[1682] Falco Beneventanus, in Chron.
[1683] Alexander Telesinus, de Gest. Rogerii lib. 1, cap. 5.
[1684] Anonymus Poeta Comensis, tom. 5 Rer. Italic.
[1685] Saxius, in Not. ad Landulfum junior., cap. 37.
[1686] Gualvan. Flamma, Manip. Flor., tom. 11 Rer. Ital.
[1687] Rer. Italic. Par. II, tom. 2.
[1688] Annalista Saxo.
[1689] Urspergens., in Chronic.
Anno di CRISTO MCXXVIII. Indizione VI.
ONORIO II papa 5.
LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 4.
Nel dì 19 di dicembre dell'anno precedente era mancato di vita _Giordano
II_ principe di Capoa[1690], a cui succedette _Roberto II_ suo
figliuolo. Per questa cagione, cioè per sostenere i diritti della sua
sovranità, si portò _papa Onorio_ nel dì 30 di dicembre a Capoa, quivi
accolto con varie finezze da Roberto. Invitati poscia i vescovi ed
abbati sul principio di quest'anno con gran pompa ed allegria alla
presenza del sommo pontefice, Roberto fu unto principe e prese
l'investitura da esso papa. In tal congiuntura papa Onorio nella copiosa
assemblea de' prelati e baroni espose le sue doglianze contra di
Ruggieri conte di Sicilia per la guerra mossa ai Beneventani, e per
l'usurpazione di vari luoghi della Puglia, invitando tutti alla difesa
di quegli Stati, siccome dipendenti dalla Chiesa romana, e dando
indulgenza plenaria a chiunque morisse in quella spedizione: ripiego
strano, che tuttavia comincia a diventare alla moda, con far servire la
religione agl'interessi temporali. _Roberto_ principe di Capoa,
_Rainolfo_ conte d'Alife, _Grimoaldo_ principe, o, per dir meglio,
signore di Bari, _Tancredi_ di Conversano conte di Brindisi, _Ruggieri_
conte d'Oria, ed altri conti e baroni, tutti con promesse magnifiche
assunsero la difesa dei diritti pontificii, e si prepararono a sostener
la guerra contra del conte Ruggieri. Confermò di nuovo il papa tanto
ivi, quanto dipoi in Troia, la scomunica contra d'esso Ruggieri, ed
inviò il principe di Capoa col conte Rainolfo all'assedio del castello
della Pillosa nel dì 29 di gennaio, e con esso loro più di due mila
Beneventani. Ma ossia che l'osso fosse duro, oppure, come fu allora
creduto, che quei comandanti non operassero con buona fede, nulla di
rilevante fu fatto per impadronirsene; del che concepì tale sdegno il
pontefice, dimorante allora in Monte Sarchio, che se ne tornò nel
distretto del ducato romano[1691]. Intanto venuta la primavera, il
valoroso conte Ruggieri con un poderoso esercito di Siciliani passò lo
Stretto; prese e spianò le terre d'Unfredo; se gli renderono Taranto ed
Otranto, città di _Boamondo_ iuniore principe d'Antiochia, il quale
miseramente poi nell'anno 1130 restò ucciso in Oriente dai Turchi.
S'inoltrò il vittorioso Ruggieri, e stretta con vigoroso assedio la
città di Brindisi, talmente la battagliò, che la costrinse alla resa.
Colla stessa felicità s'impadronì della città di Oria e di molte altre
castella. A questi dispiacevoli avvisi tornò papa Onorio II a Benevento,
seco conducendo circa trecento soldati a cavallo romani; e ordinato a
Roberto principe di Capoa, a Rainolfo conte e agli altri baroni di
prendere l'armi, andò con grandi forze per opporsi alle vittoriose
schiere del conte Ruggieri. Ma questi unita la sua gente, venne a
postarsi al fiume Bradano, e quivi si accampò. Dall'altra parte anche
l'esercito pontificio mise le tende, senza osare nè l'una nè l'altra
parte di guadare il fiume per cercare il nemico. Alessandro abbate
Telesino scrive, essersi trattenuto Ruggieri per riverenza al sommo
pontefice. All'incontro Falcone[1692], favorevole ad esso pontefice,
scrive che Ruggieri, _sentiens Apostolicum cum exercitu valido militum
et peditum, et baronibus suis adversus se venientem, in montana
secessit, devitans Apostolici virtutem, ne aliquo modo aliquid ei
sinistrum contingeret; et sic per quadraginta dies Apostolicus ille
ardenti sole mensis julii fatigatus comitem illum obsedit_. Tanta
inazione, e l'essersi cominciato a scarseggiar di viveri e di paghe nel
campo pontificio, cagione fu che disertavano a furia i soldati, e lo
stesso principe di Capoa, siccome persona di delicata complessione, non
potendo reggere alla sferza del caldo estivo e agli altri disagi,
spiantò il suo padiglione per andarsene. Falcone, l'autor della Vita di
questo papa[1693], ed altri scrittori incolpano d'infedeltà que' baroni,
quasichè cercassero senza ragione motivi di ritirarsi. Comunque sia, il
saggio papa, veggendosi esposto a pericolo di disonore e di perdite
gravi, segretamente mandò Cencio Frangipane ad offerire al conte
Ruggieri l'investitura del ducato, promettendo di dargliela in
Benevento. Altro che questo non cercava Ruggieri, e però furono
d'accordo. Andossene il papa a Benevento; gli tenne dietro Ruggieri con
un buon corpo di sua gente, e andò a postarsi nel monte di san Felice
fuori di Benevento. Pretendeva il pontefice che Ruggieri entrasse nella
città a ricever quivi l'investitura; ma Ruggieri, principe cauto ed
accorto, persiste sempre in dire che fuori e non entro di Benevento
avrebbe ricevuto le grazie pontificie. Convenne pertanto che il papa
uscisse, e fatto l'abboccamento al ponte maggiore presso il fiume,
nell'ottava dell'Assunzion della Vergine, quivi papa Onorio II investì
il conte Ruggieri del ducato di Puglia e Calabria nella stessa forma che
s'era praticata con Roberto Guiscardo e col suo figliuolo e nipote.
