[1613] Cardin. de Aragon., in Vit. Callisti II.
[1614] Landulfus junior, Histor. Mediol., cap. 35.
[1615] Vita Callisti II.
[1616] Tronci, Annal. Pisan.
[1617] Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 4, cap. 64.
[1618] Eginon., Epist. apud Canisium.
[1619] Falco Beneventanus, in Chron.
[1620] Petrus Diac., Chron. Casin., lib. 4, cap. 68.
[1621] Pandulfus Pisanus, in Vit. Callisti II.
[1622] Romualdus Salernitanus, in Chron.
[1623] Peregrin., in Stemmat. Princip. Langobard.
[1624] Saxius, in Not. ad Landulf. junior., tom. 5 Rer. Ital.
[1625] Caffari, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
[1626] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[1627] Carusi, Istor. di Sicilia, P. II, lib. 1.
[1628] Sicard., Chron., tom. 7 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXXI. Indizione XIV.
CALLISTO II papa 5.
ARRIGO V re 16, imperad. 11.
Trionfale noi troviamo l'anno presente per _papa Callisto_, pontefice di
maravigliosa attività e prudenza. Nè ci volea meno di lui, che alle più
belle doti accoppiava un gran credito per la nobiltà della sua nascita,
per isbrigare la santa Sede da tutti gl'inconvenienti onde era turbata.
Dopo aver egli fatte le convenevoli disposizioni per un gagliardo
rinforzo di truppe normanne da valersene alla primavera[1629], tornò a
Roma, e quivi celebrò la santa Pasqua. Poscia raccolto un potente
esercito di Romani con altre milizie ausiliarie, lo spedì all'assedio di
Sutri, sotto il comando di _Giovanni da Crema_ cardinale di san
Grisogono; ed egli stesso poco appresso colà si portò per dar calore
all'impresa. Quivi rinchiuso era l'antipapa Burdino, adulandosi indarno
di ottener soccorsi dall'imperadore, che niun pensiero se ne prendeva.
Forte era massimamente pel sito la città, e vi succederono varii assalti
e fatti di guerra. Ma in fine i Sutrini o stanchi di questo giuoco, o
guadagnati con buone promesse, si rivoltarono contra del falso papa, e
nel dì 25 d'aprile, non senza mille maledizioni ed improperii, il
diedero in mano all'esercito pontifizio, che postolo a rovescio sopra un
cammello colla coda in mano, in quella obbrobriosa forma, non lodata da
tutti, fu menato a Roma[1630]. _Tunc praeparato sibi camelo pro albo
cabalto, et pilosa pelle vervecum pro chlamyde rubea, positus est in
transverso super ispum camelum, et in manibus ejus pro freno posita est
cauda ipsius cameli. Talibus ergo indumentis ornatus in comitatu
pontificis praecedebat, revertens ad urbem cum tanto dedecore, quatenus
et ipse in sua confunderetur erubescentia, et aliis exemplum praeberet,
ne similia ulterius attentare praesumant_. Son parole dell'autor della
Vita di questo pontefice, a noi conservata dal cardinal d'Aragona: il
che vien confermato da altri storici. Con questo accompagnamento giocoso
insieme e tetro il pontefice fra i viva del popolo, e per varii archi
trionfali a lui preparati nella via, entrò in Roma, e fu condotto al
palazzo del Laterano. Discordano gli autori intorno alla risoluzione
presa da Callisto papa per la persona di Burdino. Nella Vita suddetta si
legge ch'egli _Burdinum fecit in arce Fumonis retrudi, et inde ad
monasterium cavense transferri, ubi perseverans in sua rebellione vitam
finivit_. Pandolfo[1631] solamente scrive che _Burdinum in cavensi
coenobio trudi praecepit_. Altrettanto ha Falcone Beneventano[1632].
