[1595] Abbas Ursperg., in Chron.
[1596] Pagius, ad Annal. Baron.
[1597] Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. 12.
[1598] Falco Beneventanus, in Chron.
[1599] Ordericus Vital., Hist. Eccles., lib. ii.
[1600] Suger., in Vit. Ludovici Gross.
[1601] Historia Vezeliacensis, in Spicileg. Dachery.
[1602] Pandulfus Pisanus, in Vita Callisti II, P. I, tom. 3 Rer. Italic.
[1603] Eccard., Corp. Hist., tom. 2.
[1604] Martene, Veter. Scriptor. tom. I.
[1605] Bernardus Guidonis, P. II, tom. 3 Rer. Italic.
[1606] Labbe, Concilior., tom. 10.
[1607] Abbas Urspergensis, in Chron.
[1608] Hesso apud Labbe, Concilior., tom. 10.
[1609] Falco Beneventanus, in Chron.
[1610] Anonymus Comensis, Poem., tom. 5 Rer. Italic.
[1611] Annal. Pisani., tom. 6 Rer. Ital.
[1612] Caffarus, Annal. Genuens., tom. 6 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCXX. Indizione XIII.
CALLISTO II papa 2.
ARRIGO V re 15, imperad. 10.
Celebrò il pontefice _Callisto_ la festa del santo Natale dell'anno
precedente in Autun, e di là poscia tornò al monistero di Clugnì. Andò
poscia nel febbraio a Valenza del Delfinato, e nel marzo valicate le
Alpi, felicemente arrivò a Santo Ambrosio, borgo vicino a Susa, dove fu
gran concorso di popoli lombardi a venerarlo e riconoscerlo per
papa[1613]. Discese poscia _ad populosas Lombardiae civitates, in quibus
non minori honorificentia recipiebatur_. Landolfo da san Paolo[1614]
scrive ch'egli vide questo pontefice nel palazzo di Tortona nella
domenica dell'Ulivo, cioè nel dì 11 di aprile. Seco era _Giordano
arcivescovo_ di Milano, contra del quale esso istorico portò le sue
querele, per essere stato indebitamente spogliato dalla sua chiesa. Ma
_Lamberto vescovo_ d'Ostia il mandò in pace con dirgli che in tempo di
verno non si calcano le uve nel torchio; e che essi aveano bisogno
dell'arcivescovo, nè volevano contristarlo, nè disgustarlo. Venne il
papa a Piacenza, dove solennizzò la santa Pasqua, dopo la quale per
Monte Bardone, cioè per la strada di Pontremoli, s'inviò alla volta
della Toscana. Nell'avvicinarsi a Lucca, ebbe l'incontro di tutta la
milizia ben in ordine, e del clero e popolo di quella città, che con
gran festa e plauso il condussero alla cattedrale e al palazzo. Dopo tre
dì di riposo passò a Pisa, anche ivi con una magnifica processione
incontrato da quel clero e popolo[1615]. _Rogatus autem ab ipsis
Pisanis, et cum magna instantia postulatus, majorem ecclesiam in honorem
beatae Mariae, tota ibidem Tuscia concurrente, dedicavit solemniter_. Si
è di sopra veduto che questa consecrazione viene attribuita a Gelasio
suo predecessore, e però il Tronci[1616] pretende che questo autore,
creduto da lui Pandolfo Pisano, s'ingannasse in iscrivere così. E
veramente Pietro Diacono[1617], scrittore di questi tempi, s'accorda
cogli Annali pisani in riferir questo fatto a papa Gelasio II; di modo
che più probabile sembra il sentimento degli storici pisani.
Avvicinatosi a Roma il pontefice, mirabil fu la commozione ed allegrezza
di quel popolo cattolico, a riserva degli scismatici, che rimasero pieni
di confusione e terrore. Lo stesso antipapa Burdino, non tenendosi
sicuro in quella città, se ne fuggì, e ritirossi nella città di Sutri,
dove attese a fortificarsi, sperando soccorso dall'imperadore. Era
Callisto II informato della di lui partenza[1618], perciò a dirittura
marciò verso Roma. Vennero ad incontrarlo tutti i fanciulli della città
con rami d'ulivo o d'altri alberi, con sonore acclamazioni e lodi;
poscia i Greci, i Giudei, il clero, la nobiltà e il popolo di Roma con
una sterminata processione, da cui fu nel dì 3, oppure nel dì 9 di
giugno, come vuol Falcone[1619], introdotto in Roma, e condotto al
palazzo del Laterano. Non s'era da gran tempo veduto entrar papa con
tanto plauso e giubilo de' Romani. Per qualche tempo si trattenne egli
in Roma in pacifico stato, dando cortese udienza a ciascuno[1620]. Ma
bisognando di gente per levarsi di dosso l'antipapa, passò dipoi a Monte
Casino, dove dimorò alle spese di quel pingue monistero per quasi due
mesi. Trasferissi poscia a Benevento nel dì otto di agosto, accolto con
immenso tripudio e magnificenza. Fra gli altri gli Amalfitani, ch'erano
ricchi mercatanti, e teneano bottega in moltissime città, ornarono tutte
le piazze di tele e drappi di seta, e d'altri preziosi ornamenti, con
turiboli d'oro e d'argento collocati di sotto, nei quali si bruciava
cannella e varii altri odori.
