[1804] Paricellius, Monument. Basil. Ambrosian., num. 376.
[1805] Ughell., Italia Sacra, tom. 5 Append., pag. 1599 in Episc.
Regiens.
[1806] Antiquit. Italic., Dissert. XI, pag. 613.
[1807] Campi, Istor. di Cremon.
[1808] Annalista Saxo.
[1809] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.
[1810] Annalista Saxo.
[1811] Otto Frisingensis, in Chron., lib. 7, cap. 19.
[1812] Boncompag., de obsidione Anconae, tom. 6 Rer. Ital.
[1813] Annalista Saxo.
[1814] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1815] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 105. Falco
Beneventanus, in Chron.
[1816] Annalista Saxo.
[1817] Romualdus Salernitan., in Chron., tom. 7 Rer. Ital.
[1818] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 117.
[1819] Otto Frising., Chron., lib. 7, cap. 20. Falco Beneventanus, in
Chron.
[1820] Romuald. Salern., in Chron. Falco Benev., in Chron. Petrus
Diaconus, in Chron. Cassin.
Anno di CRISTO MCXXXVIII. Indizione I.
INNOCENZO II papa 9.
CORRADO III re di Germania e d'Italia 1.
Volle Dio liberare in quest'anno la Chiesa sua dal peso dell'antipapa
Anacleto[1821]. Il colpì la morte nel dì 25 di gennaio dell'anno
presente, e al cadavero suo non si sa dove fosse data sepoltura da' suoi
parenti. Per sì favorevol accidente s'innalzò maggiormente in Roma
l'autorità di _papa Innocenzo_, e parea che dovesse anche mettersi fine
allo scisma. Ma i fratelli dell'antipapa, cioè i figliuoli di Pier
Leone, e gli altri lor fazionarii significarono al _re Ruggieri_ quanto
era accaduto, per sapere se doveano far pace, oppure eleggere un altro
antipapa. Ruggieri, per isperanza di vendere più caro la sua concordia,
ordinò che passassero all'elezione di un altro antipapa; e però verso la
metà di marzo alzarono un nuovo idolo nella Chiesa di Dio, cioè
_Gregorio cardinale_, a cui imposero il nome di Vittore IV. Ma sempre
più crescendo il concorso de' Romani a papa Innocenzo II, i figliuoli di
Pier Leone, non volendo restar soli ed esposti a gravi pericoli,
nell'ottava di Pentecoste, come s'ha da una lettera di _san
Bernardo_[1822], andarono ad umiliarsi al pontefice Innocenzo, e gli
giurarono fedeltà ed omaggio. Ci vorrebbe far credere Pietro
Diacono[1823] che Innocenzo li guadagnasse con buona somma di danaro; ma
probabilmente non merita fede. Trovavasi allora in Roma il suddetto
santo abbate Bernardo, tutto intento ai vantaggi della Sede apostolica.
Riuscì al credito e zelo suo d'indurre il novello antipapa Vittore a
deporre la porpora e la mitra; laonde condottolo ai piedi del pontefice,
rinunziò ad ogni sua pretensione, ed implorò misericordia pel suo
trascorso. Altrettanto fecero quasi tutti i suoi aderenti, con
allegrezza inestimabile di tutta Roma, anzi di tutta la Cristianità. Con
ciò venne alle mani di papa Innocenzo ogni fortezza della città di Roma,
e quivi tornò a rifiorir la pace e la benedizione di Dio. Ma san
Bernardo, che nulla curava le umane grandezze, non tardò, dopo aver
veduto il frutto delle tante sue lodevoli fatiche, a ritornarsene
accompagnato dalla sua umiltà in Francia. Non si sa ben intendere ciò
che narra Falcone Beneventano[1824], con dire che anche il re Ruggieri
riconobbe per vero papa Innocenzo, ed ordinò ai Beneventani di
sottomettersi a lui: il che fu eseguito; mentre non apparisce seguito
fra esso papa e il re accomodamento alcuno; anzi si sa che Innocenzo II
continuò la guerra contra di lui, e venne in quest'anno colle sue
milizie ad Albano, per andare ad unirsi col duca Rainolfo, e far fronte
ad esso Ruggieri; ma sopraggiuntagli un'infermità, gli convenne
desistere. Quanto ad esso Rainolfo, seguitò ben egli ad assediare e a
tormentar colle macchine militari il castello della Padula; ma scorgendo
troppo difficile il superarlo, passò ad Alife, e se ne impadronì.
