NOTE:

[1783] Annalista Saxo.

[1784] Abbas Urspergensis, in Chron.

[1785] Alexander Telesinus, lib. 3, cap. 1.

[1786] Falco Beneventanus, in Chron.

[1787] Alexander Telesinus, lib. 3, cap. 20.

[1788] Saxius, in Notis ad Hist. Landulfi junior.

[1789] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 42.

[1790] S. Bernard., Epist. 131.

Anno di CRISTO MCXXXVI. Indizione XIV.

INNOCENZO II papa 7.

LOTTARIO III re 12, imper. 4.

Puossi ben credere che se non era amareggiato, era almeno bisognoso di

molta pazienza il cuore del pontefice _Innocenzo II_, al veder crescere

ogni dì più le prosperità del re nemico _Ruggieri_, e non mai muoversi

dai suoi paesi l'imperadore _Lottario_ per venire al soccorso d'esso

papa e dei suoi alleati. Però sul principio del presente anno spedì allo

stesso Augusto per suo legato _Gherardo cardinale_[1791] con _Roberto

principe_ di Capoa e _Riccardo_ fratello del conte Rainolfo, a

ricordargli vivamente il bisogno e le promesse di lui. Lottario

benignamente gli accolse, li regalò, e li rimandò in Italia con

sicurezza che in questo anno egli sarebbe calato con formidabile

esercito in Italia. Anche _Sergio duca_ di Napoli passò per mare a Pisa,

affine d'implorare al suo pericoloso stato gagliardi soccorsi dal papa e

dal popolo pisano. Quante buone parole e promesse egli volle, facilmente

ottenne, ma nulla di fatti. Qualche segreto emissario dovea avere il re

Ruggieri in quella città, che con regali distornò l'affare: laonde

convenne al duca tornarsene, ma assai mal contento, a Napoli, città che

già penuriava di viveri, non potendone ricevere nè per terra nè per

mare, perchè tutti i contorni e il mare stesso erano infestati dalle

genti e dalle galee di Ruggieri. Tuttavia Sergio ebbe maniera di

arrivare colà con cinque navi cariche di vettovaglia: il che fu di gran

conforto a quel popolo. Ma più si animarono essi coll'avere il duca

portata la sicurezza che in quest'anno comparirebbe in Italia

l'imperadore Lottario con gran potenza, e verrebbe a liberarli dal

tiranno Ruggieri. Quali imprese facesse in quest'anno esso Ruggieri, non

è giunto a nostra notizia, perchè la storia di Alessandro abbate di

Telesa termina col fine dell'anno precedente; e Falcone altro non

scrive, se non che crebbe a tal segno la fame nella città di Napoli, che

molti fanciulli, giovani e vecchi cadeano morti per le piazze.

Contuttociò era disposto quel popolo a soccombere piuttosto alla morte

che di andar sotto il dominio dell'odiatissimo re Ruggieri. Nè Sergio

duca mancava dal suo canto di rinvigorirli con far loro conoscere

imminente l'arrivo dell'imperadore, colle cui forze si sarebbono

liberati da quelle angustie. Tuttavia Falcone non dice una parola, che

Ruggieri fosse in persona al blocco di Napoli. Tenne in quest'anno

l'Augusto Lottario nella festa dell'Assunzione della Vergine una dieta

generale in Wirtzburg[1792], terminata la quale, si mise in marcia con

un potente esercito alla volta dell'Italia. Seco erano gli arcivescovi

di Colonia, Treveri e Maddeburgo, con assai altri vescovi ed abbati,

_Arrigo duca_ di Baviera e Sassonia, e genero di esso Augusto _Corrado

duca_, dianzi efimero re d'Italia, ed altri non pochi principi e baroni.

Presso alla città di Trento ritrovò i ponti rotti, e chi s'opponeva al

suo passaggio. Presto se ne sbrigò; ed arrivato alla Chiesa dell'Adige,

quivi ancora gli fu contrastato il passo; ma colla morte degli abitanti

e del loro signore si fece largo, ed arrivò a Verona, dove fu con grande

onore accolto. Andò poscia ad accamparsi presso il fiume Mincio, ed

essendo comparsi colà in folla i Lombardi, tenne ivi una magnifica corte

nella festa di san Maurizio, cioè nel dì 22 di settembre; e però non è

da credere, come si figurò il padre Pagi, ch'egli nell'agosto fosse

giunto al castello di san Bassano: e molto meno ch'egli fosse

nell'aprile dell'anno precedente in Piacenza, come ha un privilegio

pubblicato dal Campi[1793], dato alla famiglia de' Bracciforti:

