NOTE:

[1669] Abbas Urspergens., in Chron. Otto Frisingensis, in Chron.

Robertus de Monte et alii.

[1670] Otto Frisingens., lib. 7, cap. 17. Dodechin., in Chron.

[1671] Landulfus junior, Hist. Mediolan., cap. 37.

[1672] Puricell., Monument. Basil. Ambrosian.

[1673] Anonymus Comensis, in Poem., tom. 5 Rer. Ital.

[1674] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital. Sicard., in Chron., tom. 7

Rer. Ital.

[1675] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1, tom. 6 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXXVI. Indizione IV.

ONORIO II papa 3.

LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 2.

Un insigne accrescimento di potenza si fece in questi tempi, per

attestato di Dodechino[1676], alla linea germanica degli estensi duchi

di Baviera. Cioè in questo, oppure nell'anno precedente, mancò di vita

_Arrigo il Nero_ duca di Baviera, il quale s'era ritirato nel monistero

di Weingart[1677], con lasciare gli Stati ad _Arrigo IV_ e _Guelfo VI_

suoi figliuoli. Restarono di lui ancora _Corrado_, che, sprezzato il

mondo, morì poi in concetto di santità, e quattro figliuole: fra le

quali _Giuditta_, maritata con _Federigo _ duca di Suevia, fu madre del

famoso imperadore _Federigo I_ soprannominato Barbarossa. Ora il

suddetto Arrigo IV, che poi venne da alcuni moderni scrittori appellato

il _Superbo_ per distinguerlo dagli altri di questo nome, fu considerato

dal _re Lottario_ per quel principe che meritasse più degli altri la

confidenza ed amore suo, stante la sua potenza, e insieme l'antica

nimistà che passava tra la casa de' Guelfi, il cui sangue e la cui

eredità era passata in lui, e la casa ghibellina, da cui discesero i tre

ultimi Arrighi imperatori, con lasciar eredi anche delle loro gare i due

fratelli Federico duca di Suevia e Corrado. Perciò Lottario, affine di

maggiormente accrescere la possanza di Arrigo IV duca di Baviera, gli

conferì in quest'anno anche il ducato della Sassonia: con che egli potea

paragonarsi ai re, se non nel titolo, certamente nell'ampiezza del

dominio, perchè allora i nobilissimi ducati della Baviera e Sassonia

erano di maggior estensione che oggidì. Un altro riflesso ebbe in ciò il

re Lottario, perchè già meditava di dare in moglie ad esso Arrigo

l'unica sua figliuola _Geltruda_. Anzi non mancano scrittori[1678] che

credono contemporanee tali nozze, celebrate nell'anno susseguente,

coll'investitura del ducato della Sassonia: e forse questo può sembrar

più probabile. L'anno presente verisimilmente quel fu in cui _Anselmo_

da Pusterla, novello arcivescovo di Milano, contro la volontà del suo

clero e popolo si portò a Roma per trattare del pallio che il papa

ricusava di inviargli a Milano[1679]. A questa sua risoluzione si

opponevano i Milanesi, pretendendo una novità pregiudiziale alla dignità

del loro arcivescovo il dover andare a prendere in Roma quel pallio che

i precedenti pontefici per li loro legati aveano inviato in addietro a

Milano. Colà giunto Anselmo, ebbe un bell'allegare privilegii e

consuetudini favorevoli al suo diritto. Papa _Onorio II_ stette saldo in

volere che ricevesse il pallio o dalle sue mani, o sull'altare di san

Pietro. Anselmo, chiesto parere a _Roberto vescovo_ d'Alba, che il

dissuase dal sottoporsi a questo aggravio e discredito, se ne tornò

senza pallio a Milano. Ma non fu ammesso nel palazzo archiepiscopale, se

non dopo avere Uberto da Marignano suo cancelliere e il vescovo d'Alba

giurato ch'egli non avea acconsentito a pregiudizio alcuno della chiesa

milanese. In quest'anno ancora, per attestato di Caffaro[1680], i

Genovesi colla lor flotta arrivarono alla bocca d'Arno. Sbarcati, furono

alle mani colla fanteria e cavalleria de' Pisani. Passati poscia a Vado,

distrussero quasi tutto quel castello, e di nuovo per battaglia

s'impadronirono del castello di Piombino, che già si cominciava a

rifabbricare. Portatisi di poi in Corsica, presero il castello di san

Giovanni, con far prigioni trecento Pisani. Parimente in

quest'anno[1681] tornò l'esercito de' Milanesi contra della città di

Como, con bloccarla ed occupare le colline d'intorno e la valle di san

Martino. Erano coi Milanesi anche i Lodigiani e Cremaschi, coll'aiuto

dei quali si renderono padroni della valle di Lugano. Sempre più perciò

peggioravano gli affari del popolo comasco.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 142 / 277 题