NOTE:

[1676] Dodechinus, in Chron.

[1677] Chron. Monaster. Weingart.

[1678] Helmoldus, Chron. Slav., lib. 1, cap. 55.

[1679] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap 38.

[1680] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.

[1681] Anonymus Poeta Comensis, tom. 5 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXXVII. Indizione V.

ONORIO II papa 4.

LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 3.

Diede fine in quest'anno alla sua vita in Salerno, capitale allora dei

duchi di Puglia, nel dì 20 di luglio[1682] _Guglielmo duca_ di Puglia,

compiuto di poco l'anno trentesimo di sua vita. Non aveva egli ricavata

prole alcuna da sua moglie, figliuola del principe di Capoa, la quale

vinta dal dolore, tagliatisi i suoi bei capegli, fra le lagrime e gli

urli andò a gittarli sopra il petto del defunto consorte. Concorse

ancora tutto il popolo di Salerno a deplorar la morte di questo buon

principe, il cui cadavero con reale magnificenza fu seppellito in quella

metropolitana. Appena arrivò questa nuova a _Ruggieri conte_ di Sicilia,

che non perdè tempo a passar con sette galee presso a Salerno, e di là

si studiò d'indurre quel popolo a prenderlo per loro signore, allegando

la stretta parentela e la promessa fattagli dallo stesso duca Guglielmo

di dichiararlo suo erede in mancanza di figliuoli. Hanno anche scritto

alcuni che veramente Guglielmo col suo testamento gli mantenne la

parola; ma di ciò non resta alcun buon fondamento. Se creder vogliamo a

Falcone Beneventano, per dieci giorni si fermò il conte Ruggieri in

nave, cercando pur di trarre alle sue voglie i Salernitani, che trovò

molto alieni del darsi a lui, forse perchè riputavano erede più

legittimo e prossimo ab intestato _Boamondo II_ principe d'Antiochia,

nipote di Roberto Guiscardo, oppure per altri motivi. Ma finalmente

chiamati a parlamento quei cittadini col loro arcivescovo _Romoaldo_,

diverso dallo storico, con sì belle parole e promesse di buon

trattamento loro parlò, che fatto dipoi generale consiglio,

l'accettarono per loro signore. Alessandro, chiamato da altri abbate

Celesino, ma che senza dubbio si dee appellar Telesino, perchè abbate di

Telesa, scrittore di questi tempi, aggiugne una particolarità

cioè:[1683] che i Salernitani, parlando con Sarolo ossia Saroto, messo

del conte, esagerarono gli aggravii loro fatti dal duca Guglielmo e da'

suoi antecessori, e che, temendo altrettanto dal conte Ruggieri, non gli

si voleano sottomettere. E perchè Sarolo rispose loro con qualche

villania, se gli avventarono addosso e il privarono di vita. Non ostante

sì grave offesa, stette fermo il conte; e dissimulando il suo sdegno,

seguitò a trattare, finchè indusse quel popolo a riceverlo per principe,

a condizione nondimeno che restasse in lor mano la guardia della torre

maggiore, ossia della rocca. Ruggieri, uomo che ben sapea il suo conto,

accordò loro tutto, purchè si mettesse in possesso di Salerno.

Altrettanto fece con _Rainolfo_ conte di Alife, a cui concedette

esorbitanti dimande, per averlo dalla sua nella già incominciata

conquista della Puglia. L'esempio di Salerno si tirò dietro gli

Amalfitani, che, nel darsi al conte Ruggieri, ottennero anch'essi di

ritenere in lor potere le fortezze di quella città. Aggiugne Falcone che

il conte Ruggieri ridusse dipoi alla sua ubbidienza anche le città di

Troia e di Melfi, ed altre parti della Puglia, e se gli suggellarono

alcuni baroni di quelle contrade. Ma giunto a Roma l'avviso di questi

progressi del conte Ruggieri, se ne alterò forte papa _Onorio II_ con

tutta la sua corte, tra perchè dovea pretendere devoluto il feudo della

Puglia alla santa Sede, e perchè non gli dovea piacere l'ingrandimento

d'un principe signore della Sicilia, il quale, se diveniva padrone anche

della Puglia e Calabria, avrebbe potuto dar la legge a Roma stessa. Però

cominciò a far pratiche per impedire gli avanzamenti del conte Ruggieri.

