NOTE:

[1791] Falco Beneventanus, in Chron.

[1792] Annal. Saxo. Annal. Hildesh. Abbas Ursperg., in Chron.

[1793] Campi, Istor. di Piac., tom. 1 nell'Append.

[1794] Antichità Estensi, P. I, cap. 29.

[1795] Otto Frisingensis, lib. 7, cap. 19.

[1796] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 45.

[1797] Annalista Saxo.

[1798] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 45.

[1799] Leg. Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.

[1800] Dandul, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[1801] Morigia, Annal. Modoet., tom. 12 Rer. Ital.

[1802] Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.

[1803] Landulfus junior., Hist. Mediol., cap. 45.

Anno di CRISTO MCXXXVII. Indiz. XV.

INNOCENZO II papa 8.

LOTTARIO III re 15, imper. 5.

Portò grandi mutazioni in Italia l'anno presente. Non apparisce in qual

luogo l'Augusto Lottario solennizzasse la festa del santo Natale

dell'anno addietro. Abbiamo un suo diploma[1805] dato in Reggio _VI. X_

(cioè _sexto decimo_) _kalendas januarii, anno dominicae Incarnationis

MCXXXVI, Indictione XIV_, che dovea correre sino al fine dell'anno.

Abbiamo inoltre un placito tenuto nella stessa città di Reggio

dall'_imperadrice Richenza_ sua moglie[1806] _septima die intrante mense

novembri_ dello stesso precedente anno, _Indictione XIV_: segno che essa

Augusta risiedeva in Reggio, mentre l'imperadore girava per la

Lombardia. Non sussiste già che l'imperadore co' Cremonesi assediasse

Crema in quest'anno, come volle Antonio Campi[1807]. Erano allora i

Cremonesi in disgrazia d'esso Augusto. Sappiamo bensì dall'Annalista

Sassone[1808] che egli si accampò nelle pianure di Bologna, ed assediò

quella città con pensiero di venire anche agli assalti, se non fosse

stato il rigoroso freddo di quel verno che lo impedì. Presero nondimeno

i suoi un castello fortissimo alla montagna, dove tagliarono a pezzi più

di trecento persone. Venne poscia a' voleri di lui essa città di

Bologna. Ottone vescovo di Frisinga scrisse[1809] che _Bononienses et

Æmilienses, qui priori eum expeditione despexerant, supplices, ac multum

servitii afferentes, ultro occurrunt_. Seguita a dire l'Annalista

Sassone che Lottario, _capta Bononia, venit Cassan pacifice_. Forse

vorrà dire _Cesena_, nel nome suo da lui storpiata, come altri luoghi; e

quivi celebrò la festa della Purificazion della Vergine, con essere

comparso colà anche il duca di Ravenna a pagare i tributi del suo

ossequio. Abbiam veduto all'anno 1129 _Corrado duca di Ravenna_. In

questi tempi presso il Rossi troviamo _Pietro duca_ in Ravenna. Se di

alcun d'essi si parli nol saprei dire. Di là spedì Lottario il duca

Arrigo suo genero in Toscana con un buon corpo di combattenti, per

rimettere nel suo posto _Eggelberto_ marchese cacciato da quei popoli,

cioè quel medesimo di cui si è parlato all'anno 1134. Non si sentivano

più voglia i Toscani di avere un marchese, cioè un superiore che loro

comandasse a nome dell'imperadore, dacchè aveano preso ancora quelle

città forma di repubblica. Passò dipoi l'imperador Lottario in vicinanza

di Ravenna, dove fu onorato da quell'_arcivescovo Gualtieri_ e da tutto

il clero e popolo. _Post haec aggressus est Lutizan_[1810], _quam

prioribus satis rebellem et inexpugnabilem imperatoribus, primo impetu

cepit_. Che città sia questa mi è ignoto. Ben di qui ancora si vede che

la Romagna era allora degl'imperadori, e che ne investivano gli

arcivescovi di Ravenna. _Inde Vanam_ (Fano), _deinde Sinegalla_

(Sinigaglia) _obsedit et expugnavit. Sicque Avennam civitatem adiit_.

Vuol, credo, dire _Ancona_. Sono di Otton Frisingense[1811] queste

parole: _Anconam, Spoletum cum aliis urbibus seu castellis in deditionem

accepit_. Ciò, secondo il suddetto Annalista, non succedette senza

venire alle mani col popolo d'Ancona, e colla morte di due mila d'essi:

dopo di che e per mare e per terra assediata quella città, fu costretta

a rendersi e a contribuir cento legni al servigio del medesimo Augusto.

