[1640] Abbas Urspergensis, in Chron. Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti
II.
[1641] Falco Beneventan., in Chron.
[1642] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXXIII. Indizione I.
CALLISTO II papa 5.
ARRIGO V re 18, imperad. 13.
Secondochè scrisse il Sigonio, e fondatamente provarono i padri Cossart
e Pagi, nel dì 18, ovvero 19 di marzo dell'anno presente, e non già del
precedente, come pensarono il Panvinio e il cardinal Baronio, fu
celebrato il primo general concilio lateranense[1643], coll'intervento
di trecento vescovi e di assaissimi abbati. Pandolfo Pisano[1644] scrive
che vi furono novecento novanta sette tra vescovi ed abbati: numero che
eccede la credenza. Quivi furono fatti varii decreti intorno alla
disciplina ecclesiastica; confermato l'accordo seguito fra l'_imperadore
Arrigo_ e la santa Sede; data oppure rinnovata l'assoluzion delle
censure al medesimo Augusto; riprovate le ordinazioni fatte
dall'antipapa Burdino, con altri canoni che si leggono nella Raccolta
dei concilii. In questo concilio ancora, per quanto s'ha da Landolfo da
san Paolo[1645], che v'era presente, si rinnovò la lite della precedenza
tra _Olrico arcivescovo_ di Milano e _Gualtieri arcivescovo_ di Ravenna.
Scrive quest'autore, che i due predecessori di Olrico, _Grossolano_ e
_Giordano_, ebbero nei concilii romani la lor sedia alla destra del
sommo pontefice, e però anche Olrico con fermezza sostenne il suo punto.
Veggendo che gli era contrastato il posto nella prima sessione, non
volle comparire nè al concilio nè al palazzo del papa. _Sed in quarta
feria, dum synodus celebrata fuit, Olricus idem mediolanensis
archiepiscopus ad dexteram apostolici Callisti nullo mediante sedit_.
Per cagione di questi ed altri esempli credono gli scrittori milanesi
apocrifa la bolla di papa Clemente II dell'anno 1087, riferita da
Girolamo Rossi[1646], in cui stabilisce la precedenza dell'arcivescovo
di Ravenna a quel di Milano. Furono finalmente in esso concilio[1647]
fatte gravissime doglianze dai vescovi contra dei monaci, perchè già
aveano occupate le chiese, le decime, le oblazioni, e ridotti i vescovi
quasi al solo pastorale. Ma ebbero un bel dire. Il mondo restò qual era.
Così in altri tempi altre querele sono insorte contro i frati
mendicanti, ma un bel dire hanno avuto vescovi e parrochi. Crebbero in
questi tempi[1648] le ruberie, le sedizioni e le iniquità in Germania,
al contrario della città di Roma, in cui il valoroso papa _Callisto II_
pose la pace col mettere freno a tutti i prepotenti. _Tale_, scrive
Falcone[1649], _tantumque pacis firmamentum infra romanam urbem
temporibus praedicti Apostolici advenisse comperimus, quod nemo civium,
vel alienigena arma, sicut consueverat, ferre ausus est_. Aggiunge il
medesimo storico che in quest'anno ancora esso pontefice si portò a
Benevento, dove accusato _Roffredo arcivescovo_ di quella città d'avere
simoniacamente conseguita quella chiesa, si tenne giudizio per questo.
Ma egli col giuramento suo, e di due vescovi e tre preti, si giustificò,
e fece ammutir gli accusatori. Ho io prodotta[1650] una bolla del
suddetto papa in favore dei canonici di Cremona, data _Laterani II nonas
martii_. Un'altra parimente scritta _Laterani IV kalendas martii_
dell'anno presente ne ottennero i canonici regolari di san Cesario sul
Modenese, per cui fu dichiarato che i monaci di Nonantola niuna
giurisdizione aveano sopra la corte di Vilzacara, cioè sopra una parte o
sopra il tutto del moderno san Cesario nel distretto di Modena. Si
fecero in questo anno ancora varii fatti di guerra nel lago di Lugano
tra i Milanesi e Comaschi, descritti dall'anonimo Poeta di Como[1651].
Raunarono molte navi i Milanesi a Porlezza loro castello, e di là
passarono all'assedio del castello di san Michele, ma senza potersene
impadronire. Ebbero per tradimento Lavena, ma perderono le lor navi
prese dai nemici. Abbiamo poi dal Dandolo[1652] che circa questi tempi
_Domenico Michele_ doge di Venezia mandò i suoi legati a Costantinopoli,
per impetrare la bolla d'oro da _Giovanni_ Comneno imperador de' Greci;
ma quell'Augusto, allontanatosi dal rito de' suoi antecessori, non la
volle concedere. Nacque perciò guerra fra i Greci e Veneziani. Alle
istanze poi di _Baldovino_ re di Gerusalemme, esso doge mise insieme un
grosso stuolo di dugento legni, tra galee, barche da trasporto ed altre
navi, e passò in Oriente[1653]. Trovata presso Joppe la flotta di
Babilonia, composta di sessanta galee e d'altri legni, la mise in rotta.
Di questa loro vittoria fa menzione anche Fulcherio Carnotense[1654] che
si trovava allora in Terra Santa. Durando tuttavia la discordia fra i
Genovesi e Pisani, a cagion dei vescovati della Corsica, suggettati
all'arcivescovo di Pisa[1655], il pontefice Callisto II, a cui dispiacea
troppo questa rottura fra due popoli che avrebbono potuto impiegar
meglio le loro forze in Oriente contra degli infedeli, chiamò gli
ambasciatori di questi due popoli al sopra mentovato concilio
lateranense. Ne seguì un gran contraddittorio. Fu rimessa la decision
dell'affare a dodici arcivescovi e a dodici vescovi, che dibatterono la
pendenza, ma non vollero proferir la sentenza. _Gualtieri arcivescovo_
di Ravenna d'accordo cogli altri consigliò il papa di levar quelle
chiese di sotto all'arcivescovo di Pisa. Ciò udito dall'arcivescovo di
Pisa, cotanto si sdegnò, che gittò a' piedi del pontefice la mitra e
l'anello con dirgli che non sarebbe più nè suo arcivescovo, nè vescovo.
_Azzo_ dovrebbe essere stato questo arcivescovo, di cui oltre a
quest'anno non parla l'Ughelli[1656]. Allora il papa con un piede spinse
via la mitra e l'anello, e disse all'arcivescovo: _Fratello, hai mal
fatto, e te n'avrai a pentire_. Nel giorno seguente poi nel pieno
concilio ordinò a _Gregorio cardinal_ diacono di sant'Angelo, che fu poi
papa Innocenzo II, di leggere il decreto, che da lì innanzi i vescovi
della Corsica cessassero d'essere sottoposti alla chiesa pisana. A tutto
questo fu presente lo stesso Caffaro istorico, il quale conferma la
tenuta del concilio lateranense nell'anno presente. Però, in vece di
calmar la dissensione fra i Genovesi e Pisani, questa sentenza
maggiormente l'accese.