documento anche per altre ragioni apocrifo ed insussistente. In tal

congiuntura il vescovo di Mantova, che in addietro non s'era voluto

sottomettere all'imperadore, fu necessitato ad umiliarsi e ad implorar

la sua grazia. Guastalla, chiamata dall'Annalista Sassone _oppidum

munitissimum Warstal_, d'ordine d'esso Augusto (non ne sappiamo il

perchè), fu assalita e presa, e posto dipoi l'assedio all'alta sua

rocca. Tale era anche allora il costume degl'italiani, e specialmente

del re Ruggieri, di fabbricare simili rocche, fortezze, castelli e

gironi nelle città, per tenere in freno i cittadini, ed aver un luogo

sicuro contra de' nemici. Dubbio nondimeno mi è rimasto, se ivi

veramente si parli di Guastalla, perchè sembra parlarsi di luogo posto

alla collina, e non al piano, come Guastalla. Nella stessa maniera fu

anche presa la città di Garda nel lago Benaco, ossia di Verona: de'

quali due luoghi l'imperadore infeudò il suo genero, cioè il _duca

Arrigo_. Ho io dato alla luce[1794] uno strumento difettoso nelle note

cronologiche, e che appartiene, forse con errore, all'anno presente, in

cui si vede fatta donazione del castello di Cavallilo, posto nel

Veronese, al monistero delle Carceri di Este da esso _Arrigo duca_ di

Sassonia. Lo strumento è fatto in Este, e il duca dice: _Cum ad nostrum

dominium spectent multa oppida, castra, atque rura sita in marchia

trivisana, et ea, quae in districtu veronensi habemus_, ec. Può essere

che ad un altro anno, e forse al duca Arrigo Leone appartenga quel

documento. Ma comunque sia, di qui ancora risulta il dominio che la

linea estense di Germania, cioè dei duchi di Sassonia e Baviera,

tuttavia riteneva in Italia sopra la sua parte dell'eredità del marchese

Alberto Azzo II progenitore anche dell'altra linea de' marchesi di Este.

Si trovò Cremona ribellante all'imperadore; e pure i Cremonesi erano

stati fin qui nemici di Corrado innalzato dai Milanesi, e contrarii

all'antipapa. Si sa, che avendo loro ordinato l'imperadore di rilasciar

i prigioni milanesi, nol vollero ubbidire, nè consentirono alle

proposizioni di pace. Ottone Frisingense scrive[1795], che dibattuta la

controversia de' Milanesi coi Cremonesi, fu data ragione ai primi, e

messi gli altri al bando dell'imperio. La disputa era per Crema. Perchè

Lottario, in passando pel territorio loro, permise il sacco dei loro

poderi e il taglio alle loro vigne. _Casalam, item Cincellam oppugnavit,

cepit, et destruxit, interfectis, et captis pluribus_. Qui si parla di

Casal Maggiore; ma qual luogo sia Cincella nol so dire. Arrivato poscia

l'imperadore a Roncaglia sul Piacentino, bellissima e larga pianura,

quivi per molti giorni si riposò, ed alzò tribunale con rendere a tutti

giustizia. Vennero colà ben quaranta mila Milanesi ad inchinarlo con

somma allegrezza, e in ubbidienza di lui, _castrum munitissimum Samassan

oppugnantes, ejus tamdem adjutorio ceperunt._ Sono scorretti presso

l'Annalista Sassone varii nomi di luoghi e di persone italiane. In vece

di _Samassan_ credo io che s'abbia a leggere _Soncinum_, che veramente

fu preso con san Bassano, come si ha da Landolfo da san Paolo[1796].

Andò poscia Lottario a mettere il campo nei borghi di Pavia, città che

al pari della collegata Cremona nol volle ricevere, anzi gli mandò

alcune risposte ingiuriose. Male per quel popolo, perchè prevalendosi

dell'occasione i Milanesi, acerbi loro nemici, talmente si diedero

all'ingegno, che misero il piede in quella città. Già s'era dato

principio agli incendii e alle stragi; ma usciti in processione i

cherici e monaci, corsero, chiedendo misericordia, ai piedi

dell'imperadore, il quale siccome principe clementissimo loro perdonò, e

fece desistere i Milanesi dalle offese. Ma perciocchè nel dì seguente

restò ucciso un conte tedesco che insolentemente volea rompere una porta

dalla città: fu in armi tutto il campo contra de' Pavesi, minacciando la

morte a tutti; ma questi, mostrata la loro innocenza, ottennero il

perdono, con restar nondimeno condannati a pagar venti mila talenti.