Ma Buoncompagno, storico di questo secolo ed Italiano[1812], niega che

Ancona si rendesse ai voleri dell'Augusto Lottario, il quale l'assediò

bensì, ma senza frutto. Gli scrittori tedeschi sapeano per lo più gli

affari d'Italia per fama; e la fama ingrandisce facilmente le cose. Se

crediamo all'Urspergense, Lottario, passato l'Apennino, andò a Spoleti,

senza sapersi perchè quella città facesse resistenza all'imperadore, e

massimamente se mettessimo per vero che allora quelle contrade fossero

governate da uno de' duchi _Guarnieri_, vassalli dell'imperio. Sembra

nondimeno più probabile che Lottario non valicasse l'Apennino, sapendo

noi dall'Annalista Sassone che celebrò la santa Pasqua nella città di

Fermo, e di là entrò nella Puglia, impadronendosi a forza d'armi di

Castel Pagano, luogo fortissimo, al cui governatore Riccardo fece poscia

il re Ruggieri abbacinar gli occhi per non aver fatta la dovuta

resistenza. Spedì egli il duca _Corrado ad oppugnandum castellum

Rigian_, i cui abitatori non aspettarono la forza per rendersi. Arrivato

esso Corrado a Monte Gargano, l'assediò per tre giorni, finchè giunto

anche l'imperadore col grosso dell'armata, quel popolo depose le armi e

venne all'ubbidienza. Dopo aver fatte le sue divozioni alla basilica di

san Michele Arcangelo, passò Lottario a Troia, Ranne (forse Canne) e

Barletta, gli abitatori delle quali città ostilmente uscirono contro al

cesareo esercito, non con altro guadagno che di restar molti d'essi o

trucidati o prigioni. Non volle fermarsi l'imperadore ad espugnar quei

luoghi, e continuato il cammino, fu volentieri ricevuto dai cittadini di

Trani, che all'arrivo suo smantellarono la rocca di Ruggieri. Ed essendo

comparse ventitrè navi d'esso re con animo di rinforzar quel presidio,

otto di esse furono sommerse, e l'altre si salvarono colla fuga. Tentò

il re Ruggieri coll'esibizione di una gran copia d'oro di placare e

guadagnare l'imperadore Lottario, ma il trovò sordo a questo canto.

Intanto il _duca Arrigo_ passato in Toscana, per rimettere in posto il

marchese _Eggelberto_ ossia _Ingelberto_, nel piano di Mugello vinse il

conte Guido ribello d'esso marchese, e col distruggere tre sue castella,

l'obbligò a riconciliarsi con lui[1813]. Accompagnato poscia ad esso

conte assediò Firenze, e, dopo averla costretta alla resa, vi rimise il

vescovo dianzi ingiustamente cacciato dalla città. Da Pistoia, ove non

trovò opposizione, andò alle castella di san Genesio e di Vico, che

colla forza furono sottomesse. Dopo avere distrutta la torre di Capiano,

nido d'assassini, s'inviò alla volta di Lucca con pensiero d'assediarla;