Colà vennero a rendere i loro ossequii al papa _Guglielmo_ duca di
Puglia, _Giordano_ principe di Capoa, ed altri conti e baroni di quelle
contrade[1621], che gli prestarono omaggio e fedeltà _contra omnes
homines_, come s'ha da Romoaldo Salernitano[1622]; ed egli loro diede
l'investitura col gonfalone. Trovandosi poi i contorni di Roma infestati
dagli scismatici che svaligiavano i pellegrini, e faceano altri mali, il
pontefice si trattenne pel resto dell'anno in quelle parti. Andò alla
città di Troia, dove il suddetto duca Guglielmo con grande onore il
ricevette, e addestrollo fino alla cattedrale. La menzione da me fatta
di _Giordano II_ principe di Capoa richiede ora che io dica che
nell'anno presente a dì 5 di giugno terminò i suoi giorni Roberto I,
principe di quella città. Mentre egli era gravemente infermo, i Capoani
alzarono al principato _Riccardo III_ di lui figliuolo[1623], e secondo
il rito già introdotto dai principi di Benevento, il fecero consecrare
dal loro arcivescovo. Ma essendo questi sopravvivuto al padre solamente
due giorni, in quel dominio succedette _Giordano II_ di lui zio paterno,
che andò, siccome dicemmo, a visitar papa Callisto. Sua moglie fu
_Gaitelgrima_ figliuola di _Sergio principe_ di Sorrento. Mancò eziandio
di vita nel dì 4 di ottobre di quest'anno _Giordano arcivescovo_ di
Milano, e nel dì 12 di novembre in suo luogo fu eletto _Olrico_, che era
_vicedominus_, ossia _visdomino_[1624], dignità principale in
quell'arcivescovato. Tornarono anche nell'anno presente i Milanesi
all'assedio di Como, e seguirono varie battaglie; ma in fine senza
frutto furono obbligati a ripatriare. Dopo ciò i Comaschi portarono la
guerra addosso alle terre ribelli del lago con saccheggi ed incendii.
Continuò parimente la guerra fra i Genovesi e Pisani Abbiamo da
Caffaro[1625] che i primi si portarono a Porto Pisano con ottanta galee,
trentacinque gatte, ventotto golabi e quattro grosse navi, che portavano
tutti le occorrenti macchine da guerra, e ventidue mila combattenti tra
fanti e cavalli, fra' quali si contarono cinque mila uomini d'armi con
corazza ed elmi ben bruniti. Parrà incredibile a' nostri giorni uno
sforzo tale d'una sola città, e massimamente trattandosi di cavalleria,
e questa condotta per mare. Ma il trasporto d'essi verisimilmente fu in
più volte. Se crediamo agli Annali di Pisa[1626], nel 1119 _die sancti
Sixti Pisani Januenses vicerunt_. Poscia all'anno 1121 pisano, spettante
al presente, aggiungono che i Genovesi con ventidue galee vennero
all'imboccatura dell'Arno, mentre il papa consecrava alcuni altari di
quella cattedrale; e che i Pisani gli assalirono e misero in rotta, con
prendere sei loro galee. Non così la discorre Caffaro. Tal terrore diede
il poderoso esercito de' Genovesi ai Pisani, stanti colla loro armata in
terra, che nel settembre dell'anno presente prestarono orecchio ad un
trattato di pace _de lite Corsicae_. Circa questi tempi credono alcuni
storici siciliani[1627] che _Ruggieri_ iuniore conte di Sicilia, giovane
di mirabil talento, che fra le altre sue prodezze avea già tentato di
occupare l'isola di Malta, prese per moglie _Alberia_ figliuola di
_Alfonso re_ di Castiglia. Nè si dee tacere ciò che lasciò scritto
Sicardo vescovo di Cremona[1628] sotto quest'anno, cioè: _Fuit in Italia
inter Cremonenses et Parmenses clades bellica, qua Cremonenses cum
Parmensibus in parmensi glarea conflixerunt._ E questa fu la prima
guerra che ebbero i Cremonesi coi Parmigiani.