[1742] Ordericus Vital., Hist. Ecclesiast., lib. 13.
[1743] Pagius, Crit. ad Annal. Baron.
[1744] Jacob. de Varagine, in Chron.
[1745] Campi, Istor. di Piacenza, nell'Append.
[1746] Annalista Saxo.
[1747] Annales Hildesheim.
[1748] Alberic. Monachus, apud Leibnitium.
[1749] Antiquit. Italic., Dissert. LXV.
[1750] Cardin. de Aragonia, in Vita Innocentii II. Gualvanus Flamma,
Manip. Flor., cap. 167.
[1751] Caffari, Annal. Genuens., lib. I.
[1752] Annal. Hildesheim. Chronogr. Saxo, apud Lebnitium.
[1753] Antiquit. Italic, Dissert. LXII.
[1754] Falco Beneventanus, in Chron. Alexander Telesinus, lib. I.
[1755] Udalricus Bamberg., tom. 2 Corp. Histor., p. 366, apud Eccardum.
Anno di CRISTO MCXXXIII. Indizione XI.
INNOCENZO II papa 4.
LOTTARIO III re 9, imper. 1.
Addolcito alquanto il verno, passò in Toscana il _re Lottario_, e a
Calcinaia nel territorio di Pisa si abboccò di nuovo con _papa
Innocenzo_[1756]. Marciò dipoi per la strada regale fino a Viterbo, dove
arrivato ancora per la Marittima il pontefice, s'inviarono poscia
unitamente per Orta, e pel territorio della Sabina e di Farfa sino a
Roma. Dacchè furono vicini a Roma, si accamparono presso a Santa Agnese,
e in quel luogo ebbero una visita da Teobaldo prefetto di Roma, da
Pietro Latrone (e non _Leone_, come ha il testo del Baronio) e da altri
nobili romani del loro partito. Entrati finalmente in Roma sul fine
d'aprile, papa Innocenzo II liberamente prese alloggio nel palazzo
lateranense, e Lottario colle sue genti sul Monte Aventino. Buona parte
allora de' Romani si dichiarò in favore del legittimo pontefice; ma non
lasciò per questo l'antipapa Anacleto coi suoi aderenti di tener saldo
castello Sant'Angelo colla basilica vaticana, ed altri siti forti di
quella città, coll'andare intanto inviando ambasciatori al re Lottario,
pregandolo di voler dar luogo senza guerra ad un esame canonico delle
sue ragioni e di quelle d'Innocenzo, con esibire ancora ostaggi e
fortezze in deposito. Ma i fatti non corrispondevano alle parole. Nè
Lottario avea condotto tali forze da poter metter costui a dovere. Non
più di due mila cavalli, scrivono alcuni ch'egli avesse di
seguito[1757]. Vennero bensì in aiuto del papa con otto galee i
Genovesi[1758]; con altre ancora vi accorsero i Pisani, e presero Cività
Vecchia con altri piccioli luoghi, ma neppur questo bastava a snidar
l'antipapa ben fortificato ed assistito da molti nobili romani suoi
aderenti. Veggendosi adunque mal disposte le cose[1759], fu risoluto di
dar come si potea la corona imperiale al re Lottario: al qual fine fu
scelta la basilica lateranense, giacchè non si potea far la funzione
nella vaticana. Pertanto nel dì 4 di giugno, giorno di domenica, dalla
mano di papa Innocenzo II ricevette Lottario la corona e il titolo
d'imperadore. Ora egli si truova chiamato _Lottario III_ in quanto era
re d'Italia, e _Lottario II_ come imperadore. Da lì a pochi giorni si
compose la differenza durata fin qui fra la santa Sede ed Arrigo V
imperadore e Lottario suo successore[1760], per l'eredità dei beni
allodiali della contessa Matilda. Fu preso questo mezzo termine, che il
pontefice ne investisse esso Lottario, e dopo lui _Arrigo IV_ duca di
Baviera e Sassonia, genero dello stesso imperadore, con che egli
giurasse omaggio e fedeltà per esse terre al pontefice romano. Ne
rapporta il cardinal Baronio la bolla pontificia. Abbiam veduto di sopra
che la linea estense di Germania, ossia dei duchi di Baviera, per le
nozze del duca _Guelfo V_ colla suddetta contessa Matilda, pretese la di
lei eredità. Restarono esaudite in quest'anno le sue pretensioni, di
modo che il duca Arrigo, il più potente de' principi della Germania, e
che riteneva in Italia la porzione sua negli antichi Stati della casa
d'Este, maggiormente stese la sua possanza ancora in queste parti colla
giunta di quelli della contessa Matilda. Vennero a Roma in tal
congiuntura _Roberto principe_ di Capoa e _Rainolfo_ conte di Alife con
circa trecento cavalli[1761], sperando di concertar le maniere di
difendersi da _Ruggieri re_ di Sicilia; ma gittarono i passi; perchè
troppo smilze erano le forze dell'Augusto Lottario, e meno poteva papa
Innocenzo, perchè in mano dell'antipapa restavano quasi tutte le torri e
fortezze di Roma.