Si lagnarono forte del papa per questo segreto accordo, fatto senza lor
participazione, e, senza parola in lor difesa, i baroni e le città che
tenevano la parte d'esso pontefice, perchè restavano alla discrezione
del nuovo duca Ruggieri. Ma ebbero un bel gridare. Dopo avere il papa in
questa maniera assicurato il suo diritto, se ne tornò da lì a non so
quanti giorni a Roma. Non v'era ancor giunto, quando una parte de'
Beneventani crudelmente uccise Guglielmo governatore pontificio di
quella città. Adirato il papa proruppe in molte minaccie, e spedì il
cardinale _Gherardo_ a quel governo, che trovò avere i Beneventani
formata una specie di comunità, senza però dipartirsi dall'ubbidienza
del romano pontefice. Intanto il duca Ruggieri si portò all'assedio di
Troia[1694]; ma ritrovandola ben munita, e i cittadini risoluti di
difendersi, si ritirò, attendendo poscia ad entrare in possesso di Melfi
e d'altre città che gli aveano mandati ambasciatori. Dopo di che,
avvicinandosi il verno, andò a Salerno, e di là in Sicilia. In Lombardia
parimente fu gran novità in quest'anno. Federigo duca di Suevia e
Corrado suo fratello, siccome figliuoli di Agnese sorella dell'ultimo
Arrigo Augusto, pretendeano al regno e all'imperio, e perciò dicemmo
nata guerra fra loro e il re Lottario in Germania. Pensò Federigo di
fare un bel colpo coll'inviare il fratello Corrado in Italia, acciocchè
si procacciasse questo regno[1695]. Doveva essere preceduto qualche
segreto trattato coi Milanesi, perciocchè appena comparve in Milano, che
quella nobiltà col popolo tutto si dichiarò in suo favore. Soggiornava
in questi tempi l'arcivescovo _Anselmo_ fuori di città nelle sue
castella; fu chiamato per parte del clero e popolo a far la coronazione
di Corrado, la quale infatti si eseguì nella festa di san Pietro di
giugno in Monza, con dargli l'arcivescovo la corona ferrea nella
basilica di san Giovanni Batista, e dichiararlo re d'Italia. Fu da lì a
qualche giorno rinnovata questa funzione nella basilica di santo
Ambrosio di Milano. Alla prima coronazione si trovò presente lo storico
Landolfo da san Paolo, ma per suoi affari mancò alla seconda. Scrive
egli dipoi d'esso Corrado: _Hunc namque gradientem per comitatus et
marchias Lombardiae et Tusciae, comites et marchiones cujuscumque
nobilitatis, viri potentes et humiles, cum gaudio susceperunt et
amaverunt_. Ma coloro che gli fecero resistenza, nè il vollero per loro
re, _ejus acutissimi gladii fortitudinem senserunt, atque mortem et
confusionem, ceu Anselmus marchio del Busco, et illustris... comes,
susceperunt_. Uno scrittore tedesco s'immaginò che questo conte, di cui
s'è perduto il nome, fosse _Alberto_, o _Ingelberto_, dichiarato, per
quanto egli crede, da papa Onorio marchese della Toscana, con citare un
documento da me prodotto[1696], in cui s'incontra _Albertus Dei gratia
marchio et dux, lege vivens salica, cooperante gratia et beati Petri, et
domini papae Honorii ejus vicarii munere_, ec. Ma questo non vuol dire
ch'egli fosse marchese veramente di Toscana. In questi tempi si truova
_Corrado_, marchese veramente di Toscana, siccome ho osservato
altrove[1697], e si truovano documenti che parlano di lui agli anni 1121
e 1129. Quell'_Alberto_, di cui è fatta menzione nelle Antichità
estensi, si vede creato da papa Onorio II _marchese_ e _duca_ dopo la
morte dell'ultimo imperadore Arrigo, con dargli l'investitura de' beni e
Stati della contessa Matilda; ma senza ch'egli esercitasse dominio
alcuno nè in Toscana, nè in Mantova, Ferrara, Modena ed altre città
sottoposte una volta a Matilda. A noi dunque basterà di sapere che
Corrado incoronato re, per tale fu riconosciuto, non dirò da tutti,
bensì da moltissimi in Lombardia e Toscana. Ma che? Il pontefice, che
avea approvata per mezzo de' suoi legati l'elezione del re Lottario,
mosso da lui, pubblicò contra di Corrado una terribile scomunica[1698],
per cui cominciò tosto a scemare il suo credito, e fu in fine annientata
in Italia la di lui potenza.