[1657] Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II.
[1658] Pagius, ad Annal. Baron.
[1659] Falco Beneventanus, in Chron.
[1660] Chron. Mauriniac.
[1661] Pandulfus Pisanus, in Vita Honorii II.
[1662] Cardinal, de Aragonia, in Vita Honorii II.
[1663] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1664] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1.
[1665] Fulcher. Carnotens., lib. 3.
[1666] Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1667] Bernard. Thesaurar., cap. 118, tom. 7 Rer. Italic.
[1668] Anonymus Poeta Comens., tom. 5 Rer. Italic.
Anno di CRISTO MCXXV. Indizione III.
ONORIO II papa 2.
LOTTARIO III re di Germania e d'Italia 1.
Fu l'anno presente l'ultimo della vita di _Arrigo_ fra i re _quinto_ e
_quarto_ fra gli imperadori[1669]. Concordano in questo fatto troppi
storici: laonde non è da ascoltare chi parla di sua morte o nel
precedente o nel susseguente anno. Accadde questa nel dì 23, oppure nel
22 del mese di maggio, senza ch'egli lasciasse prole dopo di sè.
Trattossi dunque nella dieta de' principi dell'elezion del successore, e
fra i candidati si contavano[1670] _Lottario duca_ di Sassonia,
_Federigo duca_ di Suevia, _Leopoldo marchese_ d'Austria e _Carlo conte_
di Fiandra. Concorsero i voti della maggior parte in _Lottario_, terzo
fra i re d'Italia, e poi secondo fra gl'imperadori, il quale contro sua
voglia eletto nel dì 30 d'agosto, fu coronato re di Germania nel dì 13
di settembre. Erano passate fra questo principe e l'ultimo Arrigo
Augusto molte dissensioni e guerre, per le quali Lottario, uomo per
altro valorosissimo, era stato una volta assai umiliato, e però
conservava egli un mal talento contra tutti i di lui parenti. Tali erano
fra gli altri il suddetto _Federigo_ duca di Suevia, e _Corrado_ suo
fratello, che l'Urspergense chiama duca di Franconia, perchè figliuoli
di Agnese sorella del suddetto Arrigo V ed eredi del medesimo Augusto.
Avea lo stesso Federigo condotte seco alla dieta circa trenta migliaia
di combattenti, sperando o col terrore o col favore di poter conseguir
la corona. Escluso, rivolse l'armi contra del nuovo re; ma per
interposizione dei vescovi si quietò per allora, e gli fece poi più
guerra ne' seguenti anni per mezzo ancora del suddetto Corrado suo
fratello, dopo averlo, coll'aiuto di alcuni principi suoi parziali,
creato re di Germania, siccome vedremo andando innanzi. Non so io dire
se in questo, oppure nel seguente anno, come vuole il signor Sassi,
desse fine a' suoi giorni _Olrico arcivescovo_ di Milano. Ben so che a
lui succedette _Anselmo da Pusterla_[1671]. E perciocchè, oltre ad uno
strumento recato dal Puricelli[1672], da cui apparisce che questo
Anselmo anche nell'anno 1123 s'intitolava _arcivescovo di Milano_, s'ha
la medesima notizia chiaramente confermata dall'anonimo contemporaneo
poeta della guerra di Como[1673]: come ciò possa essere l'hanno cercato
eruditi scrittori. Continuo io a credere, siccome conghietturai nella
prefazione al suddetto anonimo poeta, che vivente il suddetto Olrico,
prima dell'anno 1123 fosse eletto suo coadiutore il medesimo Anselmo, e
che in questi tempi colla coadiutoria andasse unito anche il titolo di
arcivescovo: del che ho recato un altro esempio di questo secolo nella
chiesa milanese. Essendo poi mancato di vita Olrico o nel presente o nel
seguente anno, allora Anselmo restò solo ed attuale arcivescovo di
Milano.
Non pochi fatti di guerra succederono ancora in questo anno fra i
Milanesi e Comaschi con varietà di fortuna. Tornarono i primi
all'assedio di Como, ma ne furono valorosamente respinti. Varie
battaglie ancora si fecero nel lago Lario, ossia di Como, e senza mai
perdersi d'animo tennero forte i Comaschi contro la potenza de' nemici.
Ma essendo passato a miglior vita _Guido_ loro vescovo, cominciarono da
lì innanzi ad andare i loro affari di male in peggio. Tornò nell'anno
presente a Venezia[1674] la vittoriosa flotta del doge di Venezia
_Domenico Michele_. Prima nondimeno essendo seguita rottura
coll'imperador di Costantinopoli _Giovanni Comneno,_ gli fecero guerra
col prendere e dare a sacco le isole di Samo, Mitilene ed Andro. Venuti
parimente in Dalmazia, ricuperarono dalle mani degli Ungheri le città di
Spalatro e di Traù. Cacciarono anche dalla marittima terra di Belgrado,
diversa da quella che sta al Danubio, gli Ungheri; e quindi ricevuti con
grande onore dal popolo di Zara, dove si fece la distribuzion della
preda, felicemente e con trionfo si restituirono alla lieta lor patria.
Nella state dell'anno presente i Genovesi con dieci galee scorsero il
mare di Corsica e Sardegna sino a Porto Pisano[1675], con prender molti
Pisani, merci e legni de' medesimi. Trovata ancora una lor cocca, che
portava quattrocento uomini e un ricco carico, la perseguitarono per
quattro giorni. Per fortuna di mare fu d'uopo lasciarla; ma questa andò
poi a rompersi all'imboccatura dell'Arno. Presero dipoi e saccheggiarono
Piombino nel mese di settembre, conducendo prigioni a Genova tutti
quegli abitanti grandi e piccioli.