NOTE:

[1731] Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 13.

[1732] Vit. S. Godeardi. Ægid. Aureae Vallis, Hist. Leod.

[1733] Ordericus Vital., ibidem.

[1734] Urspergensis, in Chron.

[1735] Dodechinus, in Chron.

[1736] Falco Beneventanus, in Chron.

[1737] Alexander Abbas Telesinus, lib. 1, cap. 7.

[1738] Anonymus Casinensis, apud Peregrinium

[1739] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 40.

[1740] Gualvan. Flamma, Manipul. Flor., c. 166.

[1741] Annales Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXXXII. Indizione X.

INNOCENZO II papa 3.

LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 8.

Per qualche mese ancora si trattenne _papa Innocenzo_ in Francia con

aggravio non piccolo di quelle chiese, come scrive Orderico[1742],

perchè egli non avea altra maniera da mantenersi. Nel febbraio fu al

monistero di Clugnì e a Lione, da dove passò a Valenza e a Sant'Egidio.

Finalmente _per montem Genuae_ (_Genevae_ crede il padre Pagi[1743] che

si debba leggere; Jacopo da Varagine[1744] scrive che Innocenzo II nel

suo ritorno fu in _Genova_) _fines Lombardiae intravit_, _atque apud

Astam solemnitate Resurrectionis dominicae celebrata_ (nel dì 4 di

aprile) _venit Placentiam_. Quivi celebrò il terzo suo concilio coi

vescovi di Lombardia, della Romagna, Emilia e marca d'Ancona. Convien

dire che egli lungo tempo si fermasse in quelle parti per aspettar

l'arrivo del re Lottario, il quale, secondo il concerto, dovea venire in

Italia. Vedesi una di lui bolla[1745], data in Cremona _II idus julii_

dell'anno presente, in favore dei monaci di san Sisto di Piacenza. E in

Brescia _IV kalendas augusti_ un'altra. Portano esse bolle l'uso

dell'anno pisano. Abbiamo dall'Annalista Sassone[1746] e dagli Annali

d'Ildeseim[1747] che il _re Lottario_ celebrò la festa dell'Assunzion

della Vergine in Virtzburg, e di là poi mosse alla volta d'Italia, ma

con un'armata assai tenue rispetto al suo decoro. Però solamente circa

il principio di settembre arrivò per la via di Trento ai prati di

Roncaglia sul Piacentino, dove soleano adunarsi i principi, vescovi,

baroni e legati delle città di questo regno, allorchè il nuovo re

veniva. Colà si portò ancora il papa per abboccarsi con lui, e stabilir

le cose occorrenti per liberar dalle mani dell'antipapa la città di

Roma, e conferir la corona dell'imperio ad esso re Lottario. Ma con poco

suo onore fu Lottarlo ricevuto; perciocchè, secondo l'asserzione di

Alberico monaco dei tre Fonti[1748], _in multis locis tam amore Conradi,

quam respectu paucitatis suae, ab incolis terrae subsannatus et

despectus fuit. Verum paulo ante Conradus, qui a Mediolanensibus

constitutus rex fuerat, paene omnibus suis amissis, periculose ad

patriam repatriavit_. Questo _paulo ante_ ci fa scorgere insussistente

l'opinione di chi credette partito d'Italia _Corrado_ nell'anno 1129.

