843] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.

[1844] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1845] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 25. Abbas

Urspergensis, in Chron.

[1846] Locatus, de Orig. Placent., Chron. Placent., tom. 16 Rerum

Italicarum.

Anno di CRISTO MCXLI. Indizione IV.

INNOCENZO II papa 12.

CORRADO III re di Germania e d'Italia 4.

In questi tempi resta quasi affatto al buio la storia d'Italia, per

mancanza di scrittori, o, per meglio dire, delle antiche croniche

perite. Scrive il cardinal Baronio[1847] che le città d'Italia

ostinatamente faceano guerra l'una contro l'altra: _Lucenses adversus

Pisanos in Tuscia, in Longobardia Patavini adversus Veronenses,

Mediolanenses implacabili odio Comenses perdere conabantur_. Abbiam

veduto già quanti anni prima fosse cessata la guerra fra i Milanesi e

Comaschi, col totale abbassamento degli ultimi. La guerra de' Pisani e

Lucchesi si ravvivò molto più tardi, siccome vedremo. Crede il cardinale

suddetto che a questo anno appartenga quella del popolo romano contra

del popolo di Tivoli, narrata da Ottone Frisingense[1848]. Ma, per

attestato di Sicardo, succedè essa[1849] nell'anno seguente. Non si sa

il perchè la città di Tivoli da gran tempo si manteneva disubbidiente e

ribelle al pontefice: forse per gare e discordie insorte a cagion de'

confini e d'ingiurie e danni fra quel popolo e i Romani. Non potendo

Innocenzo II colle buone ridurli alla conoscenza del loro dovere, avea

fulminato molto prima d'ora la scomunica contra d'essi. _Jam per multum

temporis Tyburtinos excommunicaverat, ac aliis modis presserat_; sono

parole del suddetto Frisingense. Però non aspettò il papa a quest'anno a

scomunicarli, come pretese il Sigonio. Ora i Romani indussero il buon

Innocenzo a mettere l'assedio a Tivoli, e v'andarono con grande sforzo,

già persuasi di divorar quel popolo. Ma i Romani d'allora erano ben

diversi da quelli del tempo antico. Poco dianzi voleano muover guerra di

nuovo al re Ruggieri, se il papa più saggio di loro avesse acconsentito.

Neppur tennero saldo contra il solo popolo di Tivoli. Uscito questo

animosamente della città, ed attaccata la mischia cogli assedianti, li

caricò sì forte, che gli astrinse a voltar vergognosamente le spalle, e

a lasciare indietro un ricco bottino. Per questo accidente sinistro

implacabili divennero i Romani contra di quel popolo. Da gran tempo

ancora bolliva discordia fra i Veronesi e Padovani[1850]; e perciocchè i

primi aveano divertito dal suo alveo il fiume Adige con pregiudizio

degli altri, si venne circa questi medesimi tempi ad una sanguinosa

battaglia fra loro. Si dichiarò la fortuna in favore de' Veronesi. Sul

campo restò gran copia di Padovani, moltissimi furono i prigioni, ma

costò questa vittoria assai caro agli stessi vincitori. Abbiamo

dall'Anonimo Casinense[1851], che in quest'anno ancora il re Ruggieri

venne in Puglia, e si portò al monistero di Monte Casino; e giacchè Dio

avea restituita la pace in tutti i suoi dominii, attese a farvi

esercitar la giustizia, e a levarne le prepotenze e gli abusi. Vien ciò

asserito da Romoaldo Salernitano colle seguenti parole[1852]: _Rex autem

Rogerius in regno suo perfectae pacis tranquillitate potitus, pro

conservanda pace camerarios et justiciarios per totam terram instituit;

malas consuetudines de medio abstulit_.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 157 / 277 题