[1767] Labbe, Concil., tom. 10.
[1768] Cardinal. de Aragon., in Vit. Innocentii II, P. I, tom. 3 Rer.
Ital.
[1769] Baron., Annal. Ecclesiast.
[1770] Petrus Cluniacens., lib. 3, Epist. 27.
[1771] Fiorent., Memor. di Matil., lib. 2, pag. 347.
[1772] Antiq. Italic., Dissert. XVII.
[1773] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[1774] Bernardus, Epist. 131.
[1775] Landulfus junior, Hist. Mediol., cap. 41.
[1776] In Vit. S. Bernardi, lib. 2, cap. 2.
[1777] Bernardus, Epist. 314.
[1778] Falco Beneventanus, in Chron.
[1779] Alexander Telesinus Abbas, lib. 2, cap. 54.
[1780] Alexander Telesinus Abbas, lib. 2, cap. 65.
[1781] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 42.
[1782] Antichità Estensi, P. I, cap. 32.
Anno di CRISTO MCXXXV. Indizione XIII.
INNOCENZO II papa 6.
LOTTARIO III re 11, imper. 3.
Quanto le conquiste e vittorie rendeano più orgoglioso il _re Ruggieri_,
altrettanto affliggevano il buon pontefice _Innocenzo II_, dimorante in
Pisa, che sempre più mirava allontanarsi la speranza di rientrare in
possesso della città di Roma. Seco ancora si trovava _Roberto principe_
di Capoa dopo la perdita del suo principato[1783]. Però frequenti
lettere esso papa andava scrivendo all'imperador Lottario, per muoverlo
a soccorrere la Chiesa di Dio, e a reprimere il re Ruggieri nemico
dell'imperio. Assicurò in quest'anno l'Augusto suddetto i suoi propri
interessi in Germania col dare la pace a varii suoi nemici e ribelli. I
più potenti ed ostinati erano finora stati _Federigo duca_ di Suevia e
_Corrado_ suo fratello. Fin l'anno precedente _Arrigo duca_ di Baviera e
Sassonia, genero dell'imperadore, dopo aver sostenuta con vigore negli
anni addietro la guerra contro i due suddetti fratelli, avea tolta loro
la città d'Ulma: colpo che sbalordì forte il duca Federigo, di modo che,
mentre la imperadrice Richenza si trovava nella badia di Fulda, egli co'
piedi nudi comparve alla di lei presenza, per implorar la grazia
dell'Augusto suo consorte. Fu accettata la di lui umiliazione, e
l'imperadrice dopo averlo fatto assolvere dalla scomunica per mezzo del
legato apostolico che si trovava presso di lei[1784], trattò dipoi una
piena concordia, a cui ebbe parte anche _san Bernardo_, che in questi
tempi, mercè della sua santità ed eloquenza, era il mediatore di tutti i
grandi affari. In quest'anno adunque nel dì 17 di marzo tenne l'Augusto
Lottario una solenne dieta di quasi tutti i principi della Germania in
Bamberga. Colà arrivò anche il duca Federigo, e gittandosi ai piedi
dell'imperadore, umilmente il supplicò della sua grazia, che non gli fu
negata, con impegnarsi di accompagnare l'imperadore nella spedizion
d'Italia, già risoluta per l'anno seguente. Oltre ai legati del papa,
che il sollecitavano a venire, mandò ancora _Giovanni_ Comneno imperador
de' Greci i suoi al medesimo Lottario con ricchi presenti, per confermar
la pace ed amicizia fra l'uno e l'altro imperio, ed anche per muoverlo
contra del re Ruggieri, il cui ingrandimento recava già non lieve
gelosia ai Greci stessi. Diede udienza Lottario a questi ambasciatori
nella festa dell'Assunzione della Vergine in Mersburg, e li rimandò ben
regalati e contenti. Poscia dopo la festa di san Michele di settembre,
trovandosi esso imperadore in Mulausen, colà venne _Corrado_ fratello
del suddetto duca Federigo, tutto umiliato, ed avendo ottenuta
l'assoluzion della scomunica da _Corrado arcivescovo_ di Maddeburgo, fu
ammesso all'udienza dell'imperadore, a' cui piedi espresse il suo
pentimento per la già usurpata corona d'Italia, ed implorò il perdono di
tutti i suoi falli, che l'ottimo Augusto buona volontà gli concedette.