ma interpostisi alcuni vescovi col santo abbate di Chiaravalle

_Bernardo_, che chiamato, era prima venuto a trovare il papa, quel

popolo, a cui non erano ignoti i maneggi de' lor nemici pisani contra di

loro, comperò la pace collo sborso di una buona somma di danaro. Scrive

l'Abbate Urspergense[1814] che il duca Arrigo fu investito del ducato di

Toscana dall'Augusto suocero, verisimilmente per le ragioni spettanti

alla linea estense di Germania sopra gli Stati posseduti dalla contessa

Matilda in Italia. Inviatosi poi alla volta di Grosseto, espugnò

_Hunsiam_, forse _Siena_, e diede alle fiamme i suoi contorni. Alle

chiamate di lui risposero con insolenza i Grossetani; ma assediata la

loro città, dopo aver preso colle macchine di guerra un fortissimo

castello vicino, diede loro tal terrore, che non tardarono ad

arrendersi. Trovossi o venne di marzo in quella città il pontefice

_Innocenzo_, ed onorato e scortato dal duca, con esso lui passò a

Viterbo. Erano quivi per la maggior parte i cittadini aderenti

all'antipapa Anacleto; aveano anche distrutta dianzi la vicina città di

San Valentino; ma per le esortazioni del papa e per la paura del duca si

arrenderono col pagamento di tre mila talenti, intorno ai quali nacque

discordia, pretendendoli il pontefice come padrone della città, e il

duca per diritto di guerra. Giunti che furono a Sutri, quivi Innocenzo

depose quel vescovo, e ne creò un altro. Da Monte Casino cacciarono il

presidio del re Ruggieri. Capoa collo esborso di quattro mila talenti si

esentò dall'assedio, ed ivi fu rimesso in possesso di quel principato

_Roberto_ oppresso dianzi dal re Ruggieri[1815]. Quindi nel dì 23 maggio

passarono il pontefice Innocenzo II e il duca sotto Benevento, dove era

una buona guarnigion di Ruggieri e i più de' cittadini fautori giurati

dell'antipapa. I maneggi e il timore gl'indussero a rendersi e ad

ammettere il legittimo lor sovrano Innocenzo, a cui giurarono fedeltà.

Poscia nel dì 25 di maggio esso papa col duca Arrigo andò a ritrovar

l'imperadore, che già avea intrapreso l'assedio di Bari; e nel cammino,

per attestato di Pietro Diacono, si rendè loro la città di Troia. Con

ammirabil onore ed allegrezza fu accolto il papa dall'Augusto Lottario.

Senza far resistenza il popolo di Bari si diede ad esso imperadore; ma

non già la rocca fortissima, ivi fabbricata dal re Ruggieri, che costò

gran tempo, assalti e maneggio di macchine militari per impadronirsene.

Fu messa a fil di spada quella guarnigione. La presa di sì importante

città fu cagione che Melfi e le altre minori di Puglia e Calabria si

sottomettessero. Intanto la flotta de' Pisani composta di cento navi da

guerra, pervenuta a Napoli, ebbe ordine dall'imperadore di portarsi

contra d'Amalfi, il cui popolo, collo sborso di molto danaro e col

rendersi all'imperadore e ai Pisani, schivò l'eccidio. Presero dipoi

essi Pisani a forza d'armi Revello, la Scala, la Fratta ed altri luoghi

marittimi. Restava la sola città di Salerno, città per copia di popolo,

di ricchezze e di fortificazioni allora molto riguardevole, alla

divozione del re Ruggieri. Ebbero ordine i Pisani, _Sergio duca_ di

Napoli e _Roberto principe_ di Capoa di mettere l'assedio per terra e

per mare a quella città; e vi fu spedito anche il _duca Arrigo_ col

_conte Rainolfo_ e un corpo di Tedeschi[1816]. Nel dì 18 di luglio si

cominciò quell'assedio, al quale intervennero ottanta legni di Genovesi

e trecento di Amalfitani, se pur non v'ha errore in sì sfoggiato numero

di navi. Gran difesa fece il presidio di Ruggieri, insigni prodezze vi

fecero i Pisani, i quali avevano preparato un'altissima e mirabil

macchina per espugnar così dura fortezza. Ma venuti il papa e

l'imperadore, cominciarono un trattato coi Salernitani, per cui fu loro

conceduto l'ingresso e la signoria di quella città; il che inteso da'

Pisani, i quali speravano il sacco di essa, talmente s'indispettirono,

che abbandonarono ogni offesa, e, bruciata la macchina preparata, misero

alla vela per tornarsene a casa, e gran fatica durò il papa per

ritenerli. Romoaldo Salernitano[1817] racconta che dai Salernitani fu

dato alle fiamme il castello di legno dei Pisani: del che tanto sdegno

concepirono essi Pisani contra dell'imperadore per non avergli aiutati,

che si accordarono col re Ruggieri. Cagionò nondimeno questa mala

intelligenza che non si conquistasse la torre maggiore, ossia la rocca,

in cui si rifugiò gran parte della guarnigione del re Ruggieri.

Dopo aver celebrata la festa dell'Assunzion della Vergine in Salerno, il

papa e l'imperadore sen vennero ad Avellino, e quivi trattarono di

creare un duca di Puglia che per valore e prudenza fosse atto a

governare e sostener que' popoli contro la potenza del re Ruggieri. E

perciocchè _Roberto principe_ di Capoa per la delicatezza del suo corpo,

e per altri difetti d'animo, non parve a proposito per sì rilevante

impiego, ne fu creduto più degno il _conte Rainolfo_, chiamato da altri

_Rainone_ e _Reginolfo_, ma da altri poi con errore _Raidolfo_ e

_Rainaldo_. Qui insorse lite fra il papa e l'imperadore, pretendendo

cadaun d'essi la sovranità in quelle parti e il diritto d'investirlo.