Intanto venuta la primavera, dalla Sicilia comparve in Puglia il re
Ruggieri con un possente esercito. Implorato dai Beneventani il suo
aiuto, corse colà, e prese alcune castella nemiche di quel popolo. Gli
venne contra il duca Rainolfo con una buona armata, cercando di dargli
battaglia; ma Ruggieri, addottrinato dal passato, non volle avventurarsi
ad un nuovo conflitto, ed accortamente schivando gl'incontri, piombò
poscia sopra la città di Alife e la prese. Prima il sacco con tutte le
sue crudeli conseguenze, e poscia le fiamme terminarono l'eccidio di
quella ricca e bella città. Di là passò all'assedio di Venafro, che
parimente gareggiava colle migliori nelle ricchezze e fortificazioni, e
con furiosi assalti se ne impadronì. Se gli diedero Presenzano, Rocca
Romana e Tocco nel mese di settembre. Nel dì 4 di ottobre fu in
Benevento, e poscia prese le castella di Morcone, san Giorgio, Pietra
Maggiore, Apice ed altri, ne' quali mise buone guarnigioni per
restringere sempre più il duca Rainolfo, il quale custodiva Troia, Bari,
Melfi ed altre città da lui dipendenti. Andossene dipoi Ruggieri verso
il verno a Salerno per di là passare in Sicilia.
Era intimata in Germania una general dieta in Magonza per la festa della
Pentecoste, affin di eleggere il nuovo re[1825]. Ma alcuni de' principi
temendo che la corona potesse cadere in _Arrigo duca_ di Baviera e
Sassonia, genero del già defunto Lottario, la cui potenza, per
signoreggiar egli due così insigni ducati, era oggetto della loro
invidia e malevolenza, anticipando quel tempo, adunati nella città di
Conflans, promossero al regno il _duca Corrado_, fratello di Federigo
duca di Suevia, cioè quel medesimo che abbiam veduto di sopra momentaneo
re d'Italia. A questi principi fece animo _Teodoino cardinale_ e legato
pontificio, con promettere loro _totius populi romani, urbiumque Italiae
assensum_. E questa fu la ricompensa delle fatiche fatte dal suddetto
duca Arrigo in servigio della sede apostolica. Non solamente restò egli
escluso dal regno, ma venne creato re un principe suo nemico, ed anche
scomunicato negli anni addietro dal medesimo papa Innocenzo[1826]. Nella
domenica terza di quaresima si fece in Aquisgrana la coronazione d'esso
Corrado. Da gran tempo regnava la discordia fra la casa di lui, perchè
erede degli Augusti Arrighi di sangue ghibellino, e quella del duca
Arrigo suddetto, proveniente bensì dal sangue italiano de' principi
estensi, ma erede della famiglia dei Guelfi in Germania: il che è da
notare, perchè di qua presero origine le fazioni _guelfa_ e
_ghibellina_, che lacerarono dipoi cotanto la misera Italia, siccome
abbiamo dallo stesso Ottone da Frinsinga, e meglio si comproverà andando
innanzi. Ora il medesimo duca Arrigo e i suoi popoli di Baviera e
Sassonia, siccome non concorsi a tale elezione, si opposero al novello
re Corrado. Crescendo nulladimeno di giorno in giorno l'autorità e
possanza di lui, que' popoli insieme colla vedova _imperadrice
Richenza_, correndo la festa della Pentecoste, il riconobbero per re in
Bamberga. Citato per la festa di san Pietro il duca Arrigo a Ratisbona,
comparve colà; e perciocchè in mano sua erano tutte le imperiali
insegne, cioè la corona, lo scettro e gli altri ornamenti del defunto
Augusto, tante belle promesse gli furono fatte, che le cedette al re
nuovo. Ma nulla di tante promesse fu a lui attenuto, e Corrado rivolse
tutto il suo odio e studio alla rovina di questo principe, con metterlo
al bando dell'imperio, e privarlo dei suoi ducati. A _Leopoldo_ iuniore,
figliuolo del santo _marchese Leopoldo_, diede la Baviera, al _marchese
Adalberto_ la Sassonia: il che si tirò dietro non poche guerre, e un
fiero sconvolgimento di quelle provincie. Restò il duca Arrigo per la
maggior parte colla forza spogliato della Baviera; ma i Sassoni, che del
suo governo si pregiavano, imbracciarono lo scudo per lui.