[1643] Labbe, Concilior., tom. 10.
[1644] Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II.
[1645] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 36.
[1646] Rubeus, Histor. Ravenn.
[1647] Petrus Diaconus, Chron. Casin., lib. 4.
[1648] Urspergensis, in Chronico.
[1649] Falco Benevent., in Chron.
[1650] Antiquit. Italic., Dissert. LXII.
[1651] Anonymus Poeta Comens., tom. 5 Rer. Ital.
[1652] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[1653] Bernardus Thesaur., cap. 117 et seq.
[1654] Fulcher. Carnotens., Histor., lib. 3.
[1655] Caffari, Annal. Genuens., lib. 1, tom. 6 Rer. Ital.
[1656] Ughell., Ital. Sacr., in Archiep. Pisan.
Anno di CRISTO MCXXIV. Indizione II.
ONORIO II papa 1.
ARRIGO V re 13, imperad. 14.
Non oltre l'anno presente menò sua vita _Callisto II_, pontefice
d'immortal memoria. Scrive Pandolfo Pisano[1657] ch'egli fece atterrar
le torri di Cencio di Donna Bona, che erano una sentina d'iniquità, con
ordine di non rifabbricarle mai più. Parla della sua pia liberalità
verso le chiese di Roma, e massimamente verso la basilica vaticana, con
altre sue gloriose azioni. Meritava ben più lunga vita un pontefice di
sì rare qualità. Ma Iddio il volle per sè. Caduto infermo nel mese di
dicembre dell'anno presente, prese i santi sacramenti, e fra le lagrime
e i gemiti di tutti gli astanti cessò di vivere sopra la terra. Molto si
stende il padre Pagi[1658] per accertare il giorno preciso di sua morte,
pretendendo ch'egli mancasse di vita nel dì 13 del suddetto mese, e
fosse seppellito nel giorno seguente. Resta nulladimeno, a mio credere,
tuttavia alquanto dubbioso questo punto. Pandolfo Pisano, che era allora
in corte di Roma, gli dice data sepoltura nella basilica lateranense _in
festivitate sanctae Luciae_. E Falcone Beneventano[1659], anch'esso
autore di questi tempi, racconta che egli terminò i suoi giorni
_duodecimo die stante mensis decembris_. Probabilmente egli scrisse
intrante. Comunque sia, dopo sette giorni di sede vacante fu eletto
_Lamberto vescovo_ d'Ostia, nato nel territorio di Bologna, e persona
letterata, che prese il nome di _Onorio II_. Tuttavia l'elezione sua non
passò senza discordia e tumulto. I laici principali di Roma erano allora
Leone della nobilissima casa de' Frangipani, e Pier Leone ossia Pietro
di Leone, cioè figliuolo di un Leone ricchissimo Giudeo che s'era fatto
cristiano, come s'ha dalla Cronica mauriniacense[1660], da san Bernardo
e da altri. S'accordarono questi[1661] di trattare amichevolmente
insieme, con segreto pensiero nondimeno di deludere l'un l'altro nel
dare un successore al defunto pontefice. Fece il Frangipane una sera
avvertir tutti i cappellani de' cardinali, che nella seguente mattina
portassero seco il piviale rosso sotto il mantello, con intenzione di
far dichiarare papa il suddetto Lamberto ostiense. Ma, non so come,
essendosi nel giorno appresso raunati i vescovi nella chiesa di san
Pancrazio presso al Laterano, quivi restò eletto papa _Tebaldo
Boccadipecora_, cardinale di santa Atanasia, col nome di _Celestino_,
consentendovi anche lo stesso vescovo Lamberto; e messogli addosso il
piviale rosso, intonarono il _Te Deum_. Non erano alla metà, che Roberto
Frangipane, forse fratello di Leone, con alcuni suoi parziali e con
alcuni della corte proclamarono papa il suddetto _Lamberto vescovo_
d'Ostia, e il fecero vedere al popolo, il quale è da credere che
anch'esso l'acclamò. Gran disputa dovette succedere; ma in fine
prevalendo la potenza de' Frangipani, e cedendo con gloriosa umiltà ai
suoi diritti il cardinale Tebaldo, restò papa l'ambizioso Lamberto, cioè
_Onorio II_. Aggiugne poi l'autore della Vita di questo pontefice, a noi
conservata dal cardinale d'Aragona[1662], che scorgendo Onorio dubbiosa
e poco canonica l'esaltazione sua, dopo sette giorni depose il
pontificato, e con una nuova universale elezione abilitato e confermato
sanò gli antecedenti difetti. _Sed quia electio ipsius Honorii minus
canonicae processerat, post septem dies in conspectu fratrum sponte
mitram et mantum refutavit atque deposuit. Fratres vero tam episcopi,
quam presbyteri et diaconi cardinales, videntes ipsius humilitatem, et
prospicientes in posterum, ne in romanam Ecclesiam aliquam inducerent
novitatem, quod perperam factum fuerat, in melius reformarunt; et eumdem
Honorium denuo advocantes, ad ejus vestigia prociderunt, et tanquam
pastori suo et universali papae consuetam sibi obedientiam exhibuere_.