Quivi dovette egli dimorare fino all'anno presente, finchè udita la

mossa del re Lottario, non credendosi più sicuro in Italia, se ne fuggì

non senza pericoli in Germania. Ora il pontefice dopo il suddetto

abboccamento dovette venire sul Modenese al monistero di Nonantola, per

cui erano insorte liti fra i popoli di Modena e Bologna. Ho io

pubblicata una sua bolla data in quel monistero[1749] _IV idus octobris_

coll'anno pisano 1133, che è il volgare 1132. Da tal bolla apparisce

l'opulenza d'esso monistero. Dopo ciò, il pontefice, passando per monte

Bardone, cioè per la strada di Pontremoli, andò a fermarsi in Pisa. Colà

chiamati gli ambasciadori de' Genovesi, trattò fra essi e i Pisani la

pace: e per gratificare amendue que' popoli, da' quali avea ricevuti più

servigi, levò _Siro vescovo_ di Genova dalla suggezione dell'arcivescovo

di Milano, col conferirgli la dignità archiepiscopale[1750], e

sottomettere a lui i vescovati di Bobbio e di Brugneto, e tre altri in

Corsica. Dichiarò eziandio primate della Sardegna l'arcivescovo di Pisa,

e a lui sottomise inoltre il vescovato di Populonia, e tre altri nella

Corsica suddetta, con che contentò amendue quei popoli. Caffaro

scrive[1751] che in Corneto fu stabilito l'ingrandimento di questi due

arcivescovi. Se ciò è, appartiene il fatto all'anno seguente. Ma forse

in Corneto furono solamente spedite le bolle di quanto in Pisa era stato

accordato. Abbiamo dagli Annali d'Ildeseim[1752] e dal Cronografo

Sassone che il re Lottario celebrò la festa del santo Natale nella terra

di Medicina, sul Bolognese, e non già _Modoetiae_, ossia _Monza_, come

sospettò il Leibnizio, per poca conoscenza di quella terra. Egli era nel

luogo di Fontana sul Piacentino, allorchè concedette, in non so qual

giorno, ai canonici di Cremona un privilegio[1753], notato coll'anno

pisano.

Una gran rivolta di baroni di Puglia era seguita contra _Ruggieri re_ di

Sicilia. Verisimilmente sperando la venuta del re Lottario e di papa

Innocenzo, si animarono tutti contra di chi faceva a tutti paura. Ma

Ruggieri, appena comparsa la primavera, con potente esercito passato lo

Stretto[1754], si portò a Taranto, e di là passò all'assedio di

Brindisi, che era di _Tancredi_ di Conversano, con obbligar quella città

alla resa. Ritenne prigione _Goffredo_ conte di Andria, che fu astretto

a cedergli buona parte delle sue terre. Quindi portò la guerra contra

della città di Bari, e in tre settimane indusse quei cittadini a

capitolare la resa, e a dargli in mano _Grimoaldo_ principe di quella

città, che fu mandato prigione in Sicilia. Venuti poi ad aperta rottura

contra di Ruggieri il principe di Capoa _Roberto II_ e _Rainolfo conte_

d'Alife cognato del re medesimo, unirono un'armata, se crediamo a

Falcone, di tre mila cavalli e quaranta mila fanti (numero che ha

dell'eccessivo). Riuscì all'accorto re Ruggieri, di guadagnar

_Crescenzio, cardinale_ dell'antipapa Anacleto, che governava allora

Benevento, con indurre parte di quel popolo e _Landolfo arcivescovo_ a

giurare la neutralità in que' torbidi di guerra. Ma sparsasi voce che

Crescenzio volea dare in poter di Ruggieri essa città di Benevento, quel

popolo andò nelle furie; e sollecitato dipoi dal principe di Capoa e da'

suoi aderenti, abbracciò il partito di papa Innocenzo II. Portossi il re

all'assedio di Nocera, per soccorrere la quale s'affrettò il principe di

Capoa, sicchè all'Atripalda, o, come scrive l'Abbate Telesino, al fiume

Sarno, in luogo chiamato Scafato, nel dì 24 di luglio si venne ad una

battaglia campale. Al primo incontro riuscì a Ruggieri di far piegare e

prender la fuga all'ala sinistra comandata dal principe di Capoa; ma il

valoroso conte Rainolfo, che guidava l'ala destra, con tal bravura si

spinse addosso all'armata del re, che in fine la sbaragliò, ed ottenne

piena la vittoria coll'acquisto di un ricco bottino, ma non senza grande

spargimento di sangue da ambedue le parti. Vedesi descritta questa

vittoria in una lettera del vescovo agatense presso Udalrico da

Bamberga[1755]. Non era avvezzo a simili colpi il re Ruggieri: questo

servì ad umiliare alquanto la di lui ambizione ed alterigia. Ritirossi

egli più che in fretta a Salerno, con volto nondimeno allegro e costanza

tale d'animo, come se nulla gli fosse accaduto. Ma questa sua

disavventura incoraggì forte tutti i suoi nemici, di modo che i baroni

già abbassati ripigliarono l'armi contra di lui. Era dietro a far lo

stesso anche il popolo di Bari; ma comparso colà Ruggieri, frenò i loro

movimenti colle buone, e coll'accordare a que' cittadini quanto seppero

addimandare. Poscia, dopo aver dato un terribil sacco al territorio di

Benevento, venuto il dicembre, se n'andò in Sicilia a preparar nuove

forze, per poter resistere, anzi per potere dar legge a tanti che

s'erano ribellati contra di lui.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 148 / 277 题