Nella festa poi del Natale chiamò Lottario alla città di Spira tutti i
principi, e con essi concertò la spedizion d'Italia, tanto sospirata dal
romano pontefice. Altre novità succederono in quest'anno in Italia. Dopo
il suo ritorno in Sicilia gravemente infermatosi il re Ruggieri, fece
temer di sua vita[1785]. Non s'era egli per anche ben riavuto dal male,
che la regina _Alberia_ sua moglie fu sorpresa da più gagliarda
malattia, che la portò all'altra vita; principessa per la sua religione
e per le sue tante limosine di memoria benedetta fra i Siciliani. Tal
malinconia ed afflizione per questa perdita assalì il re consorte, che
serratosi in camera, come inconsolabile, per più giorni non si lasciò
vedere se non da' suoi più intimi familiari. Come suol accadere in
simili casi, cominciò a prendere piede, e a volar dappertutto la fama
che Ruggieri più non fosse vivo, e che per politica si occultasse la
morte sua.
Pertanto pervenuta questa voce a Pisa, _Roberto principe_ di Capoa
affrettò il soccorso promesso a lui da' Pisani, e con circa otto mila
combattenti e con venti navi di quel popolo[1786] si portò nell'aprile
di quest'anno a Napoli, dove sì egli che il _duca Sergio_ alzarono
bandiera contra del creduto defunto Ruggieri. Altrettanto fece ancora il
_conte Rainolfo_, figurandosi anch'egli di poter così operare a mano
salva, perchè persuaso della morte del sovrano a cui aveva giurata
fedeltà. Allora fu che il popolo di Aversa, tuttochè non mancasse chi
asseriva molto ben vivo il re, ribellatosi, richiamò l'antico suo
principe Roberto. Volevano i Pisani marciare di là addosso a Capoa,
sperandone la conquista; ma furono ritenuti da chi sapea esservi un buon
presidio, comandato da Guarino, consiglier di Ruggieri, uomo accorto, il
quale mandò legata a Salerno la gente più sospetta di quella città, ed
uscì ancora in campagna contra dei nemici, portandosi al fiume Chiano.
Il non veder comparire alcuno dalla Sicilia, accresceva ogni dì più la
credenza della morte del re: quand'ecco arrivare esso re a Salerno nel
dì 5 di giugno, e dar subito gli ordini per unir tutte le sue forze. La
prima sua impresa fu contro la città di Aversa, da cui essendo fuggita
buona parte di que' cittadini per paura a Napoli, non credendosi ivi
sicuro il _conte Rainolfo_, anche egli tenne la medesima via. Restò la
dianzi opulenta città alla discrezion di Ruggieri, che, dopo averla
abbandonata al sacco, la fece dare alle fiamme. Devastò poscia tutti i
contorni di Napoli; e Guarino suo cancelliere inviato contro le terre
del suddetto conte, s'impadronì dell'amena città di Alife e di
sant'Angelo. Perchè Caiazzo e Sant'Agata fecero resistenza, passò lo
stesso Ruggieri all'assedio di esse, e le costrinse alla resa. Di là
tornò ad infestar Napoli; ma conoscendo troppo difficile la conquista di
quella forte città, se ne ritirò, comandando solamente che si
rifabbricasse Cucolo ed Aversa, per ristrignere ed infestare coi loro
presidii i Napoletani. Alle calde istanze di Roberto principe di Capoa,
e, come si può credere, anche di papa Innocenzo, spedirono i Pisani in
questo anno altre venti navi con gente guerriera a Napoli per opporsi
agli attentati del re Ruggieri. Trovavasi allora la città di Amalfi
senza milizia, perchè impegnati gli abili all'armi dal re parte per mare
e parte in terra contra de' suoi nemici. Animaronsi perciò i Pisani ad
assalire una mattina quella città, e l'assalirla e il prenderla fu lo
stesso. Andò tutta a sacco quella ricchissima città; innumerabile e
prezioso fu il bottino che vi fecero e ne asportarono alle lor navi i
Pisani. In questa congiuntura, vecchia tradizione fra i Pisani è stata
che i lor maggiori, trovato in Amalfi l'antichissimo e rinomato codice
delle Pandette pisane, lo portassero colle altre spoglie a Pisa, da dove
poi per le disgrazie di quella repubblica passò a Firenze. V'ha uno
scrittore del secolo quartodecimo, da me dato alla luce, che lo accenna.