Approssimandosi intanto i caldi perniciosi della state, l'imperador
Lottario, con rimettere a tempo più propizio il totale ristabilimento di
papa Innocenzo, sen venne alla volta di Lombardia. Era egli nel campo di
san Leonardo sul Mantovano nel dì 30 di luglio[1762], quando confermò al
popolo di Mantova tutti i suoi privilegii, con facoltà di trasferire il
palazzo imperiale dal borgo di San Giovanni al monistero di là dal fiume
Mincio. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[1763], che giunto l'Augusto
Lottario alla chiusa sull'Adige, nell'andare da Verona a Roveredo,
essendogli negato il passaggio dagli abitanti di quel paese, egli
mirabilmente s'impadronì della città situata in cima al monte (ben
difficile è a credere che ivi fosse una città), fece prigione il padron
d'essa, e felicemente passò in Germania, con celebrar la Natività della
Vergine in Virtzburg, dove fu gran concorso di principi ecclesiastici e
secolari. Dimorò per qualche tempo ancora papa Innocenzo in Roma nel
palazzo lateranense; ma trovandosi continuamente infestato dall'antipapa
e mal sicuro, ne uscì, e nel mese di settembre andò a ricoverarsi in
Pisa, dove con grande onore ed amore accolto, trovò quel popolo
costantissimo nel suo servigio. Mentre era in Roma l'imperador Lottario,
certificato il re Ruggieri che nulla v'era da temere di lui, con
un'armata più poderosa delle passate venne dalla Sicilia in
Puglia[1764], pieno di veleno contra de' baroni ribelli e mancatori del
giuramento a lui prestato. Ciò udito da Roberto principe di Capoa,
veggendo egli fallite le sue speranze di ottener soccorso dai Tedeschi,
d'ordine del papa, nel dì 24 di giugno se ne andò per mare a Pisa, dove
gli riuscì d'impetrar allora alquanto di gente, con cui se ne ritornò a
casa, portando seco la promessa d'un aiuto di cento legni nel marzo
prossimo venturo. Fece anche un trattato co' Genovesi, senza de' quali
non si vollero impegnare i Pisani. Intanto il re Ruggieri, come un
folgore, piombò sopra le terre de' baroni ribelli a lui contrarii[1765].
Prese Venosa, Nardò, Baroli, Binerbino ed altre città, commettendo tali
crudeltà sopra d'esse e sopra gli abitanti, che peggio non avrebbono
fatto i Turchi e Saraceni nemici di Cristo. Tentò indarno coll'assedio
Brindisi, che fu bravamente difeso. Ma con felicità occupò le terre di
_Alessandro_ conte di Matera, il quale si salvò colla fuga in Dalmazia.
_Goffredo_ conte di Andria fatto prigione, fu inviato in Sicilia a far
penitenza di sua fellonia. Non fu più propizia la sorte a _Tancredi_ di
Conversano, che si accinse alla difesa di Montepiloso. Assediata quella
terra da Ruggieri, benchè forte di sito e guernita di coraggiosi
difensori, pure dovette cedere alla forza ed industria d'esso Ruggieri,
che condannò alle prigioni di Sicilia il conte caduto nelle sue mani.
Con barbarie inaudita fece Ruggieri tagliare a pezzi tutti gli abitanti
di quella terra, senza riguardo alcuno nè a donne nè a fanciulli. Si
credette il popolo della città di Troia, allorchè intese incamminato il
re alla lor volta, di placarlo; e però gli uscirono incontro con una
divota processione e colle reliquie de' santi. Ma l'inumano re con occhi
torvi guatata la misera genie, non volle ascoltarla, di maniera che chi
qua e chi là presero la fuga. Fece egli mettere ne' ferri molti di quei
cittadini, e dare il fuoco alle lor case e beni. Un egual trattamento
provò poscia la città di Melfi. Con questo rapido corso di vittorie e di
crudeltà s'impadronì egli di Bisseglia, di Trani, d'Ascoli, di Santa
Agata e di altre terre. Intanto il conte Rainolfo, temendo che il
temporale andasse a scaricarsi sopra le sue contrade, ricorse a Sergio
duca di Napoli, il quale avea parimente cangiato mantello; e da lui e
dal popolo d'Aversa ottenne promessa di un gagliardo aiuto. Ma per
allora cessò il bisogno, perchè il re Ruggieri nell'ottobre passò in
Sicilia con molti navigli carichi d'oro e d'argento e d'altre spoglie
delle misere terre ch'egli avea non conquistate, ma ridotte all'ultima
rovina. Altro da soggiogare non gli restava, se non Roberto principe di
Capoa, Rainolfo suo cognato conte d'Alife, e Sergio duca di Napoli.
Secondo il padre Pagi[1766], passò nel dì 3 di dicembre dell'anno
presente a miglior vita _san Bernardo_ vescovo di Parma, la cui Vita,
scritta da un autore contemporaneo, è passata fino a' nostri tempi.
Sappiamo di certo ch'egli avea accompagnato a Roma nell'anno presente
l'Augusto Lottario.