Era dianzi nata un'altra controversia fra loro a cagione di

Salerno[1818], che il papa dicea di suo diritto, e l'imperadore lo

sosteneva per città dell'imperio, come s'ha principalmente da Romoaldo

Salernitano. Per quasi trenta giorni durò la disputa dell'investitura da

darsi al conte Rainolfo, nè altro temperamento trovandosi, finalmente

tenendo colle mani amendue, cioè Innocenzo e Lottario, il

gonfalone[1819], per mezzo d'esso l'investirono del ducato con infinita

allegrezza di que' popoli. Un'altra calda contesa, narrata a lungo da

Pietro Diacono, fu ne' medesimi tempi fra questi due supremi principi

della Chiesa e dell'imperio, a cagion di Rinaldo eletto abbate di Monte

Casino. Perchè ciò era seguito senza consentimento di papa Innocenzo II,

e perchè egli pretendea scomunicati que' monaci per avere aderito

all'antipapa, non volea ammettere per conto alcuno quell'eletto, e

pretendeva che i monaci venuti al campo gli comparissero davanti in

abito di penitenza ad implorar l'assoluzione. Si fece una lunga disputa

per questo. Lottario sostenne per quanto potè i monaci e la libertà di

quell'insigne monistero, siccome camera dell'imperio; ma in fine papa

Innocenzo II la vinse. Fu rigettato Rinaldo, e promosso _Guibaldo_ a

quella badia. Iti poscia nel dì 4 di settembre a Benevento tanto il papa

che l'imperadore, quel popolo per mezzo d'esso papa ottenne dall'Augusto

Lottario che fossero levati varii aggravi loro imposti da' vicini conti

normanni. Dopo di aver presa Palestrina, asilo allora di assassini, e

liberato il monistero di Farfa, vennero poscia amendue alla volta di

Roma. Innocenzo, assistito dai Frangipani e da altri nobili, ripigliò il

possesso del palazzo lateranense; e Lottario, congedatosi dal papa,

s'inviò per ritornare in Germania. Nel cammino prese Narni, domò il

popolo di Amelia, e per Orvieto passò ad Arezzo, ed indi per Mugello a

Bologna. Quivi congedò l'esercito, lasciando andar cadauno alle loro

case. Giunto egli a Trento, e quivi solennizzando con allegria la festa

di san Martino, cadde infermo. Ciò non ostante, avendo egli voluto

continuare il viaggio, in una vilissima casuccia all'imboccatura

dell'Alpi passò all'altra vita, _miseram humanae conditionis memoriam

relinquens_. S'è disputato intorno al giorno della sua morte; ma i più

convengono che questa accadesse nel dì 5 di dicembre di questo anno. Non

si saziano gli antichi storici di esaltar questo imperadore per la somma

sua religione, per l'amore de' poveri, per la gloria militare, per la

prudenza e per altre virtù, di modo che non men dagli Italiani che dai

Romani fu rinnovato in lui il titolo di Padre della patria. Fu portato

il suo cadavero alla sepoltura nel monistero di Luter in Sassonia.

Ed ecco una mirabile scena delle umane instabili grandezze. Ma ne

succedette un'altra nello stesso tempo non men considerabile. S'era fin

qui ritenuto il re Ruggieri in Sicilia, aspettando miglior volto della

fortuna, con applicarsi intanto a raunar milizie, e a preparar l'altre

occorrenze di guerra. Saggiamente immaginò egli che non tarderebbe a

ritirarsi l'imperadore colla sua possente armata, e che non sarebbe

allora difficile il ricuperare il perduto. Così infatti avvenne. Appena

era giunto verso Roma l'imperador Lottario, che Ruggieri con tutte le

sue forze sbarcò a Salerno; e tra perchè si trovò tuttavia occupata dai

suoi la torre maggiore, e per la divozione che gli professava quel

popolo, con facilità ne ricuperò il possesso e dominio[1820]. Poi senza

perdere tempo prese Nocera, e quindi Alife con tutte le terre proprie

del _duca Rainolfo_. Voltossi appresso alla volta di Capoa con furore, e

se ne impadronì; ma con lasciare affatto la briglia alla crudeltà. Fu

dato il sacco a quella nobil città, e ne furono asportate immense

spoglie e ricchezze, perchè si stese l'insolenza militare anche alle

chiese, e fin le monache restarono involte in quella orribil calamità.