Se possa l'asserzion sua bastare, s'è disputato fra due valenti
letterati in questi ultimi tempi: intorno a che nulla io oserei di
decidere. Ben so che nell'anno presente 1135, chiamato da' Pisani
secondo il loro stile 1136, toccò ad Amalfi la disavventura suddetta.
Poscia i Pisani fecero lo stesso giuoco[1787] alla Scala, a Revello e ad
altri piccioli luoghi. Ma saputosi dal re Ruggieri il guasto dato
dall'armi pisane, da Aversa accorse colà colla sua armata, e trovati i
Pisani all'assedio della Fratta, diede loro una considerabile spelazzata
con ucciderne o farne prigioni circa mille e cinquecento. Fra i prigioni
si contarono due de' consoli pisani, e il terzo vi lasciò la vita. Se ne
tornarono i restanti alla lor patria colle navi cariche di spoglie, e
con esso loro andò ancora il principe Roberto. Ruggieri, dopo essere
tornato ai danni dei Napoletani, e fatto tagliar loro gli alberi
portanti le viti, andò a Benevento, dove colla bandiera investì del
principato di Capoa _Anfuso_ suo terzogenito (nome che è lo stesso che
_Alfonso_), e dichiarò conte di Matera Adamo suo genero. Disposti poi
gli affari della Puglia, e creati nel dì del santo Natale cavalieri
_Ruggieri duca_ suo primogenito, e _Tancredi principe_ di Bari suo
secondogenito, se ne andò dipoi in Sicilia. Per quanto crede il signor
Sassi[1788], nel dì 29 di luglio dell'anno presente eletto fu
arcivescovo di Milano _Robaldo_ ossia _Roboaldo_ vescovo d'Alba, il
quale fu detto che accettasse l'elezione con patto di ritener il
primiero suo vescovato[1789]. E circa questi tempi uscirono i Milanesi
in campagna contra de' Cremonesi, ma con poca fortuna, perchè furono
fatti prigioni cento trenta de' loro soldati a cavallo. Apparisce ancora
da una lettera di san Bernardo[1790] che anche i Piacentini ebbero nelle
lor prigioni altri Milanesi. Accadde circa questi tempi che il deposto
arcivescovo _Anselmo_, colla speranza di aver soccorso dall'antipapa
Anacleto, si mosse per Po alla volta di Roma. Nelle vicinanze di Ferrara
fu preso da Goizo de Martinengo, e inviato prigione a Roma nel mese
d'agosto. Quivi l'infelice consegnato a Pietro Latrone ministro del
papa, nello stesso mese finì i suoi giorni, senza sapersi se di morte
naturale. Come poi si arrischiasse il papa a trasmettere un prigione di
tanta conseguenza a Roma, dove comandava l'antipapa, non si può
intendere, se non supponendo che anche il partito d'esso pontefice
ritenesse tuttavia assai vigore e delle fortezze in quella città.