L'abbate Urspergense[1663] scrive che una parte dei Romani desiderò
d'avere per papa _Gualtieri arcivescovo_ di Ravenna, _omni religionis
testimonio satis commendatum_. Più che mai continuò in quest'anno la
guerra fra i Genovesi e Pisani. Secondo la testimonianza di
Caffaro[1664], venivano dalla Sardegna ventidue navi cariche di molto
avere, scortate da nove galee pisane. Contra d'esse a vele gonfie
navigarono sette galee genovesi, alla vista delle quali intimoriti i
Pisani, si rifugiarono nel porto di Vado, e abbandonarono esse navi. I
Genovesi con grande allegrezza condussero a Genova que' legni col loro
valsente. Per attestato di Fulcherio Carnotense[1665] e del
Dandolo[1666], si segnalarono in quest'anno ancora in Oriente l'armi de'
Veneziani, comandate da _Domenico Michele_ loro doge. Cioè cogli altri
crociati formarono l'assedio della ricchissima e riguardevol città di
Tiro, e tanto la strinsero e battagliarono, che in fine que' cittadini
turchi e saraceni furono costretti a capitolar la resa. Due parti d'essa
città toccarono a _Baldovino re_ di Gerusalemme, _tertia hereditario
jure Veneticis tam in urbe, quam in portu_: sono parole d'esso
Fulcherio. Scrive il Dandolo che fu convenuto con quel re, _ut in omni
civitate, quam caperent, Veneti unam rugam_ (vocabolo franzese
latinizzato, significante _contrada_) _francam habeant, ecclesiam,
balneum, clibanum, mensuras etiam bladi, vini, et olei; quae omnia
libera sint, sicut propria regis. Et insuper annuatim CCC bysantia in
festo apostolorum Petri et Pauli de funda Tyri habere debent_. Molto più
scrive Bernardo Tesoriere[1667], con dire che si doveano pagare ogni
anno _quatuor millia byzantiorum Saracenorum_ ai Veneziani; e che
prendendo Ascalona e Tiro, _tertiam partem cum suis pertinentiis
regaliter et libere obtinebunt_. Tali conquiste mirabilmente servirono
alla mercatura e ad altri vantaggi de' Veneziani. Intesosi dipoi che
l'imperador di Costantinopoli era dietro a recar danno alle terre d'essi
Veneziani, venne la lor flotta a Rodi, e negandole quel popolo
rinfreschi di viveri, presero quella città e le diedero il sacco con
asportarne di molte ricchezze. Poscia se ne andò quella flotta a Scio, e
impadronitasene, quivi passò il verno. Seguitando intanto la guerra fra
i Milanesi e Comaschi[1668], l'anno presente ancora vide molti fatti
d'armi, favorevoli ora all'una, ora l'altra parte. Assediarono i
Comaschi l'isola loro nemica, ma non poterono ridurla alla loro
ubbidienza. Impresero poscia i Milanesi l'assedio di Como, ma cotal
bravura ritrovarono in quel popolo, che loro convenne tornarsene a casa
colle bandiere nel sacco.