Passò esso papa a tal fine a Benevento, indi alla città di Troia, che

gli prestò ubbidienza. Gli avea già il conte Ruggieri spediti

ambasciatori con ricchi regali, per impetrar l'investitura del ducato di

Puglia e Calabria; e tuttochè esibisse di rilasciare al papa la città di

Troia e Montefosco, niun partito si volle ascoltare, essendo

insperanzito il pontefice di metter sotto l'immediato suo dominio tutto

quel ducato, oppure disegnando d'investirne il giovane Boamondo II

principe d'Antiochia, a cui con più ragione appartenevano quegli Stati.

Ora veggendo il conte Ruggieri sì mal disposto verso di lui l'animo del

papa, comandò a' suoi uffiziali di cominciar le ostilità contro la città

di Benevento: il che fu cagione ancora ch'esso papa Onorio si

trasferisse colà. Quivi egli fulminò la scomunica contra d'esso conte, e

di chiunque gli prestasse aiuto: il che servì a Rainolfo conte d'Alife

per abbandonar Ruggieri, e seguitar la parte del romano pontefice.

Dimorava tuttavia in Salerno il conte Ruggieri, e di là spedì altri

ambasciatori a Benevento, pregando il papa di concedergli il ducato; ma

furono ancor questi rimandati con sole dure risposte. Il perchè Ruggieri

perduta la pazienza, e conoscendo volerci altro che preghiere e parole

per piegare l'animo indurito del pontefice, se ne tornò in Sicilia,

risoluto di cercar colla forza ciò che non poteva ottener colle maniere

amichevoli di pace; e senza licenza del papa assunse il titolo di duca.

Intanto i Milanesi, più che mai ansanti di sottomettere la città di

Como[1684], fecero venir da Genova e da Pisa buona copia d'artefici,

atti a fabbricar navi, castelli di legno, grosse baliste ed altri

ordigni di guerra. Ottennero gagliardi soccorsi da Pavia, Novara,

Vercelli, Asti, Alba, Albenga, Piacenza, Parma, Mantova, Ferrara,

Bologna, Modena e Vicenza, siccome ancora dal conte di Biandrate, dalla

Garfagnana e da altre parti. Dal che vegniamo a conoscere che tutte le

suddette città si governavano a repubblica, nè più erano governate dai

ministri imperiali. Con questo possente esercito si portarono i Milanesi

all'assedio di Como, che fu con vigore sostenuto da' cittadini, finchè

ebbero forze. Ma in fine, veggendo vicina la rovina loro, presero la

risoluzione d'imbarcar una notte tutte le loro donne e figliuoli col

meglio delle sostanze; e fatto nello stesso tempo un grande strepito

nella città, e una sortita sopra i nemici, affinchè non inquietassero le

preparate navi, anch'essi dipoi imbarcatisi sul lago, navigarono al

castello di Vico, con animo di quivi vendere caro la lor libertà e la

vita. Entrati la seguente mattina i Milanesi nella città, si avvidero

della fuga degli abitatori. Di là passarono al suddetto castello di

Vico; ma trovandolo inespugnabile, e necessario gran tempo e spesa per

vincere la costanza de' Comaschi, diedero finalmente orecchio alle

proposizioni di pace. Fu questa infatti stabilita, conservati i beni ai

cittadini, ma condannata la città a perdere le mura ed ogni altra

fortezza, e a prestare ubbidienza e tributo da lì innanzi a Milano.

Pretesero il Puricelli e il padre Pagi che l'eccidio di Como seguisse

nell'anno susseguente 1128, e il signor Sassi[1685] riferisce altri

autori del medesimo parere. Ma essendo concordi gli storici milanesi e

comaschi e Galvano Fiamma[1686] in riferir questo fatto all'anno

presente, non credo che s'abbia da dipartire dalla loro opinione. E

massimamente perchè nell'antico Calendario milanese, da me

pubblicato[1687], è notato _anno Domini MCXXVII capta est civitas

Comensium_. Forse i primi autori parlano della pace probabilmente

conchiusa nell'anno seguente, e gli altri della presa della città

accaduta nel presente. Ed ecco come, liberate le città lombarde dal

giogo straniero, cominciarono a volgere l'armi l'una contra l'altra;

male che mireremo andar crescendo per la matta ambizione da cui chi più

può, più degli altri ancora si lascia sovvertire. Celebrò il re Lottario

la festa di Pentecoste in Merseburg[1688], _ubi decentissimo multorum

principum habito conventu unicam et dilectam filiam suam Gertrudem

glorioso Bavariae duci Henrico, ducis Heinrici, et Vulfidae, magni ducis

natae, filio, cum multa honorificentia in matrimonii honore sociavit_.

L'Urspergense narra[1689] che in Augusta ne furono celebrate le nozze

con rara magnificenza. Io ne fo menzione, perchè fatto spettante alla

linea estense di Germania.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 143 / 277 题