Di molti Saraceni siciliani avea seco Ruggieri, che accrebbero

l'esecrabile sfogo dell'avarizia e della libidine senza rispetto alcun

alla religione. _Roberto principe_ di Capoa si ricoverò altrove, e tutta

la Terra di Lavoro venne in poter di Ruggieri. Intanto _Sergio duca_ di

Napoli, al veder tanta mutazione negli affari, non tardò ad implorar

perdono e pace da Ruggieri, che l'obbligò a militar seco in quella

campagna. Dopo la presa di Avellino arrivò il re sotto Benevento, dove

quel popolo, rinunziando ad ogni difesa, si sottopose tosto a lui e

all'antipapa Anacleto verso la metà di ottobre. Monte Sarchio dipoi,

Monte Corvino ed altre terre parimente gli si diedero. Ma non si atterrì

per questo rovescio il nuovo duca di Puglia Rainolfo, risoluto di morir

piuttosto valorosamente, che di cedere con vergogna al re nimico. Aveva

egli un corpo di Tedeschi lasciatigli dall'imperador Lottario, e raunati

i popoli di Bari, Troia, Trani e Melfi, compose una grossa armata, con

cui uscito in campagna, andò a mettersi a fronte di quella di Ruggieri.

Erano vicini a venire alle mani, quando il mirabil abbate di Chiaravalle

_san Bernardo_, di consenso o per ordine di papa Innocenzo, arrivò al

padiglione di Ruggieri per trattar di pace. Non mancò certo al santo

abbate facondia e zelo in tal congiuntura; tuttavia tali dovettero

essere le condizioni di accomodamento da lui proposte, che non piacquero

al re, e massimamente per sentirsi egli superiore di forze a Rainolfo.

Rottosi dunque il trattato di pace, e partitosi il santo abbate _secundo

die stante mensis octobris_, che dovrebbe essere, secondo i conti di

Camillo Pellegrino, il dì 30 di ottobre, si venne ad un fatto d'armi

appresso Ragnano. Per attestato di Romoaldo Salernitano, la prima

schiera de' feritori, comandata da _Ruggieri duca_ di Puglia primogenito

del re, sì fieramente urtò nel battaglione, che il mise in rotta e

l'inseguì sino a Siponto. Ma il duca Rainolfo, colle altre sue schiere,

così animosamente assalì il grosso dell'armata nemica, dove era in

persona lo stesso re Ruggieri, che lo sconfisse, e riportò piena

vittoria. Restarono sul campo circa tre mila persone, fra le quali

_Sergio duca_ di Napoli; moltissimi furono i prigioni, immenso il

bottino, per cui tutti quei di Bari, Trani ed altri aderenti se ne

tornarono ben ricchi alle lor case. Il re Ruggieri col benefizio di un

buon cavallo e degli sproni si salvò, ed arrivato nel dì seguente alla

Padula, di là passò a Salerno, dove quel popolo corse ad offerirsi al di

lui servigio; e i Beneventani, avendo ottenuto in quella congiuntura un

grazioso privilegio da lui, tutti si dichiararono per lui. Dopo la

vittoria non istette colle mani alla cintola il duca Rainolfo. Con un

buon corpo di gente sottomise a' suoi voleri la città di Troia; obbligò

ancora colla forza _Ruggieri_ conte d'Ariano a sottomettersi con tutte

le sue terre; e di là nel primo dì di dicembre andò col suo esercito a

mettere l'assedio al castello della Padula. Non per questo si mosse di

Salerno il re Ruggieri. Nel ragionare con san Bernardo, aveva egli

mostrato desiderio che se gli mandassero da papa Innocenzo tre

cardinali, ed altrettanti dall'antipapa, per esaminare in un congresso

le ragioni dell'una e dell'altra parte. Ancorchè fosse per più capi

disdicevole una tal proposizione; pure non ebbe difficoltà il papa di

spedir colà a questo fine i cardinali Aimerico cancelliere e _Gherardo_,

e con esso loro _san Bernardo_. Inviò Anacleto anch'egli i suoi, cioè

Matteo cancelliere, Pietro pisano, uomo di raro sapere, e Gregorio,

cardinali del suo partito. Per quattro giorni ascoltò Ruggieri con somma

attenzione le ragioni de' primi, e poscia per altri quattro giorni

quelle de' secondi; ma scaltro che' gli era, volle prender tempo; e col

pretesto di non saper egli solo terminar questa gran contesa, fece

istanza che andasse con lui uno per parte dei cardinali suddetti in

Sicilia, dove pensava di celebrare il santo Natale, affinchè

nell'assemblea degli arcivescovi, vescovi ed abbati si facesse la

decisione opportuna. Infatti l'accompagnarono colà _Guido_ da Castello

cardinale di papa Innocenzo II, ed un altro per parte di Anacleto. A

questo si ridusse il buon pontefice per desiderio della pace e di

terminare amichevolmente il deplorabile scisma.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 153 / 277 题