Così dall'Annalista Sassone[1797] narrati ci vengono questi fatti. Ma

Landolfo da san Paolo, scrittore di maggior credito in questo,

racconta[1798] che Lottario venne a Lardirago sul fiume Olona in

vicinanza di Pavia. Usciti in armi i Pavesi, furono rispinti fin sotto

le mura dal principe _Corrado_, e molti ne restarono prigioni. Allora i

Pavesi vennero a' piedi dell'imperadore, e dopo aver liberati i prigioni

milanesi, ottennero anch'essi la libertà de' suoi. Trovaronsi ancora

ribelli all'Augusto Lottario Vercelli, Torino e Gamondo (non so se nome

sicuro), e però coll'esercito passò egli colà, e colla forza mise al

dovere quelle città, e lo stesso fece con Castello Pandolfo. _Post haec

ingressus est terram Hamadan principis suae majestati contradicentis,

quem destructis innumeris urbibus et locis munitis subjici sibi

compulit_. Questo principe _Hamadan_ ha gran ciera d'essere _Amedeo_

conte di Morienna, progenitore della real casa di Savoia, che possedeva

molti Stati in Italia, ed è chiamato zio del re di Francia da Pietro

Cluniacense. Dagli scrittori del Piemonte non è stata conosciuta questa

particolarità.

Venne poscia Lottario a Piacenza, anche essa collegata co' Cremonesi e

Pavesi, e la espugnò. Da' Parmigiani fu accolto con grande onore, e loro

in ricompensa concedette un castello e presidio contra de' Cremonesi

loro nemici. Nè si dee lasciar sotto silenzio, che mentre questo

imperadore sul principio di novembre tenne la sua magnifica dieta in

Roncaglia, pubblicò una legge intorno ai feudi, che si truova fra le

longobardiche[1799] e nel Codice _de Feudis_. Abbiamo ancora dal

Dandolo[1800], che trovandosi egli in Correggio Verde sul Parmigiano,

confermò i patti e privilegii a _Pietro Polano_ doge di Venezia. Se

vogliamo riposar sulla fede di Buonincontro Morigia[1801] e di Galvano

Fiamma[1802], scrittori del quartodecimo secolo, l'Augusto Lottario in

quest'anno _Mediolanum venit, ubi ab Anselmo de Pusterla archiepiscopo

mediolanensi primo in Modoetia, secundo in Mediolano coronatus fuit.

Postea per Innocentium secundum in Roma coronatus fuit in ecclesia

lateranensi_. Zoppica di troppo questo racconto. Non era più

arcivescovo, anzi neppur vivo in questi tempi _Anselmo_. E già vedemmo

Lottario coronato imperadore in Roma nell'anno 1133. Che se quegli

storici si sono intesi dell'anno stesso 1133, allora passava discordia

fra esso imperadore e i Milanesi, ed Anselmo arcivescovo era legato

dalla scomunica. Verisimil cosa nondimeno sarebbe, che trovandosi

Lottario sì vicino a Milano, e così ben ristabilita l'armonia fra lui e

quel popolo, si facesse coronare colla corona ferrea del regno d'Italia.

Ma nulla dicendo di così importante funzione Landolfo da san Paolo,

scrittore presente ai fatti d'allora, non si può far fondamento

sull'asserzione de' suddetti storici posteriori, siccome lontani dal

medesimo Landolfo[1803], che probabilmente in quest'anno, e prima che

calasse in Italia Lottario, seguì un fatto d'armi fra i Milanesi e

Pavesi colla sconfitta de' primi. _Vexilla Mediolanensium, et eorum

agmina capta aut fugata a Papiensibus velut mitissima ovium pecora_.

Portossi dipoi l'_arcivescovo Robaldo_ a Pisa, dove giurò fedeltà a papa

Innocenzo: risoluzione che dispiacque non poco al popolo milanese,

quasichè cotale umiliazione sminuisse la dignità e libertà della lor

chiesa. Pare nondimeno, secondo l'opinione del Puricelli[1804], che

Robaldo sostenesse il suo punto in non volere ricever dalla mano del

papa il pallio archiepiscopale, con esigere che gli fosse inviato a

Milano, come per tanti secoli s'era praticato in addietro. A questa

opinione dà qualche fondamento san Bernardo nella lettera CXXXI; se non

che si crede essa scritta nel precedente anno 1135, e però converrebbe

rapportare anche l'andata a Pisa di Robaldo a quell'anno. Certo è che

questo arcivescovo, allorchè l'imperador Lottario fu in Roncaglia, si

portò co' suoi suffraganei a fargli la corte; e che per ordine d'esso

Augusto fulminò la scomunica contra de' Cremonesi, ostinati in non voler

rendere i prigioni milanesi: scomunica nondimeno non approvata da papa

Innocenzo II, il quale in quest'anno, oppure nel seguente, ne mandò

l'assoluzione a quel popolo.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 152 / 277 题