Alcuni storici oltramontani il dicono rinchiuso non già nel monistero
della Cava, ma bensì _in cavea, in una gabbia_. E l'Anonimo
Casinense[1633] aggiugne che il papa _Burdinum de Cava extractum, in
Januta custodiendum tradidit_. Pietro Diacono anche egli scrive che
Burdino fu chiuso nella rocca di Janula, che era monistero casinense, e
poscia all'anno 1124 soggiugne[1634], che Onorio II _Mauricium
haeresiarcham de Janula, in qua eum papa Callixtus exsiliaverat,
abstrahens, apud Fumonem exsilio relegavit_. Non sembra certo molto
probabile che papa Callisto si fidasse di mettere un sì pericoloso
animale nel monistero della Cava, monistero vicino a Salerno, e però
fuori della sua giurisdizione e balìa. Ha perciò miglior aria di verità
quanto scrive Pietro Diacono. Tuttavia Pandolfo, che fu storico di
vista, dee qui trattener la decisione, e massimamente veggendosi che
Landolfo iuniore[1635], storico anch'egli di questi tempi, e Romoaldo
Salernitano[1636] vanno d'accordo con lui. Nè altronde si dee credere
nata la menzione di _Cavea_, creduta _gabbia_, se non dal monistero
della _Cava_, dove a tutta prima egli dovette essere rinchiuso. Mi è
nato sospetto che fosse creduto bene lo spargere una finta voce che
Burdino, secondo i canoni, era stato cacciato in un monistero per far
penitenza, quando infatti la fece in una fortezza. Racconta il medesimo
Pandolfo che il papa processò dipoi i conti di Ceccano ribelli, e gli
astrinse a piegar la testa; con che tornò un'invidiabil pace in Roma e
in tutti i suoi contorni.
Per attestato dell'Abbate Urspergense[1637], crebbero quest'anno in
Germania le sollevazioni de' popoli, e specialmente della Sassonia,
contra dell'_imperadore Arrigo_ scomunicato, per opera di _Adalberto
arcivescovo_ di Magonza, dichiarato suo legato dalla Sede apostolica. Ne
fremeva Arrigo; ma per non poter di meno, cominciò ad ascoltare consigli
di pace. Intimata dunque una gran dieta in Virtzburg circa la festa di
san Michele di settembre, quivi si trattò seriamente della rinunzia
delle investiture, cagione di tanti scandali; e l'Augusto Arrigo vi
condiscese. Restava l'impedimento della scomunica, e ciò fu rimesso al
sommo pontefice: al qual fine restarono destinati ambasciatori che
andassero a trattarne in corte di Roma. All'anno presente verisimilmente
appartiene ciò che scrive dipoi il suddetto Pandolfo Pisano. Cioè fece
_Guglielmo duca_ di Puglia correr voce del suo matrimonio colla
figliuola del fu Alessio imperador di Costantinopoli, il che non si sa
intendere; perchè se sussistono i documenti allegati dal Summonte[1638],
questo principe avea già per moglie _Gaitelgrima_ figlia di Sergio
principe di Sorrento, e questa sopravvisse a lui. Quel che è certo,
Guglielmo si mise in viaggio per qualche suo importante affare alla
volta di Costantinopoli, e prima di farlo, raccomandò a papa Callisto la
protezion de' suoi Stati. Ruggieri iuniore, conte di Sicilia, in cuore
di cui già cominciava a bollire lo spirito de' conquistatori, prese
questa occasione per tentare d'impadronirsi (non si sa sotto qual
pretesto) della Calabria e della Puglia. Assediata che ebbe in Calabria
la rocca di Niceforo, il pontefice gl'inviò _Ugo_, uno de' più cospicui
cardinali della Chiesa romana, per farlo desistere da quella violenza.
Questi, gittate le parole al vento, se ne tornò a Roma. Allora il papa
sdegnato si mosse in persona per trattar di questa briga, e passò in
Puglia. Male per lui, perchè a cagione di una pessima influenza, o
epidemia, i migliori de' suoi cardinali, e fra gli altri il suddetto
Ugo, lasciarono la vita in quelle contrade. Lo stesso pontefice
anch'egli v'ebbe a perdere la sua per una simile infermità, di cui seppe
ben profittare il conte Ruggieri, perchè portò il papa a far quanto esso
bramava. Quantunque poi continuasse ancora in questo anno la guerra in
Milano contra di Como, narrata dal Poeta Comasco[1639], pure niuna
prodezza si sente de' Milanesi. Solamente si legge che i Comaschi
saccheggiarono varie terre del Milanese, come Varese, Binago, Vedano e
Trezzo.