NOTE:

[1629] Pandulfas Pisanus, in Vit. Callisti II. Cardin. de Aragonia, in

Vit. ejusd. Papae, P. I, tom. 3 Rer. Ital. Falco Beneventanus, in

Chronico.

[1630] Card, de Aragon., in Vit. Callisti II. Willelm. Tyr., lib. 12,

cap. 8, Falco Benevent., in Chron.

[1631] Pandulfus Pisan., in Vit. Callisti II.

[1632] Falco Benevent., in Chron.

[1633] Anonym. Casinensis, tom. 5 Rer. Ital.

[1634] Petrus Diaconus, Chron. Casinens., lib. 4, cap. 68 et 86.

[1635] Landulpus junior, Hist. Mediolan., cap. 36.

[1636] Romualdus Salernitanus, in Chron.

[1637] Abbas Urspergensis, in Chron.

[1638] Summonte, Istor. di Napoli, tom. 1.

[1639] Poeta Comensis, tom. 5 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCXXII. Indizione XV.

CALLISTO II papa 4.

ARRIGO V re 17, imper. 12.

Nel felicissimo presente anno ebbe finalmente fine la troppo lagrimevol

discordia fra il sacerdozio e l'imperio per cagion delle investiture.

Furono nel precedente anno spediti dalla dieta germanica per

ambasciatori a Roma[1640] il vescovo di Spira e l'abbate di Fulda, affin

di disporre questo importantissimo affare. Allora _papa Callisto_,

veggendo le cose in buona disposizione, insieme coi suddetti inviò in

Germania _Lamberto vescovo_ d'Ostia, _Sassone cardinale_ di santo

Stefano in Monte Celio, e _Gregorio cardinale_ diacono di sant'Angelo,

per legati apostolici, a darvi l'ultima mano. Tennesi dunque in Vormazia

nell'anno presente una numerosissima dieta, dove l'Augusto Arrigo,

sentendosi toccato il cuore da Dio, rinunziò in fine alla pretension

delle investiture colla consegna dell'anello e del pastorale, giacchè

con tale introduzione s'era introdotto nella Chiesa l'esecrabile abuso

di vendere i vescovati e le badie. Cioè lasciò Arrigo V in libertà al

clero e popolo di cadauna città l'elezione e consecrazione de' loro

vescovi, e ai monaci quella de' loro abbati. Promise egli ancora di

restituire alla Chiesa romana e a tutte le altre gli stati e i beni

ch'egli per avventura o suo padre avessero usurpato, e diede una vera

pace a papa Callisto II e alla santa Chiesa romana, e a chiunque era

stato del suo partito. All'incontro papa Callisto accordò all'imperadore

che le elezioni de' vescovi ed abbati del regno teutonico si facessero

in presenza dell'imperadore o de' suoi messi, liberamente, e senza

simonia o violenza; e, nascendo discordia, fosse questa rimessa al

metropolitano coi vescovi provinciali. L'eletto poi dovea ricevere

dall'imperadore l'investitura collo scettro degli Stati e delle regalie

spettanti alla sua chiesa, eccettuate le appartenenti alla Chiesa

romana. Nell'altre parti dell'imperio, consecrato che fosse l'eletto,

nel termine di sei mesi egli prenderebbe l'investitura delle regalie.

Nel dì 8 di settembre tenuta fu quella dieta in Vormazia, e il papa nel

dì 25 d'esso mese spedì l'approvazione sua. Tutti si partirono colmi di

letizia; e l'imperadore spedì poco appresso a Roma i suoi ambasciatori

con regali, per confermare la sincerità del pentimento e della concordia

sua. Ed ecco il sospirato fine di una sì lunga e deplorabil tragedia:

tanto vi volle a sradicare un abuso che insensibilmente avea preso piede

nella Chiesa di Dio contro tutti i riti dell'antichità, ne' quali sempre

erano state libere le elezioni de' sacri pastori, con gravissimi fulmini

emanati contra della simonia. È in uso tuttavia per la Germania

l'accordo suddetto, e appartiene ai capitoli l'elezione dei loro

vescovi. Che se taluno chiedesse, perchè dopo tante fatiche, sconcerti e

guerre, per rimettere anche in Italia questa libertà delle elezioni già

fatte dal clero e popolo, di essa non rimanga vestigio fra noi:

rimetterò io volentieri al padre Tomasino e ad altri eruditi scrittori

il dargli risposta, volendo io continuare l'intrapreso viaggio della

presente storia.

Abbiamo da Falcone Beneventano[1641], che ribellatosi _Giordano_ conte

d'Ariano a _Guglielmo duca_ di Puglia, questi non si sentendo con assai

forze per domarlo, ricorse a _Ruggieri_ iuniore, conte di Sicilia. Per

ottenere aiuto, bisognò comperarlo. _Medietatem suam palermitanae

civitatis et Messanae, et totius Calabriae dux ille eidem comiti

concessit, ut ei auxilium largiretur_. Avendo noi veduto di sopra

all'anno 1088 che al conte Ruggieri seniore di lui padre era stata

interamente ceduta la _Calabria_ dal duca Ruggieri figliuolo di Roberto

Guiscardo, e padre di esso Guglielmo, non saprei dire chi di quegli

autori abbia fallato. Col soccorso dunque di gente e danaro datogli dal

conte fece il duca Guglielmo guerra al conte di Ariano. Ebbe anche

soccorso da _Crescenzio cardinale_, governatore di Benevento; laonde

colla presa d'alcune castella ridusse il ribello Giordano a venir colla

corda al collo a chiedere misericordia. Finì per allora questa guerra;

ma convenne ripigliarla da lì a pochi mesi, con varie avventure che io

tralascio. Continuò, o si accese di nuovo la gara e guerra tra i Pisani

e Genovesi. Racconta Caffaro[1642] che essi Genovesi fecero prigioni ben

mille Pisani, e presero due loro galee. Durando poi tuttavia la guerra

fra i Milanesi e Comaschi, riuscì ai primi di levar Lugano dalla

suggezione ai secondi, i quali non lasciarono per questo di sostener il

dominio loro in quel lago. Ma il Sigonio, fondato sopra altri autori,

non ammette la presa di Lugano.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 138 / 277 题